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eCitizens si diventa

Nel corso del mio libro “Cittadini digitali. L’agire politico al tempo dei Social Media” ho provato a leggere le trasformazioni che si stanno registrano al cuore dei processi politici sia come il risultato evolutivo del potere trasformativo delle tecnologie che come una risposta strategica alle sfide imposte dalla crescente complessità sociale, che rende inadeguati e obsoleti attori, concetti e strumenti di decisione, aprendo la strada alla ricerca di nuovi paradigmi per istruire le scelte collettive. Nel capitolo eCitizens si diventa ricostruisco le linee principali del discorso democratico a oltre vent’anni dalle prime pubblicazioni sul rapporto tra democrazia e nuove tecnologie della comunicazione. Molte delle riflessioni del passato appaiono oggi distanti dagli effettivi sviluppi democratici della Rete. Le speranze di chi vedeva in essa uno spazio pubblico aperto e orientato a creare una strong democracy (Barber 1984) sono rimaste a lungo prive di riscontro empirico. Della nascita di un nuovo attore politico si parla, infatti, da molto tempo, da quando cioè ha avuto inizio la stagione dell’e-democracy. Ma sia i partiti che i parlamenti – depositari tradizionali della rappresentanza – si sono rivelati incapaci di interpretare e gestire le nuove sfide della e-citizenship.
Poi è arrivato l’e-government ad alimentare le aspettative di coniugare il livello top down con quello bottom up della politica, i cittadini con i governanti. Una stagione di forti attese ma scarsi risultati. Il desiderio di uniformare, codificare, standardizzare subito la telematica pubblica spegnerà sul nascere la già fragile propensione alla partecipazione. Così le reti civiche, fiore all’occhiello dei sindaci nella prima stagione dell’elezione diretta, si sono trovate spodestate, già prima di crescere, dalle più algide ma funzionali Città Digitali. Oggi nessuno ricorda più i contrasti e le lacerazioni che la messa alla porta delle reti civiche aveva provocato in quanti ci avevano creduto, investendo tempo e denaro ad attrezzare vecchi server e connessioni traballanti per fornire servizi di community a studenti, volontari, cittadini, tutti interessati a essere lì dove l’innovazione sociale si andava producendo. Il rammarico per l’occasione perduta è tuttavia mitigato dalla consapevolezza che quello che non si è ottenuto per via istituzionale è tornato a essere nuovamente a portata di mano per via sociale, facendo una strada più lunga e tortuosa, ma, allo stato dei fatti, più promettente.

Il fenomeno dei social media ha assunto, infatti, una dimensione numerica impensabile nel mondo dell’e-democracy. Essi hanno reso possibile l’organizzarsi comunicativo di una massa critica di cittadini senza precedenti e, con la sua cifra numerica, si è fatta avanti anche la sua naturale caratterizzazione politica.

I media sociali diventano così il contesto nel quale la politicità della Rete tende a essere finalmente tangibile. È in questo milieu che all’animale virtuale socializzato si riconosce la capacità di agire politicamente quale attore individuale e collettivo, appunto lo zoon politikon di Aristotele.

Così proprio quando andava affermandosi una generale riduzione delle aspettative circa il ruolo democratico di Internet, la storia prende invece un’altra piega. Continua »

Ricordo e tributo per Aaron Swartz (1986-2013)

Ricordo e tributo per Aaron Swartz (1986-2013)
Oggi che l’affermazione della cittadinanza, e tantomeno quella digitale, non scorre più nei canali istituzionali o pre-organizzati dall’alto, l’agire politico prende forme liquide, partecipate, distribuite. Non che questo sia un limite, anzi: corrisponde appieno all’osmosi continua tra l’attivismo individuale e la coscienza collettivizzata del post-moderno e dell’era digitale. È perciò su, per e con Internet che si concretizza l’impegno quotidiano per la giustizia sociale e la condivisione della cultura, un impegno civile che ci vede (o dovrebbe vederci) tutti coinvolti, pur nel nostro piccolo, senza soste né frontiere.
È proprio quest’impegno in prima persona e fino in fondo che ha caratterizzato la vita di Aaron Swartz [http://it.wikipedia.org/wiki/aaron_swartz], con un attivismo sociale centrato sugli strumenti online e dandosi continuamente da fare per crearne di nuovi e più adatti ad ampliare l’azione diretta dei cittadini. Aaron era noto fra l’altro per avere co-curato la prima specifica del RSS (a 14 anni) e la struttura base di Creative Commons [http://creativecommons.org], passando poi a co-fondare il nostro spazio di discussioni Reddit [http://reddit.com] e il gruppo progressista DemandProgress [http://demandprogress.org].
Il 19 luglio 2011 era stato arrestato per aver scaricato, tramite un laptop posizionato in uno sgabuzzino del MIT aperto a tutti, 4,8 milioni di articoli scientifici dal database accademico JSTOR, sempre come azione di disobbedienza civile per la libertà di cultura. Poi liberato dietro cauzione, era in attesa di processo, rischiando fino a 35 anni di carcere. Una persecuzione non lontana da quella del protagonista del “Processo” di Franz Kafka (Josef K., che alla fine viene ammazzato), e che in definitiva lo ha spinto togliersi la vita l’11 gennaio 2013 nel suo appartamento a New York.
Nei giorni scorsi non sono mancati ricordi e tributi online per questo primo anniversario, insieme a iniziative offline di attivismo puro, come la marcia anti-corruzione che ha visto decine di cittadini attraversare lo Stato del New Hampshire lungo 185 miglia (quasi 300 kilometri), nel freddo polare di questo periodo (all’alba di mercoledì scorso c’erano meno 16 gradi Celsius [http://lessig.tumblr.com/post/74170921630/an-insanely-cold-say-for-a-walk-show-the]).
Organizzata da Lawrence Lessig [http://lessig.tumblr.com/post/74482484345/the-walk-is-over-sadly] la NHRebellion Walk, [http://www.nhrebellion.org/], la marcia è partita proprio l’11 gennaio scorso e si è conclusa venerdi’ 24, compleanno di Doris Haddock, meglio nota come Granny D [http://en.wikipedia.org/wiki/Doris_Haddock], storica attivista per la giustizia sociale scomparsa nel marzo 2010 a 100 anni.
Come ricordo-tributo tutto italiano, abbiamo realizzato un e-book gratuito [http://aaronswartztributo.tumblr.com/] (in pdf, con epub in lavorazione) che include la traduzione di diversi suoi post, riflessioni e interventi, più vari articoli e scritti di amici e attivisti, oltre a materiali su open access/free culture e un’ampia sezione di link e risorse. Il tutto per approfondire, anche nell’ambito italiano, le dinamiche del suo caso e riflettere sulla vasta eco a livello internazionale del suo lascito e del suo impegno sociale a tutto tondo.
Una storia, e una tragedia, al contempo emblematica e straordinaria, che ci lascia un’eredità importante – anzi, l’unica speranza possibile, ricorda ancora Lessig, è la proseguirne il cammino con convinzione: «Se amiamo questo nostro mondo, nonostante tutto, ha senso provare a migliorarlo. Ogni sistema umano è un’istituzione, e le istituzioni sono convenzioni, e le convenzioni si cambiano».
Si tratta insomma di prendere in mano ed estendere il filo rosso dell’impegno sociale a tutto tondo e senza frontiere che va caratterizzando la vita di tanti “attivisti comuni” dell’epoca moderna, dentro e fuori Internet — dalla Primavera Araba a Occupy Wall Street, dagli Indignados ad Assange e Snowden.
In definitiva, senza voler fare di Aaron Swartz [http://aaronswartztributo.tumblr.com/] un eroe né un martire, quanto piuttosto un ragazzo, una persona impegnata come tante altre eppure diverso da tutti: aveva un inesorabile fuoco che gli ardeva dentro, e che ancor’oggi continua a bruciare. Ora tocca a noi tenerlo vivo e propagarlo. Un passo obbigato per la piena affermazione della cittadinanza e dell’agire politico che ci stanno tanto a cuore.
Grazie di tutto, Aaron.

Oggi che l’affermazione della cittadinanza, e tantomeno quella digitale, non scorre più nei canali istituzionali o pre-organizzati dall’alto, l’agire politico prende forme liquide, partecipate, distribuite. Non che questo sia un limite, anzi: corrisponde appieno all’osmosi continua tra l’attivismo individuale e la coscienza collettivizzata del post-moderno e dell’era digitale. È perciò su, per e con Internet che si concretizza l’impegno quotidiano per la giustizia sociale e la condivisione della cultura, un impegno civile che ci vede (o dovrebbe vederci) tutti coinvolti, pur nel nostro piccolo, senza soste né frontiere.

È proprio quest’impegno in prima persona e fino in fondo che ha caratterizzato la vita di Aaron Swartz, con un attivismo sociale centrato sugli strumenti online e dandosi continuamente da fare per crearne di nuovi e più adatti ad ampliare l’azione diretta dei cittadini. Aaron era noto fra l’altro per avere co-curato la prima specifica del RSS (a 14 anni) e la struttura base di Creative Commons, passando poi a co-fondare il nostro spazio di discussioni Reddit e il gruppo progressista DemandProgress.

Il 19 luglio 2011 era stato arrestato per aver scaricato, tramite un laptop posizionato in uno sgabuzzino del MIT aperto a tutti, 4,8 milioni di articoli scientifici dal database accademico JSTOR, sempre come azione di disobbedienza civile per la libertà di cultura. Poi liberato dietro cauzione, era in attesa di processo, rischiando fino a 35 anni di carcere. Una persecuzione non lontana da quella del protagonista del “Processo” di Franz Kafka (Josef K., che alla fine viene ammazzato), e che in definitiva lo ha spinto togliersi la vita l’11 gennaio 2013 nel suo appartamento a New York.

Nei giorni scorsi non sono mancati ricordi e tributi online per questo primo anniversario, insieme a iniziative offline di attivismo puro, come la marcia anti-corruzione che ha visto decine di cittadini attraversare lo Stato del New Hampshire lungo 185 miglia (quasi 300 kilometri), nel freddo polare di questo periodo (all’alba di mercoledì scorso c’erano meno 16 gradi Celsius).

Organizzata da Lawrence Lessig la NHRebellion Walk, la marcia è partita proprio l’11 gennaio scorso e si è conclusa venerdi’ 24, compleanno di Doris Haddock, meglio nota come Granny D , storica attivista per la giustizia sociale scomparsa nel marzo 2010 a 100 anni.

Come ricordo-tributo tutto italiano, abbiamo realizzato un e-book gratuito (in pdf, con epub in lavorazione) che include la traduzione di diversi suoi post, riflessioni e interventi, più vari articoli e scritti di amici e attivisti, oltre a materiali su open access/free culture e un’ampia sezione di link e risorse. Il tutto per approfondire, anche nell’ambito italiano, le dinamiche del suo caso e riflettere sulla vasta eco a livello internazionale del suo lascito e del suo impegno sociale a tutto tondo. Continua »

Cittadini Digitali. L’agire politico al tempo dei Social media

COverCari tutti, è con molta gioia che vi annuncio l’uscita del mio libro. Si tratta del risultato di una riflessione partita tanto tempo fa e che oggi trova nei nuovi sviluppi “social” della politica una sua maggiore compiutezza. Infatti, dopo secoli di autonomia del politico dal sociale, la socialità torna a essere nuovamente inscindibile dalla sua intrinseca politicità e – per la sua dirompenza – il fenomeno è entrato a pieno titolo nella linea di riflessione politologica. Non si parte più da un’utopica trasformazione del cittadino in cittadino virtuale, ma da una nuova frontiera della socialità in Rete che produce un cittadino perfettamente integrato, a suo agio e consapevole del suo agire politico. È di questa novità che si inizia a nutrire la nuova politica online. Come i casi di Barack Obama e di Beppe Grillo testimoniano.

Il testo offre una lettura diacronica della democrazia ed un’interpretazione originale del caso Grillo.

DDK

Insomma leggetelo e fatemi sapere. Si accetta ogni critica, soprattutto in forma di pomodori e verdure di stagione :)

Pronto il programma del Piccolo Festival della Politica: anteprima il 31 agosto

pfdp2013-def-1La quarta edizione del Piccolo Festival della Politica, che ha come tema generale del 2013 “L’Italia nel primo anno dell’era grillina, tra populismo, innovazione e disincanto”, prende il via con un’anteprima, in programma il prossimo 31 agosto a Sant’Agata de’ Goti, e dedicata all’analisi e alle prospettive poltico-sociali legate all’espansione territoriale, elettorale e parlamentare del  Movimento 5 Stelle.

Il PFP 2013, dilata i propri confini geografici, ospitando i singoli convegni pomeridiani non solo nel centro storico di Sant’Agata de’ Goti ma, in parte, anche a Telese Terme.

A completare il puzzle del cartellone di questa quarta edizione che prende ufficialmente il via lunedì 2 settembre, c’è la mostra filatelica “la storia politica d’Italia nei francobolli postali”, le presentazioni editoriali e  il workshop sulla comunicazione politico – elettorale, le cui iscrizioni , almeno per chi intende partecipare ad una delle dieci borse di frequenza da 150,00 euro, scade il prossimo 24 agosto.  Per iscriversi ovviamente gratuitamente è necessario inviare la domanda di partecipazione all’indirizzo bando@piccolofestivaldellapolitica.it.

Tra i docenti che hanno confermato la loro partecipazione al workshop ci sono Nicola Formichella, Nicola Borrelli, Luigi Massa, Rossana De Rosa, Tommaso Ederoclite e Jacopo Rodeghiero, Diego Lazzarich, Luigi Famiglietti e Andrea Paolillo.

Info e Ufficio Stampa

0823.1892090 / 335.7787028

Out of the Fishbowl. I racconti di Lucilla Fuiano ora in un libro

OutOfTheFishbowl-copertina«L’anima, sotto forma di prodotto, da che mondo è mondo interessa solo al diavolo. Che cosa sia attualmente la situazione editoriale, specie della narrativa, è sotto gli occhi di tutti. Ci saranno – così è sempre stato e dobbiamo sperarlo – tempi migliori.

Non abbiamo amarezze, tuttavia: il piacere di raccontare è figlio di un’altra stagione che in quelli come noi, come Lucilla, avventurosamente è ancora vivo. Lei voleva che i suoi racconti potessero respirare anche fuori dalla boccia dei pesciolini rossi. Ed eccoli». 9 maggio 2013 Stella Cervasio

Out of the Fishbowl sarà presentato a Napoli, il 9 settembre alle 17,30 presso il Palazzo Serra di Cassano. È possibile richiedere informazioni o  copie del volume all’indirizzo e-mail: racconti.outofthefishbowl@gmail.com

La comunicazione politica tra prassi e teoria

Nell’ultimo ventennio, l’attenzione verso la comunicazione politica è cresciuta vertiginosamente in funzione dell’importanza strategica riconosciutale nell’influenzare l’elettorato e, di conseguenza, i rapporti di forza all’interno dello scacchiere politico.
La triangolazione tra politica, media e cittadinanza è divenuta oggetto di studio di vari ambiti disciplinari accademici: politologi, sociologi, esperti di mass media, linguisti e storici, seppur da prospettive diverse, hanno contribuito a rinverdire i fast dell’ars oratoria d’età classica.
Con l’avvento dell’era del Web 2.0 e l’esplosione dei cosiddetti media conversazionali, la discussione sulla comunicazione politica si è estesa dalle aule universitarie ai blog e social network, nuovi fori virtuali nell’era di un umanesimo elettronico che ha riportato il cittadino al centro dell’universo politico, con conseguenze ancora tutte da scoprire.
Se ne parlerà lunedì 27 maggio presso il Campus di Fisciano.

Scarica il programma.

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La ceneri di Città della Scienza sono anche le mie

417602_588405491177541_312994556_nHo 35 anni e ho vissuto praticamente tutto il periodo dello smantellamento dell’acciaieria di Bagnoli. Ricordo che in alcun pomeriggi d’estate, quando avevo i miei 18 anni, mi mettevo in moto e andavo in quelle zone dove lo scheletro di un quartiere paradossalmente mi dava speranza.
Ieri sera l’incendio che ha distrutto in poche ore i capannoni di Città della Scienza ha incenerito anche quella speranza.

C’è stato un lungo periodo in cui la zona di Bagnoli era al centro della discussione pubblica e politica. Ne parlavamo nelle aule occupate, nelle riunioni di partito, nelle assemblee delle associazioni locali e il succo del dibattito era sempre lo stesso: rilanciare Bagnoli.
In questo contesto, Città della Scienza era per me un punto di partenza. Vedere un impegno collettivo teso a bonificare culturalmente quel quartiere era quanto di più grande una città, la mia sfortunata città, potesse fare.
Da ieri sera quel progetto è morto, e con esso un pezzo del mio credere nel bene pubblico.

Bagnoli era il simbolo del rinascimento napoletano, quello tanto voluto da Bassolino. Un rinascimento mai effettivamente messo in atto, e su quelle promesse sono passate ben 4 amministrazioni e centinaia di proposte, progetti. Non in ultimo quelle del Sindaco De Magistris.

La città di Napoli è ormai allo sbando. Non lo dico per posizione politica, tantomeno cerco di strumentalizzare l’incendio di ieri sera. Anzi, ho condiviso poco l’operato dell’attuale amministrazione, ma Luigi De Magistris si è preso la responsabilità di sedere in uno dei Comuni italiani più difficili. Su questo punto ha tutta la mia stima. E non credo che sia il tempo di dare le colpe all’attuale amministrazione. Questo è uno sciacallaggio politico che non mi appartiene.

Ma in una città dove si bruciano dolosamente i capannoni simbolo di una rinascita, di un rilancio e molto di più di un segnale, è la metafora di un sistema che ha fallito. Se esiste anche solo l’ipotesi che alcune persone possano bruciare capannoni con un preciso obiettivo – qualsiasi esso sia – è il sintomo di una città, di una comunità che non esiste più. Immaginare che dei miei pari, dei cittadini abbiano architettato una infamità di tale portata mescola in me rabbia e paura, vergogna e delusione.

Questa per me è la goccia che ha fato traboccare tutto. Vorrei andare via lasciando le ceneri alle spalle. Abbandonare tutto e tutti. Piegarmi all’istinto che da anni mi perseguita.
Devo solo chiudere gli occhi e restare aggrappato a quel sentimento che mi accompagnava in quei pomeriggi d’estate e di adolescenza, a quella immagine dell’acciaieria che pezzo per pezzo andava via e dava spazio a nuovi capannoni, nuovi progetti, nuove idee. E riaprirli solo quando questa amarezza, questa vergogna comincia ad abbandonarmi.
Ma ieri sera, insieme a Città della Scienza, qualcosa di me se ne è andato e purtroppo, con tutto l’impegno, non tornerà più.

Aggiornamento:

Per contribuire alla ricostruzione di Città della Scienza è disponibile il conto corrente, intestato a Fondazione Idis Città della Scienza – IBAN IT41X0101003497100000003256 – causale Ricostruire Città della Scienza – questo è l’unico conto corrente dove esprimere il vostro sostegno

Diamo il governo a Grillo e vediamo che sa fare

Il tatticismo visto in questi giorni è esasperante. C’è un rincorrersi che sta confondendo elettori e militanti. Grillo dice no al PD, il PD gioca a intercettare voti per cercare di formare un governo e avere la fiducia, il PDL si dimostra ancora ambiguo ma parla di “governabilità” del paese.
Tutto ciò mentre l’Istat segnala che la disoccupazione ha raggiunto livelli record e che il debito continua a crescere.
Una partita a scacchi che si trova a vivere uno stallo dal quale, almeno fino al giorno delle consultazioni, difficilmente riusciremo a capire nella sua interezza, e con molta probabilità porterà ad una situazione ancora più complessa e difficile da sciogliere. Il Presidente della Repubblica ha, salvo sue dimissioni, un compito non solo costituzionale, ma anche e soprattutto politico, visto che senza una direzione chiara su quali siano i rapporti tra le forze elette sarebbe inutile tenere su un esecutivo.
Intanto in questa settimana Grillo e, proprio ieri, Casaleggio hanno ribadito che non voteranno la fiducia ad un governo PD+Sel. Il loro ed unico scopo è avere un mandato che dia l’esecutivo al M5S e che gli altri votino la fiducia su punti politici precisi, poi a lavoro concluso possiamo andare tutti di nuovo alle urne.
Paradossalmente mi sembra l’unica soluzione all’orizzonte. Fino al giorno delle elezioni Grillo e Casaleggio continueranno a segnalare sul loro blog la linea del movimento, e credo che tranne questa opzione non ne metteranno altre sul tavolo. Una posizione che tende a proteggere il voto dei loro elettori senza tradire le cose dette in campagna elettorale, ovvero mai con il PD. Nello stesso tempo calma il malumore di un’altra parte del loro elettorato che vorrebbe votare la fiducia ad un governo PD, occasione storica per poter dimostrare che in fatto di democrazia il M5S non è poi così poco avvezzo.
Davanti a questo scenario il PD potrebbe – e a parer mio dovrebbe – offrire questa chance a Grillo e al M5S. Che si formi un governo 5 Stellato, che vadano ad occupare i posti di un esecutivo tra i più difficili della storia repubblicana. Ci mettano finalmente la faccia, le forze, i progetti e le idee e vediamo cosa sanno fare. Proviamo questa “rivoluzione” e vediamo cosa succede. Una opzione che permetterebbe al PD di uscire dall’angolo e, tra tre o sei mesi, valutare il loro operato e – in caso di fallimento – riportare gli italiani alle urne e prendere (salvo altre sorprese) finalmente una maggioranza forte e stabile.

L’Italia non è però un laboratorio. Siamo in una situazione difficile da ricomporre e non possiamo permetterci un “governo sperimentale”. Ma se Grillo crede di poter far uscire l’Italia da questo cul de sac economico, politico e sociale che ce lo dimostri.
Ma nel caso di disastro economico e politico la responsabilità sarà solo la sua e non del M5S, e dovrà essere lui a renderne conto all’intero paese.

Movimento Cinque Stelle: non è male ciò che appare

MoVimento5Stelle_TimeCurioso. Il 2013 è l’anno europeo del cittadino. Non poteva iniziare con un’affermazione più clamorosa, con la  vittoria che  il verdetto delle urne ha consegnato nelle mani dei cittadini a 5 Stelle. Una vittoria intepretata dai più come uno tsunami elettorale che ha spazzato parte della vecchia classe politica e ha consegnato il Paese all’ingovernabilità. Io però mi sono fatta un’altra idea.

Parto da una considerazione personalissima: il Movimento Cinque Stelle non è antipolitico né populista. E’ un movimento contro-democratico, nel senso in cui Rosanvallon (Controdemocrazia. La politica nell’era della sfiducia, 2005) intende la contro-democrazia, non come  il contrario della democrazia, ma come una «forma di democrazia che contrasta quella tradizionale, della democrazia dei poteri indiretti disseminati nel corpo sociale, della democrazia della diffidenza organizzata che fronteggia la democrazia fondata sulla legittimità elettorale». La contro-democrazia non è quindi scindibile dalle istituzioni democratiche legali, anzi ne rappresenta la loro valorizzazione, intende porsi come un argine alla mortificazione delle istituzioni e, in particolare, del parlamento, luogo in cui si esprime la rappresentanza e si esercita la sovranità popolare.

E’ questo in effetti il punto chiave del discorso grillino: la morte del parlamento per mano dei partiti che lo hanno occupato e dei governi che lo hanno bypassato sistematicamente nell’arco degli ultimi venti anni, legiferando a colpi di fiducia, decreti d’urgenza, strappi, compra-vendite, baratti. Senza mai procedere sul piano delle riforme istituzionali per dare maggiore efficacia al processo legislativo. Anzi  eliminando le preferenze dalla scelta elettorale, hanno di fatto trasformato l’accountability in disciplina di partito. Siamo così velocemente approdati ad una “democrazia senza popolo”, ridotta all’ombra di sé stessa, deformata da uno specchio  che ci rimandava l’immagine abbrutita di noi stessi: zombi impegnati tutto il tempo a legiferare per sé non per tutti, svendendo la dignità del Paese in cambio di un proprio tornaconto e preferendo l’uovo di oggi alla gallina di domani; lo spettacolo di una classe politica che, con arroganza, ha dato vita al sacco del nostro territorio e delle sue risorse, senza pudore né vergogna.  Gli scandali del Lazio e della Lombardia sono  solo gli ultimi di una lunga scellerata sequenza. Continua »

Per Grillo vale più la piazza che il Web?

Prima di ogni equivoco è meglio dirlo subito, sono scettico sul fatto che la Rete, e in particolare i Social Media, sia catalizzatori di voti, ma nello stesso tempo penso che vadano attentamente valutati perché capaci di influenzare i processi di formazione delle opinioni e – ovviamente – con possibili ricadute in temini di voto.
Chiusa questa parentesi, stamattina, prima di prepararmi per uscire, avevo Omnibus in sottofondo, leggevo qualche Blog e cercavo di capire cosa stesse accadendo a Siena circa la vicenda sul Monte dei Paschi di Siena. Mi è capitato di finire sul blog di Grillo, e devo dire che ci finisco spesso, e su segnalazione di un ospite della trasmissione di La7 ho scoperto che stasera il noto comico genovese avrebbe tenuto un comizio proprio in una delle piazze di Siena. Ho subito pensato che fosse una mossa comunicativa perfetta e che tale presenza si incastrata in maniera geniale, quasi maniacale, con l’agenda politica, la cronaca e con la tempistica elettorale che in queste ore viviamo.
Grillo è noto per diverse ragioni, ma in particolare per questa sua interpretazione dello strumento “Rete” da tecno-entusiasta. Democrazia elettronica è l’etichetta che – in parte grazie a lui – è diventata di uso comune dopo essere stata chiusa per decenni nelle accademie e nelle letture degli interessati ai fenomeni politici in Rete.
Ma proprio stamattina non ho potuto fare a meno di notare che, per paradosso, la campagna di Grillo è tra le più tradizionali in circolazione.
Per carità, Grillo usa lo strumento Rete, ci mancherebbe, ma incomincio a credere che il modello elettoralmente vincente per il M5S siano le piazze e le ricadute sulla cronaca politica, proprio come si faceva nelle cosiddette campagne moderne (sulla questione si vedano gli studi di Pippa Norris). Grillo sta attuando lo stesso modello che ha praticato durante la campagna elettorale siciliana con piazze piene, comizi, volantini, persone, pacche sulle spalle, strette di mano. Una campagna vincente, si vedano i risultati elettorali, e che lo ha delle volte costretto a gesti eclatanti – come la traversata a nuoto dello stetto di Messina – pur di avere servizi in Tv, discussioni nei Talk Show, pagine di quotidiani e vagonate di post in Rete.
Al di là di Casaleggio e tutto ciò che ci raccontiamo sulle strategie di Rete, comincio a pensare con molto interesse che il vero spazio pubblico catalizzatore di voti per il M5S e Grillo non sia la Rete, che ha certamente i suoi effetti, ma la riprosizione di una tipologia di campagna con modalità moderniste, con in testa il comizio come formula principale, tanto “snobbata” dal premier uscente Monti, e il bagno di folla finale come uscita di scena.
Una questione empiricamente non verificabile e ovviamente molto più complessa, ma se fosse così, credo seriamente che dovremmo cominciare a rivedere un bel po’ di ipotesi sulla campagne elettorali nella cosidetta “era di Internet” (locuzione che odio quasi quanto “Popolo del Web”).

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