Arriva il Citizens Service Number, il Grande Fratello “buono”
Riprendiamo da PazLab un’interessante nota di Francesca Garrisi.
L’Olanda, Paese tradizionalmente in prima linea nella difesa delle libertà individuali, ha di recente sorpreso i più lanciando un progetto stile Grande Fratello. Il Governo ha infatti annunciato che ai bambini nati a partire dal primo gennaio 2007 verrà assegnato un Citizens Service Number. Questo rappresenta una specie di numero di serie che servirà a catalogare qualsiasi informazione relativa al piccolo, dalla sua situazione familiare, ai rapporti interpersonali passando per la sua carriera scolastica. Il tutto senza dimenticare ovviamente eventuali problemi con la giustizia: per intenderci, dalle semplici segnalazioni ai reati più o meno gravi verranno passati al setaccio tutti i dati relativi al malcapitato. Questa massa enorme di informazioni sarà custodita nei computer di Stato in appositi archivi digitali. I database potranno essere consultati solo dal personale addetto al monitoraggio, il quale entrerà in azione nel caso in cui, in base ai dati personali rastrellati dagli altri organi coinvolti nel progetto, questi ultimi ipotizzino situazioni a rischio.
A tranquillizzare tutti ci ha pensato il Ministero della Sanità olandese, il quale ha tenuto a precisare che il progetto è animato da intenti pedagogici. La schedatura dei cittadini servirebbe infatti unicamente a garantire ai più piccoli tutte le attenzioni e le premure necessarie a garantire loro in futuro una vita felice. Si tratterebbe insomma di una geniale iniziativa nata per combattere la “disattenzione” ed il “disinteresse della società” con il nobile scopo di tutelare i minori di oggi evitando che diventino i criminali di domani. Iniziative ome questa suscitano inevitabilmente perplessità e timori oltre ad una serie di inquietanti interrogativi.
Primo tra tutti: è legittimo che lo Stato accentri il controllo e la gestione di un quantitativo elevatissimo di dati personali, tra l’altro estremamente eterogenei tra loro? Per non parlare poi del rischio che questi archivi vengano strumentalizzati da “controllori” nella migliore delle ipotesi poco attenti, nel peggiore dei casi totalmente incompetenti in materia o addirittura in malafede. Altro aspetto discutibile è quello legato ai criteri in base ai quali determinare chi è autorizzato e chi no ad accedere alle informazioni contenute negli archivi digitali.
E ancora un punto delicatissimo e fondamentale della questione: è possibile prevedere a priori quale sarà l’esistenza di una persona partendo da una semplice successione di dati? Così si rischia di cadere in un determinismo dagli effetti a dir poco devastanti. La libertà di scelta individuale è imprescindibile ed è inconcepibile che qualcuno voglia azzerarla con una sorta di catechizzazione preventiva delle coscienze. E poi, esiste forse una regola matematica secondo la quale un ragazzo dal rendimento scolastico non eccellente e con una situazione familiare a rischio è destinato a diventare un criminale mentre un figlio di papà sarà certamente un uomo dalla specchiata moralità? Dando un’occhiata ai fatti cronaca nera degli ultimi anni emerge una situazione ben più complicata e per i benpensanti difficile da mandar giù. Insomma le problematiche sociali sono evidentemente molto complesse ed andrebbero affrontate in modo diverso. Lo Stato farebbe bene quindi a destinare le sue risorse al potenziamento della rete dei servizi sociali ed a combattere le sacche di povertà e disagio sociale riscattando i quartieri cosiddetti a rischio. D’altra parte è assurdo che uno Stato in preda ad una sorta di delirio di onnipotenza pretenda di sottrarre alle famiglie il loro ruolo genitoriale ed alla scuola la sua funzione pedagogica.
Insomma l’idea di uno Stato che come quello olandese, si propone di seguire amorevolmente i suoi cittadini “dalla culla alla tomba” a questo punto più che una promessa potrebbe rappresentare una minaccia in un prossimo futuro e non solo per gli olandesi.


Redazionale 