Menu Principale

 Home-Page
 Osservatorio
 Epistemologia della Rete
 Culture Digitali
 Segnalazioni
 Risorse

Accedi

Visitatori collegati


Warning: mysql_query(): Can't connect to local MySQL server through socket '/var/lib/mysql/mysql.sock' (2) in /web/htdocs/www.politicaonline.it/home/wp-content/themes/pol/functions.php on line 12

Warning: mysql_query(): A link to the server could not be established in /web/htdocs/www.politicaonline.it/home/wp-content/themes/pol/functions.php on line 12

Warning: mysql_fetch_array() expects parameter 1 to be resource, boolean given in /web/htdocs/www.politicaonline.it/home/wp-content/themes/pol/functions.php on line 13

Warning: mysql_query(): Can't connect to local MySQL server through socket '/var/lib/mysql/mysql.sock' (2) in /web/htdocs/www.politicaonline.it/home/wp-content/themes/pol/functions.php on line 23

Warning: mysql_query(): A link to the server could not be established in /web/htdocs/www.politicaonline.it/home/wp-content/themes/pol/functions.php on line 23
Registrati:
Warning: mysql_query(): Can't connect to local MySQL server through socket '/var/lib/mysql/mysql.sock' (2) in /web/htdocs/www.politicaonline.it/home/wp-content/themes/pol/functions.php on line 29

Warning: mysql_query(): A link to the server could not be established in /web/htdocs/www.politicaonline.it/home/wp-content/themes/pol/functions.php on line 29

Warning: mysql_num_rows() expects parameter 1 to be resource, boolean given in /web/htdocs/www.politicaonline.it/home/wp-content/themes/pol/functions.php on line 30
Non registrati:

Cerca nel blog


Archivio

Blog-rolling

Syndicate

W3C Validator

Valid XHTML 1.0!

Valid CSS!

Per chi suona la campana

“E adesso?” Verrebbe da chiedere a Walter Veltroni che macina a grandi passi il corteo che attraversa le strade di Roma come un nuotatore che divora vasche, fermandosi ogni venti metri a salutare qualcuno, stringere mani, mostrare un sorriso da pubblicità. Il Pd conta le forze, in una giornata di ottobre che sembra primavera, e il leader pesa sé stesso, alla faccia dei Cacciari di turno, sul merito delle cui osservazioni sarà bene tornare. Ma sopratutto lancia messaggi diretti a Silvio Berlusconi e al governo. La guerra di cifre tra organizzatori e questura, peraltro mai così clamorosamente divergenti (tra 2 milioni e mezzo e 300mila c’è un po’ troppa differenza perché qualcuno dei due abbia ragione), è solo accademia in un pomeriggio di festa di cui certamente, al di là del merito delle parole del leader Pd, si sentiva il bisogno.

Come un anniversario a cui da un po’ non si partecipava, Roma aspettava questa occasione a metà tra la festa e la protesta. Il ritrovo alla stazione, l’arrivo dei treni speciali, l’imbuto che si crea nelle strade fanno tornare alla mente gli anni delle vecchie stagioni berlusconiane. A qualcuno tutto questo mancava, quasi a tradire la sensazione di sentirsi sempre più a proprio agio all’opposizione che al governo. Passano di mano in mano le copie della nuova Unità, che sembra travestita da freepress, e cavalca l’onda dell’urgenza, si mischiano volti giovani con quelli di tante persone anziane, facce di sessantenni che sembrano avere tanta voglia di raccontare la propria storia. La discesa verso i Fori Imperiali, il giro lungo il Colosseo dribblando file di turisti giapponesi un po’ perplessi, le macchine fotografiche che scattano le istantanee di un’Italia stanca di nascondersi e di ingoiare rospi amari. C’è chi discute della forza dei leader, chi sprigiona la propria rabbia per la crisi economica, chi fa la parte della “maestra coi fiocchi”, con tanto di cartello e grembiulino, per richiamare l’attenzione sul paese precario. E’ un secco no all’Italia unica, al pensiero unico, al governo unico. Quella che per qualcuno sarà una “manifestazione antidemocratica”, e che Fini definirà “contributo al dibattito”, è ora soprattutto una passeggiata di decoro e fierezza, una forma di resistenza nel senso più pieno e meno politico della parola. Si potrebbe fare perfino dell’ironia sull’età media dei partecipanti, se i capelli bianchi e le rughe sui volti non raccontassero storie e non fossero la spina dorsale del paese, tutti in riga a passare il testimone ideale ai ragazzi che lottano nelle scuole. E per una volta poco importa se Bandiera Rossa viene su un po’ troppo stonata.

Le parole chiave della giornata del Partito Democratico sono così più d’una, e si inseguono nel significato di una manifestazione in agenda da mesi, che sembra quasi lasciare un vuoto nell’immaginario politico italiano. Evocato già in luglio, in opposizione alla piazza girotondina di Di Pietro, questo 25 ottobre è un avviso ai naviganti che di fatto tradiscono nervosismo. Basti guardare la goffa conferenza stampa di Berlusconi in Cina, con una reazione a braccio piuttosto imbarazzata alle domande dei cronisti, o alle dichiarazioni allineate dei colonnelli del Pdl.
E’ il grido di allarme di un’Italia che non ci sta, che non condivide le scelte del governo, dal caso Alitalia alla riforma Gelmini, e che si è ripresa dalla sconfitta ed è pronta ad uscire dal guscio. Lo slogan enfatico e tronfio che risuonava al Circo Massimo era “Un’altra Italia è possibile”, e il manifesto del discorso veltroniano è stato un convenzionale “l’Italia è migliore di chi la governa”. Non un capolavoro di originalità (eppure gli ineffabili guru della comunicazione hanno avuto mesi per pensarci su), ma più che altro un impegno preciso nei confronti degli elettori, quasi a segnare il territorio, marcare una barriera. E la differenza, in piazza, si è vista eccome. Illustre firme dei giornali più in vista hanno parlato di “cultura”, di “dignità”. Nelle barbe imbiancate e nei cartelli di professoresse più vicine alla pensione che alla laurea, c’erano la rispettabilità d’altri tempi e il fervore poco militante di tante persone normali, di gente perbene che non si sente rappresentata ed è andata in piazza per dirlo. Ha trovato nel Pd non la propria casa politica, ma semplicemente l’interlocutore più vicino e naturale per comunicare il proprio disagio, sfogare il proprio malumore e convogliare il proprio impegno. Non c’è dubbio che la piattaforma elettorale dell’opposizione sia formata proprio dai pensionati, dagli impiegati e dagli insegnanti che sono scesi in piazza oggi, e che il dibattito di questi giorni abbia favorito la presenza di lavoratori e studenti piuttosto che di facinorosi dei diritti civili o passionari della giustizia. Ma il messaggio di oggi sconvolge proprio per la sua normalità e per come racconti un’Italia ordinaria e fiera che non va sui giornali e usa un’ironia colta anche negli striscioni, non quella un po’ scavezzacollo dei centri sociali e nemmeno quella che si fa avvolgere dalla bandiera della pace senza se e senza ma. E’ un’Italia perfino sonnacchiosa e un po’ all’antica, che guarda oltre con una saggezza che si mischia al coraggio di reagire, che sembra aver digerito la lezione della stagione dell’Unione e prova a trovare accordi in modo più strutturato, cercando un nuovo punto di incontro tra le generazioni, le classi sociali, le geografie. Sembra preferire finalmente la convivenza alla coabitazione. E si ribella soprattutto al vuoto culturale, all’impoverimento informativo, alla società del benessere e del superfluo oggi accerchiata da una crisi economica senza precedenti. A dimostrarlo, la strana commistione fra le tre icone evocate nel corteo, che non hanno niente in comune, e sulla cui opportunità di essere citate si può discutere a lungo: Vittorio Foa, Barack Obama e Roberto Saviano. Sono loro i tre volti che più spesso echeggiavano nei manifesti e nelle parole della gente. Nomi abusati, che appartengono al reality mediatico, magari strumentalizzati nelle pieghe della politica parlata e negli immaginari dialettico-televisivi, ma protagonisti di tre storie concrete, presenti e attuali che possono fare bene all’Italia, e che i manifestanti di oggi avevano voglia di sentirsi raccontare. Per questo e altro, la parola chiave torna ad essere opposizione.

Perché adesso la palla passa davvero a Walter, al di là della sostanza di un discorso con punte di populismo, spalmate di retorica e la solita sfilata di buone intenzioni in cui comunque è necessario credere. Sta a lui dimostrare di non essere capace di parlare solo a chi sostanzialmente già la pensa come lui. Sta a lui far sapere di essere in grado anche di far cambiare idea alle persone, di farsi scegliere dalla gente, di riscattare gli eccessi di “dialoghismo” che lo rendono un facile bersaglio degli anti-berlusconiani. E’ difficile togliersi dalla testa, dopo aver risalito il corteo e ascoltato i rimbrotti di chi al Circo Massimo neanche è riuscito ad arrivare, che le centinaia di migliaia di persone di oggi siano solo un messaggio a Berlusconi. Sono un messaggio a Veltroni, al Pd, all’opposizione. E’ la campanella che suona per dire che non è più tempo di rimandare tutto alla grande manifestazione. Perché la grande manifestazione è oggi e il tempo delle chiacchiere è finito. Scuola, economia, giustizia, vigilanza Rai, salari, ambiente. Sono un assegno in bianco per un lavoro politico serio, una sorta di voto-bis per una resistenza sui temi che contano, una voglia di rappresentanza ora che lo scontro si farà duro, un attestato di fiducia perché finisca il tempo degli inciuci, degli alibi, delle strizzate d’occhio.

Share!
  • Facebook
  • LinkedIn

8 commenti

  1. Tommaso Ederoclite ha detto:

    Davvero cantavano Bandiera Rossa?

  2. Ale ha detto:

    Hanno provato anche con Bella ciao…

  3. rosaria ha detto:

    La manifestazione del 25 ottobre rappresenta un momento significativo per quella parte dell’Italia che non ha delegato opere e parole e arrabbiature al governo forte che ci rappresenta oggi. Durkheim li definiva momenti di “effervescenza collettiva”, quelli che danno un senso alto e riconosciuto al nostro appartenere ad una comunità. Il partito democratico dopo la partecipazione plebiscitaria alle primarie può portare a casa un altro importante successo: centinaia di migliaia di persone al Circo Massimo per dire che un’altra Italia è possibile. Ma il punto critico è proprio questo: quale Italia? Veltroni che in quanto a strategie comunicative non è secondo a nessuno perchè la sua storia personale e familiare, il suo background culturale, le sue iniziative editoriali ci dicono che conosce il potere prorompente e spesso anche catartico dei mezzi di comunicazione quando sono usati bene, non va oltre qualche slogan arringato alla platea, pronuncia frasi ad effetto in cerca di applauso, recita insomma il copione del capo dello schieramento avverso a quello che ha vinto le elezioni. Sui contenuti infatti ci sarebbe molto da dire, manca un’idea di società alternativa a quella che si denigra: l’economia, la finanza, la scuola, la sicurezza sono tutti temi scottanti sui quali non c’è uno strappo, non c’è un fremito, non c’è una rottura che possa far parlare di terza via. Quale sarebbe l’altra Italia di Veltroni, l’alternativa possibile e auspicabile? Non c’è, è persa nei rivoli, mille rivoli, di un partito che sui diritti civili (leggi pacs) non ha una posizione unitaria, che sull’economia tiene insieme Colaninno e gli operai, che sulla scuola ha posizioni che difendono il pubblico e quelle che difendono il privato. Un partito che ha costruito un’identità sulla molteplicità, sulla differenza, sull’eterodosso per usare un linguaggio caro a Veltroni è un partito che sulle questioni dirimenti sarà sempre costretto all’eterna astensione (per dirla con le parole di Fazio apparse qualche tempo fa su un quotidiano). Tutto questo sinceramente mi sembra un pò poco per un partito che si autodefinisce “rivoluzionario” nello scenario politico italiano e non.
    Discorso diverso per i momenti di effervescenza collettiva, lì basta un nemico comune e ci si sente tutti dalla stessa parte, ciò che è importante è che la scenografia sia plausibile, i copioni ben recitati, gli attori bravi e gli spettatori attenti e soddisfatti. Purtroppo non si vive solo di manifestazioni.

  4. Rosanna De Rosa ha detto:

    Sic…è vero non si vive di sole manifestazioni, ma le manifestazioni sono social events, riti in cui ci si riconosce e ci si stringe intorno a qualcosa. La piazza è in fondo sempre plebiscitaria, come lo è il governo in carica…per questo la reazione di B. è stata così stizzosa ed antipatica (aveste visto il Tg di Emilio Fede…un esempio da manuale su come si massaggia il messaggio). In ogni caso, spero che il messaggio alla sinistra sia arrivato forte e chiaro: la gente vuole un’opposizione forte e coesa. Non se ne può proprio più dei litigi in famiglia, per giunta in ogni famiglia c’è una testa calda…

  5. rosaria ha detto:

    Pensi che il partiro democratico si definisca di sinistra? Speriamo lo sia davvero.

  6. Rosanna De Rosa ha detto:

    ieri mia figlia di 6 anni (dico sei) mi ha chiesto se Berlusconi è di sinistra o di destra. Un pò perplessa per la domanda, le ho risposto che è di destra. E lei ha aggiunto: «allora io sono di sinistra!».
    Un pò compiaciuta, ho dovuto ammettere a me stessa che l’essere contro è un buonissimo motivo per essere di sinistra.

  7. rosaria ha detto:

    Siccome Berlusconi non è eterno, prima che compia diciotto anni le dovrai dare una spiegazione più sostanziosa.

  8. Rosanna De Rosa ha detto:

    Ma come non lo sai? Si è fatto clonare in America, adesso aspettiamo solo che il pupillo cresca 😉

    Scherzi a parte, mi dovrò attrezzare

Ultimi Commenti

arrow Rosanna De Rosa (Con Emma, innoviamo la didattica e facciamo crescere l’Italia in Europa): Sarebbe bello se qualche insegnante di cucina, magari di qualche buon istituto alberghiero, si cimentasse ...
arrow Rosanna De Rosa (Con Emma, innoviamo la didattica e facciamo crescere l’Italia in Europa): Il progetto prevede il lancio di ulteriori MOOC a febbraio. Alcuni davvero professionalizzanti e molto ...
arrow paolo (Con Emma, innoviamo la didattica e facciamo crescere l’Italia in Europa): Ce ne saranno anche altri in futuro, o sono solo questi? ...

Da non perdere

arrow Berlusconi: operazione verità. Si salvi chi può
arrow Caterina va a votare
arrow Di quando la politica diviene un incubo
arrow Game Over
arrow I frames di queste elezioni
arrow Il calciomercato di plastica
arrow La politica delle bocce ferme
arrow La regionalizzazione della ragione
arrow Le “parole in libertà” del Signor B.
arrow PoliticaOnline uno dei “Best of the Web for Social Science”
arrow Prodi, i media e la società italiana
arrow Quel pasticciaccio brutto del sistema elettorale campano
arrow Rivoluzioni silenziose
arrow The Anticipatory Campaign: una parabola
arrow Tutto ciò che non è formalmente illegale è legale…
arrow Un dibattito senza
arrow United 93: il primo film sull’11 settembre
arrow USA: turbolenta vigilia per il quinto anniversario dell’11/9
arrow “Non pensiamo all’elefante”

Newsletter

Iscriviti alla newsletter di Politicaonline.it.

E-mail

Perché questo sito?

La cultura politica odierna è affetta da un virus malevolo: mancanza di dibattito e partecipazione. Il processo democratico si è (meglio: è stato) sostanzialmente ridotto a dare deleghe in bianco, a tapparsi il naso nell'urna elettorale, o ancor peggio a far finta di nulla.
In maniera indipendente da strutture o entità di qualsiasi tipo, questo spazio vuole sfruttare l'interazione del blog per avviare un esperimento di comunicazione a più voci. Una sorta di finestra aperta sulle potenzialità odierne insite nella riappropriazione del discorso culturale politico, dentro e fuori internet - onde impedire l'ulteriore propagazione di un virus che ci ha già strappato buona parte del processo democratico.

indent Editorial Board

indent Collaboratori

Per collaborare

Proposte (serie) di collaborazione vanno inoltrate alla redazione.

Copyright e licenze

I testi di questo sito sono responsabilità e copyright dei rispettivi autori e sono coperti dalla licenza Creative Commons Attribution - NoDerivs - NonCommercial

Creative Commons Logo