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Tutti pazzi per Facebook (?)

Decido di iscrivermi a Facebook dopo averne sentito parlare un bel po’ in giro. Piuttosto incuriosita, arrivo sulla homepage del social network del momento, che ammiccante promette: “Facebook ti aiuta a mantenere e condividere i contatti con le persone della tua vita”. Oh yeah … sì, non vedo l’ora di condividere i casi miei con le persone della mia vita!
Certo, messo in questi termini, ad una seconda (o terza,o anche quarta) lettura potrebbe suonare quasi come una minaccia questa specie di slogan-promessa, ma tant’è. D’altra parte, Facebook è stato creato quattro anni fa da uno studente di Harvard proprio con il nobile (?) intento di consentire ai propri colleghi universitari di condividere i casi propri, talvolta anche piuttosto imbarazzanti o semplicemente privi di qualsiasi rilievo ad occhi altrui, con amici e conoscenti.
E la condivisione telematica delle proprie vicende è diventata totale con l’introduzione del news feed, un meccanismo che consente a ciascuno di visualizzare – in tempo reale ed in automatico – gli aggiornamenti di stato riguardanti amici e conoscenti. Inizialmente ciò provocò un certo imbarazzo tra gli utenti di Facebook, in quanto il news feed creava una specie di sovra esposizione tipo “copertina di rivista di gossip”. La rottura tra Maria e Andrea, l’odio di Luigi per il proprio capo, o semplicemente l’ultima sbronza di Caterina facevano infatti “bella” mostra di sé all’interno della pagina personale di amici, colleghi e conoscenti al pari di merci in vetrina. Subito dopo però, gli utenti iniziarono a percepire diversamente il news feed; tale meccanismo cominciò a risultare perfino utile, per certi versi, in quanto essere informati sistematicamente degli altrui aggiornamenti di stato offriva sempre nuovi spunti di conversazione sia on line che nella vita reale. Provare per credere.
Ambient awareness (vale a dire, la consapevolezza dell’ambiente che ci circonda), così i sociologi hanno definito la dinamica innescata da questa specie di condivisione totale telematica resa possibile da Facebook. Il social network ci consente inoltre di delineare un profilo piuttosto dettagliato ed accurato di amici e conoscenti mettendo insieme tutta una serie di tasselli – dalle informazioni contenute nella pagina del profilo, alle foto, passando attraverso gli aggiornamenti di stato – che presi singolarmente sarebbero invece scarsamente significativi.
Insomma, Facebook declina nei modi più disparati il concetto di condivisione, a partire dalla pura e semplice pubblicizzazione della propria vita (e in questo caso la soglia tra un’equilibrata immagine di sé ed il narcisismo più sfrenato è davvero molto labile e sottile), per arrivare alla creazione di gruppi di discussione ad hoc sui temi più svariati (ed in questo caso, è la soglia tra il serio e il faceto ad essere estremamente labile). Il social network ti permette inoltre di diventare fan di questo o quell’altro; io ad esempio sono fan di Elio Germano, nonché iscritta al gruppo “Salviamo Elio Germano dalle botte!”, ché se ci pensate bene è davvero un peccato che, con tutti i cani con pretese attoriali impunemente in giro a piede libero, quello che invece è puntualmente destinato a prendere mazzate su mazzate sia un interprete versatile e convincente come Elio.
Se adesso state pensando che probabilmente Facebook non è altro che l’ennesimo aggeggio telematico specchio del proprio narcisismo, buono solo per i perdigiorno, state sbagliando. Senz’altro può essere il luogo ideale per farneticazioni senza senso, ma può essere anche molto altro (e molto diverso). Ad esempio, il social network può essere un ulteriore canale informativo a disposizione di enti pubblici ed istituzioni, consentendo loro di raggiungere meglio e più tempestivamente rispetto ai tradizionali mezzi di comunicazione quei gruppi di cittadini più attrezzati e consapevoli in termini tecnologici. Un po’ come nel caso della Regione Puglia, che negli ultimi anni si è distinta per la crescente attenzione e sensibilità nei confronti della comunicazione al cittadino, approdando su Facebook circa un mese fa. Ad oggi Regione Puglia conta circa 700 amici, a cui offre costanti aggiornamenti circa le attività ed i provvedimenti assunti in sede istituzionale. Tra questi, particolare apprezzamento da parte degli utenti ha registrato nei giorni scorsi la pubblicazione delle graduatorie per i master ammessi a finanziamento regionale nell’ambito dell’iniziativa “Bollenti Spiriti”.
Tirando le somme, partendo dalla mia esperienza personale, posso dire che Facebook può rivelarsi estremamente utile, a patto di usarlo per far circolare meglio e più rapidamente le informazioni, essenzialmente per quel che riguarda la sfera professionale con annessi e connessi.
Rispetto ai rapporti interpersonali invece, nella sostanza a mio avviso non può (e anzi, non dovrebbe) cambiare granché. Come tutti, anche a me è capitato di ritrovare ex compagni di scuola persi nei meandri del tempo, ma, a parte lo stupore e l’inevitabile curiosità d’ordinanza, il piacere di ritrovarsi è stato assolutamente estemporaneo, nascendo ed esaurendosi in brevissimo tempo. Certo, m’è capitato anche di recuperare un’amica che il tempo e la distanza geografica mi avevano fatto perdere di vista, ma credo si tratti della classica eccezione che conferma la regola.
In generale, penso che Facebook possa essere uno strumento in più per comunicare con i propri amici, condividere con loro interessi, ma che in linea di massima non serva ad ampliare il proprio giro di amicizie. Per quello – si spera – c’è ancora la vita reale. Perché, come ha detto Carmen Joy King per spiegare i motivi che l’hanno spinta ad “uscire” da Facebook, “mentre me ne sto seduta con le mani appoggiate sulla tastiera del computer e lo sguardo fisso sullo schermo, cerco di ricordare a me stessa che le mie mani e i miei occhi dovrebbero avventurarsi nel mondo. Dovrebbero guardare e toccare le cose che esistono veramente, e che sono dietro un altro schermo: la mia finestra”.

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6 commenti

  1. Marzia ha detto:

    Davvero esaustivo come articolo, merita un bel 10 e lode….

  2. Francesca Garrisi ha detto:

    vabbuò, chiaramente il parere dell’amica ritrovata di cui nell’articolo probabilmente è viziato da una certa “soggettività affettiva” 😛

  3. Rosanna De Rosa ha detto:

    Francesca l’articolo è scritto bene e con un finale accattivante. Tuttavia, sarei del parere che occorre osare di più, spingersi più oltre nella lettura del fenomeno per provare a vedere cose che la vulgata giornalistica non ha ancora visto. Certi fenomeni non si possono spiegare soltanto alla luce del fatto che rispondono ad una qualche utilità funzionale, magari indotta (perchè la regione Puglia non pubblica le graduatorie sul suo sito ed invece sente il bisogno di farlo su facebook?, perchè non ha 700.000 amici ma soltanto 700?? perchè si rivolge ad una parte molto piccola di pubblico rendendo di fatto poco trasparente l’informazione?), ma occorre farsi le giuste domande per trovare risposte di senso e contribuire, nel proprio piccolo, alla comprensione di fenomeni, che a guardar bene hanno molto poco di sensazionale.

  4. Tommaso Ederoclite ha detto:

    In Italia Facebook è fenomeno quantitativo più che qualitativo in quanto nel giro di poche settimane c’è stato il più alto numero di iscritti e formazioni di gruppo. Si parla che solo nel mese di settembre ci sia stato un aumento del 400%.
    Vi giro comuqnue questo interessante articolo…anche Harvard ha notato Facebook in Italia.

    ARTICOLO HARVARD

  5. Ale ha detto:

    Restando in tema segnalo questo articolo di Valerio Albensi, sul freepress romano dnews (www.dnews.eu), che descrive una deriva che pian piano sembra sempre meno una boutade e sempre più un fenomeno di cui preoccuparsi.

    Serial killer come pop star: ecco i fans club su Facebook

    In principio furono le lettere d’amore a Renato Vallanzasca e i messaggi degli ammiratori a Pietro Pacciani. Passano gli anni e i “cattivi maestri” di vita continuano a sedurre soprattutto i più giovani. Carta e penna hanno lasciato spazio ai fans club su Facebook. Non c’è serial killer o personaggio al centro di importanti casi di nera che non abbia un gruppo che lo supporti. Tra ironia e mancanza di sensibilità. Il fascino del male La celebrità è proprio l’uomo accusato di essere il Mostro di Firenze, di professione “Artista ”, che ha raggiunto livelli di gradimento simili a una pop-star. Basti pensare che il suo club conta 865 iscritti e quello di Fabri Fibra, cantante molto quotato tra i ragazzi, arriva a 786. Lui e Mario Vanni, altro “compagno di merende”, arrivano a oltre mille sostenitori:
    gli Zero Assoluto, altro gruppo pop famoso, ne hanno un centinaio in più. Numeri a cui riesce a tenere testa soltanto Luciano Liboni, il “lupo” di Monfalcone. Le scritte sui muri nelle città italiane dopo la sua uccisione sono tutte riproposte sulle bacheche dei tre gruppi a lui dedicati: i messaggi sono firmati.
    L’uomo che ammazzò un carabiniere che venne ucciso a Roma dopo una lunga latitanza viene visto da molti come l’emblema della ribellione contro le forze dell’ordine. I tre gruppi (“Luciano Liboni”,“Gli amici”e“Luciano Liboni eroe”) contano oltre 800 iscritti.
    Sulle bacheche ci sono messaggi di ogni tipo: da quelli contro Luigi Spaccarotella, il poliziotto che uccise Gabriele Sandri un anno fa, alle poesie dedicate al “ribelle”, come viene identificato nelle informazioni personali; ci sono anche versi del coro da stadio in suo onore, sulle note della canzone “Vengo anch’io. No, tu no!” di Enzo Jannacci. C’è chi lo definisce «eroe», chi lo vuole «santo subito», chi ne parla come un martire. Qualche voce contraria ogni tanto spunta tra i commenti, gocce in un mare fatto di battute di cattivo gusto. Rosa e Olindo, vicini ideali C’è addirittura chi promuove Rosa Bazzi, la donna che insieme con il marito Olindo Romano è accusata di avere compiuto il massacro di Erba, come esempio da seguire nelle liti tra vicini di casa. Due sono i gruppi dedicati a lei, tra cui spicca “Tutti pazzi per Rosa Bazzi – per tutti coloro che non ne possono più dei vicini di casa”. Ecco la macabra ironia di uno degli iscritti: «Se hai problemi di schiamazzi, chiama Olindo e Rosa Bazzi». Senza filtro. E spunta pure chi difende i killer dei propri genitori. Pietro Maso, Erika De Nardo e Ferdinando Carretta hanno pagine tutte loro. Sul primo, il popolo di Facebook si divide: oltre ai gruppi a favore ci sono anche quelli creati per protestare contro la scarcerazione dell’uomo che, nell’aprile del 1991, uccise con altri tre amici i suoi genitori per intascare i soldi dell’eredità. Il fans club della ragazza di Novi Ligure, invece, conta una ventina di iscritti. Il perché della nascita del gruppo è spiegato senza troppi giri di parole: «Se anche tu, come noi, ti senti a disagio in una famiglia che non ti rappresenta, fai la cosa giusta», si legge accedendo alla bacheca che è aperta a tutti gli utenti, non solo ai membri.
    Inquietante poi la categoria del gruppo dedicato a Carretta, l’uomo che sterminò la famiglia e che recentemente ha ereditato la casa della strage: “Svago”.Tra Annamaria e Amanda Non poteva mancare poi Anna Maria Franzoni. Anche in questo caso gli utenti si dividono tra innocentisti e colpevolisti. Trovano spazio anche Raffaele Sollecito, Amanda Knox (217 fans) e Rudy Guede. Poi il “Canaro della Magliana” e Angelo Izzo, che partecipò al massacro del Circeo.
    Non solo serial killer, su Facebook ci sono anche gruppi dedicati alla criminalità organizzata. Il gruppo “Cosa N o st ra ” vanta centinaia di iscritti e anche i capi storici della mafia sono presenti con parecchi profili: Totò Riina e Bernardo Provenzano sono i più gettonati. C’è anche chi ha pensato di “difendere” il clan dei casalesi da Roberto Saviano, lo scrittore e giornalista minacciato di morte dalla camorra per il suo libro “Gomorra ”: il gruppo si chiama, appunto, “Salviamo i casalesi da Roberto Saviano”, figura sotto la categoria “Cause e ideali” e conta 104 iscritti. Spopola anche la Banda della Magliana, sull’onda anche del film e della fiction “Romanzo Criminale”, mentre c’è anche un fans club dedicato alla banda

  6. Tommaso Ederoclite ha detto:

    Rilancio con un articolo di Bernardo Parrella apparso sul suo blog.

    BERNY BLOG

    “Un’avanzata alla Attila dove è assai difficile trovare spunti critici, dimenticando o ignorando quanto sottolineano da tempo diversi analisti-utenti, dai “walled garden” allo sfruttamento dell’user-generated content alla mancanza pressoché assoluta di privacy (in questa pagina ulteriori dettagli e link, pur se non aggiornatissimi). Ma non era l’altro ieri che si osannava parimenti Second Life? Dove bisogna ci fossero a tutti i costi banche e agenzie immobiliari, cani e porci. In un batter d’occhio quel nome è scomparso dalle cronache italiche online, almeno da quelle che contano. E non era già successo lo stesso con twitter e compagnia bella, passando per MySpace, ovvio? E quando si diceva in giro che se non avevi un blog, azienda o individuo, non eri nessuno ma proprio nessuno? E quando tanta gente correva a mettere email e sito web sul proprio bigliettino da visita, pur se non erano attivi o non sapevano usarli? Un po’ di memoria storica non guasta certo, anche perché si tratta di pochi anni, o anche mesi talvolta. Eppure la moda non demorde, i media spingono, gli specchietti abbagliano e tutti o quasi ci cascano, una volta dopo l’altra dopo l’altra”.

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