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To Mooc or not to Moocs? una crescita esponenziale

Un’indagine di Visiongain  stima il  mercato globale dei MOOC in crescita da 0.9  milardi di dollari del  2014 a 14.2 miliardi nel 2020. Con un tasso annuo di crescita (sempre stimato) dell’81,3% per i  prossimi cinque anni. Di questo business sono ancora in pochi ad essersene accorti, soprattutto in Italia dove la questione MOOC è considerata correlata unicamente alla dimensione istituzionale dell’università,  al suo tradizionale modello di business basato su “clienti” noti e spesso fidelizzati: gli studenti. Nella migliore delle ipotesi, si sta valutando  di sperimentare il blended learning, una forma di offerta di apprendimento misto online/offline, nell’ambito però dell’assetto tradizionale.

Se i MOOC rappresentano l’ultima frontiera dell’apprendimento in rete,  il mercato della formazione tende invece a differenziarsi, ad essere meno correlato alla educazione universitaria e più appetibile per la formazione di tipo “corporate”, vale a dire aziendale. Se infatti Google ha fatto formare  80,000 suoi impiegati grazie ad un corso online sull’HTML5 offerto dalla piattaforma Udacity ci sarà un motivo. Così i 1.750.000 dollari guadagnati da Edx – iniziativa di MIT e Harvard – con il corso sui Big Data seguito da 3500 persone provenienti da oltre 2000 organizzazioni diverse  segnano sicuramente un punto di non ritorno nella creazione di nuova offerta  di formazione professionale. Come si è chiaramente capito con il corso  francese dell’Open Wine University offerto dall’Università di Borgogna con grande successo di iscrizioni su piattaforma Emma ed espressamente indicato agli operatori del settore ed appassionati.

Certo, occorre considerare che le Università non nascono come organizzazioni for profit, anzi sono dichiaratamente vocate alla missione educativa e di ricerca senza alcun orientamento al guadagno. Va bene,  anzi va benissimo. Ma se queste riuscissero ad individuare nei MOOC la possibilità di creare sviluppo locale partendo da quella formazione degli adulti e dall’apprendimento permanente (life long learning) su cui sono state sempre molto restie a farsi coinvolgere, per realizzare quegli skills, formare quelle competenze specialistiche, educare al digitale, ma anche solo aggiornare le esperienze professionali non servirebbe forse a  dare quella spintarella al mercato del lavoro di cui si sente tanto il bisogno?

In Italia, in ambito universitario, molto coraggio e voglia di sperimentare è stata dimostrata dalle due navi ammiraglie dell’innovazione didattica: Federica ed Emma. Mentre con un  target più diversificato sebbene prevalentemente orientato agli studenti delle scuole c’è OilProject. All’orizzonte, invece,  si inizia ad intravedere la nascita di qualche altra iniziativa, per ora  caratterizzate però tutte da un certo solipsismo…un nonsoché che impedisce alle organizzazioni di fare gruppo, di costituire una vera e propria forza dirompente.

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Comunque sia, appare evidente che si stanno aprendo  opportunità senza precedenti per le università di scoprire nuovi target e di aprire la propria  offerta di qualità alla formazione professionale, ma si stanno creando anche anche nuovi spazi di mercato e nuovi sub-mercati (affatto di nicchia!)  tutti da scoprire per la creazione di servizi avanzati.  Piccole e medie imprese altamente innovative sono pregate di farsi avanti.

Per chi volesse saperne di più, università e/o aziende con voglia di sperimentare, partirà a breve una Summer School sul mondo MOOC organizzata dal progetto europeo Emma (Europeanmoocs.eu)  in collaborazione con la Joint Technology Enhanced Learning (JTEL).

In Italia! ad Ischia dal 4 all’11 Luglio, per ricordarci che abbiamo un Paese semplicemente meraviglioso che si aspetta da noi di più e meglio.

EMMA summer school flyer

To MOOC or not to MOOC?

Innovare la didattica è una sfida organica e sistemica.

Se leggendo questo incipit avete  immaginato scenari virtuali, di celluloide e silicio, allora siete molto molto lontani dall’immaginare il  vero. Innovare la didattica ha davvero poco a che fare con la tecnologia, come oggi tendiamo a percepirla e a magnificarla, e molto invece con processi complessi (e ancora del tutto sperimentali) di traduzione delle teorie pedagogiche in  percorsi di costruzione  di esperienze di apprendimento che, facendo leva su una varietà di dispositivi pedagogici e tecnologici (attenzione, anche la vecchia penna è una tecnologia!), adatta l’insegnamento ai bisogni  diversificati di apprendimento. Per utilizzare un’espressione oggi cara al mondo dell’educazione in Rete si dirà che abbiamo bisogno di rivedere profondamente l’instructional design dei nostri insegnamenti.

Perché il bisogno di innovare la didattica si fa sentire ora in maniera  pressante? E’ un’esigenza indotta dallo sviluppo tecnologico per ampliare il proprio segmento di mercato o nasce dalla consapevolezza che – nel mentre si avvicendano riforme su riformegli studenti non sono già più a scuola per imparare, ma solo per assolvere al compito loro assegnato per obbligo?

Propendo per la seconda ipotesi, anche se alla prima mi sento di concedere un po’ di credito se solo mi fermo a guardare a quanta retorica ha accompagnato l’introduzione  dei computer nella Pubblica Amministrazione prima, e  delle  lavagne elettroniche nella scuola poi. Innovare la didattica significa dunque avere una conoscenza più approfondita di come, quando e dove gli studenti apprendono, di come e in che direzione si sono modificate le loro capacità ed i loro bisogni di apprendimento nonché i loro stili di consumo culturale. Un po’ la tecnologia ci aiuta con i cosiddetti Learning Anlytics, dati che, per ora, sono disponibili solo per alcune esperienze di didattica in Rete come i  MOOCs (massive open online courses). Molto altro resta però legato alla sperimentazione e al lavoro quotidiano in aula.

Di questo e di tanto altro si parlerà alla Joint Summer School on Technology Enhanced Learning, in programma ad Ischia dal 4 al 11 luglio, co-organizzata dalla European Association for Technology Enhanced Learning e da Federica Web learning. Nell’ambito della Summer School uno specifico percorso di approfondimento è dedicato ai MOOCs ed è organizzato dal progetto europeo Emma (European Multiple Moocs Aggregator). Si tratta di un’opportunità senza precedenti per avere a portata di mano, in Italia, il meglio del dibattito sull’innovazione della didattica e per farsi un’idea di quanta energia si sta spendendo per affrontare una delle sfide principali di questo secolo.

Di seguito il comunicato per eventuali rilanci su siti e blog :)

learningfrontiers

Perché e come realizzare un MOOC, questa estate ad Ischia.

Sono aperte le iscrizioni alla Summer School dedicata alla progettazione dei MOOCs, i Massive Open Online Courses, che  promettono di rivoluzionare l’Higher Education.
La summer school è realizzata dal Progetto “Emma” (EMMA) grazie ad una collaborazione con l’European Association for Technology Enhanced Learning (EATEL) . L’offerta formativa di Emma è dedicata a quanti – docenti e professionisti – abbiano l’intenzione di cogliere  la straordinaria opportunità di avere a portata di mano tutto il team di Emma per un focus specifico sui MOOCs e per comprendere meglio qual è il valore aggiunto del progetto, sia in termini di servizi avanzati (traduzione, learning analitycs, survey) che di internazionalizzazione della didattica.

EATEL è presente anche con una propria offerta formativa, l’11th Joint European Summer School on Technology Enhanced Learning (JTEL: http://www.prolearn-academy.org/Events/summer-school-2015), co-organizzata con Federica Web Learning ed espressamente dedicata a studenti di dottorato.

La Summer School si terrà dal 4 all’11 luglio ad Ischia presso l’Hotel Continental.
Insomma un’occasione da non perdere per PdD, ricercatori e professionals per condividere innovazioni, idee e progetti!
Per maggiori informazioni è possibile consultare:

JTEL: http://www.prolearn-academy.org/Events/summer-school-2015
EMMA: http://project.europeanmoocs.eu/project/get-involved/summer-school

Con Emma, innoviamo la didattica e facciamo crescere l’Italia in Europa

A volte sparisco dentro una coltre di nebbia. E faccio fatica a vedere oltre il mio naso. Poi piano piano la nebbia si dirada ed inizio a vedere con maggiore chiarezza di cosa sono fatti (i sogni?! no) i progetti europei. E l’ultimo di cui mi sono occupata mi ha assorbito più di quanto avrei mai immaginato. Sarà perchè mi piace vedere le cose crescere, sarà perché credo fermamente che l’unica condizione per crescere tutti  insieme è sostenere la cultura in ogni suo aspetto. Sarà anche perché la cultura è l’unico bene che cresce quanto più viene consumato. Sarà per tutte queste ragioni che il progetto di cui mi sono occupata, in questo intensissimo anno, si chiama Emma, un progetto dal nome semplice ma impegnativo, acronimo di European Multiple Moocs Aggregator.

EMMA_HOME_PAGE 1@0Emma è un progetto sperimentale di realizzazione di una piattaforma – la prima made in italy -  di Massive Open Online Courses (MOOC), corsi universitari aperti a tutti, gratuiti e, soprattutto, con un approccio multilingua.

Da oggi gli studenti di tutto il mondo possono registrarsi ai MOOC  in diverse discipline, dal Blended Learning all’Organizzazione delle imprese culturali, dal Searching on the Internet alla Pedagogia generale e sociale, offerti da un gruppo di università europee con il coordinamento della Federico II e il supporto di Federica Web Learning (www.federica.unina.it).

Stiamo puntando – come Paese, come università, come meridione che si affaccia finalmente in Europa con una proposta credibile di innovazione della didattica – a fare di Emma un punto di riferimento per quanti l’università non se la possono più permettere e per quanti credono ancora che la strada verso la democrazia è sempre costellata di piccoli passi e, oggi, grazie ad Emma un altro piccolo passo è stato fatto in quella direzione.

eCitizens si diventa

Nel corso del mio libro “Cittadini digitali. L’agire politico al tempo dei Social Media” ho provato a leggere le trasformazioni che si stanno registrano al cuore dei processi politici sia come il risultato evolutivo del potere trasformativo delle tecnologie che come una risposta strategica alle sfide imposte dalla crescente complessità sociale, che rende inadeguati e obsoleti attori, concetti e strumenti di decisione, aprendo la strada alla ricerca di nuovi paradigmi per istruire le scelte collettive. Nel capitolo eCitizens si diventa ricostruisco le linee principali del discorso democratico a oltre vent’anni dalle prime pubblicazioni sul rapporto tra democrazia e nuove tecnologie della comunicazione. Molte delle riflessioni del passato appaiono oggi distanti dagli effettivi sviluppi democratici della Rete. Le speranze di chi vedeva in essa uno spazio pubblico aperto e orientato a creare una strong democracy (Barber 1984) sono rimaste a lungo prive di riscontro empirico. Della nascita di un nuovo attore politico si parla, infatti, da molto tempo, da quando cioè ha avuto inizio la stagione dell’e-democracy. Ma sia i partiti che i parlamenti – depositari tradizionali della rappresentanza – si sono rivelati incapaci di interpretare e gestire le nuove sfide della e-citizenship.
Poi è arrivato l’e-government ad alimentare le aspettative di coniugare il livello top down con quello bottom up della politica, i cittadini con i governanti. Una stagione di forti attese ma scarsi risultati. Il desiderio di uniformare, codificare, standardizzare subito la telematica pubblica spegnerà sul nascere la già fragile propensione alla partecipazione. Così le reti civiche, fiore all’occhiello dei sindaci nella prima stagione dell’elezione diretta, si sono trovate spodestate, già prima di crescere, dalle più algide ma funzionali Città Digitali. Oggi nessuno ricorda più i contrasti e le lacerazioni che la messa alla porta delle reti civiche aveva provocato in quanti ci avevano creduto, investendo tempo e denaro ad attrezzare vecchi server e connessioni traballanti per fornire servizi di community a studenti, volontari, cittadini, tutti interessati a essere lì dove l’innovazione sociale si andava producendo. Il rammarico per l’occasione perduta è tuttavia mitigato dalla consapevolezza che quello che non si è ottenuto per via istituzionale è tornato a essere nuovamente a portata di mano per via sociale, facendo una strada più lunga e tortuosa, ma, allo stato dei fatti, più promettente.

Il fenomeno dei social media ha assunto, infatti, una dimensione numerica impensabile nel mondo dell’e-democracy. Essi hanno reso possibile l’organizzarsi comunicativo di una massa critica di cittadini senza precedenti e, con la sua cifra numerica, si è fatta avanti anche la sua naturale caratterizzazione politica.

I media sociali diventano così il contesto nel quale la politicità della Rete tende a essere finalmente tangibile. È in questo milieu che all’animale virtuale socializzato si riconosce la capacità di agire politicamente quale attore individuale e collettivo, appunto lo zoon politikon di Aristotele.

Così proprio quando andava affermandosi una generale riduzione delle aspettative circa il ruolo democratico di Internet, la storia prende invece un’altra piega. Continua »

Ricordo e tributo per Aaron Swartz (1986-2013)

Ricordo e tributo per Aaron Swartz (1986-2013)
Oggi che l’affermazione della cittadinanza, e tantomeno quella digitale, non scorre più nei canali istituzionali o pre-organizzati dall’alto, l’agire politico prende forme liquide, partecipate, distribuite. Non che questo sia un limite, anzi: corrisponde appieno all’osmosi continua tra l’attivismo individuale e la coscienza collettivizzata del post-moderno e dell’era digitale. È perciò su, per e con Internet che si concretizza l’impegno quotidiano per la giustizia sociale e la condivisione della cultura, un impegno civile che ci vede (o dovrebbe vederci) tutti coinvolti, pur nel nostro piccolo, senza soste né frontiere.
È proprio quest’impegno in prima persona e fino in fondo che ha caratterizzato la vita di Aaron Swartz [http://it.wikipedia.org/wiki/aaron_swartz], con un attivismo sociale centrato sugli strumenti online e dandosi continuamente da fare per crearne di nuovi e più adatti ad ampliare l’azione diretta dei cittadini. Aaron era noto fra l’altro per avere co-curato la prima specifica del RSS (a 14 anni) e la struttura base di Creative Commons [http://creativecommons.org], passando poi a co-fondare il nostro spazio di discussioni Reddit [http://reddit.com] e il gruppo progressista DemandProgress [http://demandprogress.org].
Il 19 luglio 2011 era stato arrestato per aver scaricato, tramite un laptop posizionato in uno sgabuzzino del MIT aperto a tutti, 4,8 milioni di articoli scientifici dal database accademico JSTOR, sempre come azione di disobbedienza civile per la libertà di cultura. Poi liberato dietro cauzione, era in attesa di processo, rischiando fino a 35 anni di carcere. Una persecuzione non lontana da quella del protagonista del “Processo” di Franz Kafka (Josef K., che alla fine viene ammazzato), e che in definitiva lo ha spinto togliersi la vita l’11 gennaio 2013 nel suo appartamento a New York.
Nei giorni scorsi non sono mancati ricordi e tributi online per questo primo anniversario, insieme a iniziative offline di attivismo puro, come la marcia anti-corruzione che ha visto decine di cittadini attraversare lo Stato del New Hampshire lungo 185 miglia (quasi 300 kilometri), nel freddo polare di questo periodo (all’alba di mercoledì scorso c’erano meno 16 gradi Celsius [http://lessig.tumblr.com/post/74170921630/an-insanely-cold-say-for-a-walk-show-the]).
Organizzata da Lawrence Lessig [http://lessig.tumblr.com/post/74482484345/the-walk-is-over-sadly] la NHRebellion Walk, [http://www.nhrebellion.org/], la marcia è partita proprio l’11 gennaio scorso e si è conclusa venerdi’ 24, compleanno di Doris Haddock, meglio nota come Granny D [http://en.wikipedia.org/wiki/Doris_Haddock], storica attivista per la giustizia sociale scomparsa nel marzo 2010 a 100 anni.
Come ricordo-tributo tutto italiano, abbiamo realizzato un e-book gratuito [http://aaronswartztributo.tumblr.com/] (in pdf, con epub in lavorazione) che include la traduzione di diversi suoi post, riflessioni e interventi, più vari articoli e scritti di amici e attivisti, oltre a materiali su open access/free culture e un’ampia sezione di link e risorse. Il tutto per approfondire, anche nell’ambito italiano, le dinamiche del suo caso e riflettere sulla vasta eco a livello internazionale del suo lascito e del suo impegno sociale a tutto tondo.
Una storia, e una tragedia, al contempo emblematica e straordinaria, che ci lascia un’eredità importante – anzi, l’unica speranza possibile, ricorda ancora Lessig, è la proseguirne il cammino con convinzione: «Se amiamo questo nostro mondo, nonostante tutto, ha senso provare a migliorarlo. Ogni sistema umano è un’istituzione, e le istituzioni sono convenzioni, e le convenzioni si cambiano».
Si tratta insomma di prendere in mano ed estendere il filo rosso dell’impegno sociale a tutto tondo e senza frontiere che va caratterizzando la vita di tanti “attivisti comuni” dell’epoca moderna, dentro e fuori Internet — dalla Primavera Araba a Occupy Wall Street, dagli Indignados ad Assange e Snowden.
In definitiva, senza voler fare di Aaron Swartz [http://aaronswartztributo.tumblr.com/] un eroe né un martire, quanto piuttosto un ragazzo, una persona impegnata come tante altre eppure diverso da tutti: aveva un inesorabile fuoco che gli ardeva dentro, e che ancor’oggi continua a bruciare. Ora tocca a noi tenerlo vivo e propagarlo. Un passo obbigato per la piena affermazione della cittadinanza e dell’agire politico che ci stanno tanto a cuore.
Grazie di tutto, Aaron.

Oggi che l’affermazione della cittadinanza, e tantomeno quella digitale, non scorre più nei canali istituzionali o pre-organizzati dall’alto, l’agire politico prende forme liquide, partecipate, distribuite. Non che questo sia un limite, anzi: corrisponde appieno all’osmosi continua tra l’attivismo individuale e la coscienza collettivizzata del post-moderno e dell’era digitale. È perciò su, per e con Internet che si concretizza l’impegno quotidiano per la giustizia sociale e la condivisione della cultura, un impegno civile che ci vede (o dovrebbe vederci) tutti coinvolti, pur nel nostro piccolo, senza soste né frontiere.

È proprio quest’impegno in prima persona e fino in fondo che ha caratterizzato la vita di Aaron Swartz, con un attivismo sociale centrato sugli strumenti online e dandosi continuamente da fare per crearne di nuovi e più adatti ad ampliare l’azione diretta dei cittadini. Aaron era noto fra l’altro per avere co-curato la prima specifica del RSS (a 14 anni) e la struttura base di Creative Commons, passando poi a co-fondare il nostro spazio di discussioni Reddit e il gruppo progressista DemandProgress.

Il 19 luglio 2011 era stato arrestato per aver scaricato, tramite un laptop posizionato in uno sgabuzzino del MIT aperto a tutti, 4,8 milioni di articoli scientifici dal database accademico JSTOR, sempre come azione di disobbedienza civile per la libertà di cultura. Poi liberato dietro cauzione, era in attesa di processo, rischiando fino a 35 anni di carcere. Una persecuzione non lontana da quella del protagonista del “Processo” di Franz Kafka (Josef K., che alla fine viene ammazzato), e che in definitiva lo ha spinto togliersi la vita l’11 gennaio 2013 nel suo appartamento a New York.

Nei giorni scorsi non sono mancati ricordi e tributi online per questo primo anniversario, insieme a iniziative offline di attivismo puro, come la marcia anti-corruzione che ha visto decine di cittadini attraversare lo Stato del New Hampshire lungo 185 miglia (quasi 300 kilometri), nel freddo polare di questo periodo (all’alba di mercoledì scorso c’erano meno 16 gradi Celsius).

Organizzata da Lawrence Lessig la NHRebellion Walk, la marcia è partita proprio l’11 gennaio scorso e si è conclusa venerdi’ 24, compleanno di Doris Haddock, meglio nota come Granny D , storica attivista per la giustizia sociale scomparsa nel marzo 2010 a 100 anni.

Come ricordo-tributo tutto italiano, abbiamo realizzato un e-book gratuito (in pdf, con epub in lavorazione) che include la traduzione di diversi suoi post, riflessioni e interventi, più vari articoli e scritti di amici e attivisti, oltre a materiali su open access/free culture e un’ampia sezione di link e risorse. Il tutto per approfondire, anche nell’ambito italiano, le dinamiche del suo caso e riflettere sulla vasta eco a livello internazionale del suo lascito e del suo impegno sociale a tutto tondo. Continua »

Cittadini Digitali. L’agire politico al tempo dei Social media

COverCari tutti, è con molta gioia che vi annuncio l’uscita del mio libro. Si tratta del risultato di una riflessione partita tanto tempo fa e che oggi trova nei nuovi sviluppi “social” della politica una sua maggiore compiutezza. Infatti, dopo secoli di autonomia del politico dal sociale, la socialità torna a essere nuovamente inscindibile dalla sua intrinseca politicità e – per la sua dirompenza – il fenomeno è entrato a pieno titolo nella linea di riflessione politologica. Non si parte più da un’utopica trasformazione del cittadino in cittadino virtuale, ma da una nuova frontiera della socialità in Rete che produce un cittadino perfettamente integrato, a suo agio e consapevole del suo agire politico. È di questa novità che si inizia a nutrire la nuova politica online. Come i casi di Barack Obama e di Beppe Grillo testimoniano.

Il testo offre una lettura diacronica della democrazia ed un’interpretazione originale del caso Grillo.

DDK

Insomma leggetelo e fatemi sapere. Si accetta ogni critica, soprattutto in forma di pomodori e verdure di stagione :)

Pronto il programma del Piccolo Festival della Politica: anteprima il 31 agosto

pfdp2013-def-1La quarta edizione del Piccolo Festival della Politica, che ha come tema generale del 2013 “L’Italia nel primo anno dell’era grillina, tra populismo, innovazione e disincanto”, prende il via con un’anteprima, in programma il prossimo 31 agosto a Sant’Agata de’ Goti, e dedicata all’analisi e alle prospettive poltico-sociali legate all’espansione territoriale, elettorale e parlamentare del  Movimento 5 Stelle.

Il PFP 2013, dilata i propri confini geografici, ospitando i singoli convegni pomeridiani non solo nel centro storico di Sant’Agata de’ Goti ma, in parte, anche a Telese Terme.

A completare il puzzle del cartellone di questa quarta edizione che prende ufficialmente il via lunedì 2 settembre, c’è la mostra filatelica “la storia politica d’Italia nei francobolli postali”, le presentazioni editoriali e  il workshop sulla comunicazione politico – elettorale, le cui iscrizioni , almeno per chi intende partecipare ad una delle dieci borse di frequenza da 150,00 euro, scade il prossimo 24 agosto.  Per iscriversi ovviamente gratuitamente è necessario inviare la domanda di partecipazione all’indirizzo bando@piccolofestivaldellapolitica.it.

Tra i docenti che hanno confermato la loro partecipazione al workshop ci sono Nicola Formichella, Nicola Borrelli, Luigi Massa, Rossana De Rosa, Tommaso Ederoclite e Jacopo Rodeghiero, Diego Lazzarich, Luigi Famiglietti e Andrea Paolillo.

Info e Ufficio Stampa

0823.1892090 / 335.7787028

Out of the Fishbowl. I racconti di Lucilla Fuiano ora in un libro

OutOfTheFishbowl-copertina«L’anima, sotto forma di prodotto, da che mondo è mondo interessa solo al diavolo. Che cosa sia attualmente la situazione editoriale, specie della narrativa, è sotto gli occhi di tutti. Ci saranno – così è sempre stato e dobbiamo sperarlo – tempi migliori.

Non abbiamo amarezze, tuttavia: il piacere di raccontare è figlio di un’altra stagione che in quelli come noi, come Lucilla, avventurosamente è ancora vivo. Lei voleva che i suoi racconti potessero respirare anche fuori dalla boccia dei pesciolini rossi. Ed eccoli». 9 maggio 2013 Stella Cervasio

Out of the Fishbowl sarà presentato a Napoli, il 9 settembre alle 17,30 presso il Palazzo Serra di Cassano. È possibile richiedere informazioni o  copie del volume all’indirizzo e-mail: racconti.outofthefishbowl@gmail.com

La comunicazione politica tra prassi e teoria

Nell’ultimo ventennio, l’attenzione verso la comunicazione politica è cresciuta vertiginosamente in funzione dell’importanza strategica riconosciutale nell’influenzare l’elettorato e, di conseguenza, i rapporti di forza all’interno dello scacchiere politico.
La triangolazione tra politica, media e cittadinanza è divenuta oggetto di studio di vari ambiti disciplinari accademici: politologi, sociologi, esperti di mass media, linguisti e storici, seppur da prospettive diverse, hanno contribuito a rinverdire i fast dell’ars oratoria d’età classica.
Con l’avvento dell’era del Web 2.0 e l’esplosione dei cosiddetti media conversazionali, la discussione sulla comunicazione politica si è estesa dalle aule universitarie ai blog e social network, nuovi fori virtuali nell’era di un umanesimo elettronico che ha riportato il cittadino al centro dell’universo politico, con conseguenze ancora tutte da scoprire.
Se ne parlerà lunedì 27 maggio presso il Campus di Fisciano.

Scarica il programma.

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La ceneri di Città della Scienza sono anche le mie

417602_588405491177541_312994556_nHo 35 anni e ho vissuto praticamente tutto il periodo dello smantellamento dell’acciaieria di Bagnoli. Ricordo che in alcun pomeriggi d’estate, quando avevo i miei 18 anni, mi mettevo in moto e andavo in quelle zone dove lo scheletro di un quartiere paradossalmente mi dava speranza.
Ieri sera l’incendio che ha distrutto in poche ore i capannoni di Città della Scienza ha incenerito anche quella speranza.

C’è stato un lungo periodo in cui la zona di Bagnoli era al centro della discussione pubblica e politica. Ne parlavamo nelle aule occupate, nelle riunioni di partito, nelle assemblee delle associazioni locali e il succo del dibattito era sempre lo stesso: rilanciare Bagnoli.
In questo contesto, Città della Scienza era per me un punto di partenza. Vedere un impegno collettivo teso a bonificare culturalmente quel quartiere era quanto di più grande una città, la mia sfortunata città, potesse fare.
Da ieri sera quel progetto è morto, e con esso un pezzo del mio credere nel bene pubblico.

Bagnoli era il simbolo del rinascimento napoletano, quello tanto voluto da Bassolino. Un rinascimento mai effettivamente messo in atto, e su quelle promesse sono passate ben 4 amministrazioni e centinaia di proposte, progetti. Non in ultimo quelle del Sindaco De Magistris.

La città di Napoli è ormai allo sbando. Non lo dico per posizione politica, tantomeno cerco di strumentalizzare l’incendio di ieri sera. Anzi, ho condiviso poco l’operato dell’attuale amministrazione, ma Luigi De Magistris si è preso la responsabilità di sedere in uno dei Comuni italiani più difficili. Su questo punto ha tutta la mia stima. E non credo che sia il tempo di dare le colpe all’attuale amministrazione. Questo è uno sciacallaggio politico che non mi appartiene.

Ma in una città dove si bruciano dolosamente i capannoni simbolo di una rinascita, di un rilancio e molto di più di un segnale, è la metafora di un sistema che ha fallito. Se esiste anche solo l’ipotesi che alcune persone possano bruciare capannoni con un preciso obiettivo – qualsiasi esso sia – è il sintomo di una città, di una comunità che non esiste più. Immaginare che dei miei pari, dei cittadini abbiano architettato una infamità di tale portata mescola in me rabbia e paura, vergogna e delusione.

Questa per me è la goccia che ha fato traboccare tutto. Vorrei andare via lasciando le ceneri alle spalle. Abbandonare tutto e tutti. Piegarmi all’istinto che da anni mi perseguita.
Devo solo chiudere gli occhi e restare aggrappato a quel sentimento che mi accompagnava in quei pomeriggi d’estate e di adolescenza, a quella immagine dell’acciaieria che pezzo per pezzo andava via e dava spazio a nuovi capannoni, nuovi progetti, nuove idee. E riaprirli solo quando questa amarezza, questa vergogna comincia ad abbandonarmi.
Ma ieri sera, insieme a Città della Scienza, qualcosa di me se ne è andato e purtroppo, con tutto l’impegno, non tornerà più.

Aggiornamento:

Per contribuire alla ricostruzione di Città della Scienza è disponibile il conto corrente, intestato a Fondazione Idis Città della Scienza – IBAN IT41X0101003497100000003256 – causale Ricostruire Città della Scienza – questo è l’unico conto corrente dove esprimere il vostro sostegno

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