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Cercasi verginità per Alitalia

Con il primo Consiglio dei Ministri dopo la pausa estiva, Berlusconi ha ripreso la sua mission immaginifica. Tra miracoli territoriali come il sotterramento della monnezza a Napoli e fulminee emergenze nazionali create ad hoc, in questi giorni c’è stato spazio anche per decretini legge ad aziendam per la conseguente adozione della soluzione finale che andrà a staccare la spina all’Alitalia. Operazioni a cui fanno seguito dichiarazioni di risoluzione dei problemi del Paese. Sul Paese. Perché qualora non se ne avvertisse ancora piena consapevolezza e malgrado anche questo affaire la stia confermando, il Premier continua a farsi beffa degli italiani spacciandosi come promoter di interventi di successo, sulle spalle del bene comune. D’altronde il suo slogan di campagna elettorale, dalla metafora pugilistica, era stato : “Rialzati, Italia!”. Che con te non ho ancora finito.

E’ tempo di confronto tra il Governo e le sigle sindacali sulla questione degli esuberi dell’Alitalia morente previsti dal piano industriale della Nuova Alitalia. Il Presidente della nuova società, Roberto Colaninno, esprimeva stamane posizioni ferme e distanti dalle richieste dei sindacati. Il quadro della vicenda dovrebbe ormai essere noto ai più ma riassumiamone i punti salienti. Occorre chiarire subito la questione terminologica e soprattutto sostanziale sull’operazione che i grandi quotidiani riportano da giorni come “salvataggio” Alitalia. Chiamare le cose con il loro nome e dire le cose come stanno, senza rischiare di generare confusione, dovrebbe essere il compito di una corretta informazione. Il termine abusato e (quasi)mai virgolettato rischia di essere preso per buono da parte dell’opinione pubblica e si potrebbe finire per credere che Berlusconi abbia davvero salvato l’Alitalia o che la cordata degli imprenditori si occupi del risanamento dell’Alitalia.

Secondo quanto si apprende dagli organi d’informazione, il core del “piano Fenice” prevede la costituzione di una newco, una nuova società, che buona parte della stampa identifica anche come Nuova Alitalia, come costola estrapolata dalla precedente e che prenderà il nome di Compagnia Aerea Italiana. Essa otterrà attività e parte dell’apparato operativo della compagnia morente, sarà integrata da Air One e, punto più importante, sarà scevra degli oneri debitori pregressi. Per permettere la concentrazione della nuova società con Air One, il Governo si è assunto una legge delega di modifica alle norme Antitrust. Assistiamo dunque ad una divisione d’azienda, che possiamo chiamare anche smembramento o spacchettamento ma non esattamente “salvataggio”.
Veniamo alla cordata. Abbiamo detto che dalla vecchia Alitalia sarà estrapolata la parte buona, che con verginità rifatta vedrà la partecipazione di una cordata di 16 famiglie imprenditoriali. Nello spirito del Cavaliere, qualcuno le potrebbe definire di “capitani coraggiosi” ma ciò potrebbe essere credibile se questi ne assumessero onore ed oneri. Ottenere l’ingresso in capitale di una società spogliata dei debiti non è propriamente un atto di coraggio. E trattandosi di una nuova società che otterrà anche la disponibilità di mezzi operativi provenienti dalla dismissione di un’altra, non di un salvataggio, questi capitani d’impresa men che mai possono essere considerati salvatori della Patria. Si tratta semplicemente di un gruppo di investitori che, nell’obiettivo del profitto e coordinati al momento da Banca Intesa-Sanpaolo, potranno capitalizzare ex novo gli utili della nuova compagnia ed ottenere ulteriori posizioni vantaggiose collegate; per esempio, c’è chi potrebbe ottenere spazi di appalto per l’Expo milanese. In un primo periodo ci sarà un ridimensionamento del vettore, che sarà basato su 6 aeroporti e su un numero inferiore di collegamenti quasi alla stregua di una compagnia regionale; in aggiunta, l’accordo prevede a breve l’ingresso di banche straniere e di almeno una compagnia aerea straniera di livello internazionale. (Air France-Klm o Lufhansa e sembra affacciarsi l’interesse anche della British Airways) Banche e compagnia straniera diventeranno i principali azionisti per poter far assumere alla Compagnia Aerea presunta Italiana un ambito europeo e internazionale. L’accordo dei 16 imprenditori italiani prevede il vincolo per i soci a restare nel capitale della “nuova vergine Alitalia” fino al 2013 (coincide con il termine della legislatura..!?) e successiva cessione ad un vettore straniero di sicuro affidamento. Dunque, se non nella ragione sociale, la Compagnia Aerea Italiana diventerà in un futuro alquanto prossimo la nostra ex compagnia di bandiera, in mano straniera. Berlusconi disse che ne avrebbe difeso l’italianità.

L’Alitalia che conosciamo, ora identificata come bad company (come se non fosse tale da tempo) viaggia invece come dead man walking. Modificata con decreto la legge Marzano per la gestione delle crisi aziendali e dichiaratasi la vecchia compagnia in stato d’insolvenza, ha chiesto il commissariamento e l’amministrazione straordinaria, anticamera del fallimento, affidata all’ex ministro Fantozzi che ne assumerà il ruolo di commissario liquidatore. Egli potrà svendere quel che resta mediante trattativa privata (non ci sarà un’asta pubblica) e dovrà fronteggiare la rivalsa dei creditori. Il decreto varato prevede anche indennizzi ai piccoli azionisti, tramite il Fondo per le vittime delle frodi finanziarie (!). E’ dichiarato che i piccoli risparmiatori-azionisti subiranno dei danni e il Codacons ha annunciato ricorso per tutelarli.
Restano a carico della vecchia compagnia i settori non focali dell’information technology, i servizi amministrativi generici, i call center e settori delle riparazioni e della manutenzione. Circa 7.000 esuberi. Per questi è prevista la cassa integrazione e la mobilità, per un periodo totale di 7 anni. Secondo le prime dichiarazioni del Ministro Matteoli, una parte potrebbe essere ricollocata in Poste Spa, società regno delle controversie legali con i precari. Ma uno dei pochi esponenti apprezzabili di questo Governo, il Ministro della Funzione pubblica Brunetta, ha escluso categoricamente qualsiasi forma di assorbimento nelle Poste e nella P.A. Con questo dovrebbe essere chiaro quanto possa essere insidioso il piano di ammortizzatori sociali previsto. In Campania vi è l’esempio dei non pochi lavoratori dell’Atitech che potrebbero restare a spasso.

(Im)morale della favola, il debito della vecchia Alitalia che ammonta ad oltre un miliardo di euro resterà accollato allo Stato, dunque ai cittadini e contribuenti italiani. Dopo i 300 milioni di prestito ponte che l’Ue potrebbe configurare come aiuto di Stato.

La soluzione adottata mette ancora una volta in risalto quanto la logica di Berlusconi segua il suo principio della privatizzazione dei profitti e della socializzazione delle perdite e che quel suo finto liberismo venga a cadere miseramente sulla base del tornaconto politico ed elettorale.
Oggi appare ancor più colpevole di aver respinto con una provincialistica motivazione l’offerta avanzata da Air France alcuni mesi orsono e che risulta migliore della situazione posta in essere oggi. Responsabilità condivisa con i sindacati, che tirarono la corda provocando la rinuncia dei francesi e che oggi discutono con colpe proprie come affrontare l’esubero di ben 7.000 lavoratori, a fronte di poco più di 2.000 che erano stati messi in conto dalla prima offerta di Air France. Offerta da rimpiangere perché avrebbe portato soldi nelle casse dello Stato per l’acquisto del tutto: flotta, dipendenti e debiti compresi e con il pagamento di un prezzo, quale esso sia, per le azioni.

La cattiva amministrazione, frutto d’incapacità e/o di malafede, delle più grandi aziende italiane a partecipazione statale puntualmente non viene riconosciuta né sanzionata, (dice niente Trenitalia? E negli anni: Fiat-Alfa Romeo, Parmalat, Banco di Napoli..) e il suo peso ricadrà come sempre sulle spalle degli italiani. Così come quello della politica dannosa. O forse han detto bene al Tg3, sulle loro palle.

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25 commenti

  1. Antonio Rossano ha detto:

    Di seguito il link ad un mio post relativo ad Alitalia, sul Blog di Comunicazione Politica di Federica, di dicembre 2007:

    a questo post sono allegati i link di 10 anni di vicende Alitalia su Repubblica.it.
    Utile per farsi un idea cronologico-mediatica di quello che Fabrizio ha così compiutamente espresso.

    Volevo solo evidenziare, per un intimo bisogno di onestà intellettuale verso me stesso, che l’ uomo scelto da Berlusconi per dirigere questa operazione si chiama COLANINNO ed è un diessino di chiara e riconsciuta fama.

    Questo è lo status quo.

    Dire altro sarebbe ridondante, chi vuole e può capire….

  2. Tommaso Ederoclite ha detto:

    Volevo fare i miei complimenti a Fabrizio.
    Sono settimane, se non mesi, che seguo la vicenda. Degli esuberi si sente parlare sempre meno.
    Sembra quasi cha alla base di una compagnia di bandiera le valutazioni siano sempre più orientate ai profitti – se mai ve ne saranno – e meno alla protezione dei posti di lavoro. Ennesimo elemento che evidenzia quanto in Italia l’art. 1 della costituzione abbia sempre meno valore.

  3. Fabrizio ha detto:

    @ Antonio Rossano:

    grazie, la tua raccolta può essere utile a conoscere come si è arrivati alla situazione attuale che ho descritto.

    Anche gli imprenditori (ex)diessini mirano al profitto. Per le formazioni politiche più grandi, fa parte del modus operandi del potere.

  4. Fabrizio ha detto:

    @ Tommaso Ederoclite:

    grazie mille Tommaso. Presto sarà una finta compagnia di bandiera, come ho semplicemente descritto nell’articolo. E siccome nessuno è stato in grado di gestire le aziende a partecipazione statale in maniera oculata ed efficace, mi chiedo se non sia meglio privatizzarla del tutto. D’altronde, sono certo che molti di noi non la preferiscono quando possono sceglierne altre in un mercato concorrenziale. Inoltre, si profilano conflitti d’interesse nella vicenda, vedi la posizione della Marcegaglia-Confindustria.

    Non è un’istituzione importante per il paese quale può essere quella educativa. La scuola in questi giorni è oggetto di tagli del personale ed altri se ne prevedono in base alle proposte della Gelmini.
    E’ chiaro che la perdita dei posti di lavoro anche in Alitalia è un fatto spiacevole.

    Si parla sempre meno di certi temi perché a mio parere parte dell’opinione pubblica tende ad essere sempre più addomesticata e arrendevole. Senza arrivare alla conclusione che non esiste più un’opinione pubblica come affermato da alcuni (Moretti, Scalfari) con cui non sono affatto d’accordo.

    Tra la descrizione dei fatti, ho scritto qualche riflessione molto semplice nel finale e nel corpo in questo articolo perché è ormai divenuto necessario ribadire anche le cose ovvie, essendo certi media e certa “opposizione” anche loro assuefatti.

  5. fiorenzo ha detto:

    4 osservazioni: 1) l’Alitalia è divenuta un monopolio privato, in cui si sommano gli effetti sociali negativi del monopolio e della privatizzazione: 2) i debiti li pagano i cittadini, a partire dai lavoratori (sono pagati con le nostre tasse); 3) si rafforza l’oligarchia del capitalismo straccione all’italiana; 4) non vi è un piano chiaro, nè alcuna garanzia futura, ma solo una certezza: 7000 persone mandate a casa, mentre i dirigenti si pappano tutto (a partire dall’ex amministratore delegato)

    ps. continua il modello economico di rapina immediata, contrapposto a qualsiasi programmazione politica capace di fare “sistema”

    ps.2: la compagnia di bandiera cosa è? una compagnia di affaristi che garantiscono dell’italianità del nostro fare impresa? non era meglio avere i padroni francesi dell’air france che almeno davano più garanzie e licenziavano solo 2000 persone? ed ancora, non è addirittura più economico e vantaggioso per il nostro mercato interno dare sussidi a 7000 lavoratori piuttosto che pagare 8 milioni di euro di buona uscita a dirigenti, che tra l’altro non sanno dirigere andando in perdita? qualcuno dirà che l’Alitalia funziona male per l’invadenza della politica; sono d’accordo: peccato che la vera invadenza della politica (intesa nel senso comune attuale e nell’accezione più negativa) si basi proprio sulle pratiche oligarchiche ora riprodotte

  6. Fabrizio ha detto:

    Le osservazioni di fiorenzo rispecchiano parte delle mie per cui su quella base voglio ribadire come stanno realmente le cose che Berlusconi, i principali Tg e quotidiani di DISinformazione continuano a ripetere in termini distorti.

    Non si sta attuando il “salvataggio” di “Alitalia”. Il commissariamento è la procedura per legge per le grandi aziende insolventi. I beni e l’attivo saranno ceduti a trattativa privata e quindi a prezzo non concorrenziale alla nuova compagnia CAI mentre i debiti e il ricavato della svendita resterà all’Alitalia che, dichiarata in stato d’insolvenza, tecnicamente viene accompagnata al fallimento. E’ questo che ha fatto Berlusconi, procurando vantaggi al gruppo di imprenditori della nuova compagnia (grazie al probabile acquisto dell’attivo per via privata e alla deroga all’Antitrust) la quale potrà anche avere nome italiano ma presto finirà sotto dominus straniero (francese presumibilmente) che da azionista di maggioranza relativa potrà poi, dal 2013, acquisirne il controllo.

    La compagnia di bandiera? Un patriottismo simbolico caduto in malora. L’azione politica di Berlusconi è simbolica, perché la nuova compagnia avrà nome italiano (Compagnia Aerea Italiana) ma diventerebbe presto satellite di un gruppo straniero più grande.

    Per i lavoratori in esubero, colpevoli sono anche i sindacati; che nei prossimi giorni magari diranno che avranno ottenuto meno esuberi di quelli inizialmente previsti, per riparare la loro immagine. Chissà se nel calcolo rientreranno i precari e i lavoratori dell’indotto o solo i lavoratori diretti.

  7. Tommaso Ederoclite ha detto:

    Da repubblica:
    “Dopo lo stop al negoziato di ieri notte, ancora incontri notturni tra i sindacati e il ministro del Welfare, ma senza esito positivo. Ancora lontana l’intesa sulla questione contrattuale dei piloti. Nuovo appuntamento all’ora di pranzo. In mancanza di sbocchi positivi, il commissario straordinario Fantozzi farà partire oggi la mobilità dei lavoratori”

    E scommettiamo che dopo la colpa sarà dei sindacati, dimenticando di aver mandato a casa una buona offerta francese solo per motivi elettorali e per questioni legate ad una fantomatica italianità?

  8. Tommaso Ederoclite ha detto:

    E’ finita. Cominciata la mobilità.

  9. Fabrizio ha detto:

    Tommaso,

    I sindacati non sono di certo esenti da colpe. In occasione della proposta di Air France del marzo di quest’anno ricordiamo come tirarono troppo la corda sui 2100 esuberi previsti e contribuirono all’abbandono del tavolo di confronto da parte di Spinetta. Ed anche loro parlarono a quel tempo di difesa di una fantomatica italianità. Anche loro praticano protezionismo e sostegno dello status quo, atteggiamenti contrari alla produttività del libero mercato.

    La cosiddetta “nuova Alitalia” non può che avere degli esuberi ed ora i sindacati si dovranno accontentare; non hanno molto potere di contrattazione ed anzi sembra stiano per provocare un aumento del numero degli esuberi.

    In questa vicenda hanno mostrato il lato peggiore, vale a dire la difesa aprioristica di condizioni di fatto non più perseguibili, rivelandosi più dannosi che utili alla causa.
    Spesso, chi troppo vuole nulla stringe.

  10. Tommaso Ederoclite ha detto:

    Fabrizio
    E’ sulle tue argomentazioni che sentiremo parlare nelle prossime settimane i vari Sacconi e compagni.
    Anche nella precedente legislatura di centrodestra hanno lavorato a delegittimare i sindacati (e la magistratura) e come puoi vedere anche in questa partita gli effetti sortiti sono gli stessi. E pare che già si possano cominicare a vedere i primi risultati.
    I sindacati in generale meritano una revisione diciamo strutturale ma in questo caso hanno fatto un lavoro di mediazione come non aevvinva dai tempi degli scioperi in Fiat.

    Negli ultimi giorni non abbiam fatto altro che ascoltare da Fantozzi e co. “O si accettano queste condizioni o si portano i libri in tribunale”…questi sono stati i margini di trattativa.
    I sindacati avevano aperto addirittura sugli esuberi per non parlare della fleissibilità per alcuni contratti…avevano sbattuto i pugni sul tavolo solo su una richiesta di riduzione dei salari da parte della cordata…e quasi certamente lì è saltato tutto.

    Vedrai che nelle prossime settimane cominceremo a parlare degli 86.000 licenziamenti che avverranno nelle scuole primarie e media e – oltre a dimenticare subito Alitalia e a maledire i sindacati – ricomincieremo a parlare dle ruolo dei sindacati ma questa volta nelle scuole.

    A me il disegno politico è piuttosto chiaro…poi non so.

  11. Tommaso Ederoclite ha detto:

    Da qualche intervista letta qua e là:

    «Ancora non capisco perchè l’intesa con i francesi sia fallita – dice una hostess di terra – L’accordo con i transalpini ci avrebbe permesso di mettere in tasca 1.400 euro al mese. Ora quella cifra è solo un miraggio»

    «Ho 41 anni, un contratto part-time che mi fa prendere 980 euro al mese. Stando a quello che ho capito – aggiunge un altro addetto ai banchi di accettazione Alitalia -, la prospettiva è quella di andare a guadagnare 630 al mese, di lavorare sei giorni su sette, un giorno in più, quindi, rispetto alla turnazione attuale. Meno male che non sono sposato e non ho figli. Ma – dice ancora – vi pare comunque umano un trattamento simile?».

    E questa è una delle tante voci non emerse dai media generalisti:

    «A questo punto la trattativa va verso il fallimento non perchè siamo capricciosi, incoscienti e non capiamo la gravità della situazioni. Ciò che ci è stato presentato non è stato quello che ci ha detto Berlusconi, e cioè che gli esuberi sarebbero stati meno di Air France che per noi contava 506 esuberi. Abbiamo ragionato a lungo, abbiamo fatto proposte, ma è stato un muro continuo».

  12. Fabrizio ha detto:

    Mi sembra che Tommaso legga la vicenda sul piano quasi esclusivamente politico, sul quale in linea generale posso essere d’accordo; ma in questa vicenda ci sono degli aspetti economici da cui non si può prescindere e tocca essere pragmatici per averne consapevolezza.

    Mi si perdoni la ripetizione ma non possiamo dimenticare che nel marzo di quest’anno, quando vi fu l’offerta di Air France, anche i sindacati ebbero responsabilità nell’abbandono della proposta di Spinetta. Ricordo che qualcuno addusse perfino la stessa ridicola motivazione patriottica, che non riesco proprio a mandar giù non avendo personalmente la mentalità provincialistica del capitalismo e del protezionismo all’italiana che sa guardare solo al proprio orticello.

    Considero l’opportunità di avere una compagnia di bandiera superata da modelli di mercato libero quantomeno europeo e lancio anche un appello al boicottaggio della “nuova Alitalia”, che nasce scaricando i debiti pregressi sulle spalle dei cittadini. Io scelgo i voli in base alle offerte, non in base alla nazionalità d’origine del vettore e spero che lo Stato prenda i soldi dei contribuenti non per far sopravvivere le compagnie morenti ma per la scuola, per esempio. (Sulla quale magari i sindacati si faranno apprezzare di più, ma è una questione diversa)

    Il voler salvare i posti di lavoro dei dipendenti Alitalia è un nobile fine ma c’è da tener conto l’altra faccia della medaglia, di cui i sindacati sembrano capire ben poco, vale a dire la gestione economica di un’impresa. Alitalia ha forti passività da molti anni e avrebbe dovuto essere privatizzata da tempo o dichiarata fallita prima se analizziamo il suo stato attuale. E’ inevitabile che ci siano degli esuberi. L’offerta di Air France di qualche mese fa andava colta al volo perché i francesi si sarebbero accollati i debiti, i dipendenti e gli esuberi del piano che ammontavano a poco più di 2000 unità (in queste ore alcuni giornali parlano di 500!) ed avrebbero pagato un prezzo allo Stato per l’acquisto delle azioni. Chi la prenderebbe un’azienda piena di debiti? Era una buona offerta e pazienza per i 2000 esuberi, sempre meglio che ciò che si poteva prospettare nel prosieguo e di cui stiamo avendo conferma.

    Adesso invece ci rimettono quasi tutti: sindacati, lavoratori e cittadini-contribuenti, i quali hanno già dato 300 milioni di Euro recentemente per il prestito ponte, che spero sia configurato e sanzionato dall’Ue come aiuto di Stato. Soldi per prolungare l’agonia.

    I sindacati, anziché contribuire alla stesura di possibili piani industriali e cercare di salvare il salvabile, sembra non abbiano obiettato al versamento statale di quei 300 milioni, sulla base della loro antica mentalità assistenzialista. Forse credono che la gestione d’impresa si faccia unicamente con le ricapitalizzazioni effettuate dallo Stato, bella cultura economica che possiedono.

    Oramai sembra che per ammortizzare gli esuberi di questa compagnia fallimentare e di falliti, stiamo mandando un Paese all’aria, con tanti lavoratori di altri settori che non godono di tutte queste attenzioni. E sinceramente, tra qualche migliaio di lavoratori che vanno in mobilità e molti più cittadini che continuano a subire economicamente l’inefficienza dello Stato, io sto dalla parte dei cittadini.

  13. Tommaso Ederoclite ha detto:

    Capisco e credimi Fabrizio la mia posizione non può non essere che vicino alla tua.
    Il problema politico che io sollevo è invece piuttosto chiaro e preoccupante. Se un sistema democratico è svilito nelle sue articolazioni sociali e politiche non ha più i connotati e nemmeno, parafrasando Sartori, le condizioni minime e necessarie per essere chiamato tale.
    Qui non si tratta di dividere le responsabilità, qui si parla di dare meno peso e credibilità non ad un singolo sindacato – perchè ad occhio al tavolo vene sono almeno sette – ma al complesso delle forze sociali che mettono alla base del loro statuto la difesa del lavoro e dei diritti sociali che contraddistingue e da valore alla cittadinanza.
    Non si può tirare fuori la retorica della difesa dei diritti dei cittadini e della partecipazione pubblica tenendo fuori dalla discussione chi è realmente chiamato in causa: i lavoratori dell’alitalia e tutte le categorie professionali (a partire dai piloti) coinvolte in questo guado all’italiana.
    Sopratutto ora che esiste una cordata privata e la lenta uscita dello stato da questa faccenda è cominciata.

  14. Fabrizio ha detto:

    Comprendo la tua riflessione sullo svilimento del sistema democratico in quanto tale, Tommaso. D’altronde a parlare di sistema democratico per questo Paese ci prendono per imperterriti idealisti.

    Però non considero retorica la difesa dei diritti dei cittadini; li si considera di minor rilevanza nei confronti dei lavoratori dell’Alitalia e dovrebbero invece essere al centro proprio di quelle articolazioni sociali, politiche ed economiche. Restiamo in attesa di vedere cosa otterranno i sindacati e cosa andrà a discapito di chi. E se, per una questione di principio legata al loro ruolo, la loro azione non si rivelerà controproducente per le istanze che vogliono difendere.

    Intanto la questione di cui poco si parla è il danno sui contribuenti; solo alcuni hanno un posto di lavoro in Alitalia. La questione più grave è che si debba pagare per le inefficienze dello Stato nelle sue imprese e per ambiti come quello di cui stiamo discutendo. Preferirei da sempre che questa compagnia fosse completamente privatizzata. Sullo sfondo, è chiaro che la privatizzazione prevista è a vantaggio di pochi e a nostro danno, che paghiamo la compartecipazione dello Stato.

  15. Antonio Rossano ha detto:

    Il significato “epistemologico” della vicenda Alitalia non è nella contrapposizione tra interesse politico ed interesse economico, nè tantomeno la questione di qualche migliaio di posti di lavoro.

    Rischiamo ancora una volta di lasciar passare l’ elefante, trattenendo la formica.

    A me sembra che la problematica dei soldi dei cittadini italiani o della sanzionabilità in sede Europea di tale manovra, caro Fabrizio, come di qualche migliaio di posti di lavoro, o del livello degli stipendi del personale Alitalia, caro Tommaso, non freghi veramente a nessuno di coloro che vestono il ruolo degli “attori” in questa vicenda.

    Attori non nel senso di coloro che partecipano a questa vicenda, ma molto più propriamente in quello di coloro che “agiscono” in una manovra che, in tutto il mondo occidentale “civile” è stata considerata una vera e propria “bancarotta fraudolenta assistita dallo stato” (Frankfurter Allgemeine Zeitung).

    Così infatti viene definita dal nostro codice civile la azione di sottrarre beni e risorse ad una azienda, per un vantaggio privato, portandola al fallimento.

    Chi ha deciso questo, non se ne frega nè di Alitalia nè tantomeno dei lavoratori.
    Ci sono voluti alcuni mesi, non per la incapacità politica o imprenditoriale di qualcuno a formulare delle scelte, ma perchè il piano che è stato elaborato è un vero e proprio STUDIO scientifico su come definitivamente sotterrare Alitalia, trasformando il funerale in un business per gli amici.

    Amici di tutti ovviamente. Da Ligresti al Colaninno(non “ex” DS, mi spiace Fabrizio ma io sono una persona precisa) vi sono rappresentati gli interessi di tutti.
    Non bisogna dimenticare che questo piano è un salvagente d’ oro per Airone, amica degli amici, indebitata anche più (in proporzione) di Alitalia.

    E’ una grande festa del capitalismo onnipotente italiano e sulla carrozza, il cocchiere non poteva essere che il nostro grande Comunicatore.

    Se continuiamo a non capire che, quando ci sono di mezzo i soldi, non c’è politica nè giustizia, ne dibattito, nè società, allora il Re è Nudo, ma volontariamente incapace di accorgersene….

  16. Fabrizio ha detto:

    Antonio,

    le tue argomentazioni sono ben presenti nel mio articolo, dove avevo messo in evidenza l’idea politica ed economica che aveva guidato la strategia della privatizzazione dei profitti e della socializzazione delle perdite (a danno dei cittadini-contribuenti). Forse non l’ho ribadito nei commenti perché in essi ci si è soffermati sul ruolo dei sindacati nella vicenda, lasciando sullo sfondo il cuore del fattaccio che davamo per assodato.

    Nel mio articolo mettevo in evidenza come l’operazione sia frutto di una elaborazione politica ed economica a vantaggio dei furbetti del capitalismo all’italiana e fregandosene delle tasche dei cittadini e del futuro di una “compagnia di bandiera”. Ho anche specificato, come non fatto spesso dai media, che non si tratta di “salvataggio Alitalia” (che non è corretto neppure da un punto di vista tecnico economico) ma della nascita di una nuova compagnia che ottiene vantaggi dalla dismissione delle attività dell’Alitalia.

    Una “soluzione” facile, altro che studio scientifico; l’avrei saputa proporre anche io in accordo con un gruppetto di imprenditori amici qualora ne avessi di un certo minimo peso. E se hai a mente l’insieme di quanto da me scritto, non facevo una contrapposizione tra piano politico e piano economico.

    Il tuo contributo ricalca i giudizi che avevo espresso in origine ed anche io mettevo al centro dell’interesse la questione “soldi”, dunque economica come rispondevo a Tommaso, non dimenticando la strategia politica di accompagnamento.

    Mi sento di essere ancor più preciso. Avevo scritto “ex DS” per Colaninno in quanto i DS non ci sono più.

  17. Tommaso Ederoclite ha detto:

    Nuova offerta…

    ROMA – Cento milioni di euro per fare l’accordo. L’ultimo cip per non perdere l’affare. Cento milioni di euro per attenuare i tagli al costo del lavoro e quindi ai contratti dei piloti, delle hostess, degli steward, del personale di terra e dei manutentori. Non più una decurtazione alle buste paga del 25 per cento, bensì intorno al 20. È la carta che Roberto Colaninno e Rocco Sabelli, presidente e amministratore delegato della Cai, la Compagnia aerea italiana, sembrano intenzionati a giocare per chiudere l’accordo con i sindacati e far decollare il piano Fenice per la Nuova Alitalia.

  18. Antonio Rossano ha detto:

    Caro Fabrizio,
    il mio commento è EVIDENTEMENTE relativo al SOLO dibattito nato dal tuo articolo, che proprio io, prima di ogni altro, ho esplicitamente condiviso i contenuti ed apprezzato la forma.

    E’ nel dibattito che sono andate perdute le radici.

    Il dibattito si è sviluppato sulla base di considerazioni che hanno smarrito, a mio avviso, il concetto di base.

    Hai scritto:
    “In occasione della proposta di Air France del marzo di quest’anno ricordiamo come tirarono (i sindacati) troppo la corda sui 2100 esuberi previsti e contribuirono all’abbandono del tavolo di confronto da parte di Spinetta.”

    ed anche:
    “Il voler salvare i posti di lavoro dei dipendenti Alitalia è un nobile fine ma c’è da tener conto l’altra faccia della medaglia, di cui i sindacati sembrano capire ben poco, vale a dire la gestione economica di un’impresa. Alitalia ha forti passività da molti anni e avrebbe dovuto essere privatizzata da tempo o dichiarata fallita prima se analizziamo il suo stato attuale. E’ inevitabile che ci siano degli esuberi. ”

    NON c’è nessuna GESTIONE ECONOMICA nel piano presentato dalla cordata Colaninno, c’è, come hai già detto tu ed io ho semplicemente ricordato, da parte dei pirati, l’ abbandono di una nave appena saccheggiata.
    Come non c’ è stata alcuna responsabilità dei sindacati in un accordo che, in quel momento a cavallo delle elezioni politiche, non poteva essere fatto (Xchè la torta la dovevano spartire i vincitori).

    E’ già molto tempo che i sindacati rivestono solo un ruolo formale di tutela, divenuti di fatto un sistema di insabbiamento delle istanze dei lavoratori.

    E in questo momento non c’è alcuna trattativa in corso: seduti al tavolo da gioco, le figure di cartone dei sindacalisti assistono impotenti (ma senza alcuna ambizione di potenza) al gioco tra croupier e comparielli…..

  19. Tommaso Ederoclite ha detto:

    Il linea di massima mi trovo d’accordo con Antonio e con le sue riflessioni. E’ vero, i sindacati purtroppo in questa faccenda stanno subendo, sia da parte da una parte che dall’altra, ma questo è un risultato politico cercato e voluto.

    “Il presidente del consiglio ha detto che la trattativa va avanti e che il governo e lui stesso sono al lavoro. Berlusconi si e’ detto poi preoccupato e ha sostenuto che ci sono “motivazioni politiche” dietro lo stop delle ultime ore”.

    Come se le sue e quelle dei suoi fossero di altro genere….francamente non capisco…giuro non capisco.

  20. Fabrizio ha detto:

    Caro Antonio,

    avevo solo specificato, nel precedente commento in risposta al tuo, che le argomentazioni che (ri)portavi erano già presenti nell’articolo. In effetti avevamo focalizzato l’attenzione, in alcuni commenti, sul ruolo dei sindacati ma sullo sfondo persistevano dei contenuti centrali sulla vicenda sui quali concordiamo.

    Hai voluto riportarli al centro del dibattito, va bene.

    Nel piano presentato dalla cordata c’è una strategia economica, ovviamente. Io mi riferivo ad un approccio generale alla comprensione della gestione d’impresa, sul quale i sindacati sono deficitari e non alla gestione economica tout court di quel piano.

    Continuo a sostenere, come è stato riconosciuto da tutti tranne che dai sindacati stessi, che essi ebbero delle (ir)responsabilità nell’abbandono della prima offerta di Air France, perché non volevano che vi fossero gli esuberi; non volevano che vi fossero degli esuberi tout court, atteggiamento che lascia vedere come non sappiano assumere il punto di vista della gestione di un’impresa.

    D’accordo che Berlusconi con il suo disegno politico fu il principale artefice di quel rifiuto ma i sindacati vi contribuirono. Ed al momento, sono un po’ con le spalle al muro anche per proprie colpe. Che facciano autocritica e ingoino bocconi amari come quelli che anche loro contribuiscono a dare ai cittadini contribuenti.

  21. Tommaso Ederoclite ha detto:

    I punti dell’intesa…vorrei che ne discutessimo (da Repubblica.it):

    Personale. Cai assumerà 12.500 persone (1.550 piloti; 3.300 assistenti di volo; 7.650 operai, impiegati, quadri e dirigenti), mille in più rispetto alla prima proposta della Compagnia aerea italiana. La nuova compagnia procederà a selezionare le risorse umane in coerenza con le esigenze del nuovo progetto industriale e dei nuovi assetti organizzativi nonchè con i criteri definiti da un’intesa tra le parti entro il 30 settembre 2008.

    Azioni. Nel piano 2009-2013 i soci di Cai si impegnano a conservare le azioni nella società per un periodo di 5 anni e, nel caso di quotazione in Borsa comunque non prevedibile prima di 3 anni, si impegnano altresì a mantenere la maggioranza assoluta (oltre 51%) del capitale ad azionisti italiani.

    Manutenzione e cargo. La nuova compagnia sarà concentrata sul trasporto passeggeri includendo attività di volo, terra, manutenzione di linea e leggera, ground handling. Per full cargo e manutenzione pesante societarizzate il piano prevede una partecipazione minoritaria di Cai.

    Network. Viene prevista una partnership europea; vengono indicati il presidio del mercato di breve-medio raggio basato sulla leadership del mercato domestico; posizionamento chiaro e sostenibile nel lungo raggio. Possibile ulteriore rafforzamento del network domestico a presidio delle quote di mercato nei confronti delle low cost; sviluppo ulteriore delle rotte intercontinentali.

    Flotta. Completo rinnovo della flotta con il superamento delle tecnologie più mature, l’acquisizione di 60 nuovi aeromobili nell’arco del piano con forte omogeneità di tecnologie.

  22. Antonio Rossano ha detto:

    Caro Tommaso,
    credo bisogna attendere l’incontro con gli autonomi…. poi vedere i numeri “globali” della dismissione: numero complessivo di aeromobili (tra vecchi e nuovi), numero di esuberi, etc..

    Sarebbe forse utile poi un confronto di numeri, nel SETTORE in cui la Cai si va ad inquadrare: low cost, mid-range, etc..?
    Il problema a mio avviso sono le intenzioni che si nascondono sotto i numeri.
    Ancora una volta qualcuno acquisterà un pezzo del mercato (è questo il vero e proprio oggetto del contendere) senza metterci 1 lira che sia una.
    Una cordata di imprenditori, coperta da una superbanca, “garantita” dal governo.

    Cioè ancora una volta paghiamo noi.

    E poi? Se il management è quello di Toto o di Alitalia… la situazione è alquanto preoccupante.
    Andremo a fare concorrenza a RyanAir, che fa Low cost da sempre, o a Air France, Lufthansa e British Airwais?
    Anche perchè credo che nessuno di questi concorrenti abbia intenzione di lasciare un centimetro cubo di spazio aereo alla new-company….
    E Air France si compra un pezzetto, a garanzia dei business che intende intraprendere sugli scali italiani…
    Tommaso, detta papale papale non credo che ci sia in questo momento qualcuno sul globo terraqueo in grado di avviare una azienda in questo settore… mostri come Pan Am hanno dovuto chiudere bottega….
    Io credo che sarà, come diceva Fabrizio, uno spacchettamento ed un disassemblaggio, lento, attraverso il quale far transitare la svendita di quello che, a mio avviso, è il vero business che interessa tutti i maggiori protagonisti del settore aereo: lo spazio aereo, con allegati gli hub di Malpensa e Fiumicino.
    Ecco sì, adesso mi è chiaro tutto: la Cai servirà a fare soldi, tanti soldi, vendendo gli hub e lo spazio. Che in questo business di Alitalia, sembra passare in secondo piano.

  23. Fabrizio ha detto:

    Mi baso sulle informazioni riportate da Tommaso e concordo con quanto commentato da Antonio, che riassume bene anche il mio pensiero: “ancora una volta paghiamo noi”, la collettività, a vantaggio di pochi.

    Le azioni potranno essere cedute dal 2013, alla fine della legislatura, che coincidenza. E da lì la compagnia potrà finire anche interamente ai francesi o chi per essi ma pur sempre non italiani. Spero che la cosiddetta leadership domestica non sia un monopolio di fatto su alcune tratte, ricordando ad esempio, sulla questione hub, che Benetton che fa parte della cordata è nella società Aeroporti di Roma-Fiumicino.
    Ad ogni modo chi sembra trarne un tranquillo beneficio è Air One. Anche questo è sembrato passare in secondo piano.

  24. Antonio Rossano ha detto:

    Infatti, Fabrizio: chissà quanto è “costato” a Toto il salvataggio….di una Airone in proporzione più indebitata di Alitalia……
    E anche di questo , come tu dici, non se ne è parlato….

    E’ in questi “piccoli” particolari che emerge la vera DISTORSIONE, il BIAS del nostro sistema di comunicazioni…. in REGIME di monopolio.

  25. Fabrizio ha detto:

    Qualcuno mi può spiegare perché i sindacati confederali Cigl, Cisl e Uil stanno togliendo spazio e voce ai sindacati autonomi di categoria, che sono o dovrebbero essere diretta espressione delle categorie di lavoratori coinvolti nei previsti esuberi?

    A quale titolo si prendono la briga di anteporsi, come sembrano fare, ai sindacati di categoria nelle contrattazioni in corso?

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