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La cultura delle reti ed i modelli mentali del mondo

Diversi anni fa ebbi modo di assistere, e di farmi rapire, da una lecture del sociologo Luciano Gallino sui modelli del mondo applicati alla rete. Partendo dal presupposto che i modelli mentali servono a mettere ordine nella conoscenza, Gallino giudicava inadeguati i vecchi modelli e proponeva di costruirne di nuovi abbandonando l’approccio pragmatico per abbracciare quello costruttivista. Solo in questo modo avremmo cioè potuto imprimere alla rete le configurazioni desiderate. I modelli del mondo sono quindi principi costitutivi del sistema di orientamento e del sistema psichico di un individuo (l’insieme di valori, dei giudizi, delle esperienze mentali etc). Essi non sono confutabili ma – come opzioni politiche – si decide di adottarne uno. La domanda che si pone a livello cognitivo è: qual è la natura dell’oggetto rappresentato? Si tratta di una domanda che fa riferimento diretto al modello definito “della natura del mondo”. Altri modelli sono quelli delle origini della natura del mondo, delle dinamiche del mondo, del tipo di ordine che esiste nel mondo.

Nelle scienze sociali i modelli che si sono succeduti sono quelli dell’organismo, del meccanismo dell’orologio, del processo, del sistema (sono tutti modelli che rispondono alla domanda “cos’è l’entità sociale?”).

La storia della sociologia è storia del conflitto fra questi modelli. Applicati alla rete questi modelli del mondo tuttavia non servono. Non sembrano organizzare, né ordinare, né interpretare la rete: la rete non è un meccanismo, né un organismo (perché si sviluppa ad una velocità che non è data negli organismi), non è un sistema né forse un processo. Altri modelli sono stati prodotti, apparentemente euristici, ma, in realtà piuttosto inefficaci. E’ il caso del modello/metafora dell’autostrada informativa (da buttare secondo Gallino), della biblioteca universale, utile a spiegare la rete solo fino ad un certo punto, della mega-macchina del sapere che, così come una macchina che distribuisce noccioline, risponderebbe alle diverse esigenze degli individui. Altri modelli più fantasiosi sono quello della colonia di batteri in un brodo primordiale, del tessuto planetario in cui i soggetti sono nodi di informazione, della comunità di formiche, etc.
Per la ricerca epistemologica, si aprono dunque spazi di grande interesse intorno ad interrogativi in grado di riorientare la deriva della cultura delle reti:

  1. Quali sono i modelli del mondo della rete più efficaci a scopo formativo?
  2. Quali soggetti costruiscono i modelli più esplicativi?
  3. Che cosa avviene nella mente, negli stati di coscienza, nei modelli conoscitivi di chi applica modelli del mondo alla realtà della rete?

Interrogativi di non poco conto. Dai quali ne emerge un altro che, forse, a parer nostro potrebbe contenere una risposta.
Nessun modello del mondo sembrerebbe essere applicabile alla rete forse perché è la rete il modello stesso? La rete come rete di persone, di macchine, di contenuti e di linguaggi, si configura infatti come una metafora sufficientemente significante. Il modello della rete potrebbe probabilmente essere il quinto di quei metaprincipi esplicativi già visti: organicismo, meccanicismo, del processo, del sistema, della rete. In tal senso il modello della rete spiegherebbe qualcosa dell’entità della realtà sociale, piuttosto che essere spiegato.
Gli studi di Castells sulla network-society sembrerebbo andare in questa direzione anche se, fra i modelli del mondo, quello della rete non sembrerebbe avere ancora pari dignità scientifica.
Si aspettano, numerose, le smentite.

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3 commenti

  1. William ha detto:

    mi indicherebbe, per cortesia, gli estremi della lecture?
    grazie

  2. shine ha detto:

    Si tratta di una conferenza tenuta da Luciano Gallino presso l’Università di Napoli Federico II un bel pò di anni fa. Non sono più in grado di ricostruirne esattamente gli estremi

  3. william ha detto:

    grazie.

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