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I frames di queste elezioni

Queste elezioni sono sicuramente le più atipiche elezioni italiane che a memoria d’uomo si possano ricordare.

Primo: a destra come a sinistra si fa fatica ad imporre un tema (e condizionare) l’agenda dei media. Berlusconi ha disperatamente cercato di creare un effetto di priming cercando di suggerire al corpo elettorale il criterio decisionale di scelta. Ci ha provato con l’equazione Unipol: loro sono uguali a noi, anzi peggio! ma ha sbagliato i tempi ed i modi perchè pensava che più media e più amici lo avrebbero seguito; poi ha cercato di innescare un effetto cosiddetto di winnowing: noi siamo i vincenti, lo dicono i sondaggi, inutile votare loro. Ma proprio quando si apprestava a cavalcare l’onda mediatica di ritorno, Calderoli gli ha sottratto la scena. Un capolavoro, non c’è che dire.
Prodi da parte sua ha preso ad esibire un alquanto divertente machismo politico in stile FarWest: Vi sfido tutti e tre (Casini, Fini e Berlusca) e nell’arena più scivolosa (quella di Fede); e se lui vi da cento io vi dò trecento. Ma come si può vedere da TV e Stampa, il Carderolone della lega continua ad erodere visibilità, a sinistra come a destra.

Secondo: L’agenda dei media ha imposto il tema dell’islamismo all’agenda della politica…e, nemmeno fosse l’Italia al pari degli Stati Uniti, la politica internazionale dei partiti in lizza (in loro atteggiamento verso l’Islam, e la loro capacità di ricomporre il conflitto che si è aperto) diventerà il criterio scelta. Non è un caso che Prodi come Berlusconi hanno tirato fuori dal cappello le migliori doti di diplomazia da sfoderare con la Libia.

Terzo: Berlusconi è indagato per corruzione. Questo fatto da solo potrebbe determinare qualche nuova comparsata, da parte di Fini ad esempio. Con un nuovo cambio di rotta nella percezione politica degli elettori.

Quarto: come scrissi qualche tempo fa, la logica della personalizzazione non sarà automaticamente cancellata dal ritorno al proporzionale. I mutamenti avvenuti nell’organizzazione di partito come nelle strategie di comunicazione sono troppo profondi per essere cancellati con un colpo di spugna. I partiti torneranno certo, ma non saprei dire bene quando e nemmeno come. Con buona probabilità, ci proverà per primo Pera con il suo partito di Teocons, dove immagino ha già pronto un posto di spicco per la signora Alberoni ed uno per Ferrara.

Quinto: come “Inopera” descrive con tanta efficacia narrativa (vedi commento a lato), la lotta è per conquistare gli indecisi diluendo le piattaforme elettorali: si tratta della logica del PartitoPigliatutto o di una risposta ad una più profonda richiesta di pacificazione del corpo elettorale dopo cinque anni di vita al cardiopalma?
Una volta una persona – molto simile per aspetto e carattere a Berlusca – mi rivelò che trovava il senso della sua vita solo coinvolgendo tutto il suo mondo (dai familiari ai colleghi di lavoro) in una sorta di vortice umorale. Di quel ciclone, lui era il centro, la forza centripeda, e tutto il resto leggere pagliuzze di fieno. Forse dovremmo prendere atto di questo bisogno di uscire dal vortice e trasformare questa richiesta di libertà in un messaggio.

Sesto: ad osservare dall’alto il mondo, sembrerebbe questo attraversato dagli stessi cleaveages (fratture) che a livello degli stati nazionali sembravano ormai essersi ricucite da tempo: fratture centro/periferie, nord/sud, economie industriali/economie agricole, frattura stato/chiesa, secolarizzazione/integralismo…A questo livello di osservazione ogni promessa e premessa perde senso se non si apre un serio e profondo dibattito sul sistema-mondo ed i processi di globalizzazione che lo stanno attraversando.

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