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Etnografie: appunti per una futura storia degli studi (3).

(Terza ed ultima parte; qui la prima e qui la seconda).

Ad esempio Slater e Mille, due ricercatori britannici, autori di una notevole ricerca sull’uso di Internet nell’isola di Trinidad (Miller e Slater, 2000), rifiutano esplicitamente la categoria di realtà virtuale, del cyberspazio come radicale separazione del mondo online da quello of line. Internet non viene considerata, dai due autori, come una struttura monolitica chiusa in se stessa, ma come una serie di possibilità, di pratiche, di software, di tecnologie utilizzati da persone reali. Miller e Slater considerano Internet e le tecnologie connesse ad essa, come un ambito specifico della cultura materiale e propongono quattro prospettive d’indagine centrate sui soggetti reali, nei termini di dinamiche che tali mezzi rendono possibile.

Eccole:

1) la prima dinamica esplora l’uso di Internet come mezzo che consente alle persone direalizzare il loro senso di chi già sono e di chi potrebbero essere in futuro;

2) la seconda indaga la relazione tra il senso di libertà associato con Internet e il desiderio rassicurante dell’ordine e delle convenzioni consolidate del mondo reale;

3) la terza dinamica esamina come le persone esplorano creativamente le tecnologie specifiche di Internet come l’e-mail, la chat e i siti web;

4) la quarta esplora le modalità attraverso cui le persone posizionano se stesse nei flussi globali dell’informazione e dell’economia;

In questo senso chiariscono cosa significa “etnografia” riferita a Internet: un approccio che vede Internet come un mezzo inserito in uno specifico luogo e che in un qualche modo può anche trasformare quel luogo (cit.: 21): “…il nostro approccio è etnografico in quanto utilizza l’immersione in casi particolari come base per generalizzare attraverso l’analisi comparativa. In un senso metodologico più stretto, un approccio etnografico è anche basato su un convolgimento a lungo termine e dalle molteplici sfaccettature con un ambiente sociale. A questo riguardo siamo relativamente conservatori nella nostra difesa dei canoni tradizionali della ricerca etnografica. Questo sembra particolarmente importante oggi, quando il termine “etnografia” è diventato in qualche modo di moda in molte discipline. In alcuni campi, come i Cultural Studies, è arrivato a significare semplicemente un allontanamento dall’analisi puramente testuale. In altri casi, l’idea dell’etnografia di Internet ha significato quasi esclusivamente lo studio delle “comunità” on-line e delle sue interrelazioni – l’etnografia del cyberspazio (Markham 1998; Paccagnella 1997” (cit. : 21).

Occorre rilevare che, forse fisiologicamente, nella fase iniziale che seguì alla popolarizzazione di Internet come nuovo straordinario mezzo di comunicazione, il cyberspazio è stato enfatizzato come spazio autonomo, come ambiente sociale a sé, slegato dai contesti e dalle modalità sociali off-line in cui è effettivamente utilizzato.

Un ultimo esempio interessante di questo approccio è quello di una delle guru della prima ora del cyberspazio Allucquere Rosanne Stone, eccentrica fondatrice dell’Advanced Communication Technology Lab dell’università del Texas, che nei campi sociali virtuali individua una nuova, ultima possibilità per l’antropologia :

“E’ interessante il fatto che, proprio mentre stanno scomparendo gli ultimi luoghi inaccessibili del campo antropologico del “mondo reale”, si sta aprendo un nuovo ed inatteso “campo” ; spazi incontrovertibilmente sociali in cui le persone ancora si incontrano faccia a faccia, ma con una nuova definizione sia di “incontrarsi” che di “faccia”. Questi nuovi spazi rappresentano concretamente la dissoluzione dei confini tra sociale e tecnologico, tra biologia e macchina, tra naturale ed artificiale che è parte dell’immaginario post-moderno. Essi sono parte del crescente intreccio tra uomo e macchina in nuove forme sociali che chiamo sistemi virtuali” (Stone, 1992: 91).

Oltre queste considerazioni di “campo” occorre dire che le caratteristiche della comunicazione che avviene su Internet, rendono questo terreno particolarmente interessante per il settore degli studi socio-antropologici interessati alle dinamiche culturali contemporanee (Appadurai, 2001). Nell’ambito delle discipline antropologiche l’emergere e il consolidarsi di un interesse specifico ai fenomeni della globalizzazione, della deterritorializzazione, del cosmopolitismo del traffico culturale legati al movimento volontario o necessario di un numero sempre maggiore di persone, rendono le pratiche comunicative collegate alla Rete e ai nuovi media uno degli impegni principali nell’agenda di questo settore di studi.

Riferimenti bibliografici

Appadurai, A., 2001, Modernità in polvere, Roma: Meltemi

Baym, N. K. 1995, The emergence of community in computer-mediated communication. In Jones, S. G. (ed.) CyberSociety: Computer-Mediated Communication and Community. Thousand Oaks, CA: Sage Publications, 138-163.

Bitti V., 1998, La rete riflette su se stessa. Introduzione allo studio delle cyber-culture

Clifford J., 1999 Strade. Viaggio e traduzione alla fine del secolo XX, Torino, Bollati Boringhieri.

Hakken D., 1999, Cyborgs@Cyberspace. An ethnogapher Look sto the Future, London: Routledge.

Jones, S., (ed.) 1997: Virtual Culture: Identity & Communication in Cybersociety. London: Sage Publications.

Jones, S., (ed.) 1995: CyberSociety: Computer-Mediated Communication and Community. Thousand Oaks, CA: Sage Publications.

Miller D., Slater D., 2000, The Internet . An Ethnographic Approach, Oxford: Berg.

Kapor M. and John Perry Barlow J. P., 1990, Across The Electronic Frontier, Electronic Frontier Foundation

Silver D. , 2000, Introducing Cyberculture in Web Studies: Rewiring Media Studies for the Digital Age, a cura di David Gauntlett, Oxford University Press. (http://www.com.washington.edu/rccs/intro.asp)

Stoll C., 1995, Silicon Snake Oil. Second Thoughts on the Information Highway, New York: Dubleday, Trad. it., 1996, Miracoli virtuali. Le false promesse di Internet e delle autostrade dell’informazione, Milano, Garzanti,

Stone, A.R.,1992, “Will the Real Body Please Stand Up?”, in Cyberspace: First Steps, ed. Michael Benedikt , Cambridge: MIT Press, 1991: 81-118; trad. it. 1993, Primi passi nella raltà virtuale, Padova: Edizione Muzzio.

(Terza ed ultima parte; qui la prima e qui la seconda).

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