Conversazione politica attraverso un murale: il September Project a Seattle
I dibattiti presidenziali si sono svolti a un mese dalle commemorazioni degli avvenimenti dell’11 settembre 2001. Le elezioni avverranno a meno di due mesi da questa stessa data. Da molti mesi a questa parte molti di noi si sono interrogati sul ruolo che la retorica relativa all’11 settembre possa avere nelle decisioni dei cittadini Americani in queste imminenti elezioni. Vivendo a Seattle, studiando e lavorando in una grande università pubblica degli Stati Uniti, ho avuto il privilegio di assistere all’ideazione di un progetto nazionale (e in parte internazionale) votato alla creazione di una conversazione pubblica e collettiva su temi quali democrazia e patriottismo: “The September Project”.
Il September Project è nato da un’idea di David Silver e Sarah Washburn. Silver, che è un professore presso il dipartimento di comunicazione dell’Università di Washington, ha pensato che fosse necessario creare una conversazione aperta a tutti, non di parte ma certamente politica, su temi pressanti all’avvicinarsi delle elezioni. Il giorno prescelto per tali eventi è stato l’11 settembre, per permettere ai cittadini e alle persone presenti di riappropriarsi dei significati associati a questa data ed esprimere la propria opinione.
Nel 2002 George W. Bush ha dichiarato l’11 Settembre “Patriot Day”. Nella dichiarazione sul sito della Casa Bianca, il presidente degli Stati Uniti invita i cittadini degli Stati Uniti a “osservare questa data con cerimonie e attività appropriate”. Nella stessa dichiarazione, Bush descrive gli Americani come un popolo il cui principale scopo è “il trionfo della libertà e della democrazia sul male e la tirannia”. Loda poi più volte gli sforzi intrapresi dalle forze armate nella lotta al terrorismo “in Afghanistan e altrove” (sic).
L’amministrazione Bush si è fatta portatrice della retorica militarista che ben conosciamo attraverso i maggiori news outlets europei e americani. I recenti dibattiti presidenziali hanno mostrato una profusione di tali elementi retorici da entrambe le parti. Più volte abbiamo sentito Bush ripetere che bisogna perseverare nell’offensiva in Medio Oriente e, nonostante l’approccio notevolmente più sofisticato e complesso in materia di relazioni internazionali, lo stesso John Kerry non ha risparmiato sull’uso di verbi quali “hunt” and “kill” nel riferirsi alla lotta contro il terrorismo.
L’11 Settembre 2004 migliaia di persone hanno partecipato alle attività organizzate da circa 500 biblioteche in 50 stati americani nel contesto del September Project. Biblioteche e organizzazioni situate in altri 7 paesi (fra cui Spagna, Olanda e Svizzera) hanno aderito al progetto con dibattiti ed eventi aperti al pubblico.
I temi, le opinioni e i sentimenti emersi durante la maggior parte di questi eventi sono molto diversi da ciò che siamo abituati a vedere sui media.
A Seattle, città di origine del progetto, la nuova biblioteca centrale ha offerto una giornata di documentari, poesia, discussione ed espressione. Un gruppo di artisti e volontari, inclusa chi scrive, ha allestito un murale sull’ampio marciapiede della biblioteca. Il murale, composto da quattro pannelli con colori di sfondo e temi diversi (rosso/America, bianco/patriottismo, blu/guerra e pace, nero/11 settembre) è stato dipinto dagli avventori della biblioteca e dai passanti che hanno voluto soffermarsi e prendere in mano tempera e pennello.
Ogni pannello era accompagnato da una lista di domande di riflessione, come ad esempio: “È necessario essere cittadini per essere patrioti? È necessario essere patrioti per essere cittadini?” oppure “Cosa ti piace dell’America? Cosa potrebbe migliorare l’America?”. E i partecipanti hanno dato risposte quali: “Perché ci odiano? Perché siamo odiabili?” e “La guerra produce la pace? No!”. Alcuni partecipanti hanno usato il mezzo espressivo del murale in maniera originale ed esperta. Una ragazza in jeans e scarpe da ginnastica ha dipinto a grandi lettere la frase “Orgogliosa di essere una cittadina americana” sul pannello bianco relativo al tema del patriottismo. La stessa ragazza ha poi però apposto una grossa “X” rossa sulla parola “americana” per sostituirla con la parola “mondo”: “Orgogliosa di essere una cittadina del mondo”. Altri hanno approfittato del murale per instaurare un dialogo a colpi di pennellate. Una madre e il suo bambino hanno dipinto una bandiera americana sulla quale un altro avventore ha apposto l’imperativo “Vote!”. Qualcun altro ha espresso un altro imperativo sul pannello rosso dal tema “America”: “Vota Yale per la carica di presidente”. Questa volta con l’amara ironia di chi non può non notare una certa somiglianza fra i due candidati.Nel corso dello sviluppo del murale, abbiamo notato non solo le forti opinioni liberali di molti partecipanti, ma anche il cambiamento di opinione di alcuni avventori. La donna nella foto si e’ avvicinata al murale protestando per l’inadeguatezza di certi commenti, e dell’iniziativa in generale, in un giorno di commemorazione degli eroi dell’11 settembre e di celebrazione del patriottismo dei soldati americani in Medio Oriente. La signora si è poi soffermata a parlare con i volontari, delle sue ragioni per protestare ma anche del figlio che al momento si trova in Afghanistan come soldato di prima linea. Infine, piangendo, si è chinata sul pannello bianco e ha dipinto lentamente questa frase: “Ti voglio bene John Armstrong. Esercito americano, ferma la guerra”. Tutte le attività legate al September Project sono state affiancate alla registrazione dei cittadini per votare nelle prossime elezioni. È possibile vedere altre foto dell’evento qui descritto su questo sito: .
I direttori del September Project, Silver e Washburn, sono ora impegnati in un altro progetto strettamente legato alle elezioni presidenziali. Il progetto si chiama “The Day Before” e consiste in una serie di eventi che avranno luogo il giorno prima delle elezioni (1 Novembre) nella “Red Square” del campus della University of Washington di Seattle. In tale occasione, gruppi studenteschi e organizzazioni dai più svariati orientamenti (dalle associazioni omosessuali e transgender alle notoriamente più conservatrici associazioni elleniche) convergeranno nello stesso luogo per esprimere le proprie idee e dialogare sul significato delle elezioni. “The Day Before” ha dunque lo scopo di sensibilizzare e mobilitare il corpo studentesco locale al fine di aumentare, fra le nuove generazioni, la partecipazione politica e la conversazione pubblica in materia di elezioni. Dimostrando che il dialogo è sempre possibile.


Giorgia Aiello 
