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United 93: il primo film sull’11 settembre

Crudo e realista. Scene drammatiche e tensione avvolgente. Senza pietismi o diti accusatori. Cronaca giornalistica e umanità pura. Due ore di stretta allo stomaco. Non per spiegare, né per giudicare. Piuttosto, per ricordare e partecipare. Per vivere da essere umani i drammi di altri esseri umani. Sappiamo già cosa succederà, incollati alla sedia per non dimenticare. Con una tensione che, fin da subito, si taglia col coltello. Le preghiere in arabo, l’offerta ad Allah dell’azione imminente. L’imbarco, scene e sguardi tipici di ogni aeroporto, incontri e istanti di vita che abbiamo sperimentato un po’ tutti. La storia che man mano si dipana, il volo United 93 in attesa del decollo da Boston (verso San Francisco), il sudore e la durezza sul volto dei terroristi, espressioni di ordinaria quotidianità degli ignari passeggeri.

Un’escalation che sale impietosa tra l’incredulità e la concitazione degli addetti nelle torri di controllo, nella sala del comando militare con gli ufficiali militari che urgono invano le autorizzazioni presidenziali per il decollo dei bombardieri una volta compresa la gravità dei fatti. Mentre tutto questo personale segue in diretta, in un silenzio allibito, il secondo aereo che s’infrange contro le Twin Towers, è ordinaria amministrazione sul volo 93, fino a quando uno dei terroristi va in bagno e si lega al petto una bomba artigianale (poi risultata falsa).

Da qui in poi, è una palpabile, cosciente serie di alti e bassi di disperazione a pervadere passeggeri e dirottatori. Di questi ultimi, uno solo parla inglese, ma è il pilota. Gli altri tre cercano di tenere a bada come possono i passeggeri, pur mostrandosi perfino più terrorizzati di loro. I quali invece acquistano coraggio e lucidità via via che la verità si fa strada, decisi a vendere cara la pelle, ora che il loro destino appare segnato—con le concitate telefonate dell’ultimo momento ai propri cari per dire ‘i love you’, lo stesso ‘i love you’ che all’inizio del film l’imminente terrorista-pilota, in attesa dell’imbarco, aveva sussurrato in tedesco dal cellulare. Fino all’attacco finale, concertato, eroico, umano, tragico, ma vincente: i terroristi di guardia fatti fuori, l’assalto furioso alla cabina di guida e poi tutti addosso al pilota, ormai incapace di controllare l’aereo che si abbatte a naso in giù in un’area boschiva nella Pennsylvania.

Un film atteso e dovuto, anche se non diventerà sicuramente un hit: ieri sera l’ampia sala del cinema della Bay Area era semideserta, a una settimana dal lancio ufficiale. E le recensioni non aiutano, mentre la tipica spinta pubblicitaria stavolta è inesistente. Forse anche perché non ci sono attori né produttori noti, anzi svariati addetti al traffico aereo non fanno altro che impersonare se stessi in quella tragica mattina. Né si indaga sulle vite personali di passeggeri e terroristi, o si ricorre ad altri elementi da ‘cassetta’. È così che parecchi osservatori e giornalisti lo hanno accolto con distacco, definendolo “too much, too soon”: il pubblico USA non sarebbe ancora pronto per rivivere quella tragedia, a quasi cinque anni di distanza. United 93 “è quasi impossibile da guardare… Non è come rivedere la storia del il disastro di Pompei nel 79 d.C. Quelle persone sono nostri contemporanei. Quelle persone siamo noi”—si legge in una recensione.

Eppure, proprio questa base di verità senza fronzoli lo rende un documento importante, qui e ora, intriso di onestà storica e umana, senza sbavature o inutili pietismi e demonizzazioni. Una riflessione dura e tragica, soprattutto a “ricordo e tributo all’eroismo dei passeggeri”, come annunciano i titoli di coda.

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2 commenti

  1. …potrebbe essere un bel film se solo fosse vera la storia che racconta. Non c’era nessun aereo in quel campo di Shanksville in Pennsylvania. Nessun volo United 93 si è schiantato al suolo per una ribellione dei passeggeri. Vi invito a venire sul mio sito per vedere le foto e i filmati scattati e girati a Shanksville: come dice lo stesso sindaco di quella località, “non c’era nessun aereo”!

  2. Bernardo Parrella scrive:

    le “conspiration theories” non sono certo una novita’, in ogni evento storico importante degli USA, per cui non c’e’ da sorprendersi; anzi, da tempo circola online un apposito documentario/sito che “smonta” gli eventi dell’11/9 — pur contenendo come sempre stralci di verita’, tuttavia, alla fin fine simili teorie non possono spiegare o negare certi eventi, IMHO

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