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Lettera aperta ad Antonio Bassolino

Caro Antonio

Ti scrivo sull’onda dell’emozione. Tre mie cari sono appena scomparsi sommersi da un’onda di fango. Tu ci sei stato oggi sui luoghi della frana, ed hai potuto vedere con i tuoi occhi quale desolazione ha lasciato. Ieri al primo boato ho raccolto la mia bambina e sono fuggita via. Ho sempre sentito la montagna – quella montagna – come una minaccia incombente nonostante i suoi bei terrazzamenti coltivati ad aranceto, e l’intenso profumo di fiori di limone che in primavera scendeva verso le case. Ho sempre guardato con sospetto i canali dell’acqua ostruiti dall’immondizia e quella immensa, immonda cava proprio al centro della catena montuosa che non smetteva mai di macinare ghiaia e di aprire nuovi varchi di scavo.

Tu l’hai vista vero la strada che serpeggia sul monte costruita per il comodo delle macchine di scavo, e che taglia il manto boschivo proprio come una cicatrice, mettendo a nudo il bianco della roccia tanto ambita?

Tu li hai visti vero i parenti e gli amici scavare con tutto quanto fosse possibile, senza fermarsi mai, con il viso rigato di lacrime e di pioggia, per ore, ore.
Quella è gente che ama, ha amato tanto la propria terra, il monte come lo chiamano qui, si sono adattati a vivere nel suo lato oscuro, hanno scelto di vedere il sole solo per metà dell’anno, per dedizione, per storia, perché non c’era null’altro da scegliere. Mattia e Rosa hanno curato quella terra per tutta la loro vita, palmo a palmo, tirando su una famiglia numerosa di figli e nipotini, palmo a palmo, l’hanno coltivata ed abbellita, palmo a palmo. Di quella terra ne conoscevano la consistenza e l’insidia. Un’insidia però che è cresciuta con quella strada e quella cava, con quell’atteggiamento irresponsabile dei permessini a fare, o meglio a disfare i nostri beni ambientali.
Antonio, fino a quando? fin dove?
Con la mia bambina sono scappata a Cava de Tirreni e per strada c’era un diluvio di acqua. Per un attimo avevo pensato di potermi sentire più sicura a casa dei miei genitori. Sai, si scappa sempre da loro quando si ha paura. Chissà ora dove scapperanno i tanti figli e nipotini di Mattia e Rosa, dove troveranno sicuro riparo i cagnolini che tanti padroni bastardi abbandonano sul monte, come quello che aveva trovato riparo nel camino della loro casa ed è scampato alla tragedia.

Caro Antonio, la gente è stanca e disillusa. Il loro cuore, il loro animo, si sta geneticamente modificando: la speranza non fa più parte dei sentimenti umani. Tutto scende giù fluido come il fango portandosi via ogni volontà di partecipazione, ogni volontà di credere ad un mondo migliore e ad un futuro possibile. La gente si sta davvero convincendo che il potere può tutto, nel bene come nel male. E’ dunque al tuo potere che voglio ora parlare: non lasciare che questa strage resti impunita. Non lasciare che questo dolore scivoli giù nelle gole arse di fango e polvere di tutti i parenti delle vittime.
Caro Antonio, ce lo devi. Perchè un cuore arido è un cuore che non vota, un cuore che ha smesso di scegliere. Per sempre.

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5 commenti

  1. Tommaso scrive:

    Appare incredibile che attualmente possano accadere ancora situazioni del genere. E’ paradossale che dopo catastofi come quella di Sarno altre popolazioni vivano ancora in un perenne stato di paura e angoscia. E’ vergognoso affontare cose del genere solo dopo che il dramma sia stato vissuto.

  2. vale scrive:

    è inaccettabile che la capacità di tollerare del cittadino e il suo tentativo di impegnarsi in prima persona nel suo piccolo per gestire la propria vita, comprendendo le difficoltà e la solitudine in cui vivono anche le amministrazioni (oltre ai cittadini) del meridione, diventi l’alibi per un’assenza… che da mala-amministrazione si trasforma in concorso in omicidio..

  3. CLS scrive:

    Caro Tommaso, sono tragedie che purtroppo si verificheranno di nuovo. Anche qui a Cervinara, 6 anni fa una frana si è portata via 6 persone e ha cancellato un’intera frazione nella zona alta del paese. Al funerale dei sei scomparsi c’era anche Bassolino, certo non era ancora governatore, ma era in prima fila, listato a lutto come gli altri politici.

    Dopo sei anni non è cambiato nulla, le macerie sono ancora lì, come uno spettrale monumento dell’inettitudine dell’amministrazione, sia comunale che regionale.

    L’unico cambiamento anzi, è stata la contrassegnazione dell’intero paese come zona rossa, vale a dire che non è possibile né costruire ex-novo, né modificare le strutture esistenti, anche lì dove non c’è nessun rischio.
    Fra qualche mese si vota per rinnovare il consiglio comunale e per inciso già l’argomento compare nei programmi elettorali e nei discorsi dei candidati come uno dei punti forti.
    Al cittadino non resta altro che la rabbia, la perdita dei propri cari e le chiacchiere di chi va ai funerali per fare voti.

    Scusatemi per lo ’sfogo’, ma fa veramente male vedere che il passato si ripete, ancora tragicamente. E che, anche volendo sperare che si possa avere la possibilità di vivere da cristiani, senza montagne che ti cadono addosso, all’orizzonte non si riesce ad intravedere nessun segno che indichi il contrario.

  4. Francesco scrive:

    Esprimo profonda solidarietà per quel che è accaduto.
    Francesco

  5. giovanni antonio scrive:

    Bisogna saper scegliere i politici! Bisogna saper capire se sono capaci e competenti. I miracoli non sono richiesti ma è richiesto solo lavoro e capacità ripeto.
    Sulle partecipazioni ai funerali vorrei dire che possono col carico emozionale spingere verso l’impegno e l’interssamento alle tragedie ed ai dissesti.
    Il poter fare qualcosa deve partire dal volerla fare seguita dal volerla fare.
    Mi unisco alla vostra solidarietà.

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