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Digital Dis-courses. Esperti del digitale a confronto

Online e gratuito su EMMA dal 19 settembre 2016

www.europeanmoocs.eu

Il MOD è la più recente iniziativa di EMMA, l’European Multiple MOOC Aggregator,  che offre corsi aperti e gratuiti – in modalità multilingue – prodotti da università Europee e istituzioni della cultura per aiutare a preservare e a promuovere la ricchezza culturale, educativa e linguistica dell’Europa.

MOD (https://platform.europeanmoocs.eu/#mod) sta per MOOC of Distinction, è diviso in 12 mini MOOC realizzati da 12 esperti che si sono lanciati in una forma di dibattito online: Digital Dis-Courses, discorsi liberi, ma aperti al reciproco confronto.

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A partire dal 19 settembre tutti potranno seguire i mini MOOC, scoprendo il pensiero di Alessandro Bogliolo, Danah Boyd, Inge De Waard, Derrick De Kerckhove, Stephen Downes, Cristina Miranda, David Orban, B. W. Powe, Bruno Sorrentino, Barend van Heusden, Juliet Webster, David Weinberger

I MOOC possono essere seguiti secondo i propri interessi,  partendo da uno qualsiasi dei contributi per costruirsi il proprio percorso personale. Ecco una panoramica sui singoli contributi:

Alessandro Bogliolo esplora il mondo degli algoritmi.

Danah Boyd parla della vita al tempo dei big data e dell’intelligenza artificiale.

Inge De Waard descrive un esperimento di apprendimento delle lingue con le scuole secondarie attraverso MOOCs multilingue

Derrick De Kerckhove, considerato l’erede naturale di McLuhan, discute come sta cambiando il rapporto con lo scherma e ne sottolinea il crescente potere. Riflette inoltre su come sarà l’educazione di domani.

Stephen Downes parla della nascita di un nuovo tipo di conoscenza nell’era della rete.

Cristina Miranda esplone il possibile dialogo tra arte, scienza, ingegneria e scienze umane.

David Orban discute lo sviluppo esponenziale delle tecnologie e il loro impatto politico.

B. W. Powe esplora e descrive  gli effetti dell’elettricità, del ruolo dell’immaginazione nella scoperta e nella creazione di significato a partire dal teatro.

Bruno Sorrentino guarda l’elemento umano nei processi documentali e riflette sulle implicazioni delle nuove tecnologie e dei social media nel giornalismo e film-making.

Barend van Heusden introduce una teoria della cultura e dei media sviluppata nel corso di un progetto nei Paesi Bassi. Alla luce della sua teoria, esamina come l’istruzione possa evolvere in futuro.

Juliet Webster affronta le questioni che circondano il divario di genere nel settore delle TIC.

David Weinberger si chiede perché qualcuno pensa che Internet ci renda stupidi, e guarda alla natura mutevole della conoscenza nell’era di Internet.

Tutti possono proporsi per diventare animatori volontari del MOD o iscriversi alla community, un’occasione per conoscere il pensiero degli esperti coinvolti: (basta scrivere a  info@europeanmoocs.eu)

guardati il video: Digital Dis_Courses

What «being digital» really means and implies

We are becoming digital in a way that is not yet clearly understood. Our lives, bodies, emotions, feelings and memories are strongly embedded in the digital world. Many of us find it increasingly difficult to tell the difference between what is real and what is virtual. What impact is this all having on our our ability to form meaningful relationships, on how we occupy our time and how we develop and grow as human beings?

Bringing together world-class commentators and experts , Digital Dis-courses is a new 12 part MOOC freely available on the EMMA platform starting from 19 September 2016 which aims to tackle the fundamental question of what it means to be digital. Each of the 12 lessons in this MOOC is led by a distinguished expert in the field of digital culture who will present their own thoughts on what it means to have a digital persona, exploring notions like the digital unconscious, cyberspace relationships, digital identity and connected knowledge. During their modules they will take us through the changing landscape of self, society and technology, transforming hopes and criticism into valuable food for thought.

The format is a classic MOOC format with a video lecture and accompanying text-based content. Each expert offers a lesson in their specialist field, and the lessons combine to give an overview of the development of digital culture in recent times. Each lesson is accompanied by links to other materials recommended by the expert. Interaction is encouraged in the Conversation Forum. Enrol  in our MOOC of DISTINCTION now!

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Looking for a European MOOC Model: Comparing paradigms?

In 2014 the European Commission approved two different MOOC projects which were invited to compete on the MOOC market and to act as enablers of innovation in the Higher Education area. Both these projects are now leaving behind their infancy as pilot projects and taking up their position as providers of digital education in Europe. For both projects it has been hard to cope with a fast changing environment which has seen learning platforms mushrooming all around the world, brand new pedagogical models developed in line with very old theories, from Dewey to Freire, to more radical approaches such as Illich’s, and, last but not least, openness translated into a more and more unstable concept. We have witnessed the transformation of pedagogies into ideology, where “learning in a certain way” has become a new dogma to be defended everywhere and anytime. Even the idea of an individual “learning style” has been rejected to make room for emerging dogmas.

But how have the two projects, ECO and EMMA reacted? How did they tackle the challenge of proposing a European MOOC model. Let’s look first at some basic background information about the two projects. The ECO learning project is run by 24 partners led by UNED, a public distance education university based in Madrid and one of the biggest Open Universities in Europe. The 5 MOOC platforms used by ECO – mainly open source – are run by partners, while the ECO learning project provides a portal for all their MOOCs via a unique entry point. ECO uses the concept of an ‘sMOOC’ where ‘s’ stands for ‘social’ and it is this concept that is common to all ECO MOOCs. The ECO team promotes sMOOCs as a suitable, effective, unique approach to be promoted in Europe. From a pedagogical perspective this approach seems to rely on well-known literature and an evidence-based perspective. Continua »

“VERITÀ PER GIULIO REGENI”: A NAPOLI FLASH MOB ORGANIZZATO DA AMNESTY INTERNATIONAL – GRUPPO NAPOLI

veritàpergiulio

Ricevo e molto volentieri divulgo


Napoli, 12 Maggio 2016

Domenica 15 maggio a Napoli si svolgerà un flash mob, organizzato da Amnesty International – Gruppo Napoli, per chiedere verità sul caso Regeni. Gli attivisti si incontreranno alle 16.30 in Largo Berlinguer e percorreranno interamente Via Toledo fino a raggiungere alle ore 17 Piazza Plebiscito. Qui, sorreggendo dei cartelli gialli, formeranno la scritta “Verità per Giulio Regeni”, l’appello lanciato da Amnesty International Italia.

“L’iniziativa – spiegano gli attivisti di Amnesty International Napoli – nasce per sensibilizzare ulteriormente l’opinione pubblica sull’uccisione di Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano morto in Egitto in circostanze ancora da chiarire. Il caso è stato adottato sin da subito dalla sezione nazionale di Amnesty International che quotidianamente si batte per chiedere verità su Regeni, sulle sparizioni forzate, sugli atti di tortura e la repressione della libertà di espressione adottati dall’attuale governo egiziano”.

Contatti:

Email: gr005@amnesty.it
Fb: Amnesty International – Gruppo Napoli
Evento Fb:
Flash Mob per Giulio Regeni


To Mooc or not to Moocs? una crescita esponenziale

Un’indagine di Visiongain  stima il  mercato globale dei MOOC in crescita da 0.9  milardi di dollari del  2014 a 14.2 miliardi nel 2020. Con un tasso annuo di crescita (sempre stimato) dell’81,3% per i  prossimi cinque anni. Di questo business sono ancora in pochi ad essersene accorti, soprattutto in Italia dove la questione MOOC è considerata correlata unicamente alla dimensione istituzionale dell’università,  al suo tradizionale modello di business basato su “clienti” noti e spesso fidelizzati: gli studenti. Nella migliore delle ipotesi, si sta valutando  di sperimentare il blended learning, una forma di offerta di apprendimento misto online/offline, nell’ambito però dell’assetto tradizionale.

Se i MOOC rappresentano l’ultima frontiera dell’apprendimento in rete,  il mercato della formazione tende invece a differenziarsi, ad essere meno correlato alla educazione universitaria e più appetibile per la formazione di tipo “corporate”, vale a dire aziendale. Se infatti Google ha fatto formare  80,000 suoi impiegati grazie ad un corso online sull’HTML5 offerto dalla piattaforma Udacity ci sarà un motivo. Così i 1.750.000 dollari guadagnati da Edx – iniziativa di MIT e Harvard – con il corso sui Big Data seguito da 3500 persone provenienti da oltre 2000 organizzazioni diverse  segnano sicuramente un punto di non ritorno nella creazione di nuova offerta  di formazione professionale. Come si è chiaramente capito con il corso  francese dell’Open Wine University offerto dall’Università di Borgogna con grande successo di iscrizioni su piattaforma Emma ed espressamente indicato agli operatori del settore ed appassionati.

Certo, occorre considerare che le Università non nascono come organizzazioni for profit, anzi sono dichiaratamente vocate alla missione educativa e di ricerca senza alcun orientamento al guadagno. Va bene,  anzi va benissimo. Ma se queste riuscissero ad individuare nei MOOC la possibilità di creare sviluppo locale partendo da quella formazione degli adulti e dall’apprendimento permanente (life long learning) su cui sono state sempre molto restie a farsi coinvolgere, per realizzare quegli skills, formare quelle competenze specialistiche, educare al digitale, ma anche solo aggiornare le esperienze professionali non servirebbe forse a  dare quella spintarella al mercato del lavoro di cui si sente tanto il bisogno?

In Italia, in ambito universitario, molto coraggio e voglia di sperimentare è stata dimostrata dalle due navi ammiraglie dell’innovazione didattica: Federica ed Emma. Mentre con un  target più diversificato sebbene prevalentemente orientato agli studenti delle scuole c’è OilProject. All’orizzonte, invece,  si inizia ad intravedere la nascita di qualche altra iniziativa, per ora  caratterizzate però tutte da un certo solipsismo…un nonsoché che impedisce alle organizzazioni di fare gruppo, di costituire una vera e propria forza dirompente.

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Comunque sia, appare evidente che si stanno aprendo  opportunità senza precedenti per le università di scoprire nuovi target e di aprire la propria  offerta di qualità alla formazione professionale, ma si stanno creando anche anche nuovi spazi di mercato e nuovi sub-mercati (affatto di nicchia!)  tutti da scoprire per la creazione di servizi avanzati.  Piccole e medie imprese altamente innovative sono pregate di farsi avanti.

Per chi volesse saperne di più, università e/o aziende con voglia di sperimentare, partirà a breve una Summer School sul mondo MOOC organizzata dal progetto europeo Emma (Europeanmoocs.eu)  in collaborazione con la Joint Technology Enhanced Learning (JTEL).

In Italia! ad Ischia dal 4 all’11 Luglio, per ricordarci che abbiamo un Paese semplicemente meraviglioso che si aspetta da noi di più e meglio.

EMMA summer school flyer

To MOOC or not to MOOC?

Innovare la didattica è una sfida organica e sistemica.

Se leggendo questo incipit avete  immaginato scenari virtuali, di celluloide e silicio, allora siete molto molto lontani dall’immaginare il  vero. Innovare la didattica ha davvero poco a che fare con la tecnologia, come oggi tendiamo a percepirla e a magnificarla, e molto invece con processi complessi (e ancora del tutto sperimentali) di traduzione delle teorie pedagogiche in  percorsi di costruzione  di esperienze di apprendimento che, facendo leva su una varietà di dispositivi pedagogici e tecnologici (attenzione, anche la vecchia penna è una tecnologia!), adatta l’insegnamento ai bisogni  diversificati di apprendimento. Per utilizzare un’espressione oggi cara al mondo dell’educazione in Rete si dirà che abbiamo bisogno di rivedere profondamente l’instructional design dei nostri insegnamenti.

Perché il bisogno di innovare la didattica si fa sentire ora in maniera  pressante? E’ un’esigenza indotta dallo sviluppo tecnologico per ampliare il proprio segmento di mercato o nasce dalla consapevolezza che – nel mentre si avvicendano riforme su riformegli studenti non sono già più a scuola per imparare, ma solo per assolvere al compito loro assegnato per obbligo?

Propendo per la seconda ipotesi, anche se alla prima mi sento di concedere un po’ di credito se solo mi fermo a guardare a quanta retorica ha accompagnato l’introduzione  dei computer nella Pubblica Amministrazione prima, e  delle  lavagne elettroniche nella scuola poi. Innovare la didattica significa dunque avere una conoscenza più approfondita di come, quando e dove gli studenti apprendono, di come e in che direzione si sono modificate le loro capacità ed i loro bisogni di apprendimento nonché i loro stili di consumo culturale. Un po’ la tecnologia ci aiuta con i cosiddetti Learning Anlytics, dati che, per ora, sono disponibili solo per alcune esperienze di didattica in Rete come i  MOOCs (massive open online courses). Molto altro resta però legato alla sperimentazione e al lavoro quotidiano in aula.

Di questo e di tanto altro si parlerà alla Joint Summer School on Technology Enhanced Learning, in programma ad Ischia dal 4 al 11 luglio, co-organizzata dalla European Association for Technology Enhanced Learning e da Federica Web learning. Nell’ambito della Summer School uno specifico percorso di approfondimento è dedicato ai MOOCs ed è organizzato dal progetto europeo Emma (European Multiple Moocs Aggregator). Si tratta di un’opportunità senza precedenti per avere a portata di mano, in Italia, il meglio del dibattito sull’innovazione della didattica e per farsi un’idea di quanta energia si sta spendendo per affrontare una delle sfide principali di questo secolo.

Di seguito il comunicato per eventuali rilanci su siti e blog :)

learningfrontiers

Perché e come realizzare un MOOC, questa estate ad Ischia.

Sono aperte le iscrizioni alla Summer School dedicata alla progettazione dei MOOCs, i Massive Open Online Courses, che  promettono di rivoluzionare l’Higher Education.
La summer school è realizzata dal Progetto “Emma” (EMMA) grazie ad una collaborazione con l’European Association for Technology Enhanced Learning (EATEL) . L’offerta formativa di Emma è dedicata a quanti – docenti e professionisti – abbiano l’intenzione di cogliere  la straordinaria opportunità di avere a portata di mano tutto il team di Emma per un focus specifico sui MOOCs e per comprendere meglio qual è il valore aggiunto del progetto, sia in termini di servizi avanzati (traduzione, learning analitycs, survey) che di internazionalizzazione della didattica.

EATEL è presente anche con una propria offerta formativa, l’11th Joint European Summer School on Technology Enhanced Learning (JTEL: http://www.prolearn-academy.org/Events/summer-school-2015), co-organizzata con Federica Web Learning ed espressamente dedicata a studenti di dottorato.

La Summer School si terrà dal 4 all’11 luglio ad Ischia presso l’Hotel Continental.
Insomma un’occasione da non perdere per PdD, ricercatori e professionals per condividere innovazioni, idee e progetti!
Per maggiori informazioni è possibile consultare:

JTEL: http://www.prolearn-academy.org/Events/summer-school-2015
EMMA: http://project.europeanmoocs.eu/project/get-involved/summer-school

Con Emma, innoviamo la didattica e facciamo crescere l’Italia in Europa

A volte sparisco dentro una coltre di nebbia. E faccio fatica a vedere oltre il mio naso. Poi piano piano la nebbia si dirada ed inizio a vedere con maggiore chiarezza di cosa sono fatti (i sogni?! no) i progetti europei. E l’ultimo di cui mi sono occupata mi ha assorbito più di quanto avrei mai immaginato. Sarà perchè mi piace vedere le cose crescere, sarà perché credo fermamente che l’unica condizione per crescere tutti  insieme è sostenere la cultura in ogni suo aspetto. Sarà anche perché la cultura è l’unico bene che cresce quanto più viene consumato. Sarà per tutte queste ragioni che il progetto di cui mi sono occupata, in questo intensissimo anno, si chiama Emma, un progetto dal nome semplice ma impegnativo, acronimo di European Multiple Moocs Aggregator.

EMMA_HOME_PAGE 1@0Emma è un progetto sperimentale di realizzazione di una piattaforma – la prima made in italy -  di Massive Open Online Courses (MOOC), corsi universitari aperti a tutti, gratuiti e, soprattutto, con un approccio multilingua.

Da oggi gli studenti di tutto il mondo possono registrarsi ai MOOC  in diverse discipline, dal Blended Learning all’Organizzazione delle imprese culturali, dal Searching on the Internet alla Pedagogia generale e sociale, offerti da un gruppo di università europee con il coordinamento della Federico II e il supporto di Federica Web Learning (www.federica.unina.it).

Stiamo puntando – come Paese, come università, come meridione che si affaccia finalmente in Europa con una proposta credibile di innovazione della didattica – a fare di Emma un punto di riferimento per quanti l’università non se la possono più permettere e per quanti credono ancora che la strada verso la democrazia è sempre costellata di piccoli passi e, oggi, grazie ad Emma un altro piccolo passo è stato fatto in quella direzione.

eCitizens si diventa

Nel corso del mio libro “Cittadini digitali. L’agire politico al tempo dei Social Media” ho provato a leggere le trasformazioni che si stanno registrano al cuore dei processi politici sia come il risultato evolutivo del potere trasformativo delle tecnologie che come una risposta strategica alle sfide imposte dalla crescente complessità sociale, che rende inadeguati e obsoleti attori, concetti e strumenti di decisione, aprendo la strada alla ricerca di nuovi paradigmi per istruire le scelte collettive. Nel capitolo eCitizens si diventa ricostruisco le linee principali del discorso democratico a oltre vent’anni dalle prime pubblicazioni sul rapporto tra democrazia e nuove tecnologie della comunicazione. Molte delle riflessioni del passato appaiono oggi distanti dagli effettivi sviluppi democratici della Rete. Le speranze di chi vedeva in essa uno spazio pubblico aperto e orientato a creare una strong democracy (Barber 1984) sono rimaste a lungo prive di riscontro empirico. Della nascita di un nuovo attore politico si parla, infatti, da molto tempo, da quando cioè ha avuto inizio la stagione dell’e-democracy. Ma sia i partiti che i parlamenti – depositari tradizionali della rappresentanza – si sono rivelati incapaci di interpretare e gestire le nuove sfide della e-citizenship.
Poi è arrivato l’e-government ad alimentare le aspettative di coniugare il livello top down con quello bottom up della politica, i cittadini con i governanti. Una stagione di forti attese ma scarsi risultati. Il desiderio di uniformare, codificare, standardizzare subito la telematica pubblica spegnerà sul nascere la già fragile propensione alla partecipazione. Così le reti civiche, fiore all’occhiello dei sindaci nella prima stagione dell’elezione diretta, si sono trovate spodestate, già prima di crescere, dalle più algide ma funzionali Città Digitali. Oggi nessuno ricorda più i contrasti e le lacerazioni che la messa alla porta delle reti civiche aveva provocato in quanti ci avevano creduto, investendo tempo e denaro ad attrezzare vecchi server e connessioni traballanti per fornire servizi di community a studenti, volontari, cittadini, tutti interessati a essere lì dove l’innovazione sociale si andava producendo. Il rammarico per l’occasione perduta è tuttavia mitigato dalla consapevolezza che quello che non si è ottenuto per via istituzionale è tornato a essere nuovamente a portata di mano per via sociale, facendo una strada più lunga e tortuosa, ma, allo stato dei fatti, più promettente.

Il fenomeno dei social media ha assunto, infatti, una dimensione numerica impensabile nel mondo dell’e-democracy. Essi hanno reso possibile l’organizzarsi comunicativo di una massa critica di cittadini senza precedenti e, con la sua cifra numerica, si è fatta avanti anche la sua naturale caratterizzazione politica.

I media sociali diventano così il contesto nel quale la politicità della Rete tende a essere finalmente tangibile. È in questo milieu che all’animale virtuale socializzato si riconosce la capacità di agire politicamente quale attore individuale e collettivo, appunto lo zoon politikon di Aristotele.

Così proprio quando andava affermandosi una generale riduzione delle aspettative circa il ruolo democratico di Internet, la storia prende invece un’altra piega. Continua »

Ricordo e tributo per Aaron Swartz (1986-2013)

Ricordo e tributo per Aaron Swartz (1986-2013)
Oggi che l’affermazione della cittadinanza, e tantomeno quella digitale, non scorre più nei canali istituzionali o pre-organizzati dall’alto, l’agire politico prende forme liquide, partecipate, distribuite. Non che questo sia un limite, anzi: corrisponde appieno all’osmosi continua tra l’attivismo individuale e la coscienza collettivizzata del post-moderno e dell’era digitale. È perciò su, per e con Internet che si concretizza l’impegno quotidiano per la giustizia sociale e la condivisione della cultura, un impegno civile che ci vede (o dovrebbe vederci) tutti coinvolti, pur nel nostro piccolo, senza soste né frontiere.
È proprio quest’impegno in prima persona e fino in fondo che ha caratterizzato la vita di Aaron Swartz [http://it.wikipedia.org/wiki/aaron_swartz], con un attivismo sociale centrato sugli strumenti online e dandosi continuamente da fare per crearne di nuovi e più adatti ad ampliare l’azione diretta dei cittadini. Aaron era noto fra l’altro per avere co-curato la prima specifica del RSS (a 14 anni) e la struttura base di Creative Commons [http://creativecommons.org], passando poi a co-fondare il nostro spazio di discussioni Reddit [http://reddit.com] e il gruppo progressista DemandProgress [http://demandprogress.org].
Il 19 luglio 2011 era stato arrestato per aver scaricato, tramite un laptop posizionato in uno sgabuzzino del MIT aperto a tutti, 4,8 milioni di articoli scientifici dal database accademico JSTOR, sempre come azione di disobbedienza civile per la libertà di cultura. Poi liberato dietro cauzione, era in attesa di processo, rischiando fino a 35 anni di carcere. Una persecuzione non lontana da quella del protagonista del “Processo” di Franz Kafka (Josef K., che alla fine viene ammazzato), e che in definitiva lo ha spinto togliersi la vita l’11 gennaio 2013 nel suo appartamento a New York.
Nei giorni scorsi non sono mancati ricordi e tributi online per questo primo anniversario, insieme a iniziative offline di attivismo puro, come la marcia anti-corruzione che ha visto decine di cittadini attraversare lo Stato del New Hampshire lungo 185 miglia (quasi 300 kilometri), nel freddo polare di questo periodo (all’alba di mercoledì scorso c’erano meno 16 gradi Celsius [http://lessig.tumblr.com/post/74170921630/an-insanely-cold-say-for-a-walk-show-the]).
Organizzata da Lawrence Lessig [http://lessig.tumblr.com/post/74482484345/the-walk-is-over-sadly] la NHRebellion Walk, [http://www.nhrebellion.org/], la marcia è partita proprio l’11 gennaio scorso e si è conclusa venerdi’ 24, compleanno di Doris Haddock, meglio nota come Granny D [http://en.wikipedia.org/wiki/Doris_Haddock], storica attivista per la giustizia sociale scomparsa nel marzo 2010 a 100 anni.
Come ricordo-tributo tutto italiano, abbiamo realizzato un e-book gratuito [http://aaronswartztributo.tumblr.com/] (in pdf, con epub in lavorazione) che include la traduzione di diversi suoi post, riflessioni e interventi, più vari articoli e scritti di amici e attivisti, oltre a materiali su open access/free culture e un’ampia sezione di link e risorse. Il tutto per approfondire, anche nell’ambito italiano, le dinamiche del suo caso e riflettere sulla vasta eco a livello internazionale del suo lascito e del suo impegno sociale a tutto tondo.
Una storia, e una tragedia, al contempo emblematica e straordinaria, che ci lascia un’eredità importante – anzi, l’unica speranza possibile, ricorda ancora Lessig, è la proseguirne il cammino con convinzione: «Se amiamo questo nostro mondo, nonostante tutto, ha senso provare a migliorarlo. Ogni sistema umano è un’istituzione, e le istituzioni sono convenzioni, e le convenzioni si cambiano».
Si tratta insomma di prendere in mano ed estendere il filo rosso dell’impegno sociale a tutto tondo e senza frontiere che va caratterizzando la vita di tanti “attivisti comuni” dell’epoca moderna, dentro e fuori Internet — dalla Primavera Araba a Occupy Wall Street, dagli Indignados ad Assange e Snowden.
In definitiva, senza voler fare di Aaron Swartz [http://aaronswartztributo.tumblr.com/] un eroe né un martire, quanto piuttosto un ragazzo, una persona impegnata come tante altre eppure diverso da tutti: aveva un inesorabile fuoco che gli ardeva dentro, e che ancor’oggi continua a bruciare. Ora tocca a noi tenerlo vivo e propagarlo. Un passo obbigato per la piena affermazione della cittadinanza e dell’agire politico che ci stanno tanto a cuore.
Grazie di tutto, Aaron.

Oggi che l’affermazione della cittadinanza, e tantomeno quella digitale, non scorre più nei canali istituzionali o pre-organizzati dall’alto, l’agire politico prende forme liquide, partecipate, distribuite. Non che questo sia un limite, anzi: corrisponde appieno all’osmosi continua tra l’attivismo individuale e la coscienza collettivizzata del post-moderno e dell’era digitale. È perciò su, per e con Internet che si concretizza l’impegno quotidiano per la giustizia sociale e la condivisione della cultura, un impegno civile che ci vede (o dovrebbe vederci) tutti coinvolti, pur nel nostro piccolo, senza soste né frontiere.

È proprio quest’impegno in prima persona e fino in fondo che ha caratterizzato la vita di Aaron Swartz, con un attivismo sociale centrato sugli strumenti online e dandosi continuamente da fare per crearne di nuovi e più adatti ad ampliare l’azione diretta dei cittadini. Aaron era noto fra l’altro per avere co-curato la prima specifica del RSS (a 14 anni) e la struttura base di Creative Commons, passando poi a co-fondare il nostro spazio di discussioni Reddit e il gruppo progressista DemandProgress.

Il 19 luglio 2011 era stato arrestato per aver scaricato, tramite un laptop posizionato in uno sgabuzzino del MIT aperto a tutti, 4,8 milioni di articoli scientifici dal database accademico JSTOR, sempre come azione di disobbedienza civile per la libertà di cultura. Poi liberato dietro cauzione, era in attesa di processo, rischiando fino a 35 anni di carcere. Una persecuzione non lontana da quella del protagonista del “Processo” di Franz Kafka (Josef K., che alla fine viene ammazzato), e che in definitiva lo ha spinto togliersi la vita l’11 gennaio 2013 nel suo appartamento a New York.

Nei giorni scorsi non sono mancati ricordi e tributi online per questo primo anniversario, insieme a iniziative offline di attivismo puro, come la marcia anti-corruzione che ha visto decine di cittadini attraversare lo Stato del New Hampshire lungo 185 miglia (quasi 300 kilometri), nel freddo polare di questo periodo (all’alba di mercoledì scorso c’erano meno 16 gradi Celsius).

Organizzata da Lawrence Lessig la NHRebellion Walk, la marcia è partita proprio l’11 gennaio scorso e si è conclusa venerdi’ 24, compleanno di Doris Haddock, meglio nota come Granny D , storica attivista per la giustizia sociale scomparsa nel marzo 2010 a 100 anni.

Come ricordo-tributo tutto italiano, abbiamo realizzato un e-book gratuito (in pdf, con epub in lavorazione) che include la traduzione di diversi suoi post, riflessioni e interventi, più vari articoli e scritti di amici e attivisti, oltre a materiali su open access/free culture e un’ampia sezione di link e risorse. Il tutto per approfondire, anche nell’ambito italiano, le dinamiche del suo caso e riflettere sulla vasta eco a livello internazionale del suo lascito e del suo impegno sociale a tutto tondo. Continua »

Cittadini Digitali. L’agire politico al tempo dei Social media

COverCari tutti, è con molta gioia che vi annuncio l’uscita del mio libro. Si tratta del risultato di una riflessione partita tanto tempo fa e che oggi trova nei nuovi sviluppi “social” della politica una sua maggiore compiutezza. Infatti, dopo secoli di autonomia del politico dal sociale, la socialità torna a essere nuovamente inscindibile dalla sua intrinseca politicità e – per la sua dirompenza – il fenomeno è entrato a pieno titolo nella linea di riflessione politologica. Non si parte più da un’utopica trasformazione del cittadino in cittadino virtuale, ma da una nuova frontiera della socialità in Rete che produce un cittadino perfettamente integrato, a suo agio e consapevole del suo agire politico. È di questa novità che si inizia a nutrire la nuova politica online. Come i casi di Barack Obama e di Beppe Grillo testimoniano.

Il testo offre una lettura diacronica della democrazia ed un’interpretazione originale del caso Grillo.

DDK

Insomma leggetelo e fatemi sapere. Si accetta ogni critica, soprattutto in forma di pomodori e verdure di stagione :)

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