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Diritti umani: chiudere Guantanamo per aprire una nuova stagione

L’aveva promesso in campagna elettorale, l’ha fatto non appena eletto. A poche ore dal suo insediamento alla Casa Bianca, Obama ha infatti firmato una serie di ordini esecutivi in materia di tortura e cosiddetta “guerra al terrore”; uno di questi riguarda la chiusura di Guantanamo, per la quale è stato fissato come termine massimo un anno.
In realtà, concretamente c’è ancora molto da fare per realizzare questo obiettivo: ad esempio, è necessario determinare lo status legale di coloro che vi sono detenuti, nonché il tipo di tribunale competente a giudicarli. Così, è stata decisa la creazione di una task force che dovrà pronunciarsi in materia entro un mese.

Intanto, i primi provvedimenti assunti da Obama fanno sperare in un cambiamento anzitutto in termini di approccio. Si pensi alla valenza simbolica dell’immagine del nuovo presidente statunitense intento a firmare i suddetti ordini esecutivi alla presenza di 16 ex generali e ammiragli che negli anni scorsi si sono battuti contro i metodi di interrogatorio usati dalla Cia. Un’inversione di rotta rispetto alla linea di condotta complessiva, all’atteggiamento che ha caratterizzato la presidenza del repubblicano George W. Bush. Tuttavia la questione della salvaguardia e del ripristino dei diritti umani violati durante la cosiddetta “guerra al terrore” rimane delicata e complessa, quando dall’affermazione di principi ideali e impegni di massima si passa alla pianificazione di misure concrete. E infatti, non più tardi di pochi giorni fa, il Consigliere della Casa Bianca Gregory Craig, ha dichiarato che, in seguito alle preoccupazioni sollevate da diverse comunità di intelligence, “la Casa Bianca potrebbe essere aperta a consentire l’impiego di metodi diversi dalle 19 tecniche autorizzate per i militari” negli interrogatori o nelle pratiche di detenzione.

Insomma, ancor di più in questa fase, è importante tenere alta l’attenzione ed il “livello di guardia” dell’opinione pubblica internazionale; in tal senso un ruolo importante possono svolgere le associazioni tradizionalmente impegnate in materia di diritti umani. Amnesty International ad esempio, ha commentato così i primi provvedimenti assunti dalla nuova presidenza statunitense: “Obama ha fatto passi molto importanti nella giusta direzione, inviando il messaggio di una chiara rottura con il passato. Rapidità e precisione sono ora fondamentali – un processo equo o il rilascio delle persone ancora detenute a tempo indeterminato a Guantanamo sono attesi da anni”. Ed è proprio nell’ottica di un’azione il più possibile mirata, efficace e costruttiva in termini di diritti umani violati che Amnesty International ha stilato una lista di priorità per i primi 100 giorni di Amministrazione Obama.
Queste sono solo alcune delle questioni su cui viene sollecitato l’intervento da parte del governo statunitense: “incriminare rapidamente di reati riconoscibili i detenuti di Guantanamo o provvedere al loro rilascio immediato. Garantire che i detenuti incriminati ricevano un processo equo di fronte a tribunali federali statunitensi. Assicurare l’apertura di un’inchiesta indipendente sulle pratiche di detenzione e di interrogatorio condotte dagli Stati Uniti nell’ambito della sua guerra al terrore”. Sarà inoltre necessario offrire tutela e sostegno agli ex detenuti di Guantanamo rispetto alla concreta minaccia di ulteriori violazioni dei diritti umani una volta ritornati nei paesi d’origine.
Insomma, qualcosa è cambiato, ma non è certo il momento di adagiarsi sugli allori, è invece fondamentale rilanciare e alimentare questa spinta. Far sì che l’inversione di rotta, finora abbozzata e tratteggiata a grandi linee, acquisti rapidamente corpo e concretezza, così da aprire realmente una nuova stagione di cambiamento globale.

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1 commento

  1. Antonio Rossano ha detto:

    Obama ha lanciato segnali forti e decisi, in tutte le direzioni, in merito alla serietà delle sue intenzioni di cambiare rotta e dare alla politica estera americana, allo stato sociale, alle minoranze etniche ed ai diversi di ogni genere, razza e tendenza una nuova dignità e collocazione, basata sulla parità e sulla eguaglianza.
    Ma tutto ciò potrebbe crollare come un castello di carta se, in poco, pochissimo tempo, la situazione economica americana non manifesti dei segni di ripresa forti e verificabili.
    Il primo grave ridimensionamento è stato dato ad Obama dalla approvazione unilaterale dello “Stimulus” da 820 miliardi di dollari alla Camera, laddove aveva cercato, in tutti i modi possibili, la convergenza dei repubblicani, per ottenere un sostegno bipartizan che avrebbe notevolmente contribuito ad infondere fiducia nel sistema economico e nei cittadini.
    Lo Stimulus, il programma di incentivi e sostegni all’ economia, passerà comunque, avendo i democratici la maggioranza in entrambi le camere, ma il risultato sarà profondamente diverso, senza il contributo dei repubblicani.
    La divisione che Obama aveva tentato in tutti i modi di superare sottoporrà ogni sua iniziativa alle critiche ed agli attacchi di parte opposta che, contribuiranno ad aumentare il grado di incertezza ed instabilità nel paese.
    Ed è questo il motivo per il quale, in questi giorni, egli sta procedendo ad un lavoro costante di sensibilizzazione dell’ opinione pubblica, sulla gravità della crisi. Senza nascondere i problemi ma anzi, laddove ce ne fosse bisogno, evidenziandoli.
    La partita di Obama si giocherà sulla sua capacità di allungare i tempi e le aspettative sul suo operato, in relazione alla ripresa economica.
    E da questa ripresa appare inevitabilmente dipendere anche ogni possibilità di portare a termine i suoi piani sullo stato sociale e sulla politica estera.
    Personalmente non dubito delle intenzioni o dei programmi messi in campo da Obama sul piano sociale e dei diritti civili o dei rapporti internazionali ma ritengo anche che i quattro anni del mandato presidenziale passeranno rapidamente e se gli Stati Uniti non saranno in grado di fronteggiare e superare brillantemente la crisi economica (che peraltro nelle ipotesi più ottimistiche non vedrà soluzione di continuità per almeno altri due anni) difficilmente il sistema dell’ opinione pubblica e dei media americani, consentiranno al presidente afroamericano il bis.

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