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E a conquistare la rossa primavera fu..

Fuori la Sinistra. C’è chi la prende come un’esortazione a ripartire e riorganizzarsi secondo vecchi schemi, (in Campania si discute già di una Cosa di bassoliniana tela, la riapertura di un laboratorio, dalle nostre parti al peggio non v’è mai fine), chi non ne piange la morte presunta, crogiolandosi nell’accettazione della sua scomparsa in Parlamento con un sentimento di liberazione dai “no”, chi chiede di salvare il soldato Bertinotti, chi dice che non va estinguendosi perché la rappresentanza non fa pari con la pancia del Paese, e quest’ultima sembra qui la migliore, poiché una sinistra in Italia c’è. In ogni caso, da qual angolo le si vuol vedere, le analisi sulla débacle della Sinistra (Arcobaleno, ma al momento la si può anche identificare con un’opzione più generica, sinistra) andate a pioggia sulla rete negli ultimi giorni, mettono in chiaro un trapasso che alcuni continuavano a celare sul retro dell’autobus: buona metà dei voti attesi per la SA sono stati conquistati dal Pd. E questo l’avviso da cui partire. A conquistar la rossa primavera fu il Pd e dove brillava (?) il Sol dell’avvenire s’interpose, determinando l’eclissi della Sinistra.

I dati di flusso sono ormai chiari, la Sinistra Arcobaleno è stata fagocitata in buona parte dal Pd, qualche spina è finita in pasto all’Idv, qualche operaio al Nord si è sentito abbandonato e ha trovato riparo nella Lega, il resto alle liste minori di sinistra e quel che avanza s’è astenuto perché non ha trovato né carne né pesce.

Ieri è stato reso pubblico un sondaggio in cui in un item si chiedeva quanto fosse stato determinante l’appello al voto utile. La questione sarebbe stata più interessante se fosse stata posta agli elettori della SA (si, a quel 3% circa su base nazionale, poco ma vero) o se fatta, renderla nota ai lettori, per farne un’analisi completa, non parziale, sulla scelta di parte dei “simpatizzanti generici di sinistra”. (Sullo slogan di campagna della SA si tornerà poi, qui è solo un gioco di parole) Ne sarebbe scaturito che chi ha votato SA pensa che altri che di norma lo avrebbero fatto si siano fatti incantare dalle sirene del voto utile al Pd, nell’illusione del si può battere Berlusconi.

E allora, se complimenti vogliamo fare al Pd, lo si può solo per aver vinto una guerra tra sconfitti, dove l’obiettivo raggiunto è stato quello di affossare la Sinistra per “perdere meno” da Berlusconi. Già, anche perché la sconfitta condivisa è mal comune..(non piace completare il proverbio)
Il Pd non può consolarsi nel dire di aver conseguito un risultato soddisfacente comparando con i dati del 2006 e qualche migliaia di voti in più e che non si sarebbe potuto fare di più (“si può fare di più”, ci prende la vena melodica, magari ad uso della Sinistra) perché, numeri alla mano, tra Camera e Senato, vi sono stati 9 punti percentuali di distacco e la Campania, storica foriera di voto progressista è l’emblema della sanzione alla classe politica dirigente di centrosinistra, che ha subito un’evidente batosta dal Pdl. So che il discorso vira subito su Bassolino ma il dato è incontrovertibile ed è ciò che conta. E non basta Piazza del Plebiscito. Viene in mente una massima di Nenni, piazze piene, urne vuote. In questo caso vuote non erano, ma riempite dal Pdl questo sì. Il successo del Pd è l’aver mangiato la SA. Yes, you can, tu chiamale se vuoi..soddisfazioni.

Che ne sarà ora della Sinistra in Italia? La domanda, semplice, assume ora i toni maestosi ed esistenziali della macropolitica. Continuerà ad esistere una Sinistra plurale, unitaria o confederata, con i suoi simboli e le sue identità o si spezzetterà in tronchetti dell’infelicità? I Verdi s’interrogano per riprendere la loro strada e “il dialogo” con il Pd. Il Pdci vuol riprendersi falce e martello. Rifondazione è nella nota fase di tutti contro tutti e Sinistra Democratica è nel guado. Scomparirà la sommatoria partitica e i colori dell’Arcobaleno torneranno a manifestarsi, ormai solo nelle piazze, in singolar tenzone? Non pensiamo che dividersi sia un nuovo errore, che può servire solo all’esistenza simbolica?

Arrivato il momento dell’autocritica per la Sinistra, si scontano i fattori interni. Il primo, è che andrebbe svecchiata la classe politica dirigente, non c’era bisogno che lo dicesse Vendola, perché chiusa nell’identificazione storico-ideologica, nella rendita della gloria del passato e nell’assenza di pragmatismo; i giovani non sembrano ancora credere nel percorso comune intrapreso dalle quattro forze che hanno costituito, un po’ disordinatamente, la lista elettorale La Sinistra l’Arcobaleno ed è questo un fattore su cui si dovrà lavorare. Arrivata (troppo) tardi in campagna elettorale, non ha saputo diffondere un’idea moderna di società, distinta dal progetto del Partito Democratico, (che si presenta con nome sempre diverso nelle campagne elettorali, sempre sotto qualche forma di mimesi in-contenitore), non ha saputo esporre le proprie posizioni, le proprie proposte, distinguendole nettamente da quelle del Pd, anzi dando credito perfino prospettico ad un’ipotesi di alleanza di centrosinistra sempre sottesa e possibile, che ha forse urtato anche i puristi e spinto in là altri voti inutili. Qualcuno ha creduto che Veltroni sia ancora di sinistra. Qualcun altro ha pensato che lo zoccolo duro comunista avrebbe garantito la permanenza in Parlamento. Non ha battuto sui temi che avrebbero potuto darle più partecipazione e attribuzione di esclusività, come la laicità, i diritti civili, i contingenti italiani nelle missioni all’estero. E’ apparsa quindi “inutile” agli occhi dell’elettore di sinistra sui generis che a tal punto è andato al Partito Democratico, non avendo trovato la differenza decisiva. La campagna elettorale della Sinistra Arcobaleno è stata quasi inesistente, affrontata con scarso impegno e debole convinzione, quasi in un patto di desistenza nei confronti dell’ascesa di Veltroni, senza accettare che ormai era avvenuta una separazione e che bisognava scendere in campo. E’ servita la mancanza di belligeranza nei confronti del Pd? Non sembra, poiché si sapeva che Veltroni avrebbe perso comunque, che il governo Prodi uscente da cui trae espressione diretta il Pd non sarebbe stato confermato. Ed ha perso anche la propria rappresentanza parlamentare. Cornuti e mazziati.

La sinistra che vuol fare “la Sinistra” dovrebbe imparare che le campagne elettorali “servono” non tanto per rinfocolare la posizione del militante duro e puro (che pure si è sentito represso perché assaporando la possibilità minime di un potere di governo durante Prodi non ha potuto esercitarlo più di tanto) ma a conquistare gli elettori indecisi, “tendenzialmente di sinistra”. Questa strategia è stata assente, e non è da poco tempo che la Sinistra non lo comprende. E non si comprende, perlomeno in un discorso riguardante il voto giovanile, che nella pratica e coscienza politica non c’è più il comunista ben distinto dal socialista, e l’ecologista tout court; sono residuati idealtipici che restano come avamposti ma non utili alla causa. Lo stesso slogan “Fai una scelta di parte” ricalca uno stile di comunicazione già visto e rivisto, che non avrebbe potuto essere attrattivo per l’elettorato quantomeno mobile ma diretto ai soli che, se avessero voluto fare questa scelta di parte, sarebbero forti di un’antica posizione identitaria, che invece si mostra minoritaria. Uno stile di comunicazione politica sobrio e introspettivo, non rivolto ad una base di persuasione potenzialmente allargata, e non competitivo con le altre forze dello scacchiere. E’ anche su questo deficit che la Sinistra dovrà lavorare, ridando agli osservatori, ai giovani, a tutti, un’idea futuribile di società, distinta in valori fusi nella società moderna. Non dovrà limitarsi all’accampamento particolaristico di ogni singola forza, destinato alla resa singolaristica ma dovrà assumere la forza di un progetto condiviso e partecipativo, non elitario né a breve termine, ma frutto di un cammino da costruire giorno dopo giorno, non per far sopravvivere un ceto ma per far vivere una nuova sinistra, riconoscibile come parte della modernità.

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12 commenti

  1. Ale ha detto:

    Fabrizio, la mia sensazione è che il primo item caro agli italiani sia il proprio portafoglio, o se vogliamo essere meno cinici la propria sicurezza economica, il lavoro. La Sinistra Arcobaleno si è incartata nei tanti splendidi e giusti temi sociali, i diritti civili, l’ambientalismo, ma ha tentennato sui precari (ha pagato di più l’irreale “assumiamo tutti i precari” di Flavia D’Angeli, candidata di Sinistra Critica), sui salari, sulle pensioni. Si è fatta paladina di battaglie che anche nella celebratissima Spagna sono arrivate dopo che i conti erano stati messi a posto. Poi è chiaro se va ripensata la classe dirigente, vanno rivisti e rilanciati i rapporti coi movimenti, e sopratutto sciolti i dubbi originali su cosa è meglio, se governare o stare sempre e comunque all’opposizione. Sospetto che molti di quei dirigenti un po’ piacioni che la sinistra si ritrova sceglierebbero sempre e comunque la seconda che ho detto.

  2. stevia ha detto:

    vediamo la società italiana nel suo complesso: circa il 50% è idealmente di destra, il 40 , sempre idealmente di sinistra, il 10 non ha ideali. c’è dunque un problema, si potrebbe conquistare quel 10% con gli strumenti della “persuasione”, ma questo non è possibile perchè siamo una società imborghesita e una grossa fetta di elettori di sinistra (circa 2/3) ha introitato tutti gli aspetti economici della società capitalistica e non pensa assolutamente di metterli in discussione. Perchè dunque, la massa’ dovrebbe votare a sinistra? nei momenti di difficoltà economica è più facile fare una scelta di destra perchè si guarda l’immediato e non in prospettiva e si evitano tout court i fastidi della riflessione. capito questo, io credo si possa ripartire da quì.

  3. Rosanna De Rosa ha detto:

    Ok diciamo pure che questo è stato il “voto utile”, nell’accezione di voto egoistico, individualista: voto per me. Diciamo pure che la sinistra non “sente” più i bisogni dei cittadini, egoisticamente: sicurezza, benessere, lassaiz faire.
    Diciamo che la sinistra – nonostante i grandi cambiamenti che l’hanno attraversata – si ostina a voler parlare ad una comunità politica (collettivamente e non individualisticamente intesa) che magari non c’è più. E per questo motivo perde le elezioni. Dov’è il problema? Ci dispiace di più che la sinistra abbia perso o che la destra abbia vinto. Se avesse vinto la sinistra – stando alle premesse – poteva voler dire una cosa sola: che avrebbe imparato a parlare il linguaggio egoistico del localismo, dell’individualismo sfrenato, del paese senza un sentire comune, del feudalesimo amorale.
    Ma la sinistra ha perso. Non rappresenta più questo paese. Se non fosse velleitario, si potrebbe dire che dovrebbe essere quest’ultimo a dispiacersi.
    L’oblio delle ideologie è un bene, quello dei valori no. Non potrei votare un partito che mi parlasse continuamente dei soldi che potrei avere in tasca senza che mi proponesse anche un’idea del paese che vorrei, che non schiacciasse la mia esistenza sul “qui ed ora”, dell’uovo oggi. Ho bisogno di sapere di poter lasciare una gallina nel futuro di mia figlia, una paese con “sentire” comune, che guarda all’europa, al mondo, che agisce nella, e crea, civiltà. Preferisco che la sinistra abbia perso purché recuperi le istanze e le energie di un nuovo umanesimo. Veltroni è la persona giusta. Il partito del nord un’insolente sciocchezza.

  4. Fabrizio ha detto:

    @ Ale: concordo con le tue sensazioni e sui fattori che determinano la scelta di voto. Durante la campagna elettorale mi sono a volte chiesto, con toni amari: “il voto è utile se utile a “loro” o utile a me e a quelli come me? Per me il voto utile è un qualcosa che tende e ha teso ad essere fuorviante, perché negli anni mi sono accorto che se è utile a loro non è utile a noi cittadini, nemmeno dal punto di vista delle nostre tasche, tanto per restare un po’ sul cinico.
    Le tematiche del precariato e dei salari, la SA se l’è lasciate sfuggire e il Pd se n’è accreditata la funzione di rappresentanza. Ad ogni modo e secondo la tendenza attuale alla semplificazione delle forze politiche esistenti , se la Sinistra diverrà più moderna potrà forse aspirare ad una partecipazione in un futuro governo altrimenti, così com’è resterà sempre all’opposizione (o extraparlamentare).

  5. Fabrizio ha detto:

    @ stevia: Penso che la percentuale di coloro senza cosiddetti ideali politici destra-sinistra sia ben più alta; si tratta di elettori fluttuanti e indecisi che secondo le puntuali analisi pre-elezioni degli studiosi, costituisce il 30% circa e che ad ogni elezione, puntualmente, fa tendere la bilancia verso la vittoria di una parte o dell’altra, (semplificando e dicotomizzando) in base al governo uscente e in base all’analisi del proprio portafoglio, come diceva Ale nel suo commento. In queste elezioni il fattore preponderante è stato ancora quello del voto sanzione e quello del “voto utile”, ma non nel senso del voto egositico.
    Inoltre, non si tratta di un “momento” di difficoltà economica; l’Italia è in declino economico e sociale da 30 anni per tante ragioni di cui non stiamo qui a discutere (in primis la questione morale, ma anche quella deriva dalla situazione economica).
    La massa ha votato a destra per sanzionare il governo uscente. Ora ci toccheranno 5 anni disgraziati di Berlusconi, che ha detto “rialzati Italia che non ho ancora finito” (di massacrarti) poi tornerà una sinistra, (sempre dicotomizzando per semplificare), poi di nuovo la destra e così via. Hai visto mai, in anni recenti, che un governo sia stato confermato? No, perché l’economia va sempre peggio. Se l’economia migliorerà, un governo potrà essere riconfermato.
    L’unico uomo politico dei governi recenti che aveva un po’ di visione in prospettiva e per questo non compresa nel valore e dunque misconosciuta è stato Romano Prodi; gli altri sono interessati al potere e alla poltrona.

  6. Fabrizio ha detto:

    @ R. De Rosa: Come scrivevo nella risposta ad Ale, comprendo la motivazione del voto egoistico, dettata dalla speranza in uno stato migliore dell’economia del proprio portafoglio. (Che migliori l’economia in toto del Paese non gliene frega a nessuno, purtroppo, tranne a Prodi) Io parlavo di voto utile secondo il refrain che ne hanno fatto le due liste più grandi, che sono riuscite nel loro intento di spartirsi la torta, in una logica del bipartitismo coatto. Non credo che per molti questo sia stato un voto utile sulla base della motivazione egoistica, cioè di cosa è meglio per sé stessi.
    Il problema? E’ molto semplice: la sinistra e i “valori” (d’accordo sull’oblio delle ideologie) che essa dovrebbe e può incarnare non sono più rappresentati in Parlamento. La laicità dello Stato, i diritti civili, delle minoranze, il riequilibrio della giustizia sociale, la redistribuzione. Che la destra abbia vinto ci dispiace, ma eravamo consapevoli e certi dell’esito. Il problema è che non c’è più la sinistra, per cui esiste adesso in Parlamento siedono quasi soltanto le forze dei partiti-contenitori. (E c’è il problema dunque del contenuto) Si pensava che la Sinistra Arcobaleno avrebbe avuto una rappresentanza, per contrastare il governo Berlusconi, insieme alle altre forze d’opposizione. Ora non resta che Di Pietro a fare da sentinella, anche per altri valori non negoziabili come la legalità, la giustizia, il pluralismo dell’informazione: in pratica, i fattori facenti democrazia.
    Veltroni è rivestito di un alone di relativa “novità”, è un buon comunicatore e per questo potrebbe sembrare la persona giusta e riceve l’entusiasmo della massa; di certo non può e non vuole rappresentare i valori della sinistra.

  7. LUCA ha detto:

    SEMBRA CHE LA SINISTRA SIA FINITA POICHE’ SONO FINITI I COMUNISTI O QUELLI CHE SI RITENGONO TALI.TRANNE I SOLITI NOSTALGICI,SEMBRA CHE IL NUOVO BAGAGLIO DI VOTI SIA DATO DAL RAGAZZO GIOVANE,CHE SEGUE I POLITICI SIMPATICI E SCHERZOSI(UNO A CASO …BERLUSCONI) E CHE NON SI FACCIA TROPPI PROBLEMI A SEGUIRNE CONCETTI DIFFICILI DA TROVARE SUI LIBRI DI TEORIA INERENTI A SCRITTORI DEL PASSATO.TUTTO PIU’ FACILE:SIMPATIA,BUONA PRESENZA E ,ANCOR MEGLIO,SE E’ PRESIDENTE DELL’AMATA SQUADRA DI CALCIO.
    P.S. A QUANDO UN COMUNISTA LEADER AL VERTICE DI UN TEAM DI CALCIO?

  8. Rosanna De Rosa ha detto:

    Illuminante l’articolo di D’Avanzo sull’homo padanus su Repubblica di quest’oggi.

  9. antonio ha detto:

    Ma è vero cio’ che ho sentito oggi e che cioe’ il nuovo governo sara’ composto all’80% da ministri del Nord e solo dal 20% da ministri del Sud ?
    Ma scusate, e se potete illuminatemi visto che io non sono un letterato, non Vi pare che a questo punto la Lega Nord si possa considerare come il cavallo di Troia della stessa coalizione ?
    Lombardia e Veneto NON sono l’Italia intera ma a quanto pare ne saranno le due teste pensanti e NON solo in seno alla nuova compagine governativa.
    Io, vivendo a Milano, mi potrei sentire abbastanza tranquillo, egoisticamente parlando, anche se concordo con la D.ssa De Rosa riguardo la visione prospettica di un futuro possibile; ma da Firenze in giu’ ?
    Tutto bene da quelle parti ?
    ( per quanto ovvio devo confessare di essere un terrone trapiantato che ama ancora la Sua terra )
    Un caro saluto ancora a tutti Voi, Ciao – Antonio – Milano

  10. Antonio Rossano ha detto:

    Continua la confusione di Veltroni e del Pd sugli obiettivi politici.

    La creazione di un PD del Nord, oltre ad essere una bislacca forma di emulazione, e come tale appare a chi la giudica, resta confinata nell’ insieme delle misure contingenti, superficiali.

    E’ probabile che la mortificazione elettorale, spinga maggiormente verso questo tipo di soluzioni, inadeguate.
    Sarebbe il caso di fermarsi un attimino a riflettere, a considerare in maniera profonda le cause, analizzare le situzioni, strutturare le strategie.
    Ad esempio l’ attuale classe dirigente del PD non può aver dimenticato di avere avuto, nel suo passato non lontano, una organizzazione politica territoriale molto, ma molto più legata al teritorio ed alla popolazione, di quanto forse non lo sia adesso la stessa Lega Nord.
    Circoli, sezioni e giornali locali erano il punto di incontro, di confronto e di raccolta delle opinioni e degli individui.
    Questo , l’ attento Berlusconi, non lo ha mai sottovalutato, tanto da mirare, tra i principali obiettivi del suo partito, ad una organizzazione territoriale capillare ed a inviare alle ultime elezioni, 2 rappresentanti di lista su ogni seggio.

    Sarebbe il caso di tornarci, tra la gente.
    Ma non solo al Nord: ne ha bisogno la Sicilia, la Campania, Roma capitale.
    C’ è bisogno, lo ripeto per l’ ennesima volta, di riportare al centro l’ uomo, nelle strategie, nella politica.
    Coinvolgere le persone, non solo per fare una campagna elttorale, ma perchè sono esse stesse l’ obiettivo della politica.
    Ritornare a discutere dei problemi, anche se non si chiamano più “liberazione della donna”, “diritti civili” ma “diritto alla giustizia”, “lavoro stabile” o “welfare”.

    La sconfitta non è stata che il PD abbia assorbito molti voti della sinistra che peraltro, come ha dichiarato Ilvo Diamanti, sono confluiti in gran parte nell’ astensionismo e nella Lega, la sconfitta principale di Veltroni è stata di non aver colto il “SUO” obiettivo principale: quel 10-15% di voti al centro, degli indecisi.

    E paensare che per quegli elettori di centro, dai tempi di Achille Occhetto ad oggi, si sono fatte tante “trasformazioni” eppure senza cogliere l’ obiettivo.

    Sono personalmente convinto che gli obiettivi non possono essere più scelti a tavolino, sulla base di un sondaggio o semplicemente perchè c’ è una fetta di indecisi da CONQUISTARE: gli obiettivi vanno individuati tornando tra la gente, discutendo, lottando.
    Non basta più un blog, come ci spiega Parrella più giù, a raccogliere le persone, i pensieri e le idee.
    E necessaria una RIFONDAZIONE, una ricostruzione.

    E’ per questo motivo che, sono convinto, anche Roma cadrà ai piedi di Berlusconi: la gente vuole credere di poter risolvere i propri problemi, di avere uno stipendio che gli consenta di crescere i propri figli e l’ unico che, vedremo poi nei fatti, almeno nelle proprie chiacchiere elettorali ha prospettato questo è stato il cavaliere.
    Egli ha incarnato e cavalcato il disagio ed il bisogno, in un momento in cui qualsiasi certezza sembra essere definitivamente crollata.

    Continua la confusione delle persone tra “comportamenti reali” e moralismo: sono convinto che gli sconfitti di questa tornata elettorale, piuttosto che una telefonata di congratulazioni al vincitore… avrebbero gradito una reazione di rabbia costruttiva, di chiamata alle armi, una assemblea generale “costituente”, una mano tesa alla Sinistra sconfitta, insomma un segnale di orgoglio ferito.
    NO. Non solo abbiamo perso, ma molto educatamente ci siamo complimentati con il vincitore, perfino del significativo margine di vittoria, senza palesare alcun disaggio, per il significativo margine della sconfitta.

    Forse le persone che hanno votato Veltroni NON VOGLIONO il partito del Nord o i complimenti a Berlusconi, vogliono qualcuno che decida di fare il Leader di un gruppo che possa rappresentarli e COMBATTERE per loro, magari anche con qualche political scorrect di grilliana memoria “VAFFA”….

  11. Danilo Di Mambro ha detto:

    A proposito di un programma di governo a favore dei più deboli e per ridare alla sinistra argomenti di confronto e proposta penso che si debba mettere in forte discussione la capacità del mercato di autoregolarsi a favore del consumatore. Non è vero! Il grande capitalismo finanziario ha fondato su questo concetto il suo successo politico e la sinistra non ha avuto il coraggio di dire che è una balla. Il mercato lasciato a se stesso tende a creare monopoli! Tant’è vero che per non esagerare e farlo risultare troppo evidente si istituiscono gli enti antitrust. Che necessità ci sarebbe se il mercato lasciato libero si autoregolamentasse da se? In quale business veramente tale c’è vera concorrenza? Energia, banche, assicurazioni, commercio strategico (alimetazione, armi), grandi opere, ecc. dov’è la libera concorrenza che dovrebbe calmierare i prezzi? Il mercato non riesce ad autoregolarsi nemmeno per la distribuzione dei generi alimentari dell’orto frutta su cui incombe ad ogni occasione l’ombra della speculazione che le autorità si affrettano come possono a tentare di contrastare. Discutiamone perchè le cose non stanno come tentano di farci credere.

    Danilo Di Mambro

  12. Fabrizio ha detto:

    @ Antonio Rossano: buona parte dei voti della Sinistra sono andati al Pd, in base al cosiddetto “voto utile” che, come analizzato da gran parte degli osservatori ed anche da Mannheimer più che da Diamanti, è stato un fattore cogente nella disfatta della SA. Certo, anche la Lega e l’astensionismo hanno contribuito. Quella è stata la vittoria, non la sconfitta, di Veltroni. Che poi avrebbe perso da Berlusconi non c’era alcun dubbio. Sono d’accordo sul fatto che non sia riuscito a conquistare tanti indecisi quanto avrebbe voluto; penso che se la campagna elettorale fosse stata prolungata, ne avrebbe conquistati di più. Ho scritto di elettori indecisi da conquistare perché questo è l’obiettivo principe di ogni campagna elettorale. So che può sembrare cinico, ma le campagne elettorali inseguono questo scopo.
    Per il resto del tuo discorso sono d’accordo su vari punti, in specie su una non sufficiente autocritica all’interno del Pd e sulla questione del territorio; mi sembra interessante e apprezzabile leggere a questo proposito il pezzo di oggi di Macaluso su “La Stampa”. Però, come scrivi tu, la gente “vuol credere” di poter risolvere i propri problemi, vuol darsi l’illusione che con Berlusconi il proprio portafoglio possa essere più ricco ed è una pia illusione. Ed a proposito di economia, oggi sembra che Air France si sia definitivamente (?) ritirata dall’offerta per Alitalia e se le cose dovessero restare così, sarebbe la prima sconfitta del governo che si va insediando, perché tra l’insider trading (turbativa di mercato) elettorale di Berlusconi e i sindacati, li hanno fatti andar via.

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