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Ai confini dell’immaginario. Governator Schwarzenegger, i tele-populisti e oltre

Gli eventi che hanno scandito i passaggi più recenti della politica occidentale, i corpi mediatici che ne hanno invaso la scena, testimoniano la fragilità delle istituzioni democratiche e mostrano quanto fallace sia la convinzione di poter separare il campo dello spettacolo da quello della politica. Il volume scava sulle sostanze ibride che si situano al confine tra i due spazi nel tentativo di delinearne le forme e anticiparne gli esiti. Il tele-populismo si presenta a tal proposito come figura-limite, emblema di un ordine in crisi e manifestazione impropria di un altro in gestazione. Schwarzenegger e tutti gli altri tele-populisti sono quindi solo l’annuncio della catastrofe e di un nuovo inizio. Abitano la soglia tra democrazia e “comunicrazia” senza poterne garantire l’avvicendamento. Altri corpi e immaginari emergono dalla trasfigurazione del politico. Così, “con la crisi della politica spettacolare, cominciamo a scorgere i monumenti della democrazia come rovine prima ancora che siano caduti”.

Autore del Libro è il nostro Vincenzo Susca, Collana Isimm, Bevivino Editore, Milano-Roma 2006 (congratulazioni Vincè!)

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6 commenti

  1. Sembra un libro molto interessante..

  2. rosario scrive:

    - L\’ennesimo omicidio nel napoletano seguito a vari episodi di violenza, criminalita\’ e microcriminalita\’ in alcuni casi effettuati con il \” quasi consenso \” dei sub-strati sociali dei bassi e dei quartieri, il tutto \” condito \” da montagne di spazzatura che continuano ad \” ornare \” strade e caseggiati. Ma vi sembra normale ? e Voi, e dunque anche io, ci arrovelliamo su concetti ai confini dell\’immaginario ? Ma scusate stiamo scherzando ? E\’ piu\’ necessario fare solo politica in internet o magari sarebbe un poco meglio farne un pochino pochino anche in strada ? La cultura dunque, per me unico baluardo a difesa della civilta\’ partenopea e meridionale in genere è cosa per pochi o sarebbe meglio per Voi tutti diffonderla anche a mo\’ di \” testimoni di geova \” senza vergogna e senza timore ? Anche la Calabria è calata nel baratro della rassegnazione ? Chi scrive non vive piu\’ al Sud ma è legato alla propria terra ed a tutto il meridione da un sorta di patto di eterna \” riconoscenza \” proprio per quella terra tanto amara quanto da amare incondizionatamente cosi\’ come la Bella amo\’ la Bestia che si trasformo\’ in un bellissimo principe. Faccio un appello affinche\’ qualcosa di concreto si possa concretizzare pensando che la \” directory \” di questo blog abbia qualche contatto con i nostri governanti regionali, provinciali e comunali e possa dunque offrire indirizzi di percorso che saranno difficili da intraprendere, che avranno bisogno di molto tempo e di sacrifici immani per piccoli risultati ma che alla lunga, ne sono certo, si potranno realizzare con l\’aiuto e la collaborazione di tutti per un obiettivo da tutti condiviso. Grazie

  3. Vincenzo scrive:

    Caro Rosario,

    accolgo con piacere la tua missiva appassionata e forse proprio per questo un po\’ – perdonami – qualunquista.
    Insomma, una comunità scientifica, come nicchia e in qualche modo espressione di una più vasta comunità sociale, è bene tenga d\’occhio i diversi livelli in cui si manifesta la società complessa. Ora, personalmente ho scelto l\’intreccio tra immaginario e politica perchè credo che in questo alveo risieda da una parte l\’emergenza di una soggettività nascente, e dall\’altro la crisi di ordine fino ad oggi dominante.

    Per quanto mi riguarda mi sono occupato anche di un altro tipo di disagio metropolitano, quello delle banlieues parigine. A dire il vero, anche in quel caso, e nonostante le reticenze e le incomprensioni del governo francese, ad essere in gioco è un immaginario e una forma di socialità che intrattengono forti rapporti di solidarietà interna, una solidità comunitaria tale da eludere le retoriche della Repubblica e ancor di più le sue pressioni politico-poliziesche. Se in Francia si comprendesse quel bacino semantico forse si riuscirebbe anche a evitare le sterili argomentazioni sull\’ \”integrazione\”.

    Quanto a Napoli, fatte le debite differenze, la messa in scena di questo crudo far west, e la corrispondenza che metti bene in luce tra esso e alcune sensibilità della vita quotidiana, testimoniano una turbolenza che anima il profondo della vita collettiva; schegge di anomia che corrodono l\’ordine decente e armonioso di ciò che è istituito. Siamo di nuovo lì: incoerenza tra piazza e palazzo. Per quanto possa apparire provocatorio, non basta limitarsi a giudicare e a condannare questi rigurgiti di violenza e di anomia, bisogna invece comprenderli nel senso più esteso del termine, nella sensibilità sociale che esprimono. Spirito del tempo.

    Ecco che torniamo di nuovo all\’immaginario. Quali sono le immagini, gli affetti, i miti e i racconti che tessono un ordine di vita così scomposto e turbolento? Perchè non si conciliano con le trame dell\’ordine istituito e con le sue strategie di civilizzazione?
    Sono forse, questi gesti escandescenti, testimonianze di una nuova barbarie? Se sì, attenzione, perchè la storia insegna che i barbari – al di là del bene e del male – sono gli agenti rigeneratori di una società che langue.

    Con buona pace degli amministratori, dei giudici e dei poliziotti, prima ancora di reprimere, di integrare e di massaggiare questa violenza distruttiva, bisogna indagarla a fondo e coglierne le sfumature, le radici, i simboli: l\’immaginario. Senza entrare in rapporto con queste sostanze, mancano i presupposti di qualsiasi comprensione, di ogni dialogo, e quindi di ogni politica che non sia calata dall\’alto in maniera tanto astratta e sradicata quanto sterile.

    Vincenzo Susca

  4. rosario scrive:

    Vincenzino carissimo, me lo posso forse permettere perche\’ pur non potendo essere tuo papa\’ , ti considero molto giovane ed io non sono vecchissimo, potrei quasi sicuramente essere tuo fratello maggiore. Innanzi tutto rimedio ad una piccola gaffe, una dimenticanza spero non grave, unendomi ad i complimenti che hai ricevuto per il libro che hai scritto e che mi ripropongo di leggere appena possibile. Vorrei chiarire che non essendo nello staff redazionale non ho proprio potuto partire da zero, dare un titolo al mio intervento, e l\’unica possibilita\’ che avevo era quella di inserirmi in un qualsiasi comento; ebbene caro vincenzino ci sei capitato tu, scusami ancora ma fra poco ti chiariro\’ alcuni punti qualificanti. Seguo questo blog, questa vostra iniziativa dall\’inizio di quest\’anno, diciamo febbraio e marzo ed ho potuto constatare la grande verve da Voi tutti espressa, ed anche dal sottoscritto un paio di volte, nel dibattito sviluppatosi prima dell\’elezioni politiche ultime scorse. Subito dopo un pochino di silenzio imbarazzante è effettivamente calato. L\’unico redazionale relativo ai fatti di dura realta\’ che mi è capitato di leggere è stato quello della redattrice De Rosa relativo alla frana di Ischia che mi pare provoco\’ forse un morto ed una situazione di serio pericolo per molte famiglie. In quell\’occasione, giustamente, si era cercato di dare un\’analisi anche storica di quel grave disagio che sistematicamente si ripresentava con sistematicita\’ nel tempo e si buttavano le basi per un ragionamento, per delle azioni da intraprendere a livello generale per fronteggiare situazioni critiche di quel livello mai affrontate con disegno e strategia risolutiva.
    Adesso ritorno a te Vincenzino bello e saro\’ breve. Ti vedrei bene girare nei vicoli dei quartieri e nei bassi con uno striscione con su scritto e con un megafono per amplificare la voce onde poter diffondere l\’ ANOMIA.
    Vincenzo tu sembri un ragazzo intelligente e sicuramente lo sei, ma finche\’ rimarrai chiuso nella tua bella torre d\’avorio sarai sicuramente un valido ed ottimo teorico ma inevitabilmente avrai l\’opportunita\’ di scontrarti con la realta\’ cruda ed amara di cui si vive un picco terribile in questi giorni nello nostro amato SUD.
    Capirai allora e ne sono sicuro che con l\’ANOMIA i problemi non si risolvono mica. Lascio a te ed a tutti gli altri ogni considerazione a tale riguardo ritenendomi gia\’ molto felice se una vera discussione e un buon vademecum di idee e progetti di fattibilita\’ si potesse attivare al fine di consegnare un seppur minimo contributo per la risoluzione di alcuni gravi problemi fra cui soprattutto, per quanto mi riguarda, la disconoscenza e il ribaltamento della feconda tradizione culturare di cui Napoli e tutto il meridione si puo\’ fregiare ma che attualmente è messa un po\’ da tutti letteralmente sotto i piedi. Statte buono. Ciao

  5. be\’, si poteva forse pensare che la politica-spettacolo partorisse altro se non monumenti? anzi, forse dovremmo esserle grati, che magari siamo in tempo ad evitare le macerie…..in ogni, pensando alle mid-term elections qui in USA a giorni, arnold e\’ stato forse l\’ultimo di questa generazione di spettacolanti da strapazzo, e sta messo male, malissimo per le elezioni di martedi\’…non che gli altri stanno poi tanto meglio, ovviamente…e pur se stavolta c\’e\’ chi riporta il più alto \”interesse generale degli ultimi decenni\” ed è prevista un\’alta percentuale di votanti — si parla sempre e soltanto di circa il 50% di quelli registrati, a loro volta poco più della metà dei 200 milioni aventi diritto, poca roba a conti fatti e ancor minore il dialogo e la partecipazione appare nel giro online, blogosfera inclusa (poi ne scrivo meglio)

  6. Vincenzo scrive:

    Per Bernardo:

    - Le tue parole confortano una sensazione: quella dell\’inevitabile carattere effimero del telepopulismo, come se esso sia insieme l\’ultima ancora del sistema democratico e al tempo stesso il suo limite. Appare quindi chiaro, subito dopo che l\’idillio tra immaginario collettivo e spettacolo politicizzato si svela nel suo carattere simulacrale, che il tele-populismo è la manifestazione impropria di una sensibilità collettiva che ancora non ha trovato la sua forma tecno-politica \”pura\”… Ma credo sia una questione di tempo.

    Per Rosario:

    - Caro Rosario, non sono offeso dal tuo tono un po\’ burloso nei miei confronti, anzi, trovo la tua franchezza un po\’ impertinente talmente sfacciata da essere sincera, in qualche modo vera.

    Se passiamo invece ai contenuti, mi dispiace contraddirti ma continuando a ragionare e riflettere sui fatti di Napoli a partire dalle superficiali griglie di lettura proposte dalle categorie politico-giornalistiche non si continuerà a far altro che ad alimentare gli stereotipi e gonfiare l\’opinione pubblica di morali astratte o peggio di discorsi senza via d\’uscita.

    Insomma almeno a noi tocca o no dar vita a riflessioni un po\’ più profonde e non schiacciate sulla cronaca? Durkheim era così COGLIONE a parlare di \”anomia\” durante i primi del \’900? Perchè oggi invece bisogna limitarsi ad ascoltare le sparate populiste di Mastella o le urla coccodrillesche della Jervolino? Io non ci sto, chiaro?

    Se dobbiamo, invece, ragionare in termini radicali, quindi a partire dalle \”radici\”, non possiamo fare a meno di parlare di \”anomia\”, violenza anomica, scisma tra politico e sociale, diaspora, turbolenza dell\’immaginario postmoderno. Ciò non significa andare in giro per la città con cartelli che riportino tali slogan (sic!), quanto piuttosto prendere atto della mancata corrispondenza tra istituzioni e società (in)civile, chiedersi il perchè e quindi agire in modo che – se è possibile, ma ho dei dubbi – o le due sfere tornino a ruotare attorno allo stesso asse, o l\’una ceda di fronte alla pressione dell\’altra. E in questo caso è la natura transpolitica della vita quotidiana a imporsi sulla scena, la sua pressione biopolitica.

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