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	<title>Politicaonline.it</title>
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		<title>No legge bavaglio alla rete</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 11:31:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazionale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Al Presidente della Camera, On. Gianfranco Fini
Al Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati On. Giulia Bongiorno
Ai Capi-gruppo alla Camera dei Deputati
A tutti i Deputati
La decisione con la quale, lo scorso 21 luglio, il Presidente della Commissione Giustizia della Camera, On. Giulia Bongiorno, ha dichiarato inammissibili gli emendamenti presentati dall’On. Roberto Cassinelli (PDL) e dall’On. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><img class="alignleft" title="valigia blu" src="http://www.valigiablu.it/media/valigiablu/gallery/NO-LEGGE-BAVAGLIO-ALLA-RETE_2vers.jpg" alt="" width="156" height="110" />Al Presidente della Camera, On. Gianfranco Fini<br />
Al Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati On. Giulia Bongiorno<br />
Ai Capi-gruppo alla Camera dei Deputati<br />
A tutti i Deputati</em></p>
<p style="text-align: justify;">La decisione con la quale, lo scorso 21 luglio, il Presidente della Commissione Giustizia della Camera, On. Giulia Bongiorno, ha dichiarato inammissibili gli emendamenti presentati dall’On. Roberto Cassinelli (PDL) e dall’On. Roberto Zaccaria (PD) al comma 29 dell’art. 1 del c.d. ddl intercettazioni costituisce l’atto finale di uno dei più gravi – consapevole o inconsapevole che sia – attentati alla libertà di informazione in Rete sin qui consumati nel Palazzo.<br />
La declaratoria di inammissibilità di tali emendamenti volti a circoscrivere l’indiscriminata, illogica e liberticida estensione ai gestori di tutti i siti informatici dell’applicabilità dell’obbligo di rettifica previsto dalla vecchia legge sulla stampa, infatti, minaccia di fare della libertà di informazione online la prima vittima eccellente del ddl intercettazioni, eliminando alla radice persino la possibilità che un aspetto tanto delicato e complesso per l’informazione del futuro venga discusso in Parlamento.<br />
Tra i tanti primati negativi che l’Italia si avvia a conquistare, grazie al disegno di legge, sul versante della libertà di informazione, la scelta dell’On. Bongiorno rischia di aggiungerne uno ulteriore: stiamo per diventare il primo e l’unico Paese al mondo nel quale un blogger rischia più di un giornalista ma ha meno libertà. Esigere che un blogger proceda alla rettifica entro 48 ore dalla richiesta – esattamente come se fosse un giornalista – sotto pena di una sanzione fino a 12 e 500 mila euro, infatti, significa dissuaderlo dall’occuparsi di temi suscettibili di urtare la sensibilità dei poteri economici e politici.<br />
Si tratta di uno scenario anacronistico e scellerato perché l’informazione in Rete ha dimostrato, ovunque nel mondo, di costituire la migliore – se non l’unica – forma di attuazione di quell’antico ed immortale principio, sancito dall’art. 19 della dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo e del cittadino, secondo il quale “Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.”.<br />
Occorre scongiurare il rischio che tale scenario si produca e, dunque, reintrodurre il dibattito sul comma 29 dell’art. 1 del ddl nel corso dell’esame in Assemblea, permettendo la discussione sugli emendamenti che verranno ripresentati. L’accesso alla Rete, in centinaia di Paesi al mondo, si avvia a divenire un diritto fondamentale dell’uomo, non possiamo lasciare che, proprio nel nostro Paese, i cittadini siano costretti a rinunciarvi.</p>
<p style="text-align: justify;">Guido Scorza, Presidente Istituto per le politiche dell&#8217;innovazione</p>
<p style="text-align: justify;">Vittorio Zambardino, Scene Digitali</p>
<p style="text-align: justify;">Alessandro Gilioli, Piovono Rane</p>
<p style="text-align: justify;">Arianna Ciccone, Festival Internazionale del Giornalismo e Valigia Blu</p>
<p style="text-align: justify;">Filippo Rossi Direttore Ffwebmagazine e Caffeina magazine</p>
<p style="text-align: justify;">Luca Conti, Pandemia</p>
<p style="text-align: justify;">Fabio Chiusi, Il Nichilista</p>
<p style="text-align: justify;">Daniele Sensi, L&#8217;AntiComunitarista</p>
<p style="text-align: justify;">Tommaso Ederoclite, Politicaonline</p>
<p style="text-align: justify;">Wil Nonleggerlo, Non leggere questo Blog!</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.valigiablu.it/doc/162/no-legge-bavaglio-alla-rete.htm">SOTTOSCRIVI ANCHE TU QUESTA LETTERA PER LA LIBERTÀ DI INFORMAZIONE SULLA RETE</a></p>
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		<title>L&#8217;antilinguaggio della politica</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 11:05:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Ederoclite</dc:creator>
				<category><![CDATA[Osservatorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Ha fatto scuola Fede, lo ha perfezionato Grillo, lo ha sdoganato Il Giornale di Feltri, lo ha reso celebre Travaglio, ne ha fatto mestiere il Fatto Quotidiano  di Padellaro.
E&#8217; l&#8217;antilinguaggio della politica all&#8217;italiana, che negli ultimi anni ha caratterizzato il suono delle parole della discussione politica che dal bar si è lentamente trasferita nello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ha fatto scuola Fede, lo ha perfezionato Grillo, lo ha sdoganato <em>Il Giornale </em>di Feltri, lo ha reso celebre Travaglio, ne ha fatto mestiere il <em>Fatto Quotidiano </em> di Padellaro.<br />
E&#8217; l&#8217;antilinguaggio della politica all&#8217;italiana, che negli ultimi anni ha caratterizzato il suono delle parole della discussione politica che dal bar si è lentamente trasferita nello spazio politico <em>tout court</em>.<br />
PierCasinando, Minchiolini, Scodinzolini, nano-malefico, psico-nano, il premier sinistro, Umilio Fede. E ancora &#8220;Concitina&#8221; di La Russa dedicato al direttore dell&#8217;Unità, il Purzeddu di Emilio Fede diretto al fotografo Zappadu che immortalò il premier nella sua villa in sardegna durante un <em>party </em>tornito di donne in topless, o il Pompiere della Sera di Travaglio diretto al quotidiano della RCS.<br />
La lista sarebbe lunga, e devo ammettere piuttosto creativa.<br />
La presa in giro dell&#8217;avversario, il ridicolizzare con allusioni e assonanze, il delegittimare attraverso la scanzonatura sembrano dunque all&#8217;ordine del giorno.<br />
Ma cosa c&#8217;è dietro questa tendenza linguistica?<span id="more-651"></span><br />
Le dimensioni di questo crescendo dell&#8217;antilinguaggio trovano parecchi consensi in rete. I<em> social network </em>e i blog più attivi politicamente ne fanno ampio uso e consumo.<br />
Il simbolismo che sta alle spalle dell&#8217;antilinguaggio politico contemporaneo rimanda invece ad una forma di antipolitica carnescialesca (inaugurata dal comico Grillo) dal vago sapore satirico che spesso e soventemente scivola nell&#8217;offesa e nel turpiloquio puro.<br />
Difficile trovare una sua connotazione attraverso le tradizionali tipizzazioni del linguaggio politico.<br />
Una soluzione originale e capace di spiegare questa ventata di antilinguaggio è stata fornita recentemente da Anna Sfardini e Gianpietro Mazzoleni e definita come <em>Politica Pop</em> che negli ultimi anni è stata messa al centro degli studi sulle trasformazioni della comunicazione politica.<br />
Alla base vi è l&#8217;idea che la politica sia stata svuotata del suo contenuto tradizionale e ormai si viva una sorta di iperrealismo colonizzato dai media. Come ben ci spiega Diamanti in un suo recente articolo apparso su Repubblica :</p>
<p style="text-align: justify;"><em>È la pop-art della democrazia-pop. Dove i valori sono trasmessi dai comportamenti pubblici e privati &#8211; tanto è lo stesso &#8211; esibiti dalle istituzioni. Dall&#8217;esempio degli uomini che le rappresentano e le governano. Dai media. Tanto più oggi, in Italia. Dove i confini tra chi guida la politica, il governo, i media sono tanto sottili e confusi che quasi non si vedono.</em> (<a href="http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/politica/mappe/politica-pop/politica-pop.html">Repubblica</a>)</p>
<p style="text-align: justify;">Volendo &#8220;raffinare&#8221; la riflessione potremmo &#8211; con un atto di estrema estensione concettuale &#8211; cercare di ancorare l&#8217;antilinguaggio alle categorie tradizionali della ricerca sul linguaggio politico.<br />
Edelman nella sua nota tipizzazione sui linguaggi politici non aveva contemplato questa modalità, forse proprio perché non trattasi di linguaggio politico puro ma di una forma non retorica di discussione politica. Se volessimo però stirare la tipizzazione di Murray Edelman si potrebbe comunque incasellare questo tipo come una forma di linguaggio esortativo:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Costitutive del linguaggio politico esortativo sono la drammatizzazione e l&#8217;emotività, due registri cruciali per conquistare l&#8217;attenzione e il consenso del pubblico. Il contenuto di questo linguaggio è ambiguo e mutevole mentre la forma si basa essenzialmente su premesse, deduzioni e conclusioni, alcune formulate esplicitamente, altre no.</em> (<a href="http://www.federica.unina.it/sociologia/introduzione-alla-comunicazione-politica/il-linguaggio-politico/">Federica Web Learning</a>)</p>
<p style="text-align: justify;">Cercando di rendere culturale la discussione potremmo addirittura affermare che l&#8217;antilinguaggio politico in Italia ha radici ben lontane. Si pensi all&#8217;ex presidente della repubblica, senatore a vita ed ex ministro degli interni Kossiga che negli anni &#8216;70 &#8211; sovente accompagnato dalla scritta Boia &#8211; spadroneggiava sui muri delle città italiane, al più sottile Ras rivolto a Craxi per indicare la estrema personalizzazione del PSI negli anni &#8216;80.<br />
Ma forse ciò che caratterizzava simbolicamente il linguaggio durante il ventennio di piombo poco &#8211; se non per nulla &#8211; ha a che fare con i Fido Fede che circolano nei diversi articoli e nei commenti &#8211; più o meno autorevoli &#8211; sul tg4.<br />
Il simbolismo che regna in questo &#8220;tipo&#8221; di linguaggio politico travalica i diversi aspetti dell&#8217;antipolitica e del populismo linguistico e certamente non lo si può cassare come semplice spazzatura linguistica e giornalistica e cercare di addurre motivazioni culturali o comunicazionali può apparire un mero esercizio di stile intellettuale, certo sta che l&#8217;antilinguaggio è ormai una dimensione del discorso politico con il quale dobbiamo fare i conti.<br />
Ma la dimensione etica comunque resta e bisogna chiedersi per quanto tempo ancora dovremmo leggere ed ascoltare lo stravolgimento dei cognomi, le aggettivazioni aggressive sul limite dell&#8217;offesa, l&#8217;allusione senza contenuto.<br />
Forse bisogna semplicmente scegliere tra due visioni del mondo: il primo, Nanni Moretti, con il suo &#8220;Chi parla male, pensa male e vive male&#8221;, il secondo, Enrico Ghezzi, che chiosava affermando che &#8220;il turpiloquio è l&#8217;unica verità politica&#8221;.<br />
A voi la scelta.</p>
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		<title>OGGI 9 LUGLIO È LA GIORNATA DEL SILENZIO</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 07:24:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazionale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Election Day(S)]]></category>

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		<description><![CDATA[“I giornalisti italiani sono chiamati ad una forma di protesta straordinaria che si esprimerà in un “rumoroso” silenzio dell’informazione nella giornata di venerdì 9 luglio, contro le norme del “ddl intercettazioni” che limitano pesantemente il diritto dei cittadini a sapere come procedono le inchieste giudiziarie, infliggendo gravi interruzioni al libero circuito delle notizie.
Quanti lavorano nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" title="Bavaglio" src="http://donnaemadre.files.wordpress.com/2009/07/censurawh1.jpg" alt="" width="178" height="200" />“I giornalisti italiani sono chiamati ad una forma di protesta straordinaria che si esprimerà in un “rumoroso” silenzio dell’informazione nella giornata di venerdì 9 luglio, contro le norme del “ddl intercettazioni” che limitano pesantemente il diritto dei cittadini a sapere come procedono le inchieste giudiziarie, infliggendo gravi interruzioni al libero circuito delle notizie.<br />
Quanti lavorano nel settore della carta stampata si asterranno dalle prestazioni nella giornata di giovedì 8 luglio, per impedire l’uscita dei giornali nella giornata di venerdì. Tutti gli altri, giornalisti dell’emittenza nazionale e locale, pubblica e privata, delle agenzie di stampa, del web, dei new media e degli uffici stampa non lavoreranno nella giornata di venerdì. Free lance, collaboratori e corrispondenti si asterranno dal lavoro secondo le modalità previste per la testata presso la quale prestano la loro opera. I giornalisti dei periodici, infine, si asterranno dal lavoro venerdì 9, ma assicurando, già da ora, la pubblicazione sui numeri in lavorazione delle proprie testate di comunicati sulle motivazioni della giornata del silenzio.</p>
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		<title>Informazione Libera. Dilettantismo o populismo digitale?</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jul 2010 17:49:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Ederoclite</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture Digitali]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa un gruppo su Facebook, seguito e letto da quasi 400.000 iscritti, ha pubblicato un post ripreso da Queerblog dal titolo &#8220;Dottoressa sottopone donne incinte a cure sperimentali per non avere figlie lesbiche&#8221;.
Ecco l&#8217;incipit del post:
So che sembra fantascienza ma, mai come in questo caso, la realtà ha superato la fantasia. Una endocrinologa, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.politicaonline.it/wp-content/uploads/INFORMAZIONE-LIBERA.jpeg"><img class="size-full wp-image-649 alignleft" title="INFORMAZIONE LIBERA" src="http://www.politicaonline.it/wp-content/uploads/INFORMAZIONE-LIBERA.jpeg" alt="INFORMAZIONE LIBERA" width="120" height="122" /></a>Qualche giorno fa un gruppo su Facebook, seguito e letto da quasi 400.000 iscritti, ha pubblicato un post ripreso da <a href="http://www.politicaonline.it/wp-admin/post-new.php" target="_blank">Queerblog</a> dal titolo<strong> &#8220;Dottoressa sottopone donne incinte a cure sperimentali per non avere figlie lesbiche&#8221;</strong>.<br />
Ecco l&#8217;incipit del post:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>So che sembra fantascienza ma, mai come in questo caso, la realtà ha superato la fantasia. Una endocrinologa, in Florida, sta sottoponendo donne incinte ad una cura sperimentale a base di desametasone, per evitare che possano partorire figlie lesbiche. </em></p>
<p style="text-align: justify;">Il post ha ricevuto in poche ore quasi 500 commenti e &#8211; ovviamente &#8211; gli indignati non erano in pochi: <em>&#8220;Siamo allo sbando completo, ormai essere anormale e&#8217; diventato la norma. Impiccate sta povera pazza&#8221;</em>;</p>
<p style="text-align: justify;">E ancora: <em>&#8220;si dovrebbe solo vergognare sta gente! non dovrebbe neanche avere la nomina di dottoressa ma fascista&#8221;</em></p>
<p style="text-align: justify;">Qualcuno si è cimentato anche in spiegazioni e approfondimento: <em>il bambino non nasce nè omosessuale nè eterosessuale&#8230; nasce uomo, e come ogni essere animale ad un certo punto si accorge di cosa e chi desidera &#8230; e se vive in un mondo civile ne prende atto e si gode la sua natura.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span id="more-648"></span> Io non sono un medico ma spero che le figlie di queste cretine abbiano la libertà di essere chi desiderano, alla faccia delle mamme bigotte&#8230;</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il <em>fake</em> era più che evidente ma ormai la frittata era fatta. La &#8220;notizia&#8221; si è subito diffusa, i social network hanno fatto il loro dovere e in poco tempo il link ha iniziato a circolare alla velocità consueta che il feticcio della condivisione concede: CSV (condividere senza verificare).<br />
I gestori del gruppo &#8220;Informazione Libera&#8221;, ovviamente imbarazzati, hanno comunque pubblicato una &#8220;inutile&#8221; <a href="http://www.facebook.com/home.php?ref=home#!/notes/informazione-libera/rettifica-post-dottoressa-sottopone-donne-incinte-a-cure-sperimentali-per-non-av/408411844153" target="_blank">smentita/rettifica</a> orientata a spiegare e a commentare l&#8217;accaduto:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Questo articolo è stato redatto da soggetti non competenti nel campo scientifico/medico, è stato usato un linguaggio fuorviante e privo di sostanza. Risulta palese, ad una lettura attenta, come sia infatti viziato da una profonda distorsione di fondo conseguente alla strumentalizzazione dell&#8217;argomento &#8220;omosessualità&#8220;.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo la dottoressa in questione, Dr Maria New, presidente della Children&#8217;s Hormone Foundation e Professoressa di Endocrinologia pedriatica e di Genetica alla Mount Sinai School of Medicine di New York, è stata inevitabilmente e ampiamente insultata, offesa, ingiuriata e messa alla forca senza se e senza ma.<br />
Di <em>fake</em> come questi ve ne sono davvero parecchi in rete, ma la condivisione delle informazioni &#8211; che certamente non è una novità della rete &#8211; è stata rafforzata attraverso l&#8217;uso smodato e asettico dei social network.<br />
A questo punto vale la pena ricordare il prof. Metitieri che, non molto tempo fa e sulla scia delle idee di Geert Lovink, aveva ampiamente allertato gli osservatori della rete sulla pericolosità di vicende di questo tipo. La rete, Internet, è il bacino di informazione più ampio &#8211; se non addirittura infinito &#8211; che la storia dell&#8217;umanità abbia mai conosciuto. Il compito dei professionisti dell&#8217;informazione del futuro dovrà essere quello di riuscire &#8211; in questo medioevo informazionale che per ora è la rete &#8211; a trovare le pepite d&#8217;oro nel fango, o come mi si diceva durante il lavoro di laurea per capire chi meritava attenzione scientifica da chi costruiva inutili astrazioni, distinguere  le zattere dai barconi per meglio navigare in quello che è il <em>mare magnum</em> della ricerca.<br />
Sarebbe opportuno che questo periodo di evangelizzazione tecnologica rallentasse e si cominciasse finalmente &#8211; e aggiungo seriamente &#8211; a scrivere le regole del gioco per poter fare informazione in rete.<br />
L&#8217;informazione è una cosa seria e va fatta con testa, sacrificio e professionismo, soprattutto in un contesto come il nostro dove essa perde ogni giorno credibilità con tentativi di messa al bando o di limiti alla sua diffusione.<br />
Nulla da recriminare al gruppo in questione ma volevo ricordare che &#8220;la rete non è né buona e né cattiva, ma non è nemmeno neutrale&#8221; (Kranzberg) quindi rimbocchiamoci le maniche e la prossima volta controllare non meno di tre volte una fonte.</p>
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		<title>Per Berlusconi l&#8217;opinione pubblica esiste, almeno in rete</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 08:28:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Ederoclite</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture Digitali]]></category>

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		<description><![CDATA[Pierre Bourdieu, &#8211; qualche anno fa &#8211; in polemica con quanti le davano troppo valore concettuale, non esitò a dichiarare e a dimostrare che, almeno nel suo stretto rapporto con i sondaggi, l&#8217;opinione pubblica non esiste. 
Secondo il sociologo francese andava rimodulato l&#8217;interesse &#8211; soprattutto in rapporto alla crescente pervasività dell&#8217;informazione &#8211; che alcuni studiosi in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Pierre Bourdieu, &#8211; qualche anno fa &#8211; in polemica con quanti le davano troppo valore concettuale, non esitò a dichiarare e a dimostrare che, almeno nel suo stretto rapporto con i sondaggi, l&#8217;<em><a href="http://wip.scriptaweb.eu/opinione-pubblica-non-esiste/2009/05/21/opinione-pubblica-non-esiste/">opinione pubblica non esiste</a>. </em></p>
<p style="text-align: justify;">Secondo il sociologo francese andava rimodulato l&#8217;interesse &#8211; soprattutto in rapporto alla crescente pervasività dell&#8217;informazione &#8211; che alcuni studiosi in quel periodo stavano riversando sul tema. Certo è che &#8211; rileggendo Bourdieu con il senno di poi &#8211; con l&#8217;eccessiva pubblicizzazione e la sempre meno credibilità dei sondaggi nella comunicazione politica (ognuno ormai se li cucina come vuole) le conclusioni di Bourdieu appaiono terribilmente veritiere, almeno sul piano epistemologico.<br />
Non meno di 48 ore fa però il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, a G8 conclusosi e in viaggio verso il Brasile, si è espresso nuovamente nei confronti della stampa italiana, che nelle ultime settimane ha letteralmente assediato giornalisticamente il DDL intercettazioni (ribattezzata con molta fantasia come &#8220;Legge Bavaglio&#8221;).<br />
La <em>boutade</em> &#8211; perchè in fondo di tale si tratta &#8211; faceva più o meno così: <em>&#8220;Bisognerebbe fare uno sciopero dei lettori per insegnare ai giornali a non prenderli sul serio&#8221;</em>.<span id="more-646"></span><br />
Sciopero dei lettori?<br />
La prima cosa che mi è balzata in mente è che il presidente del consiglio ha una stima incondizionata per gli italiani. Il presidente forse non conosce le percentuali delle persone che comprano un quotidiano, o almeno una rivista.<br />
Così cosa ho fatto? Sono andato a cercarmeli:</p>
<p><em>La lettura dei giornali a stampa non è tra le principali abitudini quotidiane degli italiani. Nel 2009, infatti, circa un italiano su due ha dichiarato di non leggere i quotidiani o di sfogliarli solo occasionalmente; la quota di persone che possono essere considerate “lettori” perché hanno dichiarato di leggere il giornale almeno una volta alla settimana è pari al 56,2 per cento della popolazione. Tra questi i lettori assidui, ovvero coloro che leggono il giornale almeno cinque giorni su sette, sono solo il 40,5 per cento.</em> (Fonte: Istat)</p>
<p>Ipotizziamo per assurdo che sul 40% circa la metà, il 20% (anche se come divisione andrebbe rivista al ribasso per diversi motivi&#8230;chi legge solo sport, chi cinema etc etc), legge almeno uno dei quotidiani ai quali faceva riferimento il presidente del consiglio. Ora, che senso ha parlare di sciopero dei elettori su una percentuale minima di persone che nella fattispecie non sarebbero nemmeno suoi potenziali elettori? Soprattutto per lui che da editore ha diversi interessi su quotidiani e riviste? Possibile che il presidente del consiglio ha paura di un ipotetico 20%?<br />
Quindi sconsolato in quanto senza soluzione di continuità al mio ragionamento mi son detto e ripetuto che l&#8217;uscita di Berlusconi aveva poco senso. E&#8217; troppo facile spiegare il tutto sostenendo che il presidente del consiglio faceva riferimento a quei pochi quotidiani particolarmente &#8220;politicizzati&#8221;, ma per carattere solitamente non mi fermo alla &#8220;qualunque&#8221; e ho spostato la mia riflessione dalle percentuali ai numeri assoluti.<br />
Così l&#8217;unica cosa che restava da fare era prendere i dati di vendita dei quotidiani nazionali:</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.politicaonline.it/wp-content/uploads/Immagine-1.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-647" title="Immagine 1" src="http://www.politicaonline.it/wp-content/uploads/Immagine-1.png" alt="Immagine 1" width="358" height="386" /></a></p>
<p style="text-align: left;">(Fonte: Istat 2009/Wikipedia)</p>
<p>Calcolatrice alla mano, pare che il numero delle persone alle quali il presidente del consiglio facesse riferimento oscillerebbe tra i 700 mila  ed il milione e mezzo (ovviamente il calcolo è fatto per puro trastullo intellettuale e non ha meri criteri statistici). Nulla da fare, nemmeno i numeri assoluti mi spiegano questa voglia di delegittimare i giornali nel loro operato.<br />
Poi finalmente una mela mi è cascata sulla testa.<br />
Il ragionamento che fa il presidente del consiglio supera di gran lunga il mio. Il presidente del consiglio quando parla di sciopero dei lettori non faceva riferimento solo al cartaceo, come siamo abituati a ragionare noi poveri modernisti dediti alla critica televisiva e giornalistica broadcast. Il presidente del consiglio ha in mano altri dati.</p>
<p><em>Repubblica.It a gennaio ha avuto ben 1.416.000 visitatori unici al giorno e 21.007.000 pagine visualizzate (sempre al giorno), classificandosi come il quotidiano online più seguito. Al secondo posto troviamo Corriere.It, la versione online del Corriere della Sera, con 1.250.000 visitatori unici e 11.323.000 pagine visualizzate (quasi 10 milioni in meno di Repubblica.It). Al terzo posto, la Gazzetta dello Sport: 851mila visitatori unici e 11.638.000 pagine visualizzate. A debita distanza dai primi due quotidiani online, troviamo Libero News con 571.000 visitatori unici e 10.642.000 pagine visualizzate. Seguono, TgCom (465mila visitatori unici), IlSole24Ore.Com (292.000), Corrieredellosport.it (277mila), LaStampa.It (255mila), TuttoSport.It (190mila) e IlGiornale.It (130mila)</em>. (Fonte: Nielsen)</p>
<p>La spiegazione di questo crescente flusso verso i quotidiani <em>online</em> non possiamo ovviamente fornirla in questo post. Ciò che preme sottolineare è che il politico più mediatizzato in Italia abbia indirettamente legittimato la diffusione delle notizie online. Altra prova è data dal crescente interesse e dalla continua presenza di Berlusconi verso la rete, a partire dal sito del PDL fino all&#8217;account Facebook aperto recentemente.<br />
Quindi l&#8217;opinione pubblica non è più legata ai sondaggi come criticava Bourdieu a suo tempo.<br />
L&#8217;opinione pubblica c&#8217;è, è in rete ed è anche piuttosto rumorosa. Si veda la manifestazione di oggi a Roma contro il DDL interecettazioni, ripreso via webtv, ripassato sui social network e discusso sui blog più attivi.<br />
L&#8217;opinione pubblica esiste e a quanto pare anche l&#8217;editore più importante in Italia ne ha paura.</p>
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		<title>Quali modelli per lo sviluppo della mobilità urbana. Il progetto VaiMo&#8217;</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 13:18:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna De Rosa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Election Day(S)]]></category>

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		<description><![CDATA[Su richiesta di alcuni studenti, pubblico qui l&#8217;intervento che ho tenuto alla tavola rotonda organizzata dalla Post.it_Lab presso la facoltà di Sociologia, sperando di fare cosa gradita.
«L’idea di questo progetto è maturata durante un viaggio di lavoro a Santiago del Cile. Più precisamente nel corso di una visita al museo di arte moderna dove la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su richiesta di alcuni studenti, pubblico qui l&#8217;intervento che ho tenuto alla tavola rotonda organizzata dalla Post.it_Lab presso la facoltà di Sociologia, sperando di fare cosa gradita.</p>
<p>«L’idea di questo progetto è maturata durante un viaggio di lavoro a Santiago del Cile. Più precisamente nel corso di una visita al museo di arte moderna dove la mia attenzione fu catturata da una esposizione sulle <em>Ciudades Ocasionales.</em></p>
<p>Il titolo dell’esposizione mi aveva fortemente incuriosita per l’immagine evidentemente dissonante che trasmetteva della città. In effetti avevo sempre considerato la città nella sua dimensione stanziale, coincidente con precise coordinate geografiche, come sistema urbano che può crescere, diminuire, essere anche profondamente modificato ma, di certo, che non potesse configurarsi come una città temporanea, effimera, riconfigurabile a piacere. Quasi avesse un’esistenza parallela e, in parte, dissociata dalla sua immagine ufficiale.</p>
<p>Per la prima volta mi trovavo di fronte ad un’idea di città al negativo, dove la centralità del concetto non era negli spazi pieni (le strutture) ma in quelli vuoti (le relazioni), in altri termini tutta la mostra ruotava intorno ad una sola domanda: come la città viene creata e ricreata ogni giorno dai suoi cittadini, al di fuori ed al di sopra di qualunque piano urbanistico, progetto di sviluppo, grande disegno o nuova architettura.</p>
<p>La cosa curiosa è che per la prima volta la città così concepita non perdeva solo i suoi confini geografici ma anche le sue specifiche caratteristiche culturali; Napoli si ritrovava affiancata a Milano, a Tokio, ed a Lima in una indagine di sociologia urbana comparata. Con l’obiettivo di comunicare e suggerire linee di intervento inconsuete, nuove policy che nascono non dalla idea di occupazione degli spazi con strutture contenitive più o meno funzionali, ma dall’idea che ci sono usi ed abusi che fanno della città un organismo vivente che condivide poco o nulla dell’idea di struttura, limite e funzione. Le <em>ciudades ocasionales</em> sono città che non esistono nelle mappe catastali né nelle cartine geografiche, nelle quali tuttavia nascono, vivono, lavorano, partecipano milioni di persone. Persone che non fanno una moltitudine, che non hanno un’unica voce, che occupano uno spazio indefinito, per almeno una parte del loro tempo. In tal senso non sono non-luoghi alla Marc Augé per intenderci, luoghi di spersonalizzazione, al contrario sono eterotopie alla Michel Foucault quali «spazi che hanno la particolare caratteristica di essere connessi a tutti gli altri spazi, ma in modo tale da sospendere, neutralizzare o invertire l&#8217;insieme dei rapporti che essi stessi designano, riflettono o rispecchiano», luoghi vissuti come il massimo della personalizzazione, oltre i limiti di ogni ordine imposto.<span id="more-644"></span></p>
<p>Per certi aspetti Napoli può essere considerata una eterotopia per altri somiglia a Fedora, una delle <em>città invisibili</em> di Calvino, così descritta «In ogni epoca qualcuno, guardando Fedora qual era, aveva immaginato il modo di farne la città ideale, ma mentre costruiva il suo modello in miniatura già Fedora non era più la stessa di prima, e quello che fino a ieri era stato un suo possibile futuro ormai era solo un giocattolo in una sfera di vetro». Così Fedora è costituita da una città di pietra e tante città nelle sfere di vetro. «Non perché tutte ugualmente reali, ma perché tutte solo presunte. L&#8217;una racchiude ciò che è accettato come necessario mentre non lo è ancora; le altre ciò che è immaginato come possibile e un minuto dopo non lo è più».</p>
<p>Dal quel viaggio, ho portato il desiderio di lavorare con i miei studenti sulla città di Napoli.</p>
<p>Il piano di comunicazione da loro sviluppato durante il corso &#8211; ed ora pubblicato con il contributo della Facoltà &#8211; mi sembra abbia un merito specifico: quello di aver sollecitato una lettura della città &#8211; e del problema specifico della mobilità &#8211; in due differenti cornici interpretative: quella istituzionale, sulla falsariga del comportamento di un’organizzazione complessa che indaga sul contesto di intervento, decidendo modi, tempi, e strategie di intervento; e quella partecipata, che ruota intorno alla definizione del problema dalla prospettiva di studenti che aspirano ad essere presi sul serio – almeno un po’ &#8211; sia in qualità di professionisti della comunicazione che in qualità di cittadini che si riappropriano della capacità di scelta politica. Entrambi i tagli, ed il lavoro che ne è seguito, hanno richiesto quella capacità di coordinamento che manca nelle nostre pubbliche amministrazioni ed alla quale ogni inefficienza è facilmente imputabile. L’entusiasmo ed un pizzico di follia hanno fatto il resto. Ora spero davvero siano contagiosi.</p>
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		<title>Quali modelli per lo sviluppo della mobilità urbana</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jun 2010 10:29:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna De Rosa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Election Day(S)]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;evento è un&#8217;occasione per parlare di mobilità e sostenibilità. Una tavola rotonda di esperti per affrontare una delle grandi sfide del nostro millennio. Una scommessa che in primis coinvolge proprio una città come Napoli, da sempre grande cantiere per l&#8217;attuazione delle politiche di mobilità sostenibile. Un&#8217;analisi accurata che vedrà un focus di approfondimento e confronto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">L&#8217;evento è</span><span style="color: #1d1d1d;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"> un&#8217;occasione per parlare di mobilità e sostenibilità. Una tavola rotonda di esperti per affrontare una delle grandi sfide del nostro millennio. Una scommessa che in primis coinvolge proprio una città come Napoli, da sempre grande cantiere per l&#8217;attuazione delle politiche di mobilità sostenibile. Un&#8217;analisi accurata che vedrà un focus di approfondimento e confronto su come i cittadini possano contribuire allo sviluppo sociale del territorio sollecitando un dibattito aperto sul tema della mobilità. Un punto di partenza per una riflessione su metodologie innovative grazie agli interventi di docenti universitari, sociologi, urbanisti ed esperti di settore. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0;"><span style="color: #1d1d1d;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">
<a href='http://www.politicaonline.it/?attachment_id=643' title='27532_121686404536050_3612_n'><img width="150" height="95" src="http://www.politicaonline.it/wp-content/uploads/27532_121686404536050_3612_n-150x95.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="27532_121686404536050_3612_n" /></a>
</p>
<p></span></span></p>
<p>L&#8217;evento è stato organizzato dalla &#8220;Post-it Lab&#8221;, gruppo di studenti federiciani della magistrale in &#8220;Comunicazione pubblica, sociale e politica&#8221;, con la collaborazione della cattedra in &#8220;Comunicazione pubblica e istituzionale&#8221; della Prof.ssa Rosanna De Rosa.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0;"><span style="color: #1d1d1d;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">La tavola rotonda</span></span><span style="color: #1d1d1d;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"> verrà aperto dal Prof. Gianfranco Pecchinenda, Preside della Facoltà di Sociologia, seguito dalla Prof.ssa Rosanna De Rosa che introdurrà il piano di comunicazione sviluppato dalla Post It Lab e modererà la tavola rotonda.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0;"><span style="color: #1d1d1d;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Interverranno al dibattito il Prof. Aldo Loris Rossi, Docente di &#8220;Progettazione architettonica e ambientale&#8221; presso la Facoltà di Architettura; la Prof.ssa Anna Maria Zaccaria, Docente di &#8220;Pianificazione territoriale e sviluppo sostenibile&#8221; presso la Facoltà di Sociologia; Enrico Russo Presidente dell&#8217;Officina del Turismo Giovanile; l&#8217;Ing. Salvatore Iovieno, Dirigente esercizio e manutenzione CTP. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0;"><span style="color: #1d1d1d;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Sono inoltre invitati l&#8217;Ign. Antonietta Sannino, Direttore del Consorzio UnicoCampania; Stefano Mollica, Presidente Aislo; la Dott.ssa Anna Donati, Direttore Generale ACaM; Agostino Nuzzolo, Assessore alla Mobilità Urbana del Comune di Napoli. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0;"><span style="color: #1d1d1d;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Contestualmente si svolgerà l&#8217;esposizione multimediale organizzata da Post-it Lab.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0;"><span style="color: #343434;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">L&#8217;evento si avvale del patrocino della Facoltà di Sociologia dell&#8217;Università degli Studi di Napoli &#8220;Federico II&#8221; e si terrà <strong>Martedì 8 giugno 2010, dalle 11:00 alle 13:00, presso l’Aula magna della Facoltà di Sociologia – Università degli Studi di Napoli  “Federico II ” in Vico Monte di Pietà n.1, Napoli. (</strong></span></span><a href="http://www.sociologia.unina.it/"><span style="color: #0000ff;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><strong>www.sociologia.unina.it</strong></span></span></a><span style="color: #343434;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><strong>).</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0;">
<p style="margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0;"><span style="color: #1d1d1d;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Ufficio Stampa: </strong></span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0;"><span style="color: #1d1d1d;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Dario Russo                 349.77.84.036, e-mail: </strong></span></span></span><a href="mailto:dariorusso85@gmail.com"><span style="color: #1038a3;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>dariorusso85@gmail.com</strong></span></span></span></span></a><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="color: #343434;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Ilaria Carannante </strong></span></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong> 333.44.23.352</strong></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">, </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>e-mail</strong></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">: </span></span><a href="mailto:ilariacarannante87@gmail.com"><span style="color: #1038a3;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>ilariacarannante87@gmail.com</strong></span></span></span></span></a></p>
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		<title>Sulla legge Bavaglio il parlamento scricchiola</title>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 08:01:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna De Rosa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Ed è ora di sostenere la protesta senza se e senza ma. E di guardare oltre la punta del proprio naso. Nessun indugio dunque nell&#8217;aderire ad una protesta contro una legge che mina alla base le fondamenta della nostra democrazia. Perché ogni attentato alla libertà di informazione si configura sempre come una minaccia ai nostri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ed è ora di sostenere la protesta senza se e senza ma. E di guardare oltre la punta del proprio naso. Nessun indugio dunque nell&#8217;aderire ad una protesta contro una legge che mina alla base le fondamenta della nostra democrazia. Perché ogni attentato alla libertà di informazione si configura sempre come una minaccia ai nostri diritti civili e dunque un limite all&#8217;esercizio dei nostri diritti politici. Senza libertà di informazione, non c&#8217;è scelta elettorale consapevole. Non c&#8217;è sfera pubblica né opinione pubblica che si rispetti ma solo un enorme spazio aperto alla disinformazione ed alla manipolazione. Io voglio essere informata.</p>
<p><a href="http://www.valigiablu.it"><img class="size-full wp-image-640 alignnone" title="valigiablu" src="http://www.politicaonline.it/wp-content/uploads/valigiablu2.jpg" alt="valigiablu" width="200" height="142" /></a></p>
<p>Il popolo cosiddetto “delle libertà“ ha rinunciato alle sue, ma non può obbligare l&#8217;altro popolo a fare lo stesso. Inserite il logo della protesta come immagine del vostro profilo su facebook, sottoscrivete l&#8217;appello, e convincete altro a farli. Se non ora, quando?</p>
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		<title>Il sangue di una cittadina</title>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 13:52:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Ederoclite</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Apprendere che in Italia, in Campania, si possa morire per difendere il proprio salario, per far valere i propri diritti di lavoratrice, suscita estremo dolore, sconforto, rabbia.
Un avvenimento come la morte di Mariarca Terracciano mette per l’ennesima volta sul tavolo della discussione la crescente degenerazione del valore della vita, del lavoro, che le istituzioni locali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Apprendere che in Italia, in Campania, si possa morire per difendere il proprio salario, per far valere i propri diritti di lavoratrice, suscita estremo dolore, sconforto, rabbia.<br />
Un avvenimento come la morte di Mariarca Terracciano mette per l’ennesima volta sul tavolo della discussione la crescente degenerazione del valore della vita, del lavoro, che le istituzioni locali e nazionali danno ai propri cittadini.<br />
In un momento in cui si litiga sull’assegnazione dell’Assessorato alla Sanità la morte di un’infermiera che non riceveva più il suo salario, e costretta a protestare prelevando il sangue ogni giorno, non è più solo l’aspetto simbolico di una protesta ma è la macabra e dolorosa diapositiva dell’attuale situazione delle istituzioni campane. Un’istantanea che non dovrebbe far provare né pena e né indignazione ma dovrebbe palesare la sconfitta di un intero assetto societario, istituzionale e civile.<br />
Mariarca Terracciano oltre che una lavoratrice era una madre di due bambini piccoli e come tale ha difeso fino alle estreme conseguenza il futuro dei suoi figli, un futuro che le spettava di diritto. Quando muore una madre per difendere i suoi bambini dall’insicurezza, dalla precarietà sociale ed economica, con essa muore tutta una società, muore tutto ciò che sostiene l’equilibrio del vivere associato.<br />
La morte della Terracciano non è dunque solo il tragico epilogo di una storia di cattiva amministrazione, la morte di Mariarca Terracciano non è la drammatica conclusione di una protesta che è sfuggita di mano.<br />
No.<br />
La morte di Mariarca Terraciano è il culmine del dissesto umano, civile e sociale che sta attraversando il nostro paese, le nostre istituzioni, la nostra regione.</p>
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		<title>La Storia Infinita</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Mar 2010 08:33:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna De Rosa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Osservatorio]]></category>

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		<description><![CDATA[I commenti post-elettorali si sprecano. Più o meno dotte riflessioni su chi ha vinto e chi ha perso,  ragioni e non-ragioni riempiono i giornali di fiumi di inchiostro. Vien voglia di demonizzare il voto e prendersela con gli italiani che sono antropologicamente cambiati, così cambiati da mettere a pane ed acqua dei bambini in un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I commenti post-elettorali si sprecano. Più o meno dotte riflessioni su chi ha vinto e chi ha perso,  ragioni e non-ragioni riempiono i giornali di fiumi di inchiostro. Vien voglia di demonizzare il voto e prendersela con gli italiani che sono antropologicamente cambiati, così cambiati da mettere a pane ed acqua dei bambini in un asilo, capaci di ridere se un terremoto sconquassa l&#8217;Abruzzo, capaci di pensare che «se l&#8217;è voluta lui» se un immigrato viene pestato a sangue, se ad un senzatetto viene dato fuoco, se una ragazzina maghrebinea viene violentata in classe dai suoi stessi compagni. E certo&#8230;chi ha detto loro di venire in Italia! Se ne stavano a casa loro questi qui!&#8230;</p>
<p>Cruciani nella sua trasmissione radio La Zanzara su radio 24 dà voce ogni sera &#8211; per ore &#8211; a questa Italia minuscola, piccola nel pensiero e gretta nelle parole: ogni sera si delinea uno spaccato di un&#8217;Italia senza visione, senza un disegno del futuro, parrocchiale, senza un&#8217;idea del mondo che vorremmo, un&#8217;Italia capace di discutere per ore sullo stipendio rubato delle maestrine (quasi tutte meridionali) che hanno tante più vacanze degli altri. Un paese che non sa, e non sapendo ritiene di dover discettare di tutto, trasformando i propri pregiudizi in opinioni. Un paese prigioniero del grande fratello e del televoto che dilaga in ogni format &#8211; dalla televisione al giornale -   trasformando ciascuno in protagonista di qualche minuscola cosa, tutta la vita in un referendum con alternative a somma zero si/no e tutta la politica in politica locale. La tv porta dentro casa la politica &#8211; rimasta una delle poche narrazioni collettive, dopo lo sport &#8211; e porta ciascuno di noi dentro la politica, compagni di merenda di illustri leader con i quali ci illudiamo di condividere onori e glorie. Le elezioni si sono trasformate in festose sagre di paese dove ogni vecchietta ed ogni macellaio ha il suo bravo mazzetto di santini politici da distribuire, non importa di che partito sia, l&#8217;importante è che sia un amico di un amico, un parente di un parente, non importa se all&#8217;occorrenza nemmeno si ricorderà di noi, l&#8217;importante è contribuire alla grande finzione, al grande fratello in cui anche noi siamo protagonisti attivi. E se il leader si fa una storia di sesso con una escort, con un trans, se ruba, corrompe, sgomita per il potere ma lo fa con carattere, convinzione, magari anche con un bel gran sorriso allora vince la puntata e non sarà per questa volta “nominato”.<span id="more-635"></span></p>
<p>Siamo così antropologicamente cambiati che gli unici a poter soddisfare la pancia del nostro paese sono i partiti populisti: la lega, il pdl, il movimento cinque stelle di Grillo, il partito di Di Pietro? O forse “popolino” siamo stati sempre e quella dei grandi partiti di massa, ideologicamente organizzati, sono stati solo una parentesi nel ciclo lungo della storia? Merito ai vincitori ed onore ai caduti, di una guerra destinata ad essere persa, sempre, se non si inverte presto e subito la rotta di questa barca-paese che ha imbarcato di tutto e che rischia di affondare, incantata dalle sirene e spinta dal vento del qualunquismo. Voglio una destra con un progetto politico, moderna e rispettosa delle istituzioni, voglio una sinistra coraggiosa, moderna e meno pressata dalla propria nomenclatura. E voglio un paese libero da questa atmosfera da <em>fin de siécle, </em>in cui tutti arraffano tutto, come se fosse l&#8217;ultimo giorno del mondo. E tale sarà, ogni giorno, se non recuperiamo il  paese al centro della nostra Storia Infinita.</p>
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