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Noi non avremo mai un Obama

Barack Obama sembra avere tutto. Bello, intelligente, brillante nella retorica, sofisticato quanto basta, in un delirio tutto personale qualcuno ha notato che è anche “abbronzato”, due lauree, una bella moglie, due bellissime bambine. Obama ha tutto.
Tutti ingredienti utili per la corsa alla casa bianca, in alcuni casi fondamentali, anche il meticciato sembra averlo aiutato nella campagna elettorale. Il famoso fattore R e l’effetto Bradley tanto paventati non sono emersi, anzi, esorcizzati con maestria si direbbero scomparsi o, in una visione estrema, diventati addirittura un punto di forza. Ebbene, Obama ha tutto. In alcuni casi ho pensato che fosse stato costruito in un laboratorio. Cullato ed educato dalla nascita a diventare il primo presidente nero degli Stati Uniti. Nato nelle Haway dove il conflitto fra razze è meno forte, cresciuto con una nonna bianca, ottime scuole, ottime università (le migliori), ottimi salotti. Una campagna elettorale perfetta, senza una piega né una sbavatura…una vera macchina elettorale.
Invidiosi come non mai, in Italia è subito cominciata la corsa all’Obama “de no’ artri”. Ho sentito e letto centinaia di dichiarazioni su quale politico si avvicina di più al presidente eletto. Libero pubblica sarcasticamente un Veltroni nero. Fede e la Carfagna sul mitico (e fuorilegge) TG4 che ragionano sulle similitudini e le contiguità tra Berlusconi e Hussein Obama (tutti e due piacciono molto alle donne cit. Fede 2008). Su Facebook si aperto un gruppo che è alla ricerca di un Obama all’italiana. La febbre sale, sale fino al punto che dopo la gaffe del presidente del consiglio nel giro di pochi minuti sono arrivate migliaia di commenti di scuse sotto l’articolo del NYTimes che parlava del “suntanned”. Obama, anche in Italia vogliamo Obama.
Ora, anch’io sono pervaso dal carisma del presidente eletto e durante le elezioni sono rimasto sveglio fino alle 5 per vedere “l’inconorazione”. Non vi nascondo che mi sono (quasi) commosso. Ma vorrei dire agli ostinati cercatori dell’Obama all’italiana di arrendersi, noi in Italia non avremo mai un Obama. Non voglio banalizzare dicendo che non avremo mai un presidente del consiglio nero e nemmeno che non avremo mai un presidente di 47 anni.
No, noi non avremo mai un Obama.
In quanto abbiamo un sistema in perenne trasformazione ormai da oltre 15 anni e che non riesce a prendere una solida configurazione. Che si dice liberatosi dai partiti, almeno nelle sue forme tradizionali, ma che nella fattispecie continuano a dominare. Sburocratizzati, personalizzati, diventati di plastica, mediali ma che ancora oggi regnano nel processo di partecipazione politica italiano. Che abbiamo un sistema mediatico distorto per ragioni partitiche e private, sviluppatosi come costola del sistema politico e mai resosi interamente indipendente. Che ci sono forme populistiche del fare politica che nel sistema italiano stanno avendo la meglio e che bloccano un sano processo di trasformazione sociale e politica. Che si è creato un tappo generazionale che non permette il rinnovo delle leadership politiche e culturali generando un inevitabile scollamento tra rappresentanti e rappresentati.
No, noi non avremo mai un Obama.
Perchè si bruciano i Rom e si da dell’eroe a Mangano. Perchè si manda in tv Licio Gelli che parla di Mussolini e che incorona l’attuale presidente del consiglio suo successore. Perchè si spara ai baby-camorristi di 12 anni e per aiutarli si manda l’esercito. Perchè si tagliano 1,440 milioni di euro all’istruzione universitaria e nello stesso tempo abbiamo una spesa militare in giro per il mondo in “peacekeeping” che paga il numero di soldati più alto di Germania, Francia e Spagna messi insieme. Perchè ci sono partiti che alimentano un linguaggio ed un comportamento razzistico e sono al governo. Perchè il giorno della manifestazione contro il decreto Gelmini sulle scuole medie-speriori Vespa la sera ha trasmesso Meredith.
E potremmo andare cosi per molto tempo ancora tracciando diverse motivazioni che ci spiegherebbero perchè in Italia non c’è e nel breve tempo non avremo un Obama.
Ma quello che più di tutto mi suggerisce il perchè noi non avremo mai un Barack Hussein Obama anche in Italia è l’impossibilità di replicare ciò che negli ultimi mesi è capitato negli Stati Uniti, che ho letto negli occhi delle persone che erano a Chicago la notte dell’elezione, che erano nelle lacrime di Jesse Jackson, nelle urla dei giovani presenti a Hyde Park, ed è la possibilità di continuare a sperare e, scusatemi e permettetemi la profonda retorica, la volontà e il lusso di sognare.
No, noi non avremo mai un Obama.

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8 commenti

  1. Claudio Caccavale ha detto:

    Una delle differenze tra Obama e Berlusconi è che il primo è un male necessario, il secondo un male e basta. La delega politica dev’essere sempre detestabile, salvo poi costruirci qualcosa di buono per la collettività.
    Ciò detto, credo che nel ritratto di entrambi si rispecchino fedelmente la psicologia e le aspirazioni delle maggioranze che li hanno eletti. Da una parte abbiamo una nazione che insegue il sogno della rinascita e ha scelto un leader nel quale si accentrano aspettative di rilevanza storica: essere il primo presidente di colore, per di più un democratico, dopo la lunga conduzione repubblicana, e guidare il paese attraverso e oltre una crisi economica che si prevede peggiore del ’29, di cui gli stessi USA sono la causa prima e lontana nel tempo.
    Dall’altra abbiamo un uomo di bassa statura fisica e morale, che con la televisione e all’occorrenza il manganello ha instaurato un regime di fascismo mediatico e ridotto la maggior parte del paese a uno stato di imbecillità che si reitera ad ogni sua elezione, a un informe ammasso di individualità spinte e unificate dal solo fatto di tendere ad assomigliare a Lui, che fa del gallismo un vanto e dell’autocontraddizione un’arte retorica di governo – se non era quella cosa era l’altra, per cui io ho comunque ragione e voi no, giornalisti in malafede, bugiardi e pertanto comunisti.
    Per cui, concordo: se Obama è una persona che crede veramente
    di risollevare le sorti degli Stati Uniti – e spero che ciò non avvenga all’insegna del vecchio protagonismo mondiale – allora l’Italia non se lo merita; eppure, ne avrebbe ancor più urgente bisogno. Perché qui si vuole togliere anche la capacità di sognare, di immaginarsi alternative, di essere soggetti attivi di cambiamento in prospettiva bottom-up, come nonostante tutto le mobilitazioni del mondo dell’istruzione e della ricerca stanno cercando di fare.
    Già mi chiedo, tuttavia, cosa succederà se anche Obama – che si è posto obiettivi molto ambiziosi, e che in buona parte ristrutturano l’AWOL, già comunque scosso dalla crisi economica – se anche lui dovesse fallire. Dove prenderanno la forza di allevare un altro mito progressista fatto in casa, o se reimboccheranno la via opposta di affidarsi nuovamente al conservatorismo neoliberista, globalmente inviso ai più, nemico delle libertà e dei diritti civili, ancor più delusi per quello che a ragion veduta sarà stata la breve parentesi di un sogno ad occhi aperti, il sogno di credere “Sì, possiamo”.

  2. Stefano Vai ha detto:

    Sono un nuovo iscritto al sito e non capisco ancora a fondo come funziona. Ho però letto le osservazioni sull’elezione di Obama.
    Il chiedersi se sarebbe bene o no avere anche noi un Obama è cosa completamente inutile o un passatempo per notti insonni. E’ il nostro sistema politico che non funziona! Non c’è Obama che tenga. L’attuale governo ha una maggioranza valida, dovrebbe poter governare con tranquillità e magari raccogliere i suggerimenti dell’opposizione per migliorare i decreti e le varie azioni di governo senza timore di trabocchetti o alleanze trasversali dell’ultima ora.
    Assistiamo invece a sceneggiate già vissute e penose. Perchè?
    Non riesco a darmi una risposta.
    Perchè tutto quello che fa la parte opposta è sbagliato?
    Invece di perderci tra invidia e disapprovazione su quello che fanno gli altri, perchè non proviamo a confrontarci per cercare una risposta ad una situazione che penalizza un democratico confronto fra governo ed opposizione. Io e molti altri italiani siamo stufi dei salotti di Vespa, Santoro, Lerner & C dove i politici in vetrina giocano a ping pong con “ma quando c’eravate voi…”, ” noi abbiamo fatto …e voi invece..”.
    Sono disposto a discutere civilmente su questo tema fondamentale del nostro sistema politico, ma non vorrei parlare di destra e di sinistra. E’ un argomento che non deve avere colore politico, ma solo un obiettivo: capire perchè un governo democraticamente eletto non riesce a governare con serenità.
    Un governo democratico autorevole e decisionista non è una dittatura da mettere all’indice, ma l’unico modo per ” fare “.
    Se poi questo ” fare ” non soddisfa, avremo modo di ricordarcene
    nella cabina elettorale.
    Ringrazio tutti coloro che vorranno scrivere su politica Online la loro opinione in merito.

  3. Rosanna De Rosa ha detto:

    In effetti, la questione politica in Italia si pone nei termini – da una parte – di una personalizzazione incompiuta (con una specie di premierato sostanziale ma non formale, vale a dire non ancora sancito da alcuna riforma elettorale) e, da altra, da un sistema elettorale chiaramente tendente al maggioritario ma bloccato da una legge di comodo. Insomma siamo in mezzo al guado: formalmente con una legge proporzionale negata di fatto da comportamenti maggioritari (chi vince piglia tutto, e le minoranze si rifacciano vedere fra cinque anni), con partiti in parlamento che vorrebbero contare in base al consenso elettorale ricevuto e quindi rappresentare il proprio elettorato, ma sono mortificati da una premiership decisionista e da un governo ostaggio di una ideologia bifronte statal-liberista. Il decisionismo è il risultato quindi della volontà di non mostrare il fianco scoperto alle critiche ed all’opposizione consapevole (spero) che la negazione della minoranza (in ogni parola ed atto di questo governo, fin dalla sua nascita) è solo un modo per esteriorizzare e negare il conflitto interno. In altre parole, avere un nemico comune aiuta a non far emergere il nemico interno. Ora governare non è decidere, governare è guidare i governati (tutti, non solo quelli di destra, o quelli di sinistra) a realizzare le proprie aspettative di vita. Il governo è su tutti e di tutti, per questo motivo un decisionismo senza condivisione, senza partecipazione, senza ascolto è percepito come dittatoriale, o quanto meno di una parte contro un’altra.

  4. Fabrizio Tarantino ha detto:

    Concordo con il giudizio di Rosanna sul decisionismo che non è condiviso né partecipato; esercitato dunque, è aggiunta mia, con assunzione oltremodo forte di autorità. Un Governo di forma autoritaria è cosa diversa da un Governo autorevole come considerato da Stefano. L’attribuzione di delega in termini di voti conseguiti alle elezioni non conferisce automaticamente autorevolezza ad un Governo ma la responsabilità di governare, sottoposta successivamente al giudizio sul suo operato. L’autorevolezza (se) si acquisisce nel tempo ed è concetto più complesso.

    La memoria dell’opinione pubblica, purtroppo e generalizzando, in politica è corta e si lega anche ai particolari tempi della politica; ne abbiamo facile esempio quando concentriamo la valutazione nell’approssimarsi del voto, specie per i non ideologizzati o fluttuanti. Per cui non credo tanto nel fatto che ci si ricordi dell’altro ieri quando si va in cabina elettorale. Grossa parte dei Governi italiani, (e non solo) si succedono per delusione e punizione (voto-sanzione) nei confronti del precedente (Governo uscente) ed anche questo dimostra che la memoria è breve e a breve termine, legata anche al costante peggioramento della situazione economica complessiva. Nel nostro Paese, in politica come in tanti altri aspetti, non si investe sul medio e lungo termine perché ciò comporterebbe una perdita di consenso e di potere sul breve periodo.

    Il “sistema politico” tanto chiamato in causa non è solo questione di forma e meccanismi elettivi; mi sembra si discuta di un problema, che pur esiste, che se analizzato in profondità, nella polis e nel suo insieme, diventa un sottobosco tematico. L’ingegneria elettorale è purtroppo materia d’interesse di pochi. La politica italiana (non la sola) è quasi soltanto un puro esercizio di contrapposizione tra blocchi (più o meno) politici, in taluni casi intersecanti con quelli sociali, alla ricerca di un potere di “occupazione”, da cui ne deriverebbe uno status economico. Nessuno o quasi è interessato a guidare i governati a realizzare le proprie aspettative di vita. Questa visione mi appare idealizzata e romantica, Rosanna. E nessuno si preoccupa del bene comune, che è pur sempre collettivo, rispondo a Stefano. Lo scopo della competizione politica è la presa del potere e il tentativo di sottrarlo all’altro per riconquistarlo nell’occasione successiva, ecco perché i politici giocano al ping-pong televisivo, per rispondere semplicemente ad un’altra sollecitazione.

    Non concordo sulla concezione tout court del governare, che comprende come fattore essenziale il decidere. Decidere senza decisionismo; è bene tener distinti i due concetti perché solo il secondo a mio parere assume una valenza negativa.
    “Governare non è decidere ma guidare i governati[..]” soffoca il ruolo intrinseco del potere esecutivo (dare attuazione a ciò che si è deciso in forma assembleare e affidato al Governo) che dovrebbe conoscere, far conoscere, discutere in modo partecipativo e deliberare. Altrimenti, senza per forza arrivare ad esempi di destra e sinistra come chiesto in un precedente commento, si resta nell’immobilismo dell’esercizio retorico della politica. E’ chiaro poi che se decidere per cambiare va in un senso negativo per la collettività (somma delle singole aspettative), meglio ridurre i danni e non attuare decisioni che avrebbero l’unico beneficio, se così si può chiamare, di mostrarsi attivi.

    Su Obama, oggetto dello scritto dal quale sono partiti altri ragionamenti, l’amara riflessione sull’ipotesi che non ne avremo mai uno nostrano non la trovo inutile e va inquadrata in un contesto di comparazione con altre personalità che governano e con la concezione della gestione della cosa pubblica in diversi paesi. Un dislivello di sentimento democratico tra gli Usa e l’Italia è facilmente percepibile e vede come causa principale il provincialismo e l’arroccamento della mentalità italiana, riflesso in tanti gangli e ambiti della società, quali il mondo del lavoro, l’università etc. e che, naturalmente, si esprime anche nel suo panorama politico.

  5. Tommaso Ederoclite ha detto:

    Credo che il problema non siano gli attori ma le istituzioni chiamate in causa, la loro gestione, il loro controllo per fini democratici. Vi è, come afferma Rosanna, innanzitutto un vuoto legato al rapporto tra l’elettore e il sistema elettorale che è ormai edulcorato ma che porta con sé molteplici vizi di forma e che, ahimè, non permetterà mai di “proporre” un progetto di trasformazione sociale serio.
    Inoltre, vi è una malanno culturale che ci accompagna ma che ha caratteristiche più globali, e che unito al periferico tutto italiano al quale fa riferimento Fabrizio, ha risultati devastanti e non permetterà mai la “costruzione” di un progetto di trasformazione politia e sociale serio.
    Infine vi è la disillusione alla quale facevo riferimento nel post. Dopo le bolle oniriche create dalle diverse campagne elettorali degli ultimi 15 anni è difficile rinfrancarsi e credere di nuovo in un grande cambiamento. Affinchè avvenga ciò ci vuole più di una generazione…e mi sa che non appartengo a quella giusta.

    Ci vorebbe per davvero una stagione di discussione collettiva ma qua finiamo di nuovo nell’onirico o, come afferma Fabrizio, nel romanticismo politico puro.

    P.S. ho una dietrologia (che a me piacciono da morire) da porvi che mi tormenta..e se Obama è stato eletto perchè serve un ampio consenso popolare per affrontare una guerra seria?
    Fatemi sapere…

  6. Ale ha detto:

    Può darsi. Anche se la portata simbolica e sostanziale della sua elezione resta. Il mondo cambia, ma gli Usa non potranno disconoscere più di tanto il loro passato, e la famosa negoziabilità del loro stile di vita. Il nuovo fronte è quello africano. In Congo c’è una guerra mondiale che le milizie ribelli dei vari paesi (stanno arrivando anche angolani e zimbwaviani) combattono per conto terzi. E’ una guerra di risorse (coltan, petrolio, diamanti, oro), e di peso politico. L’obiettivo è riscrivere i confini dell’area. Obama non si tirerà indietro, anzi, potrà insistere su quel fronte proprio perchè retrocederà in Medioriente.

  7. Claudio Caccavale ha detto:

    Tommaso, quella non è dietrologia: è lungimiranza. Che in questi casi è sempre d’obbligo.
    D’altra parte, come disse Lentini, la cultura di sinistra è finanziata da fondazioni di destra…

  8. Antonio Rossano ha detto:

    Noi non avremo mai un Obama, anche perché non crediamo nelle nostre capacità e risorse.
    E’ per questo che abbiamo distrutto una tradizione scientifica universitaria e di ricerca, di valore incommensurabile. Non siamo disposti ad avere fiducia”, a credere e, di conseguenza, ad “Investire” sulle nostre risorse e sul nostro futuro. E’ per questo che non avremo un Obama, perché noi, o un nostro politico, non dirà mai, ad un paese afflitto dalla peggiore crisi economica della storia, dopo il 1929, “WE CAN”.
    E’ per questo che abbiamo distrutto il nostro territorio, ricoprendolo di rifiuti di qualunque natura ma soprattutto, “tossici”. Tutti hanno avuto in questo una enorme responsabilità: dal politico che lo ha permesso, più o meno consapevole, alle forze dell’ ordine che hanno girato la testa dall’ altra parte, all’ imprenditore che ha lucrato sui propri rifiuti industriali, al singolo citadino che ha visto, sapeva, ed omertosamente ha consentito o, nel peggiore dei casi, ha prestato “per un pugno di euro” la propria terra a questo mercimonio.
    E’ per questo che, l’ unica vera grande risorsa che avevamo, il turismo ed il nostro patrimonio di opere d’ arte, ambientale, e culturale è sempre stato sottomesso a logiche di piccolo mercato , quando non completamente abbandonato a se stesso.
    E’ per questo che il nostro paese è ormai controllato da un regime oligarchico imprenditoriale e monopolistico che non ha eguali in nessun paese occidentale e forse, neanche nelle peggiori dittature che si sono succedute, bene o male sotto il controllo di qualche superpotenza, nei paesi latinoamericani.
    La nostra più grande risorsa, dal dopoguerra in avanti, è stata la capacità che hanno avuto i nostri politici di vendere agli USA la nostra posizione strategica nel contesto della contrapposizione dei blocchi, durante la guerra fredda.
    Venderci e svenderci al miglior offerente. Certo non siamo stati i soli. La grande Germania, alla fine della seconda guerra mondiale, era poco più che una distesa sterminata di rovine. Divenuta, per la sua posizione, in pochi decenni, il cuore economico e strategico dell’ europa anti URSS. Ma poi l’ URSS di è dissolta e, con essa, la grande Germania, oggi tra i paesi con la peggiore situazione economica in area euro.
    Ieri il premier italiano, Mr. Silvio Berlusconi, ha dichiarato che l’ Europa e gli Usa, con la loro politica estera, “hanno provocato” la federazione russa, creando in quest’ ultima la necessità di “difendersi” contrapponendo allo scudo missilistico americano, un sistema altrettanto strategico ed offensivo.
    E’ evidente che, di fronte all’ uscita di scena del “suo amico Bush”, Berlusconi abbia intenzione di andarsi a ricollocare, nei confronti della nuova amministrazione democratica di Obama, con un diverso peso internazionale. Il tutto, sembrerebbe (anche con uno sforzo di fantasia), poggiato come sempre su un substrato personale di vendetta e di riscatto, vista la propria effimera posizione e considerazione in questi equilibri internazionali e la propria immagine oramai definitivamente compromessa, dopo le innumerevoli gaffes, agli occhi del mondo intero. E quindi, con attenzione, dovremo poi riflettere se, con questa scelta, si stia tentando di riscattare la posizione di uno Stato, o diversamente quella di un uomo .

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