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Blogosfera: imprevedibile, varia e ‘glocale’

Revisione di un mio articolo apparso oggi su Apogeonline.com

La blogosfera ruota continuamente su se stessa. Che ne siamo coscienti o meno, proprio come il pianeta terra. Motivo per cui tutto scorre, senza soluzione di continuità e le orbite si rincorrono l’una dopo l’altra — indipendentemente da quel che accade a chi la popola, i soliti blogger. Inclusa la loro scomparsa inattesa e improvvisa, o almeno di una loro parte, dovuta a…. bé, diamo pure la colpa al generico sovraccarico che sempre più accompagna la quotidianeità odierna a cavallo tra reale e virtuale. Cos’è successo?

La settimana scorsa Dave Winer, pionere riconosciuto della blogosfera, ha chiuso il servizio di blog-hosting gratuito che gestiva da quattro anni, Weblogs.com, facendo così scomparire in un battibaleno migliaia di pagine, diari, notizie. Quella mole di materiale che, come ben sappiamo, viene amorevolmente curata e diffusa da persone in carne ed ossa. I quali, pur trattandosi di qualche goccia dell’oceano blog in espansione continua, hanno subito espresso rabbia e incredulità: “Potevi almeno avvisarci, no? Così avremmo proceduto a un rapido backup. Rivoglio i miei testi!”

Va aggiunto che Winer, a sua difesa, ha promesso la restituzione, compatibilmente con i tempi tecnici di “sbobinamento”. Aggiungendo come la decisione di staccare la spina va addebitata a una serie di motivi coincidenti: stress personale e problemi di salute, estremo sovraccarico dei server, costi in rampante ascesa e grossi problemi tecnici per l’eventuale traferimento. E considerata la reputazione acquisita in questi anni dal personaggio, non c’è da dubitare della buona fede e della sagacia operativa. Non a caso, parecchi blogger orfani lo hanno subito ringraziato per l’opera fin qui garantita, per lo spazio gratuito offerto loro.

Eppure: “Impossibile attendersi che simili servizi possano proseguire indefinitamente,” spiegano vari commenti inseriti in giro. Inutile illudersi, insomma, la “free internet” è roba del passato, se mai è esistita, e occorre aprire il portafoglio se vogliamo avere servizi affidabili, sicuri e continuati. Oppure, bisogna sottostare a un qualche tipo di contropartita in cambio, soprattutto a livello pubblicitario, tipo le caselle di posta elettronica gratis alla Yahoo o il controverso Gmail di Google, fino ai conta-visite e alle mailing list.

In altri termini: Calma, spiega Dave Winer, “qui non c’è un’azienda, ma solo una persona…e attendersi servizi di tipo aziendale… semplicemente non può essere.” E su internet ci sarà sempre chi si lamenterà, certe cose succedono: meglio accettarle, e andare avanti. Anche perché, notizia dell’ultimora, tutti i siti già presenti su Weblogs.com ora si trovano su Buzzword.com, o stanno colà traslocando. Ennesimo successo del gran lavoro di networking sociale che s’innesca rapidamente in casi simili — passata la scotta della prima delusione.

La blogosfera continua perciò a ruotare, su se stessa ma anche intorno alle vicende del mondo reale, intrecciando rapporti sempre più sostanziali con lo scenario politico, ad esempio. La convention democratica, che tra un mese a Boston incoronerà John Kerry per le presidenziali di novembre, verrà infatti seguita (e trasmessa live) anche da un pugno di blog-reporter che si apprestano a ricevere le credenziali ufficiali. La scelta tra la cinquantina di testate ora al vaglio verrà basata su “originalità, numero di lettori e professionalità del blog”, ha chiarito la portavoce della convention, Lina Garcia. Mentre insiste l’attivismo online (ma non solo) dell’ex-candidato Howard Dean, il quale in una recente intervista spiega di voler rilanciare quella ventata di partecipazione e speranza — grazie soprattutto alla nuova entità chiamata Democracy for America, soprattutto sostenendo i candidati democratici che in elezioni locali si fanno avanti per “cambiare il nostro partito, per cambiare il nostro paese.”

Una serie di articolate dinamiche che ovviamente vanno riflettendosi anche in Italia, pur se con i dovuti riaggiustamenti. Di questo ed altro si è parlato nel recente convegno della Fondazione Einaudi “Blog Ergo Sum”, con successivo report apparso su Media Quotidiano (18 giugno, Stefano Baldolini). Dove si specifica tra l’altro come i blog stiano “cambiando non solo le forme tradizionali della comunicazione politica ma anche le modalità della democrazia rappresentativa,” a partire proprio dal caso di Howard Dean e fino alle strategie di comunicazione elettorale via blog avutesi nelle recente chiamata alle urne. Inclusi “casi più strutturati come quello di Cofferati, che è partito con il giusto anticipo, quello di Soru che non è male in quanto a contenuti però è gestito da un’anonima redazione, quello del Verde Caravita (che è un blogger storico), o della Massaccesi (Alleanza popolare).” Situazioni che, secondo Antonio Sofi, responsabile del master di giornalismo online presso l’Università di Firenze, sembrerebbero testimoniare la natura “maggioritaria” del blog, il quale sarebbe perciò “legato alla persona e si inserisce benissimo nel recente processo di personalizzazione della politica. Di più. Rosanna De Rosa (Università Federico II di Napoli), ascrive il massimo della personalizzazione della politica al processo di selezione/voto delle cariche monocratiche – come appunto quella di primo cittadino (Cofferati) o di presidente della repubblica (Dominique Strauss-Kahn per la Francia) – avvertendo però che la blogosfera – ed in generale internet – non è riconducibile tout court ad una constituency e che la politica è presenza. (Gli interventi in real-audio del covengno sono reperibili integralmente su radioradicale.it).

Il dibattito, insomma, è aperto e in tal senso è importante ampliarlo ovunque e come possibile. Ecco perciò la centralità di mantenere vive esperienze come questo blog (a buon intenditor…), come pure di attivare e partecipare a eventi come quello di Genova. Il tutto potrebbe magari confluire, perché no?, in sorta di “blog convention live” in versione nostrana da tenersi la prossima primavera….

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