Elezioni USA: repubblicani nei guai, tonfo di Arnold
I primi ritorni delle elezioni speciali statunitensi paiono dare nuova linfa alle speranze dei democratici. Questi si sono infatti aggiudicati le due tornate forse più prestigiose, quelle per il governatore in Virginia (51,5%) e New Jersey (53,5%). Rispetto alle quali, nonostante gli appelli dell’ultimo minuto diffusi finanche dal Presidente in carica, “non rimane che definire i risultati una grande sconfitta per i repubblicani e per Bush,” ha dichiarato il politologo Larry Sabato. Mentre il think tank conservatore American Enterprise Institute annuncia laconicamente che si tratta “di un periodo orrendo per i repubblicani,” riferendosi altresì al netto calo nei poll di Bush e alle polemiche del CIA-gate.
È vero però che nel rinnovo per i sindaci di alcune metropoli importanti, i repubblicani si confermano alla grande a New York City con Bloomberg (pur se la Big Apple rimane innegabilmente progressista) e a San Diego, contro le vittorie democratiche di Atlanta, Boston e Houston. Mentre appare particolarmente pesante la batosta, in termini di numeri e di immagine, subita da Mr. Schwarzenegger in California. Per spianarsi al strada alla riconferma nel voto del prossimo anno, Arnold aveva infatti gettato tutta la sua forza (anche economica, avendo devoluto alla campagna oltre 7 milioni di dollari propri) a sostegno di una serie di Proposition mirate sostanzialmente a “dare più potere al governatore,” come andavano ribadendo i suoi oppositori. Ma la “grande battaglia politica” lanciata da Arnold a gennaio contro le unions e i lavoratori ha suscitato l’opposizione di una variegata coalizione che includeva insegnanti e infermieri, politici e gente comune — uniti soprattutto nel sottolineare l’inutilità e lo sperpero di questa tornata elettorale speciale. Senza dimenticare, sottolinea stamane il maggior quotidiano di San Francisco, che perfino “i moderati hanno rifiutato l’agenda del governatore”.
Che si tratti davvero dei primi venti di cambiamento per il passaggio della staffetta nei vertici politici USA?


Bernardo Parrella 