Uruguay: la prima s/volta a sinistra
Dal giorno della sua indipendenza (15 agosto 1825) l’Uruguay non aveva mai avuto un governo guidato dal centro-sinistra. Almeno fino a qualche giorno fa, quando il 2 marzo, Tabarè Vazquez è stato proclamato presidente del governo. Tabaré, come è meglio conosciuto nel Paese, rappresenta la forza politica del Frente Amplio, che sventola i colori della bandiera rossa, azzurra e bianca (la coalizione di sinistra) ed è riuscito ad imporsi all’egemonia che avevano instaurato gli altri due partiti tradizionali, il Blanco e il Colorado, sbocciati due secoli fa per promuovere l’indipendenza del popolo uruguaiano dalla dominazione spagnola e portoghese. Nati inizialmente come movimenti, all’inizio del ventesimo secolo si trasformarono in partiti di rappresentanza del gruppo conservatore (Blanco) e del gruppo con posizioni più progressiste (i Colorati). Dopo centottant’anni di vita dello Stato uruguaiano, è dunque la prima volta che la sinistra prende le redini del potere.
Tabarè, 65 anni, oncologo, è stato portato in trionfo con una grande cerimonia in cui erano invitati i rappresentanti di 130 Paesi di tutti il mondo. Grazie al nuovo governo di sinistra, la speranza è quella di uscire dalla crisi in cui il Paese versa dal luglio-agosto del 2002, contagiato e trascinato dal crack finanziario argentino, che provocò un forte risentimento sociale degenerato in proteste e assalti ai supermercati.
La prima misura che il nuovo governo metterà in atto sarà la riapertura dei rapporti diplomatici con Cuba, dopo che si erano bruscamente interrotti durante l’amministrazione di Jorge Battle, il presidente uscente.
Nei programmi del nuovo primo ministro è stato annunciato l’entrata in vigore del “Piano di Attenzione di Emergenza Sociale” per far fronte alle difficoltà di un Paese con un tasso di disoccupazione vicino al 40%, il debito pubblico al 90% del Pil e con il 25% dei 3,3 milioni di uruguaiani che vivono in una situazione di povertà.
Il rilancio economico si fonderà inoltre sui buoni rapporti tra Uruguay e Venezuela, che hanno portato alla firma con il presidente Hugo Chàvez della “Dichiarazione di Montevideo”, che prevede un programma di cooperazione energetica con il quale il Governo di Caracas fornirà petrolio all’Uruguay, finanziato con crediti agevolati.
Durante il suo mandato Tabarè potrà contare sull’appoggio del presidente del Senato e del Congresso, rispettivamente guidati da José Mugica e Nora Castro, due ex guerriglieri Tupamaros, movimento di sinistra con impostazione anarchica, che si sviluppò alla fine degli anni ’60 sull’onda della crisi finanziaria e del malcontento generale che sfociò in movimenti di guerriglia urbana. Come alcuni ricorderanno, furono anni duri per quel Paese, che visse tra l’altro anche il golpe militare del 1973, rendendolo famoso per le tristi vicende politiche. Nel 1984, due milioni di cittadini andarono alle urne e misero fine a undici anni di regime militare con l’elezione del presidente Julio María Sanguinetti.
Ora con la scelta di Tabarè gli uruguaiani sperano di uscire una volta per tutte dalla crisi economica e raggiungere una maggiore stabilità politica.


Filippo Ghialamberti 