Blog sotto tiro: Il caso Scaccia
L’11 ottobre scorso il giornalista Pino Scaccia, tornato di recente in Italia dopo un mese trascorso come inviato del TG1 in Iraq, dalle pagine di uno dei suoi numerosi blog “La Torre di Babele” ha informato i suoi lettori di essere stato denunciato a causa di un commento pubblicato da uno sconosciuto in calce ad un post riguardante un minore.
Se l’argomento era stato affrontato da Scaccia con la delicatezza e la professionalità di chi ha alle spalle trenta anni di giornalismo, tuttavia uno dei commenti apparsi dopo il post ha portato come conseguenza una denuncia per aver violato il diritto alla privacy di una bambina.
Scaccia è stato quindi convocato dall’Ordine dei Giornalisti per chiarire la faccenda e si è detto preoccupato di essere ritenuto responsabile non di ciò che ha scritto lui stesso, ma di ciò che ha scritto un estraneo. E che per questa ragione, per aver cioè ospitato un estraneo nel suo spazio, rischiava addirittura l’espulsione dall’Ordine.
In pochi giorni il “caso Scaccia” ha suscitato la solidarietà della comunità che segue con affetto “La Torre di Babele” e provocato una serie di riflessioni nella comunità Internet. La preoccupazione è stata grande perché si è rischiato di creare un precedente, secondo il quale il tenutario di un blog può essere ritenuto responsabile anche delle parole scritte da un estraneo e perciò risponderne in prima persona.
C’è stata preoccupazione riguardo un tema che al momento – sul piano legislativo – non ha una definizione certa e che presenta aspetti ambigui, soprattutto riguardo all’equiparabilità di un sito web – in questo caso un blog – ad una testata giornalistica, con quel che ne consegue sul piano delle responsabilità dei curatori e di chi ci scrive. E gli sviluppi potrebbero essere stati (e il rischio comunque rimane) paralizzanti, nel senso che non sarebbe più esistita la distinzione tra chi gestisce un mezzo di comunicazione e chi vi partecipa. E che un qualsiasi signor anonimo possa liberamente e deliberatamente diffamare dai siti web altrui senza rischiare nulla sul piano personale, anzi, addirittura danneggiando chi mette a disposizione spazi di libera discussione.
Scaccia non ha avuto alcuna responsabilità se non quella di aver dato vita tramite il suo blog ad un progetto: quello di “ospitare tutte le lingue del mondo, tutte le idee, dare voce a chiunque, così da arrivare per paradosso a una parola unica, insomma a capirsi”. Uno scrivere corale che è grande strumento per raggiungere quella verità da tutti invocata ma poi difatti ostacolata.
Fortunatamente, la faccenda si è risolta positivamente. Lo stesso giornalista ne ha informato la tribù del sul suo blog:
“E’ andato tutto benissimo. Non ho il tempo adesso per entrare nei dettagli, ma è stato facile dimostrare (con i fatti, cioè con i documenti) di non essere colpevole di niente perché la diffusione di quella vicenda legata alla minore [...] era di molto posteriore agli articoli del maggiore quotidiano della città. Ho sfondato, come si dice, una porta aperta sul fronte internet ed è quello che interessa la maggioranza, cioè tutti i bloggers.”


Claudio Simeone 
Resta il fatto che il caso potrebbe ripetersi. A Scaccia è andata bene, ma non perché è stato riconosciuto che non fosse responsabile di quanto scritto, ma perché quanto scritto era già stato riportato altrove. Il punto resta, e ogni blogger potrebbe trovarsi sotto tiro, soprattutto quelli che essendo meno conosciuti sono anche più a rischio…