Riflessioni sul governo
Dopo le speranze pre-elettorali, disilluse da un risultato risicato e fortemente criticato; dopo la difficile nomina dei presidenti di Camera e Senato, si è finalmente concluso il difficile cammino dell’insediamento di Prodi con gli ultimi due passi importanti: l’elezione del Presidente della Repubblica e la nomina dei ministri e della squadra di Governo.
Per il primo punto mi sembra evidente che, pur essendo la scelta di Napolitano condivisibile per statura morale e appartenenza politica, la sua elezione è stato un momento fortemente critico, nel metodo innanzitutto: prima è stato fatto il suo nome vantando larghe intese, e poi è stato eletto dalla sola maggioranza, scontentando in un sol colpo metà del centro-sinistra e metà del centro-destra. Quella che sembrava una scelta incoerente, è stata politicamente, invece, una scelta vincente: è in questo frangente che la Lega ha mostrato, ancora una volta, di essere un elemento di rottura per un’alleanza che, unita dal potere, è presto vacillante nella sconfitta. Il plauso giunto da Casini per Napolitano e l’aperto dissenso di Follini mostrano che il centro della Casa delle Libertà è forse l’elemento più debole e meno convinto a formare con gli alleati storici quel “partito dei moderati” di berlusconiana intenzione (?!).
Comunque, dopo il Presidente, il governo: una squadra robusta, ma che lascia scettici perfino i commentatori e i giornalisti di sinistra. Alcune riflessioni sulla sua genesi: innanzitutto è innegabile costatare che il proporzionale impone nel nostro paese grosse coalizioni e che, in schieramenti così ampi, una volta raggiunto il Palazzo, bisogna forzatamente adeguarsi alle richieste di molte ed eterogenee forze politiche aumentando le poltrone anche al solo scopo di accontentare tutti. E’ stato quindi strumentale dichiarare in campagna elettorale la riduzione dell’organico di ministri, sottosegretari etc. (un esercito); la nuova squadra di governo è di poco meno numerosa della precedente. Prima sconfitta di Prodi: era apparsa così convincente nei dibattiti televisivi la sua critica al Governo Berlusconi affollato di ministri e sottosegretari, che non ci si aspettava di vederlo cadere proprio sullo stesso terreno. Eppure, oltre al problema degli incarichi, non è condivisibile a mio parere la critica di aver inventato ministeri inutili: quello dei giovani e dello sport – ad esempio – mi sembra un’idea innovativa e significativa in un momento storico in cui la partecipazione civica e politica dei giovani è la più bassa dalla nascita della Repubblica e in cui lo sport nazionale – il calcio – è precipitato in una crisi così profonda. E’ proprio questa crisi, che coinvolge finanche due ministri, oltre ad industriali e manager dai conti a molti zeri, a riempire le pagine dei giornali più ancora delle notizie sul nuovo governo. Superficialità mediatica? Non credo, la stampa ha ben colto che quest’inchiesta è di portata così ampia da potere avere lo stesso impatto pubblico e politico che la famosa Tangentopoli ebbe nella Prima Repubblica. Questa inchiesta segna definitivamente la fine dell’era di Berlusconi, perché scoperchia un vaso di Pandora in cui il mondo del Cavaliere appare per quello che è: una fitta rete di intrighi e potere nei tre ambiti in cui ha investito – calcio, tv, giornali. E anche se Berlusconi non è stato chiamato in causa dalle Procure – non ancora almeno – gli italiani si sono accorti, meglio di come avrebbero fatto mille dossier giornalistici – del mondo in cui gravitava il Primo Ministro, un mondo corrotto e fasullo. Un ministero dello Sport e dei Giovani assume quindi un significato emblematico per il Nuovo Governo: quello di essere portatore di valori sani e di speranze consistenti.
Tuttavia, se Prodi si è mosso per i giovani, altrettanto non si può dire per le donne: le ministre sono poche e “di facciata”; mancano alcuni nomi eccellenti, come Anna Finocchiaro o Grazia Francescato, e soprattutto, il potere economico è ancora saldamente in mano agli uomini. L’errore di Prodi è doppio perché scontenta le sue elettrici, che si considerano già deluse e illuse in speranze zapateristiche a lunghe coltivate, e fornisce argomenti ai suoi detrattori, che avevano promesso una donna vicepremier e la metà delle ministre donne, e faranno leva su questo per continuare a criticare il Governo. Se, infatti, molto è cambiato, ci sono alcune pesanti eredità dell’era Berlusconi che ci porteremo dietro ancora a lungo: prima fra tutte quest’ottica di opposizione continua per cui non si riesce a guardare serenamente al governo senza pensare a ciò che dirà o farà l’opposizione. Questa caratteristica tutta italiana è ben lontana dalla logica dell’alternanza dei paesi anglosassoni, a cui i liberali nostrani dicono di ispirarsi, ma è più simile a quella dei “contrari a priori” e dei “disturbatori a oltranza” tipica dei paesi sudamericani. La campagna elettorale permanente è divenuta, nell’anomalia italiana, addirittura asfissiante: gli oppositori non intendono assolutamente rispettare il governo della maggioranza, disconoscendolo e detraendolo in ogni suo passo. Questa pressione è alimentata soprattutto dal sistema mediatico che, ormai più che garante dell’informazione e quindi al servizio del cittadino, appare completamente funzionale al ruolo di vetrina dei potenti.
Tornando alla squadra di governo è interessante comparare le sue scelte con quelle compiute dieci anni fa, in modo da ricavare una chiave di lettura di questi anni di politica italiana: in continuità col governo del ‘96 c’è la forte caratterizzazione di tecnici politicamente orientati nella compagine governativa, composta senza l’ausilio di personalità del mondo industriale e con molte personalità accademiche. Alcune scelte appaiono inoltre fortemente in linea con quelle del passato, a dimostrazione che Prodi è portatore di un messaggio saldo e coerente: le cariche di Amato e Padoa Schioppa possono essere accomunate a quelle che furono di Ciampi e Napoletano, mentre la Bindi e Di Pietro cambiano ministero, mantenendo comunque un ruolo importante. Ci sono poi le innovazioni: l’istituzione del ministero della Famiglia, che appare una scelta coerente per chi in campagna elettorale ha più volte sottolineato l’importanza della famiglia nella vita del Paese, oppure l’incarico ad un indipendente, già docente di urbanistica, ai trasporti. Infine, le critiche più aspre che sono non le cariche, e nemmeno le persone scelte, bensì per gli abbinamenti: alcune personalità di rilievo sono poste in collocazioni governative quantomeno strane (Di Pietro alle infrastrutture su tutti), altre sono francamente inopportune (Mastella alla giustizia), oppure non immediatamente comprensibili (la Bindi alla famiglia???). Proprio la scelta della Bindi alla guida del Ministero della Famiglia, sembra a prima vista il sintomo di un grosso disagio: quello dell’Unione rispetto alla Chiesa e alla questione dei Pacs, necessari per alcuni (Verdi, Rosa nel Pugno, Rifondazione) e fortemente osteggiati da altri (Margherita in particolare), tra cui figura proprio la Bindi, una cattolica “storica” molto vicina alla Chiesa. La sua carica appare una scelta simbolica, un ripensamento verso quell’alleanza con i radicali che all’indomani del voto furono accusati di aver fatto “perdere punti all’Unione con un eccesso di laicismo” e che vengono guardati con preoccupazione da questa Unione catto-comunista di arretratezza guareschiana.
Se c’è una conferma nelle previsioni della vigilia, infatti, è quella dell’anima conservatrice della coalizione rispetto ai temi della religione e delle nuove tecnologie. Il primo, nodo politico che rende davvero instabile l’unione così come rende coesa la Casa delle Libertà; le seconde, vera lacuna culturale di una coalizione che fin dalla campagna elettorale ha mostrato insensibilità verso questi temi. Le nuove tecnologie ed internet erano stati uno dei cavalli di battaglia del precedente governo e l’istituzione di uno specifico ministero in tal senso era stata tra le iniziative che avevano meglio impressionato i cittadini (è pur vero che si sono aggiunti pochi risultati e che il Premier è parso più volte impreparato finanche sulla definizione di e-gov, ma si era notato – come dire – un interesse). Questo paese è ad un elevato livello di arretratezza tecnologica, perdendo la leadership nell’hardware, attraverso la dismissione di grandi poli tecnologici e la vendita agli stranieri di molti marchi italiani del settore, e facendo fuggire i cervelli per ciò che riguarda la ricerca sul software. Prodi dimostra di non conoscere o di aver dimenticato la lezione clintoniana per cui la modernizzazione tecnologica può essere un vero motore di sviluppo economico e culturale, oltre che il primo passo per “reinventare il governo”.
E forse, allora, anche queste riflessioni e questo augurio comunque a lavorare tanto, e bene, così come la lettera che questo blog sta scrivendo al Premier, saranno probabilmente ignorate, “colpevoli” di essere in Rete…


Evelina Bruno 
zzzz..zzzzz..zzzzzzz….E’ un governo che il giorno dopo mi sembra già vecchio….e che anche a recensirlo viene da sbadigliare…come direbbe Vasco Rossi “Dov’è questa felicità…?”
Tranquilli, ho cambiato pusher anche io…
Alcune osservazioni:
-il calcio non ha bisogno di un ministero. Alcuni personaggi hanno violato delle leggi o sono indagati per comportamenti illeciti. I giudici e non un ministero devono giudicare. L’immoralità non sta sparendo, è endemica: nessuno parla perché siamo tutti nel sistema e questo ci dà da mangiare e ci gratifica. Tutti sapevano, molti han taciuto e pochi hanno pagato. Così come per le scalate dell’estate scorsa. Ma come Fazio non ammise mai errori, con gran faccia di bronzo eufemistica, così a Moggi “hanno rubato l’anima”…povero!
Non serve un ministero apposta: serve una presa di coscienza della necessità di valori nuovi e più “sani” (non so se sia una definizione corretta). Primo valore sano? Se prometti più donne e meno ministri fallo, non farmi il ministero per i valori nello sport. I partiti hanno pensato a sè stessi, ora ci siamo noi cittadini, che tanto quel che potevamo fare lo abbiamo fatto il 9 e 10 aprile. Ora non contiamo già più o quasi.
-non è un ministero alle politiche giovanili che mi fa partecipare alla politica. Cosa fanno gli assessorati omonimi nelle città? organizzano concerti, eventi, anche corsi e manifestazioni interessanti, ma non aprono le porte della politica. Perciò se io volessi entrare a far parte di quel mondo che faccio? busso dalla Melandri e chiedo permesso? E visto che i problemi di questo paese sono anche altri, perché non fare un Ministero sui Diritti civili e sulla cittadinanza? Senza portafoglio, ma per capire come rinovare la società: donne, giovani e immigrati (buon riferimento a questi ultimi nel discorso di Prodi).
-Ministero per la Famiglia? ho votato Ulivo, non Udc. In secondo luogo credo che la famiglia sia UNO e UNO soltanto dei pilastri della società. Io sono a favore dei matrimoni gay, altro che Pacs!!!! Se devo votare per dei quaquaraquà non voto. Non vorrei accadesse.
Non è certo una bocciatura la mia. Continuo a manifestare la speranza che al di là di queste mie perplessità e al di là di tutte le perplessità questo sia un buon governo, che magari mi smentisca su tutta la linea. Magari.
Ciao a tutti
Tia
Secondo voi quanto durerà questo governo?
Per me pochissimo, Prodi verrà sostituita dal Baffetto sostenuto da Napolitano (Prodi sta sulle balle a tutti)
ciao
Non a noi.
si, preferisco Prodi al Baffo. Anche se mi scende la catena quando parla. Il governo dura finché dura. Sono divisi su troppe cose. Non da questo governo mi apsetto una politica sui diritti civili, per esempio. Vedremo.
Ciao
Il governo Prodi durerá almeno un giorno in piú della CdL.
L’UDC fa sissignore e vota come dice il capo, ma si lamenta, poi arriva la lega che vota come gli pare a loro e Calderoli oramai, predica nel deserto.
Anche prima, ma non essendo piú ministro si puó anche far finta di non sentirlo piú.
Fini ha troppe correnti al suo interno ed il partito una polveriera.
Tra un anno la CdL non ci sará piú…ma non ho capito se sará un bene od un male per la sinistra.
O meglio: per questa sinistra sará un male. Per una sinistra emancipata solo che un bene.
come ha detto Napolitano…w l’Italia, w la Repubblica.
Ed ora sotto con i progetti riformisti: iraq, costituzione, giovani e possibilmente un lungo silenzio stampa della sinistra che farebbe bene a tutti quanti !!!!
date un’occhiata nella casa del Nostro, vedi url sopra
Mica male, il Nostro…ma perchè non si rifugia lì a godersi cotanta ricchezza invece di girare per la nostra città, aizzando gli istinti populisti dei nostri concittadini?