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Il populismo premia

Tonino, Tonino…vuoi proprio metterti nei guai! Lo sai che il Presidente della Repubblica non si tocca. E’ la più alta istituzione dello Stato, è colui che tutela e sorveglia la costituzione e non si può, anche se indirettamente, dargli del mafioso.
Ti ci vorrebbe una tiratina d’orecchie.
La cronaca è nota, l’ex ministro Antonio Di Pietro da Piazza Farnese recita una arringa in punta di fioretto, stando attento a non andare oltre. Tira in ballo la legge sulle intercettazioni e il Lodo Alfano, temi a lui cari per ovvi motivi e in contemporanea “tira per la giacchetta” il presidente Napolitano, affermando che non può starsene zitto, perchè il silenzio uccide, il silenzio è mafioso.
Davanti a questo sillogismo ho spalancato la bocca e mi son detto “questa è grossa” e successivamente mi è venuto in mente che qualche anno fa il prof. Tarchi, in un libro fin troppo erudito, L’Italia populista. Dal qualunquismo ai girotondi, aveva ipotizzato un populismo moderno che assumeva tratti trasversali e che investiva financo i movimenti. Una definizione per certi versi eccessivamente larga, che finisce per far diventare tutto populista, ma quello che avevo ricordato in quel preciso istante era che Di Pietro veniva addidato dal professore come uno dei maggiori esponenti di questo “nuovo populismo”
Per carità, Di Pietro ha detto bene sulla legge circa le intercettazioni, bene la critica al Lodo Alfano, bene anche il richiamo al silenzio del Presidente della Repubblica, ma accostare il silenzio all’omertà, alla mafia è una mossa azzardata.
Ingenuamente, mi aspettavo attacchi mediatici e accuse di populismo da ogni fronte. Già vedevo Cicchitto e Gasparri assaltare la persona, il politico e l’uomo Di Pietro. In più, non vedevo l’ora di leggere o ascoltare la replica del Presidente del Consiglio Berlusconi che dopo aver detto in passato Di Pietro mi fa orrore non avrebbe saputo inventarsi altro per poter apportare un affondo al suo vero nemico storico.
Per non parlare di Libero e il Giornale che, a modo loro, lo hanno comunque bersagliato ma tenendo una certa distanza rispetto alle bordate date a Prodi prima e Veltroni poi.
In più, nelle ultime ore Di Pietro, dopo essersi scusato con Napolitano e aver messo una toppa a modo suo, gli scrive una lettera che conlude così:

«Quello che sta avvenendo nel nostro Paese, ad opera dell’attuale Governo sembra ricalcare più le orme del partito nazionalsocialista tedesco degli anni ’30 che quelle di una democrazia fondata sul diritto. Ci sia premesso di chiederle rispettosamente ma con fermezza di non rimanere in silenzio e di intervenire per evitare questo scempio della democrazia. Prima che sia troppo tardi».

Tirando le somme.
Antonio di Pietro si è conquistato lo stato di protagonista della settimana politica. Oscurando in alcuni casi addirittura Obama, unico e assoluto RE dei media di questi mesi, siano essi old o new. Ma Di Pietro è andato oltre. Si è messo anche davanti ad uno dei casi più dolorosi e, ahimè, mediatici come quello della famiglia Englaro.
Una maxi-puntata spot del tutto solitaria a Matrix di oltre due ore – in barba al conflitto di interessi e alla censura Berlusconiana sulle reti Mediaset – dove il tono era scanzonato, pigro e con tanto di satira sui suoi verbi e le sue battute storiche tardo-abruzzesi.
“E che ci’azzecca”…”Uno a uno facimm nu milion”.
Unico avversario e contraddittorio lo stesso Mentana che si è limitato a spanciarsi sulle sue massime in dialetto.
Nella stessa settimana ci sono state anche una mega comparsata ad Otto e mezzo e uno show tutto personale a Ballarò.
Per non parlare dei servizi in prima pagina dei TG.

Altra cosa curiosa sono i sondaggi.
Dopo aver dato indirettamente del mafioso al presidente Napolitano il minimo che ci si aspettava era un abbassamento del gradimento da parte del proprio elettorato. Invece no, Italia dei Valori cresce nel gradimento e addirittura si stima che alle prossime europee l’Italia dei Valori sfonderà il tetto del 7% superando di gran lunga i precedenti risultati elettorali, sia quelli europei (5,7% nel 2004) che quelli delle politiche (3,4% nel 2008).
La relazione che mi ritrovo davanti è dunque populismo, attenzione mediatica e riscontro elettorale e inevitabilemente mi ritrovo a pensare all’unico partito che negli ultimi anni è cresciuto, tende ancora a migliorarsi e che del populismo territoriale ne ha fatto una bandiera: La Lega.
Ma penso anche al populismo mediatico che negli ultimi anni è montato prima nel centrodestra, con Forza Italia e il milione di posti, e poi nel centro-sinistra, sicuramente più moderato nel manifestarlo, ma altrettanto attento a certe dinamiche televisive e informazionali che strizzano l’occhio a forme etichettabili come populistiche.
Vi è dunque uno stretto legame tra queste tre variabili non ancora del tutto definito ma, visti gli esiti e la storia, mi fa inevitabilmente pensare che il populismo, in tutto le sue forme e dimensioni, premia sia sotto il profilo mediatico che dal punto di vista del gradimento elettorale.
A questo punto vale la pena chiedersi se davvero il termine populismo abbia perso il suo significato e se realmente stia lentamente dissociandosi dal suo valore storico, quello che lo legava ai regimi come quello di Peron o Mussolini.

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6 commenti

  1. rosanna De Rosa ha detto:

    E chissà che Tonino non ti traghetti nei territori ambigui ed impervi del Capitale Mediale. Chi ce l’ha lo investe in borsa!

  2. Antonio Rossano ha detto:

    Caro Tommaso, questa volta mi spiace ma l’ unica cosa su cui io posso concordare è il fatto che le parole di Di Pietro (qualunque sia stato il fine di Tonino) siano state utilizzate per avviare un linciaggio ed una “mortificazione” mediatiche dell’ ex-magistrato.
    E per una volta non sarò io il dietrologo.
    Populismo, giustizialismo, demagogia, sono etichette.
    Qualunque sia stata la motivazione di Di Pietro, che sono convinto non è uno sprovveduto, nell’ avvicinare la figura di Napolitano al “silenzio mafioso”, non possiamo prescindere da una serie di “eventi” e di situazioni ambietali.
    La prima delle quali è che, la presunta manovra populistica nasce dalla rimozione, ad opera delle forze dell’ ordine, di uno striscione nel quale era scritto “Napolitano dorme, il popolo insorge” durante la manifestazione di piazza Farnese.
    Questo è un atto di regime, contro la libertà di opinione.
    Ed io, da cittadino “di sinistra” sento un intollerabile senso di oppressione, davanti a questo evento.
    La seconda considerazione è: ma stiamo scherzando???
    Siamo nell’ unico paese al mondo dove l’ intero sistema dei media e dell’ informazione è totalmente controllato da una sola forza politica, (da un unico individuo), e tu mi vieni a dire che Di Pietro è populista?
    Assistiamo “pacatamente” oramai da alcuni anni alla totale destrutturazione della politica della sinistra, prima con la scomparsa delle forza storiche (da Rifondazione ai Verdi) in Parlamento, e poi con la conclamata “complicità” da parte del PD, nell’ autorizzare manovre e leggi che definire autoritarie è un blando eufemismo, non ultimo il decreto sicurezza approvato oggi in Senato (!!) e noi stiamo a vedere se Di Pietro ha peccato di “populismo”, sostenendo che il silenzio è “mafioso”??
    Beh mi spiace ma io mi chiamo fuori.
    E la sinistra in parlamento (PD?) che dovrebbe fare ostruzionismo e lottare con tutte le energie possibili, azionare strumenti come i referendum, gli scioperi e tutto quanto la legge ancora consente, per esercitare il diritto all’ opposizione, dov’è?
    Il signor Di Pietro, del quale non condivido troppe cose, ha portato avanti, “populisticamente”, un referendum sul Lodo Alfano (che è una cosa oscena ed anticostituzionale e sul quale Chi poteva ha “dormito”) che avrebbe dovuto avere in calce le firme del PD e dei suoi esponenti, prima delle sue.
    Allora benvenga il “populismo” di Di Pietro, che almeno, con i suoi oscuri fini ed ambizioni, dice alla gente le cose come stanno, insieme a pochi altri come Travaglio che, ovviamente, si stanno facendo una fortuna “mediatica”, con i loro “passaparola” ed Annozero…..
    Faccio inoltre presente che adesso, con la Commissione di Vigilanza Rai gestita dal Governo, si chiude anche quell’ ultimo piccolo spiraglio….
    Bene Di Pietro sarà populista ma noi siamo in un regime. Cosa è più importante? Continuiamo a tagliarci….da soli?

  3. Sergio Occhiuzzi ha detto:

    A mio avviso è un populismo, quello di Di Pietro, che va perfettamente al passo coi tempi (più o meno volontariamente…), quindi concordo con la tua valutazione finale: il populismo si scolla dal suo significato storico – ma non dalla sua funzione, storicamente sempre quella o quasi.
    E’ ovvio che qualsiasi populismo va studiato nel suo contesto. Quello di Di Pietro, comunque, si inserisce bene in un contesto socio-economico nel quale la fortissima insoddisfazione della gente e la tensione sociale latente (in particolare dei giovani) sono tenute “congelate” dalla mancanza di un riferimento preciso a cui addurre le responsabilità delle insicurezze e precarietà sociali ed economiche.
    Nei paesi occidentali non serve più la manodopera a basso costo, quindi i giovani vengono sostanzialmente tenuti in cattività con quei 500-600€ dei contratti di lavoro atipico, che costituiscono, a mio avviso, un efficacissimo strumento di controllo sociale che smorza sul nascere qualsiasi scintilla di rivoluzione.
    Oggi il nemico non è più il “padrone”, signore e paria stanno ormai dalla stessa parte. Essi non possono identificare un qualcuno con cui prendersela e sfogare la rabbia covata perché i veri responsabili sono altrove, lontani ed eterei, impalpabili, celati dietro l’invisibilità dei mercati finanziari globali, del FMI ecc: sono quelle poche centinaia di famiglie che hanno in mano la ricchezza finanziaria mondiale.
    La conseguenza è che, per citare Umberto Galimberti, oggi non è più possibile raggiungere la coscienza di classe, come poteva avvenire in passato, quindi i (cosiddetti) leader populisti incanalano la tensione sociale inespressa a proprio vantaggio meglio che in passato; in questo modo si assicurano anche il controllo sociale, proprio perché gestiscono – attraverso i media da un lato e le politiche sociali dall’altro – cause ed effetti di quello che, senza questi aggiustamenti, porterebbe ad una probabile rivoluzione violenta. E’ un po’ come un esperimento sociologico ben controllato.

    Nel merito delle critiche a Napolitano concordo: purtroppo non sta svolgendo la sua funzione di garante della Costituzione. Leggi come il lodo alfano non sono degne di un paese democratico (ma il nostro non lo è più, un pezzo alla volta è stato smantellato lo stato di diritto e non solo).

  4. Rosanna De Rosa ha detto:

    Il populismo è popolare. Il decreto-legge su Eluana che il governo si è affrettato a proporre pur sapendo che il presidente della repubblica non lo avrebbe approvato lo dimostra con assoluta chiarezza. Una legge-manifesto con l’unico obiettivo di dichiarare di stare dalla parte della chiesa e dell’elettorato cattolico, mentre lo stesso elettorato stava insorgendo sulla legge per la delazione dei medici nei confronti degli immigrati-ammalati. Al di là dello scontro istituzionale (gravissimo) che ingenera, l’elemento decisamente più rivoltante è l’idea di poter fare politica a “furor di popolo”, sull’onda emotiva sapientemente manipolata da media e dai megafoni della chiesa.
    Non va bene che il furor di popolo venga utilizzato a sinistra come a destra…non va bene, perché il furor di popolo è emozione e non ragionamento, è conflitto e non consenso, è divisione, odio, è prepolitico.

  5. Sergio Occhiuzzi ha detto:

    il furor di popolo è, soprattutto, anti-politico nel senso etimologico: non permette il confronto razionale sulle questioni. come dice lei, è un conflitto che ha il proprio fine nel conflitto stesso.

  6. Fabio ha detto:

    Mi spiace, ma Di Pietro, indipendentemente dalle ragioni che l’hanno spinto a dirlo, ha ragione: il silenzio è omertà, che si tratti dell’ultimo extracomunitario o del capo dello stato.
    E’ ora che la gente parli, dica ciò che di “storto” sa, e l’Italia forse un giorno sarà un paese migliore, senza politicanti opportunisti che riescono, forti dell’appoggio degli amici degli amici, ad approvare leggi che fermano i processi contro di loro.

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