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The Anticipatory Campaign: una parabola

Assumiamo per buoni i dati di sondaggio. Anzì no, assumiamo per credibile il sentimento comune, dalla fatomatica casalinga di Voghera al cosiddetto uomo del marciapiede (per par condicio). Non è difficile registrare una insopprimibile voglia di leggerezza, un indicibile desiderio di libertà dalla cappa di manipolazione, distorsione e censura che ha caratterizzato l’età di Berlusconi che – con quella della pietra – ha appunto in comune un’inenarrabile pesantezza. La società di oggi è visibilmente peggiore di quella di ieri. E non perchè io sia di sinistra, ma perchè la politica di Berlusconi ha fornito un alibi – ed una sponda – per ogni malefatta: dal falso in bilancio, alla speculazione edilizia, fino ad arrivare alla legittimazione del Far West..canna fumante alla mano e giustizia pret-a-porter. Tutto si può fare se lo fà Berlusconi, anche sbracarsi in televisione.
L’Italia onesta, che non può e non vuole più sentirsi rappresentata dall’Italia dei furbetti e dei furboni, davvero non ne può più. Ed ho ragione di credere – almeno ci spero tanto – che la prima sia ben più diffusa della seconda e abbia ancora la capacità di reclamare la dignità persa. Berlusconi sa di questo totale cambiamento d’umore. Per questo non gli bastano più i dati di sondaggio ma vuole saperne di più sulle componenti emotive e cognitive che costituiscono – o sono suscettibili di costituire – il comportamento di voto. Sa anche bene di essere il più popolare ma – in una congiuntura politica così difficile – ancora non ha individuato con quali trucchi trasformare l’acqua in vino, e moltiplicare il pane ed il pesce. Dieci anni di illusionismo e di magia pataccara alla Vanna Marchi non sono più sufficienti a conquistare l’elettorato. Allora Berlusconi cosa fa? Gioca d’anticipo, di un anticipo così ampio che rischia di non essere intercettato dagli osservatori, focalizzati come sono sulla conduzione di questa campagna.
E’ questo il punto. Credo che di questa campagna lui semplicemente se ne freghi. L’ha superata, mentalmente e strategicamente. Giocando su un terreno che la sinistra forse nemmeno ha compreso ancora com’è. Con il senso dell’eternità machiavellica che Berlusconi si porta dentro, lui fa campagna non per vincere le elezioni ma per non consentire alla sinistra di avere una maggioranza durevole in parlamento. Ha modificato in corso d’opera la legge elettorale – in maniera del tutto surrettizia – affinchè questa risultasse funzionale al suo piano. Niente maggioritario, più frammentazione quindi più ingovernabilità. Su questo terreno minato la sinistra gioca la sua partita cercando di stare attenta con chi e come si allea: via le frange estreme, si gioca un pò più al centro. Berlusconi non potendo vincere le elezioni, fa in modo che la sinistra abbia una vittoria di Pirro: una vittoria dai piedi di argilla. Costruendo un risultato ancora più diabolico: una legislatura a tempo, un pacco-bomba consegnato direttamente nelle mani di Prodi. E con il senso dell’enternità creatrice che si porta dentro, Berlusconi risorgerà…Amen.

Niente paura…è solo una parabola.

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7 commenti

  1. Evelina scrive:

    Aggiungo a questa lucida e perfetta analisi, che il Nostro ha già dichiarato che se la sinistra vincerà, sarà per brogli elettorali e che sta minando la base dell’Unione sul piano finanziario (vedi scandalo coop rosse) e religioso: si è accaparrato le simpatie del Vaticano in modo da rendere nuovamente confessionale anche la scelta politica, annullando di fatto vent’anni di storia…

  2. Francy83 scrive:

    Pienamente d’accordo con quanto asserito nella “parabola”!!!
    A volte non vedo l’ora che arrivi il giorno delle elezioni, altre invece ho quasi il timore di quello che succederà: spero che la gente si renda finalmente conto di quanto Berlusconi abbia agito in questi anni solo per i suoi interessi, con leggi fatte su misura per lui; e spero anche che la sinistra riesca a fare qulcosa di costruttivo per il Paese, possibilmente evitando i continui disaccordi al suo interno!
    Citando un famoso comico:” E’ vero forse i comici dovrebbero smetterla di parlare di politica, ma anche i politici però dovrebbero smetterla di fare i comici!”

  3. Rosanna De Rosa scrive:

    La morte di Luca Coscioni ci colpisce e ci dispiace.
    Su questo, un articolo di Filippo Ceccarelli su La Repubblica con la necessaria delicatezza e con alcune, non evitabili, considerazioni generali. Alla famiglia di Luca ed ai suoi amici, il nostro cordoglio.

  4. Bernardo Parrella scrive:

    Non fiori ma sostegno all’Associazione Luca Coscioni:
    http://www.lucacoscioni.it/

  5. inopera scrive:

    Il mio contratto di lavoro dura poco meno di una busta di latte a lunga conservazione. Ad essere ottimisti però, possiamo metterlo in frigo e magari farci un’altra settimana.

    Certo, la globalizzazione ha i suoi lati negativi, ma nel complesso è una gran cosa. Si può essere disoccupati a tempo determinato. Oggi si, domani no.
    Si può anche cambiare lavoro, evitando l’alienazione del posto fisso e poi si conoscono un sacco di nuove persone e si guadagna in tempo libero.

    Se però, tutto ciò non convince, il prossimo 9 Aprile ci sono le elezioni, dove si potrà scegliere tra la Chiesa delle Libertà oppure l’Unione di Ruini.
    Un po’ come quando doniamo l’8 per 1000, dove l’ampia scelta è tra la Chiesa Cattolica, quella religione la cui sede centrale è a Roma oppure Pizza S.Pietro 1A.

    Potremo decidere così, tra un leader di quasi 70 anni ed uno di 70. Tra una coalizione che vuole la TAV ed una che la vuole e punto.
    Tra chi vuole la guerra in Iraq e chi invece deciderà di volerla fino a che i tempi tecnici lo riterranno opportuno. Se finanziare le scuole private oppure pagare le pubbliche quanto le private.

    Cosa fondamentale, potremo scegliere tra la mobilità del lavoro od il lavoro a tempo determinato.

    Su questo punto io opterei per un contratto a minutaggio o in alternativa proporrei di sostenere l’idea del contratto a numeri dispari, con la sola esclusione del 17, tramutato per decreto legge in 16+1.

    Soprattutto, capiremo se i sondaggi americani sono più attendibili di quelli italiani e di quanto. Perchè non si è più militanti di qualche cosa, appartenenti ad una classe sociale piuttosto che ad un’altra o più semplicemente cittadini di uno Stato, no.

    Ci siamo tramutati nello share di un programma, nel 15% di un sondaggio o nel “sono molto d’accordo” di una opinione.
    Ma anche come numeri di sondaggio, c’è sempre quel 2% dei “non so – non risponde – non hanno ancora deciso” puntualmente bistrattati, non commentati, lasciati al loro destino, che ci riporta alla realtà delle minoranze non protette, non ascoltate, troppo spesso manganellate.

    In questo futuro fatto di numeri, scadenze trimestrali ed aut aut, sento sempre di più il bisogno di entrar a far parte di quel 2% della nazione e tornare a dubitare un pochino, che le troppe certezze, ultimamente, mi hanno appiattito la vita.

  6. La sua parabola, cara dott.ssa De Rosa, rischia purtroppo di diventare una “terribile realtà”. Il buon Silvio sembra aver intrapreso ancora una volta la strada giusta, anche se il suo sforzo dovrà essere triplicato perchè una buona fetta di italiani sembra essersi accorta dei danni che il suo “malgoverno” ha prodotto (volendo usare le parole di Benigni “più che acqua in vino, vino in acqua”). L’ Unione non sembra stare a guardare. Prodi continua nel suo intento di pensare solo ed esclusivamente al programma invece di “accapigliarsi” con il suo avversario (pure perchè in quanto a capelli il caro Silvio ha un notevole vantaggio visto che ha quelli di ricambio), e gli alleati del Professore, insieme alla fetta di italiani di cui sopra, sembrano aver capito che l’obiettivo primario è mandare Silvio Bonaparte a casa (o in esilio a S. Elena). Poi dopo mandiamo a casa anche Mastella…

  7. alfonso marino scrive:

    Speriamo come afferma Rosanna De Rosa che sia una parabola. Anche se la sensazione è quella di dover scegliere il meno peggio tra i due schieramenti. Il voto non è condivisione, ma chi nuoce meno alla vita di ognuno di noi. Le affermazioni di “inopera” sono condivisibili, ma oltre al dubbio, bisogna ripartire con i giornali online, le associazioni culturali, il tribunale dei malati, ……bisogna ripartire creando opportunità di confronto, dialogo. La sensazione è quella di un numero crescente di persone stanche dei soliti schemi di comunicazione e informazione, ruoli da recitare. Buon lavoro

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