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La pelle della camorra

Questo post avrei voluto dedicarlo a Roberto Saviano. Avrei voluto aggiungere i miei pensieri al coro di voci che – in questi strani giorni – si è sollevato per portargli solidarietà. Ci ho riflettuto sopra ed ho realizzato che – no – occorre scegliere un’altra strada, osare di più. Quindi scrivo ai casalesi, non agli affiliati del clan, ma ai tanti ragazzi che abitano a Casal di Principe e che orgogliosamente hanno difeso le proprie origini e la propria identità nelle diverse trasmissioni televisive che si sono occupate della questione. Scrivo a loro.
A Saviano hanno promesso un cappotto di legno, ma anche con questo cappotto addosso Saviano resta e resterà un uomo libero. A voi, ragazzi, hanno cucito addosso la pelle della camorra, vi ci hanno avvolti dentro quando eravate ancora in fasce, ci siete stati comodi, caldi e protetti. La pelle vi ha in qualche modo garantito una forma di rispetto, arcaica, l’unica possibile, derivante dalla minaccia della violenza. Un sistema complesso, ma organico e coerente, di credenze, di diritti e di doveri ha accompagnato la vostra crescita e non avete trovato nessuno che ne abbia ostacolato la diffusione, che vi abbia detto con chiarezza che quella era soltanto una camicia di forza. Non lo stato, non la chiesa, non la scuola, non la famiglia. Chi sarà mai dunque questo Saviano per dire il contrario, per dire a voi – a voi che ci siete cresciuti dentro, questa pelle – che questa cultura si chiama Camorra. Oggi fate i conti in tasca a Saviano (quanto sta guadagnando con le vendite del libro?) ma non riuscite a fare i conti in tasca alla camorra (quanto sta guadagnando sulla salute di vostro padre, di vostra madre, sul vostro stesso futuro).

Mi direte, la camorra ha fatto di più di quanto avesse mai fatto lo stato per noi. Vero, forse. Ma lo stato è di tutti, la camorra è solo vostra, ed è un fardello troppo pesante da mettere in un curriculum, in una richiesta di lavoro, in una promessa di matrimonio. Liberarsi di questa pelle che vi fa vedere in Saviano il nemico che si è arricchito alle vostre spalle è l’unico modo per incominciare a capire che i morti ammazzati, i rifiuti tossici, il controllo violento del territorio non sono un’invenzione letteraria, stanno lì nelle cronache di tutti i giorni, sui manifesti di lutto, nelle relazioni con le ragazze, con i vostri coetanei. Non riuscite a vedere la camorra perché la indossate. Allora l’attenzione dei media, della stampa, della gente comune che vi ascolta senza capire è – come in uno specchio – l’unico modo possibile per costringervi a riflettere sulla crosta in cui sono imprigionati i vostri pensieri, sulla vostra amarezza di vedervi sbattuta tutti i giorni in faccia un’identità che vi appartiene, ma che adesso sentite mortificante, umiliante, degradante, mentre prima di Saviano questa stessa identità vi garantiva rispetto, vi apriva le porte, vi faceva prendere bei voti a scuola.

Vi sentireste più leggeri e più liberi, vi sentireste più italiani e meno casalesi, se iniziaste a pretendere dalla famiglia, dalla scuola, dalla chiesa, dallo stato il rispetto dei vostri diritti di ragazzi. Crescere senza la paura di ritrovarsi protagonisti di un brutto film.
Se non ora, quando?

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30 commenti

  1. Ale ha detto:

    Segnalo l’intervento di Michele Serra sull’argomento, stamattina su Repubblica.

    “E così abbiamo anche noi il nostro Salman Rushdie, un condannato a morte per colpe letterarie. Con una differenza fondamentale: che la fatwa contro Roberto Saviano non arriva da lontano, da una cultura distante e aliena. È una fatwa intestina, che sbocca dalla stessa terra di Saviano. Una fatwa locale, territoriale, perfetta per un luogo dove il crimine organizzato taglieggia il vicino di casa, avvelena il pozzo d´acqua comune, droga e corrompe i suoi figli, insanguina i suoi cortili.
    Saviano (come fu Peppino Impastato) è un figlio che si è rivoltato alla legge dei padri, e soprattutto ha commesso il supremo sacrilegio di rendere pubblico uno scandalo in genere soffocato tra quattro vecchie mura omertose. Trova le parole per dire quanto viene sempre taciuto, e lo fa così bene che quelle parole fanno il giro del mondo. La camorra lo odia perché ha soldi (a palate) ma non ha parole, ha arroganza ma non ha sguardo sul mondo, ha violenza ma non ha seduzione. Lo odia perché intuisce che c´è più libertà, più intelligenza, infine più potere in un semplice libro che nel lurido cumulo di miliardi arraffati. Ci si domanda (con paura, perfino con dolore) se l´intera comunità nazionale saprà capire che difendendo Saviano difende il proprio onore e la propria libertà, oppure se una volta di più, una volta di troppo, le divisioni politiche la renderanno sorda e cieca”.

  2. Rosanna De Rosa ha detto:

    Bellissimo, detto meglio e con più efficacia. Aggiungerei che questo paese non può permettersi un altro Peppino Impastato. E non se lo può permettere nemmeno Casal di Principe, sulla quale ricadrà uno stigma di infamia ben più grande di quello attuale.

  3. Ale ha detto:

    Proprio per questo, e senza sottovalutare le minacce a Saviano, ma anzi, criticando con decisione chi pure in questi giorni pensa ci siano manovre pubblicitarie dietro le ultime rivelazioni, credo che più di Roberto sia in pericolo Rosaria Capacchione. Alla giornalista del Mattino hanno giorni fa “visitato” la casa degli strani ladri che non hanno rubato praticamente niente. A differenza dello scrittore (e del giudice Cantone, minacciato anch’egli) la Capacchione non è sui giornali, di lei si sa poco, non può contare sulle stesse misure di protezione, nè tantomeno su campagne stampa. Perciò sarebbe auspicabile che ci si mobiliti anche per lei.

  4. Rosanna De Rosa ha detto:

    Decisamente! Non credo colpiranno Saviano. Saviano è più pericoloso da morto che da vivo. E più resta esposto ai media meglio è. In pericolo sono tutti gli altri. Ma lo sono sempre, tutti i giorni, per il solo fatto che esistono, denunciano, fanno il loro lavoro di giornalisti. Credo che non sia più tempo di programmi di protezione individuale (qualcuno ne resterà per forza di cose sprovvisto e di conseguenza sarà più esposto) ma si tratta di alzare la voce, tutti, tutti i giorni, su tutti i fronti, su tutti i giornali, su tutti i media, si tratta di far comprendere che per uno che ammazzeranno 1000 stanno affinando le armi, appuntendo le matite per smascherare ogni illecito, ogni sopruso, ogni violenza. Sarebbe troppo bello se i ragazzi di Casal di Principe, di Napoli, di Castel Volturno si armassero di blog, sms, email, giornali, colori e pennelli e iniziassero a scrivere, a protestare, a far capire che a LORO la camorra fa schifo.
    Sarebbe troppo bello, vedere le mura della loro città con la scritta:
    A NOI LA CAMORRA FA SCHIFO!
    Solo così, l’attività di denuncia sarà efficace, solo così si riprenderanno il diritto di parlare e pensare ad alta voce. Si riprenderanno, ci riprenderemo la dignità.

  5. Ale ha detto:

    Non so. Non scordiamoci che la questione adesso è capire come si evolverà la guerra interna, e se l’ala trattativista prevarrà sulla stragista. Quest’ultima per vincere deve alzare il tiro, senza troppi calcoli, come successe anche a Palermo. Perciò l’allarme è alto, e perciò c’è da stare attenti. E perciò, sopratutto, l’omertà e il silenzio vincono sulla voglia di reagire della cittadinanza di Casal di Principe in particolare.

  6. Carla ha detto:

    Ho visto il servizio realizzato con gli studenti a Casal di Principe su repubblica.it. E’ proprio vero, sono immersi nella cultura camoristica ma non se ne rendono conto.

  7. Tommaso Ederoclite ha detto:

    Il coro della gioventù di Casale è: Saviano fatti fatti tuoi!

  8. Tommaso Ederoclite ha detto:

    Giuro che morettianamente mi viene di dirgli:
    Ve lo meritate Antonio Schiavone!

  9. Enrico Sacco ha detto:

    Tutto molto bello, ma non posso non evidenziare i contenuti da salotto buono e garantista che continuano – seppure con diverse modalità – ad imbrigliare queste discussioni. Il punto di partenza obbligato per cercare di comprendere come tutto ciò sia possibile è accettare un dato di fatto, un dato che costringe a problematizzare un assunto emerso più da una fede progressista che dal senso “critico”: lo stato – e qui tutti voi risolvete troppo sbrigativamente la faccenda – non è di tutti. Non confondiamo l’ideale filosofico verso cui protende ormai da secoli la nostra piccola civiltà con la sua effettiva realizzazione. Rischiamo così di consolidare ulteriormente una razionalità formalizzata che ostacola la comprensione intrinseca dei fenomeni dell’esperienza. Chi è nato a Casale, chi ha consumato (più che vissuto) la sua esistenza a Secondigliano, chi scrive sui muri che Saviano fa schifo è stato abbandonato dallo stato e questa è la prima verità che apprende durante la sua infanzia compressa. E vi assicuro che si tratta di un processo di apprendimento doloroso. Chi vive quei territori (non solo grazie ai coinvolgenti servizi televisivi da gustarsi sul divano sgranocchiando qualche nocciolina) sa bene che lo “stato” – lo stato italiano – rappresenta la prima causa delle loro condizioni e delle limitate scelte che possono intraprendere per invertire un processo di disumanizzazione. Insomma molti territori meridionali, grazie all’indifferenza dello stato e delle sue articolazioni locali, hanno assunto le sembianze di veri e propri laboratori umani dove alcune organizzazioni criminali possono liberamente attingere alle risorse – cognitive, culturali e sociali – utili per un certo tipo di intrapresa economica. Dove alle caratteristiche di un capitalismo già di per sé repressivo viene aggiunta una dose di violenza e minaccia esplicita; ingrediente che fa cadere l’ipocrita maschera concorrenziale e modernista di un sistema socioeconomico – che al pari dello stato – sostiene e incoraggia le più disparate attività criminali.

  10. Rosanna De Rosa ha detto:

    Sono d’accordo con te Enrico, purché per te l’assenza dello stato non sia una forma di giustificazione filomeridionalista che tutto tollera e tutto copre. Da troppi anni ce la stiamo ripassando la lezione dello stato assente, per ogni male del meridione, dall’assenza di imprenditorialià e progettualità, alla presenza di ogni forma di criminalità e devianza. Eppure siamo fra le regioni più scolarizzate, abbiamo il più alto numero di laureati, ed abbiamo capacità ed idee che se davvero volessimo metterle a frutto l’Italia si svilupperebbe al contrario. Ma anche se fosse presente lo stato, quella maledetta subcultura che è quasi ascritta nel nostro dna sarebbe dura da cancellare, si trasmette da padre in figlio secondo leggi che non appartengono più allo stato moderno. La devianza (guidare senza casco, il pulmino senza assicurazione, etc.) sono cose tollerabili in quel mondo, ma non più in questo. Allora non c’è stato che regga, ma lavoro sulla consapevolezza, sulla cultura, sulla pelle giorno dopo giorno a partire da questi ragazzi. Per uno a cui apri gli occhi, mille resteranno nel buio, ma sarà valsa la pena. A chi tocca? allo stato?

  11. rosaria ha detto:

    Tocca a tutti. Tocca alle istituzioni, a quelle istituzioni che si vestono di edifici fatiscenti, di uffici vuoti di lavoro e pieni di nullafacenza.
    Tocca alle famiglie, una volta per i sociologi l’agenzia di socializzazione primaria. Quelle famiglie ovvero mamma, papà, nonni, che dovrebbero ritornare a svolgere un ruolo di “educatori” ma purtroppo educare significa “regalare” tempo e oggi il tempo non si regala, si sublima con un vocabolario di soli sì e con l’ultimo cellulare multiuso e con i vestiti firmati dallo stilista pieno di lifting e di soldi.
    Tocca ai singoli, a ognuno, a me e a te. Ma proprio noi due cosa facciamo? Scriviamo della nostra disperazione, riconosciamo il coraggio degli eroi, cerchiamo cause e giustifichiamo conseguenze, ma se facessimo qualcosa di serio, i casalesi dovrebbero attentare alla vita di uno, cento e mille saviano. Così non è. Purtroppo.

  12. eve81 ha detto:

    Io ammiro Saviano, io stimo Saviano, io spero che sarà vivo a lungo e produrrà altri libri, magari belli e impegnati come Gomorra.Però. Posso essere cinica?
    La camorra stragista mi fa molta meno paura di quello che c’è stato finora.Dalle stragi ai giudici antimafia, in questi ultimi anni c’era stato il silenzio assoluto sulle criminalità organizzate.In Campania non c’erano state guerre interne e dimostrazioni analoghe dalla NCO di Raffaele Cutolo.Quindi, 25 anni di silenzio, 25 anni di sott’acqua.Perchè la camorra c’era, e nel silenzio prosperava.Una camorra che minaccia Saviano è una camorra debole, e più le minacce aumenteranno più mi sentirò al sicuro.Perchè una camorra che ha bisogno di intimidire è una camorra che non è riuscita a farlo attraverso i canali isitituzionali, e che deve opporsi allo Stato anzichè infilarsi in esso.I ragazzi di Casale che non riconoscono la camorra sono figli di questa camorra che è diventata stato.Non possono riconoscerla perchè non ne vedono la differenza. Per questo, cinicamente, mi auguro altre minacce, altri avvertimenti.
    E poi, sui ragazzi di Casale credo, lucidamente, che dovrebbero riaprirsi filoni di studio e ricerca sull’argomento, troppo pochi e spesso datati. Credo che sarebbe il compito dei sociologi, per esempio.(e Saviano, non a caso, da questo ambiente viene e dall’osservatorio anticamorra ha iniziato, a conferma che certe cose servono). Per esempio, sono stanca di sentire parlare di terrorismi internazionali mediorentali, e di non vedere nessun organismo internazionale prendere provvedimenti, effettuare ricerche e studi, attivare commissioni su questo nostro terrorismo interno.Perchè quando si paventano stragi, e se ne realizzano alcune-come nel caso di Castelvolturno-non siamo più di fronte nemmeno alla delinquenza o alla criminalità organizzata.Perchè chi terrorizza una popolazione fa di fatto del terrorismo e chi diventa antistato, o rende lo stato malato è, ancora una volta, non più un problema di devianza locale, ma di assalto, allo stato medesimo. Mi direte che terrorismo è tale quando alla base ci sono motivazioni ideologiche, come la religione o la politica.La camorra, invece, ha alla base solo il denaro. Basta? No. Eppure, il denaro è ormai un’ideologia e, anche, un ideale per le masse.Forse il vero problema, allora, è che non riusciamo a distinguere il bene dal male, la camorra dallo stato- da questo nostro stato-perchè il denaro- nel senso di arricchirsi a tutti i costi, anche a spese degli altri, o fregandoli o uccidendoli, metaforicamente e non- è l’ideologia dominante di entrambi?

  13. Antonio Rossano ha detto:

    L’ insieme dei valori che caratterizzano una società ne determinano le caratteristiche, la cultura.
    I valori sono gli obiettivi a cui tendere.
    In questa società postmoderna e postindustriale predominanti sono obiettivi materiali, soldi, simboli di stato, possesso delle cose e dei mezzi, potere personale.
    E’ evidente che il potere è un prodotto a somma zero: più ne ha uno, meno ne hanno altri. Così come il denaro, il ceto sociale, etc…
    E’ altrettanto evidente pertanto che, se l’ obiettivo valoriale è di questo tipo, il percorso per il suo raggiungimento passa attraverso l’ aumento dei benefici e delle disponibilità da parte di alcuni, a scapito degli altri.
    Sono quindi impliciti, in tale sistema culturale, il discrimine per il ceto, per la provenienza, per il colore della pelle.
    In un sistema del genere anzi, il discrimine è uno dei percorsi obbligati per il raggiungimento dell’ obiettivo finale.

    Interventi sulla cultura di massa sono impensabili: è il sistema economico mondiale che è basato su tali meccanismi ed obiettivi: come si potrebbero più vendere automobili, megatelevisioni LCD, cellulari e prodotti di marca, se gli obiettivi proposti dall’ “industria culturale” non fossero più quelli?
    E’, come diceva qualcuno più sù, una questione da “risolvere” nel quotidiano, nel privato e pubblico di ciascuno, nello stile di vita di milioni e miliardi di singoli individui. E’ nell’ alzarsi la mattina ed essere contenti di aprire gli occhi, fermarsi al semaforo rosso, allo stesso semaforo recarsi a parlare con il lavavetri di turno per cercare di offrirgli amicizia, dialogo, assistenza, andare al lavoro e essere disponibili con l’ odioso collega rampante facendogli vedere che può rampare quanto vuole e non ce ne frega niente…….etc..etc…etc…
    Ma quanti di noi sono disposti a farlo? CHi non pensa: questo semaforo rosso non serve, non c’ è nessuno che passa, passo lo stesso? Oppure, al lavavetri, non si ha neppure il tempo di abbassare il finestrino e regalare un “decino”, o a lasciare il campo al collega che,per quale motivo dovrebbe passare davanti a me?
    C’è bisogno di qualcosa di più, delle buone intenzioni….

    Gomorra. Saviano. La subcultura di Scampia, di Casal di Principe, delle Gang delle aree degradate metropolitane degli USA, sono prodotti “derivati” della cultura principale.
    Chi non ha i mezzi, fa parte, nella somma zero, della cifra più piccola, dei perdenti, vive sin dalla nascita in un mondo che ha uno spazio suo, un tempo proprio, dimensioni dell’ esistenza che per noi sono da considerarsi “devianti”, per loro solo ed esclusivamente, l’ UNICA possibilità di realizzazione e di scalate sociale.
    Nel mondo delle vele di Scampia, come delle Gang di Chichago, si cresce con la legge del Boss, che è colui che ha raggiunto il successo, l’ individuo che è affermato nella subcultura.
    Fin da piccoli i bambini sono “socializzati” a modelli culturali da noi completamente distanti e considearti “devianti”, per loro “la norma”.

    Ci sarebbe bisogno non di 100.000 insegnanti in meno, come deciso dal Ministro della Pubblica Istruzione, ma di 1.000.000 di insegnanti in più, per “ricostruire” un substrato culturale accettabile, nel quale bambini, ragazzi ed adulti potessero trasferire i propri valori devianti, accettare una mediazione con la società che li ha posti al limite, emarginandoli e stigmatizzandoli.
    Ci sarebbe bisogno di 1.000.000 di psicologi, sociologi, volontari, operatori del sociale, per ricostruire quasta tela sfilacciata e ridare un senso UMANO alle cose.
    Nel frattempo peraltro, salviamo le banche, le imprese ed i soldi, mentre le persone, lentamente (ma non troppo) affogano nella palude della destrutturazione sociale.

  14. ros ha detto:

    Una prima idea potrebbe essere affiancare alla raccolta di firma per Saviano – indetta da alcuni premi Nobel (vedi Repubblica) _ una raccolta di firma per i ragazzi di Casal di Principe, di Castel Volturno, della periferia Napoletana, di Secondigliano etc. Una specie di “Save the Children” per chiedere alle istituzioni un programma speciale di educazione alla legalità, al senso civico, che si possa svolgere in contesti protetti, all’estero predisponendo anche confronti con i ragazzi di altre scuole, altre realtà, altre culture. Laboratori di ogni genere, su ogni tema caldo: dall’ambiente al razzismo. Un programma di protezione specifico per i ragazzi che si affianca a quello specifico per Saviano, perchè la minaccia è per entrambi la stessa. E’ solo un primo passo, minuscolo, sul quale ci si potrebbe impegnare chiedendo alle scuole ti ogni ordine e grado di appoggiarlo, firmarlo, portarlo avanti. Con la finalità di togliere alla cultura camorristica la sua caratteristica di mitologia, di peculiarità antropologica, per farla tornare dove deve stare: nella riprovazione sociale.

  15. Tommaso Ederoclite ha detto:

    Basta. Sono ormai sconcertato. Massimo rispetto per il valore civile dato al libro, e sopratutto ho solidarietà per un ragazzo che ha su per giù la mia età e vive sotto scorta. Ma la lotta alla criminalità non è il libro di Saviano.
    Sembra quasi che all’improvviso si sia svegliato questo orgoglio collettivo contro, ormai, questi famosi Casalesi dimenticando le migliaia di pubblicazioni contro la criminalità (Da Barbgallo a Sales) e sopratutto dimenticando le centinaia di persone sotto scorta (imprenditori, commercianti, magistrati, poliziotti etc etc) tra Napoli e periferia.
    Un caso letterario, per quanto forntunato che sia, non può spazzare nomi di persone che agiscono nell’ombra da anni. Se un libro fortunato può scatenare un fenomeno solidaristico e può apportare un colpo assestato alle organizzazioni camorristiche che ben vengano ma cerchiamo di tenere i piedi per terra. Di programmi alla legalità e alla cultura civile ve ne sono, ahimeè, a bizzeffe, come di interventi tesi a migliorare il territorio sono 30 anni che se né compiono. Non sono mai mancati.
    Se il momento è propizio è giusto che venga cavalcato ma state attenti perchè io ci leggo ormai un buonismo forzato e la corsa a dire io sono con Saviano sta diventando una semplice e grottesca moda collettiva.

  16. Valentina Reda ha detto:

    Sono le due facce della stessa medaglia! I simboli servono! E non sempre è dato di scegliere il simbolo! Ecco forse è questo quello che penso…
    sarò in parte idealista e in parte cinica, ma credo che ogni tanto i treni passano e non bisognerebbe farseli sempre scappare! Ogni volta che si impone un tema sociale alle cronache immediatamente viene ricoperto di nauseante retorica e su questo dò pienamente ragione a tommaso, ma è anche vero che machiavellianamente potremmo anche infischiarcene dei mezzi e pensare ai fini! Perchè quel tema proprio per colpa di quel contorno alla melassa spesso lo si lascia stare, perchè definito in un modo che non ci rappresenta.
    Sì, è retorico. E sì, è a tratti nauseante..
    ma la questione c’è!.. saviano è il simbolo? ben venga!
    Che non si fraintenda il peso del paragone, ma davvero si pensa che il buon che guevara fosse solo lui a lanciarsi coltello in bocca??
    e se non ci fosse stato per caso un fotografo che ha avuto la sorte di beccarlo in quella fiera posa plastica che è stata sbattute su magliette e tazze dell’universo mondo (nonchè il braccio di maradona) si sarebbe avuto un altrettanto efficace veicolo del simbolo?
    Adesso, so che il confronto è un pò folle da qualunque punto di vista si voglia guardare la cosa, ma a furia di avere spocchia contro le derive ‘mariomerolesi’ dell’informazione i morti aumentano e gli imprenditori sotto scorta pure..
    Nel momento in cui mi sono resa conto che i roghi di ponticelli e la rivolta dei ‘black’ di castel volturno sono in fondo già questione del passato, allora penso solo che se serve una faccia come quella di saviano per creare un piccolo totem che riporti la solidarietà sociale in questa area che pare sempre più dimenticata da dio (e non dagli uomini)… beh allora forse vale la pena di riflettere su come salire sul carro.. togliere la melassa… e decidere in quale direzione andare.

  17. Antonio Rossano ha detto:

    Ritengo corretta la valutazione di Tommaso che, a mio avviso, non vuole essere una “ritirata” ma una giusta segnalazione: la camorra non l’ ha scoperta Saviano….

    Effettivamente la “lavatrice mediatica” rischia di precipitare nell’ oblio lavoro, impegno, sacrificio e fatica di tante persone.
    Ma concordo anche con Valentina: mai perdere il treno che passa!!

    E se questo treno si chiama Saviano, va bene: purchè sia un TAV e non un locale……

  18. Rosanna De Rosa ha detto:

    Tommaso, non farti prendere dal paradigma del successo dovuto che in questi giorno circonda Saviano (un altro modo in fondo per screditarlo). Saviano ha scritto un libro che nessuno di noi avrebbe scritto, che nessuno dei sociologi, esperti, studiosi ha mai voluto scrivere. E’ questo il punto. L’inizio, non il seguito. L’ha fatto forse calcolando (male) costi e benefici, ma l’ha fatto. La dimensione massmediale della cosa non ci deve nemmeno passare per la mente, il rischio è di restare intrappolati nella stessa logica dei ragazzi di casale (Saviano si sta arricchendo con la nostra storia, noi no). Saviano ha aperto una breccia nel muro, tocca a noi decidere se passarci o far finta di non vedere. E poi delle due l’una: o lo stato c’è in quelle zone (ed allora il dogma dello stato assente è pura retorica) o lo stato non c’è, e con esso la scuola, la società civile, la giustizia amministrata giorno per giorno, la politica. Delle due l’una, stare in mezzo al guado significa non scegliere, la spocchia contro Saviano è solo un altro modo per non dover decidere da che parte stare.
    Certo la camorra non l’ha scoperta Saviano, ma Saviano l’ha portata alla ribalta internazionale, l’ha sottratta alla sua dimensione localistica, privatistica (la camorra non ci dà alcun fastidio, ha detto una ragazza, ed un’altra ha aggiunto che contro di essa non bisogna fare nulla, quasi a testimoniare che si tratta di una tradizione folcloristica). Non sono gli occhi dell’Italia (sempre foderati di pancetta) a spaventare il clan, ma quelli del mondo intero. La pressione internazionale sull’Italia perchè si liberi una volta per tutto di questa stramaledetta faccenda, mette l’Italia in una posizione molto delicata, un paese che non garantisce la libertà di parola (e ricorre all’immunità per garantire la classe politica) è un paese in declino in ogni indice statistico soprattutto in quelli della Freedom House. Chi si occupa di questo sa cosa significa in termini di investimenti internazionali.
    Scegliere Saviano non significa infine scegliere contro tutti gli altri che combattono la camorra in silenzio, nel buio mediatico. A loro forse la luce dei media avrebbe fatto più male che bene. Non c’è questa opzione nella scelta di essere contro la camorra.

  19. masaniello ha detto:

    Ricordo che appena iscrittomi all’università – ormai nel lontano 97 – uno dei primi libri che lessi fu La Camorra di Barbagallo che mi fece molta rabbia e nello stesso tempo mi chiedevo come mai nessuno mettesse quel testo in prima linea come momento di riflessione. Vale lo stesso per il più recente testo di Isaia Sales “Le strade della violenza”. E a citare testi potrei stare per ore.
    Il punto non è Saviano si Saviano no. Ripeto sono colui e ne abbraccio la causa a pieno, ma questo eccessivo e nevrotico correre dietro il suo testo come punto di riferimento rischia di far divenire vano un lavoro che va avanti da anni in quasi tutti i settori della società
    Saviano è il “prodotto” più efficace che sia stato creato negli ultimi anni ma ripeto: La lotta alla criminalità non è il libro di Saviano.
    Saviano è il risultato di un malessere – quello dei cittadini – che monta da anni e che ora è nelle sue fasi più accese. Lui attualmente nè è il massimo rappresentante…ma non il solo.
    Ripeto, massima solidarietà.

  20. Rosanna De Rosa ha detto:

    Beh…forse la agente che ha letto Saviano, ora inizierà a leggere Barbagallo, Sales ed altri. Lo stesso Saviano riconosce che c’è tanta letteratura sulla Camorra, e che lui è uno fra gli altri. Non è un fenomeno, è uno scrittore. Iniziamo anche noi ad acquistare quegli altri libri, a farli circolare, magari con un book crossing tematico, intervistiamo Barbagallo, Sales, facciamo in modo che le luci dei media si accendano anche su di loro. A questo punto ce ne saranno sempre di più di scrittori da “eliminare”, forza su…

  21. Tommaso Ederoclite ha detto:

    Lo spero Ros. Lo spero sul serio…

  22. Ale ha detto:

    Alla prima presentazione del libro di Saviano a Roma (giugno 2006) c’erano 30 persone. E la sua eccitazione era quella di un giovane che ha scritto un libro, legittima e perfino tenera. C’erano perfino altri scrittori noti che lo trattavano con un pizzico di malcelata invidia con pacche sulle spalle che mi sembrarono un po’ ipocrite. Francamente nessuno penso immaginasse il seguito della sua storia. Ma almeno questo non l’hanno deciso le case editrici, nè si è registrato un successo a tavolino. Qualcosa l’ha fatto la tv (e lui è un personaggio che buca il video), il resto la gente, e a suo modo, la camorra stessa. Minacciarlo dopo la sua sfida pubblica ai boss (ottobre 2006) ha portato Saviano ovunque, perchè ha reso forte quello che forte già era (il libro) ma a cui mancava il salto di qualità della popolarità. E così Gomorra è diventato il bestseller anche dei piccoli ragazzini che andavano da lui dicendo “perchè di me non hai scritto?”.
    Il fenomeno Saviano che ora sembra pervasivo è l’indice che è cambiato tanto, e anche, concordo con Evelina, che la camorra sta perdendo ganci con il potere, dopo essere diventato “stato” a tutti gli effetti. Può essere davvero il primo livello per far studiare i classici della cultura campana, e per risvegliare una lotta che non è solo lui, è certo, ma che attraverso di lui si fa forza. Al di là delle campagne un po’ troppo autoreferenziali (anche questa del Nobel, promossa per altro da De Masi, e ho detto tutto..), della corsa a diventare suo fan che impazza sul diabolico Facebook, e della corsa ad averlo in tv, senza Saviano forse L’Espresso non farebbe le inchieste che fa, e non ci sarebbe un film che possiamo criticare all’infinito, ma che racconta cose mai raccontate. Domani Gomorra sarà letto in piazza, in giro per l’Italia, e, perdonate la blasfemia, sarà molto più significativo della recente lettura pubblica della Bibbia (e non entro nella polemica sul Papa a Pompei). Tempo fa avremmo potuto aspirare al massimo alla lettura di Moccia su Ponte Milvio. Scusate se è poco.

  23. Tommaso Ederoclite ha detto:

    Bhe, mi sbaglierò ma mi sembra di capire che la proposta sia quella di sfruttarlo finchè funziona. Sfruttarlo culturalmente, politicamente e, sopratutto, mediaticamente.
    Noi italiani non ci facciamo mancare nulla.
    A proposito…ci hanno già pensato alle magliette con su la faccia o con la scritta Io sto con Saviano…fatemi sapere.

  24. Rosanna De Rosa ha detto:

    Recnesione libro Barbagallo, recensione libro Sales, interviste. Incominciamo ad occuparci di questo…magari con il supporto degli altri dottorandi. Ale potrebbe parlarci di più e meglio del lavoro di Rosaria Capacchione, e di altri come lei…Forse si potrebbe trovare il modo di ricordare i giornalisti che hanno perso la vita per il loro lavoro, come Siani.
    Le parole sono le nostre uniche armi.

  25. eve81 ha detto:

    Le parole sono pietre. Concordo.
    Potremmo cominciare dalle recensioni, dalle tavole rotonde.In verità io penso che cominciare dalla formazione serva molto di più.Due anni fa facemmo dei progetti nelle scuole di Pomigliano D’arco, Brusciano e Marigliano, sulla legalità. Era prima del fenomeno Saviano e portammo con noi Tano Grasso, come testimone privilegiato.I ragazzi ancora ci scrivono per ringraziarci e noi, gruppetto di post-universitari, ci siamo sentiti più utili allora che in altre 1000 occasioni, forse più ufficiali o altisonanti ma,in definitiva, solo autoreferenziali. Perchè il problema non è Moccia contro Saviano. Leggere un libro è una scelta personale.Fare invece un database, un archivio, un sistema di dati, recensioni, ricerche, materiali, è costruire un qualcosa di oggettivo e non di opinabile.Perchè sfruttare il fenomeno mediatico Saviano può essere giusto solo se da questo prendiamo spunto per superarlo, andare oltre. Quindi:cominciamo dalle proposte, attiviamo magari un’area virtuale di discussione, ma poi-soprattutto-procediamo con scientificità: raccogliamo materiali utili ai formatori, quelli professionisti e quelli volontari e poi cerchiamo di contattarli.Che ne pensate?
    Che altre idee avete?e come pensate di metterle a sistema?Io non sto con Saviano, non voglio sentirmi solidale, non voglio essere fan e nemmeno amica di saviano, semplicemente perchè mi piace il suo libro.Io voglio essere utile in qualche modo, e a lui va il merito di avermi aperto gli occhi dimostrandomi che le parole servono- ancora.

  26. Natascia D'Amico ha detto:

    a proposito di lotta alla camorra e di saviano segnalo a tutti questo blog e la relativa iniziativa…
    http://leggosaviano.wordpress.com

  27. Marco ha detto:

    Salve a tutti. E’ la prima volta che scrivo un commento su politicaonline.it, ma l’argomento mi spinge a scrivere, non posso farci niente, è più forte di me. Premetto che sono uno studente di Sociologia che vive ad Aversa, che ha letto il libro di Roberto Saviano sfogliando le pagine con una rabbia che cresceva in parola in parola. Molti mi potranno dire: “sei di Aversa, tante cose le sapevi già…..”. E invece no, non le sapevo. Cioè sapevo anche prima di leggere il libro dei casalesi, della camorra, dello “schifo” della mia terra, ma le sapevo in modo superficiale, per sentito dire, per luoghi comuni insomma. Gomorra è stato per me, come un manuale d’istruzioni, un qualcosa che mi spiegasse come certi meccanismi, certi fenomeni, potessero accadere davanti a miei occhi. Sono lontano dalla mentalità dei ragazzi casalesi intervistati, da sempre mi dico di essere un pesce fuor d’acqua in questa terra, ma perchè? In fondo ci sono nato, ci sono cresciuto; perchè tanti ragazzi come me, la pensano esattamente al contrario di come la penso io. Da qui è iniziata la mia riflessione. Dalle poche nozioni di sociologia che ho, potrei dire che si è formata una subcultura e che i ragazzi la pensano così perchè vengono socializzati su uno stampo camorristico. Perchè vedete, purtroppo da queste parti, la camorra è, secondo un mio parere di “spettatore”, molto più che radicata, nel senso che ha proprio delle radici molto profonde, che si insinuano dappertutto. Dalle istituzioni, alle forze dell’ordine, dall’imprenditore all’artigiano. Se qualcuno ad esempio ha qualche tipo di problema, si cerca di risolvere sempre prima per vie traverse, e poi semmai per vie istituzionali. E’ una questione culturale, e lì sta il problema, come cambiare una cultura che praticamente si tramanda in generazione in generazione? Analizziamo per esempio la scuola. Devo ammettere che lo sforzo della scuola in questa terra martoriata, nel combattere con i propri mezzi la camorra, è notevole. Non dico che tutte le scuole o tutti gli insegnanti diano il meglio di se stessi per combattere il fenomeno, ma in generale credo che quantomeno si incoraggi i ragazzi a non intraprendere certi tipi strade nella vita. Ma la cosa triste, è che questo tipo di lavoro di socializzazione, va praticamente vanificato dalla famiglia di origine degli alunni, e dall’ambiente in cui l’alunno vive. Quindi da questo punto di vista, la scuola mi sembra uno strumento piuttosto inefficace. Quando vedo in tv, ma anche nella mia città o nei paesi vicini, quelle persone che si rivolgono allo stato e in particolare alle forze dell’ordine con un atteggiamento di disprezzo, non posso che chiedermi se apparteniamo alla stessa terra, alla stessa nazione. Si, perchè il problema è in piccola parte acnhe questo, il non sentirsi appartenenti ad uno Stato, ad una nazione, se non in quei pochi momenti, come ad esempio il periodo dei mondiali, in cui magicamente spuntano bandiere italiane dai balconi, come se appartenere all’Italia si riducesse soltanto ad un torneo di calcio. Questo mi fa pensare agli Stati Uniti, che avrà certamente dei grandi problemi, ma dove la maggioranza dei cittadini è fiera di essere americana, e lo dimostrano le tante bandiere issate per le città, stavolta però non per un evento calcistico, ma per dimostrare di sentire il senso di appartenenza alla nazione. Ci sono tanti aspetti del problema, che forse la gente comune , anche chi vive in queste terre, non riesce a cogliere. Ed è qui che è servito Gomorra. Considero Roberto Saviano più che uno scrittore, un antropologo. E’ riuscito a sviscerare pezzo per pezzo la cultura di un “popolo” intrufolandosi a suo rischio e pericolo, in un ambiente ostile alle persone non appartenenti al “Sistema”. Una sorta di “osservazione partecipante” che è tipica di un’antropologia culturale di altri tempi. Che poi esistono altri libri che parlano della camorra, non mi può che far piacere. Non so dire cosa abbia portato Gomorra così in alto alle classifiche, ma so che questa è un’occasione per noi tutti per parlare e soprattutto studiare una soluzione al problema camorra. Chi in Italia e anche all’estero, conosceva il clan dei casalesi, se non noi che in questa terra ci viviamo? E’ un merito che va dato a Saviano, e che nessuno gli può togliere, nemmeno i casalesi stessi. Oltretutto credo che un qualcosa in più l’abbia dato anche il film, le immagini crude che si vedono, non fanno altro che rafforzare il messaggio delle parole di Roberto (consentitemi di chiamarlo almeno una volta solo per nome, perchè siamo praticamente coetanei), senza poi dimenticare che ha riscosso un notevole successo e che questo ha alimentato sempre più l’attenzione mediatica. In conclusione, vorrei dire che è vero che ci sono tanti simboli della lotta alla criminalità organizzata, e non solo quindi della lotta contro la camorra, ma adesso l’attenzione è concentrata su Gomorra e il suo scrittore, non per volontà di Saviano ovviamente, ma credo più che altro per un meccanismo mediatico, ma questo aspetto è secondario, non perdiamo l’occasione di parlare del problema e soprattutto di cercare di arginare il problema, discutendo chi oggi è “simbolo” della lotta contro la criminalità organizzata. Ogni strumento di conoscenza è valido al fine della risoluzione del problema, anche Gomorra.

  28. Rosanna De Rosa ha detto:

    Marco, hai colto il punto, anzi i punti, dall’aspetto culturale della questione a quello di risveglio delle coscienze. Ieri Saviano ha scritto un articolo sul giudice Cantone che a sua volta a scritto un libro sulla lotta per la giustizia e contro la camorra. Mi ha fatto molto piacere questo suo passaggio perché significa tante cose: dalla volontà di non essere indicato come il salvatore della patria, al desiderio di distribuire un po’ del suo successo e della sua attenzione anche su gli altri uomini che stanno combattendo la stessa lotta ma senza le luci della ribalta. E sono contenta che sei anche uno dei nostri studenti, la riprova che con maggiori strumenti di analisi, la camorra e tutto il suo esoterismo posso essere svelati.

  29. Marco Z ha detto:

    Professoressa mi fa piacere che abbia apprezzato il mio ragionamento, è che quando si parla di camorra in questo periodo, mi scatta qualcosa dentro, come se avessi già sopportato troppo…..per il libro del giudice Cantone, proprio ieri ho visto l’intervista fattogli da Fabio Fazio nella sua trasmissione. Un altro libro da leggere e forse anche studiare in un certo senso…che dire, speriamo che i punti deboli della criminalità organiazzata, vengano fuori e usati contro loro stessi, grazie ovviamente al lavoro di tanti, che come ha già detto lei, lavorano nel silenzio e “solo per giustizia” (per citare il titolo del libro del giudice Cantone).

  30. Tommaso Ederoclite ha detto:

    E che sia l’alba di un nuovo movimento civico e culturale…

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