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Dalla Coppa a Calciopoli, passando per il Referendum

E così siamo arrivati in finale: ieri sera Italia-Germania ci ha fatto rivivere la storica partita del 1970, allo Stadio Azteca di Città del Messico — stavolta però speriamo di agguantare anche la Coppa. Ma in fondo, poco importa: ci sembrava già così difficile arrivare fin qui, che questo risultato ci riempie di orgoglio, come confermano le bandiere che sventolano dai balconi di tutta Italia, e i raduni oceanici nelle piazze per condividere il piacere della partita. Lo dimostra anche il delirio registrato al termine dei quarti: bandiere, abbracci, “caroselli” la folle e travolgente esultanza per la vittoria ha contagiato tutti. Personalmente, ho festeggiato con amici sparsi per l’Italia, e anche quelli all’estero per ragioni di studio o di lavoro (“emigranti” ancora oggi), che mi chiamavano ben conoscendo la mia smania di tifosa. E dire che in questo mondiale proprio non ci credevamo, e non c’era, infatti, nessun presupposto per farlo: siamo partiti stanchi e sfiduciati con metà dei giocatori in rosa coinvolti negli scandali di Calciopoli, e un allenatore accusato di convocare in nazionale soltanto i “favoriti”, tesserati nella società del figlio. Uno scandalo tutto italiano, che mette davvero a nudo la nostra società, a mio parere, in maniera più forte ed evidente persino di Tangentopoli: quello era uno scandalo “circoscritto” che coinvolgeva quasi la totalità della classe politica, ma dimostrava anche come la parte sana del Paese volesse finalmente dire basta alla corruzione e alle “mazzette”. L’indignazione dell’opinione pubblica, il senso di vergogna per i nostri governanti, il volto provinciale di Di Pietro, che era in fondo un magistrato “qualunque”, ci fecero sognare davvero un radicale cambiamento della società italiana, che partisse dal basso e coinvolgesse tutti i settori del vivere civile. Sappiamo dopo com’è andata a finire, chi ne approfittato, quanto di marcio è seguito (molto, dalla Lega Nord a Forza Italia), quanto di buono è avvenuto (poco, dalla Costituzione dell’Ulivo alla de-fascistizzazione di An), ma tutto, purtroppo, si è risolto nelle “stanze dei bottoni”, con poche implicazioni sui nostri “mores”.

“Calciopoli” è diversa: questo scandalo si allarga a macchia d’olio tra diritti tv, e sottosegretari, passando per giocatori e vallette, presidenti ed industriali, tifoserie organizzate e dirigenze “comprate”, scommesse e gioco d’azzardo, il tutto retto dall’indagine di un magistrato raffinato e già noto come il pm Woodcock. “Calciopoli” fa tremare i “sogni” degli italiani, e fa cadere i “miti” di questa italietta da Novella 2000, in cui le veline e le letterine sono state per anni più importanti della letteratura e della “vera” informazione. Questo scandalo può realmente provocare una frattura nel modo di pensare della “gente”, e unito ad altre congiunture-politiche, economiche, culturali- può segnare quella “emancipazione sociale” che mancò negli anni ’90. So che a questo punto, i non tifosi mi diranno “sono solo partite”, considerandomi fanatica. Forse. Eppure, il 26 giugno è stato per questo Paese un giorno storico: il giorno dei “si” e dei “no”.

Il giorno dei “no”, che hanno prevalso al referendum confermativo per le modifiche alla nostra Costituzione, ma anche il giorno del “siiiiiiii” liberatorio, che ha seguito il rigore di Totti nella partita contro l’Australia, forse finora quella più difficile. In quell’urlo, io ci ho sentito davvero una Nazione, oltre a una Nazionale: perché la percentuale di voto (54%) e il risultato del referendum mi hanno inorgoglito: gli italiani hanno risposto compatti, sbaragliando le previsioni e i sondaggi, votando numerosi, e, soprattutto, senza distinzione geografica. E’ come se il referendum segnasse definitivamente la chiusura di un’era di finte proteste politiche e di vere smanie di potere, che era cominciata proprio all’indomani di Tangentopoli con la nascita della Lega Nord (1991) e di Forza Italia (1994) che subiscono entrambe un duro colpo- per la Lega forse mortale- attraverso questo risultato referendario. Infatti, in un referendum che ben poco aveva di politico, e molto di identitario, questo Paese ha risposto confermando la propria unità sociale, oltre che geografica, e dimostrando di essere una Nazione, al di là delle divisioni e delle spaccature politiche. Della Loggia diceva qualche anno fa “che l’identità nazionale è quel senso di appartenenza che sfocia talvolta in nazionalismo, senza che però le due cose siano coincidenti. (…) e “poco nazionalisti, ma privi anche di una compiuta identità nazionale, sono gli Italiani, tradizionalmente accusati di avere scarso senso dello Stato e di non avere introiettato a fondo il valore dell’unità. Se per un verso la giovane età dello Stato unitario, che non ha ancora 150 anni si è rivelata un handicap, è pur vero che la nostra storia è piena di occasioni perdute.”

Probabilmente, questo voto è la prima occasione che non abbiamo perso, dimostrando anche quanto la Costituzione sia comunque un documento importante per questo Paese, capace di rinnegare discutibilmente alcuni punti –come il rientro dei Savoia- della sua Carta, ma anche di difenderla da revisioni improvvisate. Inoltre, questo risultato è stato importante anche perché ha dimostrato che il referendum è ancora uno strumento significativo per questa Democrazia, finanche nella sua versione confermativa, mentre alcuni detrattori, argomentando circa la bassa affluenza registrata nelle ultime consultazioni, lo ritenevano uno strumento obsoleto; e che quando i referendum riguardano questioni importanti gli elettori vanno a votare, anche a dispetto di una cattiva e fraudolenta comunicazione elettorale. Credo che noi meridionali dovremmo essere grati ai nostri connazionali del settentrione: non era facile restare fermi, e non cedere alle lusinghe del centrodestra, che insisteva sull’incapacità del Sud di andare avanti senza il Nord del Paese, e nell’esigenza di avere più autonomia su alcuni temi e minore pressione fiscale. Ma i nostri “italiani del nord”, non si sono fatti incantare, e sono stati lucidi, esattamente come Totti, campione comunque, al di là della traballante forma fisica, che ha tirato il rigore più bello di tutti i tempi, incantando una nazione intera. Adesso, tocca al resto della squadra, e cioè a noi del Sud, dimostrare che meritiamo questa fiducia, cominciando dallo spendere meglio le risorse dello Stato, e nell’evitare quel sentimento di rancore verso i nostri connazionali e di cinismo verso la nostra terra.

Sarà per tutte queste ragioni, che questa volta i mondiali hanno un senso nuovo, e diverso, e che l’inno nazionale lo cantiamo con maggior trasporto, e che dopo anni di una deriva populista, che ha fatto del binomio calcio-politica una chiave di comunicazione, possiamo riappropriarci del nostro “Forza Italia”. E se in queste mie riflessioni da tifosa del Paese e della sua anima unitaria, così come del suo Calcio vero e non dopato nè truccato vi sono sembrata retorica, scusatemi: in fondo- come ha detto Rino Gattuso “non prendiamola sul serio, è solo una partita”. O no?

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5 commenti

  1. gina la vespa ha detto:

    …”Adesso, tocca al resto della squadra, e cioè a noi del Sud, dimostrare che meritiamo questa fiducia, cominciando dallo spendere meglio le risorse dello Stato, e nell’evitare quel sentimento di rancore verso i nostri connazionali e di cinismo verso la nostra terra”….
    NB: JACK FRUSCIANTE ruba vespe alla Gaioooooooola (!)

  2. Sandra ha detto:

    E brava Evelina, bello il paragone calcio/politica.. azzeccato direi.
    Speriamo davvero che ci sia una svolta, abbiamo tutti voglia di cambiare e sono queste “bordate” a poter smuovere un paese come il nostro, che di solito tende a lasciarsi andare e a dire “ma tanto così funziona”…
    Bell’articolo, continua così!!

  3. Rosanna De Rosa ha detto:

    Di partenza per il Giappone. Saluti a tutti e non divertitevi troppo senza di me
    Ros

  4. vinicio ha detto:

    carissima Evelina,
    brava, bell’articolo. Si vede che sei abituata a scrivere…
    Penso che anche tu purtroppo stai cadendo su molte superficialità.
    Premesso che il calcio non mi interessa, vorrei chiederti che cosa davvero sai del tuo citato nord. Non credo corretto dipingere il nord come quella parte d’italia egoista che vuole cambiare la costituzione solo per i propri beceri interessi.
    Se così fosse, chi ha pensato la riforma bocciata lo scorso giugno,
    (sicuramente non improvvisata, visto che è stata discussa per 4 anni ed è passata ben 6 volte al vaglio dl parlamento dove sono rappresentati cittadini del nord e del sud!) avrebbe puntato solo ad ottenere per la Lombardia, Veneto ecc le condizioni speciali che ora hanno solo Sicilia, Sudtirolo,Sardegna ecc.

    Quello chi i lungimiranti sostenitori della riforma volevano era modernizzare l’amministrazione dello stato al fine di affrontare meglio i prossimi anni in Europa ed in questo mondo sempre più globalizato che si evolve a ritmi impensabili.

    Sappiamo tutti che un’azienda, se non si rinnova e non fa continua ricerca nel giro di poco è costretta a soccombere ( pensiamo per esempio a chi, solo 10-15 anni fa vendeva macchine da scrivere cosa farebbe oggi, se non avesse avuto la capacità di aggiornarsi).

    Qualcuno ha fatto l’errore di pensare che molte altre regioni fossero pronte a “guidare la propria Canoa”, a sapersi amministrare e gestire; che fossero ormai adulte e poter camminare senza che il “genitore romano” le tenesse continuamente per mano. Pazienza!

    Qualcuno Ha fatto l’errore di pensare che ormai in italia nessuno vuole più essere soggetto di assistenzialismo. Pazienza!

    Ora permettetemi di dire che davvero mi è difficile cantare che Dio mi ha creato schiavo di roma, ed avanzare quindi il diritto di scegliermi non solo gli amici ma soprattutto i parenti.

    Lo so, adesso arriveranno commenti, insulti ed ogni sorta di denigrazione gratuita. Non repplicherò e non ci sarà da arte mia il solito botta e risposta da “asilo mariuccia”

    Cordialità a tutti
    Vinicio – Milano

  5. Evelina Bruno ha detto:

    grazie vinicio.nessun insulto.
    non so perchè ma credo di detenere in questo blog il record delle critiche quando scrivo…e non so se prenderla come un buon segno!!!in ogni caso, a me le critiche fanno piacere.non sono una columnist e quindi il mio non è un parere illuminante, nè fulminante alla michele serra: è solo un modo di dialogare e discutere, quindi bene venga il tuo intervento!
    adesso sono in partenza, vado a festeggiare al circo massimo con tutti gli altri italiani tifosi, che come ha detto anche il Presidente della Repubblica ieri sera “si sono ritrovati in una comune identità nazionale” gridando “CAMPIONI DEL MONDO”.
    a me l’inno piace, l’assistenzialismo meno, la riforma mi sembrava orribile.lo canterò contenta, stasera, pensando che noi del sud dobbiamo davvero cominciare a camminare, non da soli, nè presi per mano, ma insieme alle altre regioni di una nazione unica.
    saluti anche a te, e vieni a trovarci quando vuoi! 🙂

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