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La Spagna ricorda, in silenzio, l’11 Marzo 2004

Un anno dopo l’undici marzo 2004, il giorno della matanza alla stazione di Madrid, Atocha, la Spagna si appresta a ricordare le 192 persone che hanno perso la vita per mano del terrorismo internazionale. Un anno dopo il dolore è ancora forte, e non potrebbe essere diversamente. La decina di bombe saltate in aria ha stroncato la vita di studenti, lavoratori, viaggiatori che in quella maledetta mattina si trovavano sui treni o nella stazione della capitale.
Vittime innocenti di un attentato che ha messo in evidenza come anche l’Europa sia vulnerabile e come Al Qaida sia in grado di influire in qualche modo sulla politica dell’occidente. Infatti, pochi giorni dopo l’attentato la Spagna era chiamata alle urne per le elezioni politiche ed il risultato fu un netto cambio di governo, con il passaggio del potere dai partiti di centrodestra alle forze di centrosinistra. Tra l’altro, uno degli errori commessi dal governo di Aznar fu quello di non riconoscere la firma del terrorismo internazionale, addossando tutte le colpe all’Eta, il movimento separatista basco. Ma oggi l’invito è quello di ricordare in silenzio l’attentato più doloroso che l’Europa abbia mai subìto.

Durante tutta la settimana precedente la ricorrenza, i mass media ricordano la matanza: i giornali riattualizzano la vicenda in vari articoli, con interviste ai feriti e ai familiari delle vittime, mentre i canali televisivi riprendono il discorso con altri servizi e reportage. TeleCinco, ad esempio, ha mandato in onda un servizio esclusivo centrato sull’intervista all’artificiere che nella stessa notte dell’11 marzo è riuscito a disinnescare una bomba inesplosa, contenuta in uno degli zainetti abbandonati sui treni, ripercorrendo tutti quei drammatici istanti che hanno poi permesso di recuperare il cellulare collegato all’esplosivo per risalire e infine arrestare alcuni componenti della cellula che aveva messo in atto la tragedia.

Si dice che il tempo aggiusta le cose, che aiuta, ma un anno è troppo poco e la ferita nel Paese è ancora aperta, difficile da rimarginare. I mezzi di comunicazione sono comunque abbastanza sensibili ed infatti nessuna immagine di morte o di sangue di quel giorno viene riproposta. Non si vuole speculare sul dolore e sulla disperazione. E il tema è ripreso anche dall’Associazione delle Vittime del terrorismo dell’11 Marzo, che in questi giorni ha lanciato appelli al rispetto per il primo anniversario di quel “giorno di dolore”.

“Non vogliamo metterci al centro dell’attenzione”, ha dichiarato Pilar Manjon, presidente dell’Associazione. Il miglior omaggio per le vittime e per i familiari che ancora soffrono, sarebbe quello di convertire “il fragore delle dieci bombe” che segnarono la vita di 192 persone in un momento di “silenzio, dignità e rispetto per chi non ha più la voce e per i feriti che stanno cercando di andare avanti”. Quello che costoro chiedono è “il rispetto del silenzio”, che si recuperi “l’intimità per piangere”, che politici e media “smettano di giocare” con il loro dolore — ma soprattutto che in questo giorno sia condivisa la riflessione secondo cui “nessuna idea politica o religiosa vale quanto una vita umana”.

Quando venerdì Re Juan Carlos scoprirà una lapide commemorativa nel bosco degli “Ausentos”, nel parco del Retiro di Madrid, nessun delegato parteciperà alla cerimonia di commemorazione. Un comunicato dell’Associazione delle vittime ha reso noto che non parteciperanno a nessuna cerimonia commemorativa dell’11 marzo.

Contemporaneamente il governo di Madrid — tramite il ministro degli Interni Josè Antonio Alonso — lancia proclami e tranquillizza la nazione, assicurando che una tragedia di tali dimensioni non potrà mai più accadere, né in Spagna né in Europa. Non a caso in questi dodici mesi il governo Zapatero ha rafforzato i sistemi di controllo alle frontiere, aumentato la sicurezza e stretto collaborazioni più intense con l’Unione Europea, gli Stati Uniti ed altri Stati dell’Africa Settentrionale, in particolare con il Marocco.

Nonostante queste rassicurazioni, nonostante i proclami all’unità tra i partiti, si aprono le prime crepe: la commissione d’indagine sull’11Marzo ha infatti approvato un documento che contiene raccomandazioni per appoggiare le vittime e per migliorare la sicurezza, un documento votato da tutti i partiti, con l’eccezione però del Partito Popolare (all’opposizione).

Tra la gente, non si respira comunque paura. In alcune città sono in programma manifestazioni e momenti di raccoglimento, e, come nel caso di Barcellona, sono stati annullati i concerti che erano previsti nelle piazze principali, in segno di rispetto per il dolore dei familiari di vittime e feriti. L’impressione generale è che il peggio sia passato e che un’altra tragedia di tali dimensioni non potrà più accadere. Sembra confermarlo la riunione dei giorni scorsi, a Madrid, tra i rappresentanti degli Stati democratici per trovare una replica comune al terrorismo.

Intanto l’unica risposta che vuole la Spagna in questo momento è non dimenticare — ma in silenzio.

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