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Dimesso Veltroni, sarà dismesso il Pd?

Veltroni dimesso da segretario del Partito democratico. E’ questa la notizia che ha prevalso nel panorama dell’informazione mainstream del 18 febbraio. In un Paese a democrazia vigente e con maggiore informazione indipendente, ci si aspetterebbe la massima attenzione sulla notizia riguardante la condanna dell’avvocato Mills, reo di corruzione per falsa testimonianza in due processi (tangenti alla Guardia di finanza e All Iberian) che vedevano coinvolto, come co-imputato della controparte e dunque a rigor di logica nel ruolo di corruttore, il Presidente del Consiglio-padrone di Fininvest. Ma siamo in Italia, il lodo Alfano approvato dal Governo ad orologeria esclude dai processi penali le più alte cariche dello Stato e, determinato mesi fa lo stralcio della posizione del Premier, non c’è finora garante della Costituzione che tenga.
L’informazione nostrana si adegua e, contrariamente ai giornali stranieri che comprensibilmente parlano della vicenda processuale che riguarda Berlusconi, l’attenzione si è concentrata sulle dimissioni del cosiddetto capo dell’opposizione. Con il suo gesto dotato di uno ‘straordinario’ tempismo politico-strategico, Walter Veltroni è riuscito a modificare l’agenda dei media facendo passare in secondo piano una notizia negativa per la sua controparte politica, che dovrebbe essere rappresentata da Berlusconi. Forse l’ultimo ‘regalo’ in stile ‘Veltrusconi’ al principale esponente dello schieramento avverso, dopo aver tenuto una linea incerta anche in giorni recenti in cui l’opinione pubblica discuteva solo del caso Englaro e quasi per nulla delle leggi liberticide contro le intercettazioni, della riforma della giustizia penale e di altre nefandezze di cui oramai ci sfugge. Passata ancor più inosservata l’approvazione al Senato della riforma della legge elettorale per le europee, già licenziata dalla Camera, con soglia di sbarramento al 4%; frutto di un accordo tra le principali forze politiche già presenti nel nostro Parlamento allo scopo di tenere fuori dall’Europa le altre formazioni politiche che già sono fuori qui. In questo caso, la strategia della distrazione di massa ha funzionato anche a vantaggio del Pd che potrebbe attutire, è questo il suo unico scopo, l’erosione di voti e consenso.

Pur tenendo conto della preminenza del calendario nello sfascio di cui scrive Lucia Annunziata, tutto il Paese, forse metà di esso, almeno alcuni commentatori, sono intenti a chiedersi cosa ne sarà di questo partito-contenitore. Se sarà dismesso, vale a dire scisso o se il solo cambio del timoniere determinerà, secondo l’abilità strategica del suo gruppo dirigente che si sta rivelando così ‘vincente’, un proficuo prosieguo della joint-(ad)venture tra margheritini, diessini e rispettivi codazzi.
Se ci sarà solo un cambio nominale di leadership la questione potrebbe perfino ripresentarsi sotto spoglie peggiori, come un accanimento terapeutico e con il defluire del veltrusconismo nel ‘collaborazionismo’ dalemiano, il cui uomo simbolo oggi come in altre occasioni si defila per non essere annesso alla parte dello sconfitto; indicativa l’assenza di D’Alema ed anche quella di Rutelli alla conferenza stampa d’addio di Veltroni, dove invece era presente il resto dell’establishment del partito. Se, al contrario, avverrà una scissione, l’identità misconosciuta di parti degli elettorati originari che lo hanno composto potrebbe ritrovarsi.
D’altronde, il Pd che si era dato come mission quella di rappresentare l’unione dei riformisti, riformista non è mai stato e sembra inoltre aver consumato quelle personalità che riteneva essere le migliori risorse di leadership. Facile nutrire dubbi che la terapia di recupero del consenso sia quella d’individuare un ennesimo commissario-segretario ad acta da mettere a capo del partito. Tra le ipotesi di guida a tempo determinato, tra le quali risulta al momento favorita quella di Franceschini ed altre di più lungo raggio che portano i nomi di Bersani e Renato Soru, che nella sconfitta in Sardegna ha ottenuto più consenso personale di quanto gliene abbiano dato i voti ai partiti che lo hanno sostenuto, (il dato dovrebbe essere significativo ma si dubita che al loft sappiano trarne un’attenta analisi politico-elettorale) il problema è fondamentalmente un altro, sempre lo stesso e che si trascina da anni: il rapporto interno tra i capi bastone del Pd e il potere di autorità che questi saranno disposti a delegare a colui che ne verrà nominato nuovo segretario. E’ il segretario il leader del partito o i veri leader sono coloro che gli remano contro, bisognerebbe anche chiedersi ad ogni tornata della battaglia tra perdenti. Le primarie-farsa all’italiana, già povere di contenuti programmatici, non sono servite infatti che a riconoscere al nominato un ruolo pro-forma di mediatore interno e non la forza legittima di poter esprimere una posizione, chiara e distinta in nome e per conto del partito in cui, difficoltà oggettiva e a sua parziale discolpa, vi sono troppe posizioni inconciliabili.

Nel discorso di addio, Veltroni si è rammaricato di non aver fatto il Pd che voleva, chiudendo con una frase ecumenica dallo stile simile a quello del suo inizio al Lingotto: ”Non fate al mio successore ciò che è stato fatto a me”; chi ha buona memoria e non nega la verità a se stesso, con questo escludendo di fatto i componenti del gruppo dirigente piddino, troverà un qualcosa di quanto espresso a suo tempo da Romano Prodi nel suo redde rationem. C’è curiosità di sapere quale perifrasi userà il prossimo agnello sacrificale. Veltroni lo sa ma anche in questa occasione non si è voluto esprimere chiaramente: il peggior avversario di un segretario del Pd è costituito dalle rendite di posizione di coloro che gli girano intorno.
Veltroni lo sa che ‘non si poteva fare’; però voleva sognare e far sognare, come fa il cinema. C’è la possibilità che via Veltroni si eclissi il Pd, come afferma la rutelliana Linda Lanzillotta. Chissà per quanto, finché le anime del partito non siano disposte a cedere potere a quello che dovrebbe assommare in sé un leader, con la carica di “segretario”. E’ sempre questo uno scoglio anche culturale da superare per poter battere Berlusconi ma sembra proprio che quella parte di centrosinistra continui a non capire la politica moderna. Che prevede anche la capacità di saper elaborare una strategia, anche comunicativa, in grado di misurarsi con l’altro competitor sul suo stesso terreno; è lì che forse si può batterlo, premendo però su valori distintivi in opposizione al sistema di disvalori diffuso da Berlusconi e citato da Veltroni. Si fa fatica, però, ad individuare i valori distintivi che il Partito democratico possa o voglia o sappia rappresentare. Restando sempre imbrigliato dall’impossibilità di poter esprimere una posizione omogenea; come sull’attuale legge in discussione sulla fine della vita o testamento biologico in cui il Pd si è distinto nuovamente per incoerenza e confusione con l’avvicendamento tra il senatore-chirurgo Ignazio Marino, portatore di una proposta di scelta laica e di libertà e la senatrice che ha preso il suo posto, la teodem Dorina Bianchi, che è d’accordo con il ddl del Pdl.

Certo, il cosiddetto buonismo, l’opposizione ombra all’anglosassone, il ‘maanchismo’ e il veltrusconismo potrebbero aver avuto peso sull’opinione che ha legato finora l’immagine del partito a quella di Veltroni ma è chiaro come la responsabilità delle disfatte elettorali sotto la ‘reggenza’ Veltroni sia della nomenclatura dirigenziale tutta, in stato di scollamento dal corpo elettorale, incapace d’interpretare tratti distintivi della politica attuale sia sul piano comunicativo sia su quello delle diverse identità culturali e politiche che permangono tra i suoi elettori scontenti e tra quelli che se ne allontanano.

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5 commenti

  1. Rosanna De Rosa ha detto:

    Mi vien da dire “morto un papa se ne fa un altro”. La situazione politica in Italia è nera come la mezzanotte ed il destino del PD mi preoccupa meno del destino degli italiani, fra ronde e leggi razziali, ormai lasciati soli ad un partito unico e senza interlocutori. Qualunque sia il destino del PD, per gli italiani è davvero ora di reagire, questo silenzio è assordante e parla più di ogni manifestazione canora. Siamo annichiliti, impotenti, schiacciati da un parlamento che non rappresenta nessuno, nemmeno se stesso, da un governo assoluto che tutto decide, come abbiamo scritto di recente, “a furor di popolo” (finanche Berlusca lo ha ammesso!). E questa Italia ci ha rotto i coglioni, come ha urlato Masini.
    Forse da questa rottura (di coglioni) come dalle fratture più classiche di Duverger, emergerà una nuova formazione politica, di sinistra ma senza storia, di progetto ma senza ideologia, di valori ma senza dogmi. Guardiamoci intorno…se non vogliamo aspettare il prossimo sanremo per sentire qualcosa di sinistra. Sic

  2. antonio ha detto:

    Brava Rosanna, brava Rosanna hai capito perfettamente: Fosse per me ti proporrei come Leader di una nuova sinistra, onestamente non trovo nessuno, al momento, migliore di te.
    Sembra una favola, ma perche’ non crederci ?
    Buona fortuna, dottoressa.

  3. Salvatore Esposito ha detto:

    La cosa più paradossale nel nostro paese e che davvero molte volte per sentire cose di sinistra bisogna ascoltare canzoni anche a Sanremo (tempio del conformismo italiano), seguire programmi televisivi di approfindimento politico fatti da giornalisti giustamente faziosi, ma mai servili, e ascoltare comici che pur dicendo cose interessanti a causa della loro dimensione di comici, appunto, finiscono per risultare ai più poco credibili.

  4. Fabrizio ha detto:

    In questo articolo proponevo temi che per stile e contenuto non si leggono su organi di (dis)informazione quali ad esempio il Corsera e Repubblica dove grossa parte delle riflessioni, comprese alcune di editorialisti soloni, sono adeguate ad un collateralismo partitico e si modellano collettivamente su una linea di autocensura.

    Io posso dire le cose come stanno perché non devo dar conto ai partiti.

    Ho toccato e svelato temi di strategia politica del Pd e del suo ex segretario e questioni di informazione da parte di media come quelli citati in precedenza che orientano l’opinione pubblica secondo l’apparentamento partitico. L’informazione è uno dei principali problemi del Paese ma noto che pochi ne hanno consapevolezza o pochi la sottolineano. Personalmente lo considero il punto fondamentale su cui si sta costruendo la dittatura subdola che stiamo vivendo ma voi state a pensare a chi è che dice cose di sinistra e chi dovrebbe dirle.

    Lo stile dell’articolo è piuttosto netto ma con questo non intendevo dar luogo ad uno spazio generico di sfogatoio sull’Italia, (il Paese ha quel che si merita detto en passant) né mi aspettavo che si discutesse di comici e cantanti che dicono o dovrebbero dire cose di sinistra e di Rosanna D.R. che un commentatore vorrebbe leader di una nuova sinistra. Il problema, del Pd e di tutte le anime della sinistra, è quello di dirne anche troppe di cose di sinistra o forse sinistre e di non mettere quasi nulla in pratica perché mancano di capacità, efficacia, leadership e tanto altro.

    Si dice anche che potrebbe nascere una nuova formazione politica di sinistra. Ne nascono come funghi e finora tutte inutili. Se ne dovesse nascere un’ennesima con le caratteristiche ipotizzate, dovrebbe anzitutto azzerare l’attuale classe dirigente di sinistra, (sempre sui generis) costituita per lo più da incapaci, dal punto di vista politico e della comunicazione.

    L’articolo considera come centro d’analisi il Partito democratico, com’è dichiarato appositamente nel titolo, perché è ad ogni modo la seconda macro-formazione politica del Paese e in chiave critica per il Paese.
    Se il Pd non interessa a nessuno, come denoto dal fatto che l’argomento non ha attecchito, passiamo avanti e aspettiamo la candidatura di Masini (preferisco la Parietti che pure mi sembra interessata). Forse non avrei dovuto sprecare tempo a scrivere a questo commento, limitandomi a scrivere che l’Italia sta come sta e che Moretti (com’è che non è stato citato?) disse che con questi dirigenti la sua parte politica non avrebbe mai vinto.

    Siccome pensavo che le questioni del Pd, se non altro per bacino elettorale, fossero comunque rilevanti per il destino del Paese, aggiungo solo un aggiornamento sul tema, che il resto delle discussioni sono sterili, mi annoiano e ho altro da fare, sull’elezione di Franceschini a “segretario di servizio” del Pd; nel suo discorso ha anche detto: “Abbiamo costituito non soltanto un nuovo contenitore ma una casa nuova, comune. Non abbiate paura, non ci saranno crisi, risultati negativi, o scontri tra dirigenti che ci possano far pensare che si torni indietro dalla scelta di una casa comune”

  5. Pasquino ha detto:

    Non è che non interessi la questione del PD ma è che ormai nessuno ha più fiducia nel PD e nei suoi dirigenti. Un partito arlecchino in cui veti incrociati ingessano le decisioni compromesso non tanto con la maggioranza, verso la quale non ha saputo proporre aternative valide ma solo riedizioni di proposte della maggioranza. Un partito senza un programma, senza idee che “tira a campare” proponendosi come “unica alternativa a LUI”.
    Torno a ripetere: una alternativa vuota nei programmi e nelle idee!
    Dopo il vuoto creato dalla allenza veltrusconiana nel fare leggi che impedissero la nascita di partiti alternativi o di “voci fuori dal coro” cosa vorreste aspettarvi da un elettorato spaesato privo di una guida, abbandonato alle scelte scellerate di una maggioranza che ormai opera senza una opposizione vera se non quella dell’Italia dei Valori?
    L’elettorato di sinistra è ormai da tempo privo di parole disarmato dai suoi stessi partiti di riferimento più interessati al compromesso
    con maggioranza e poteri economici, finanziari e politici che accogliere le giuste richieste di un elettorato stanco di sentirsi ripetere che ciò che chiede non è possibile ottenerlo e l’unica cosa che possono aspettarsi da partiti di sinistra altro sangue e sudore, pazienza e sopportazione dei guasti della società!

    ORA BASTA!!!

    SIAMO STANCHI!

    Vogliamo una opposizione alla Franceshini che però porti avanti anche proposteserie con forza e determianzione. Ma questo, anche con Franceschini è IMPOSSIBILE!!!

    Occorrerebbe azzerare completamente la dirigenza del partito! Rifondarne una nuovo con più poteri a chi dovrà e vorrà condurre il partito verso proposte serie ed alternative.
    Proposte che una volta al potere SI DOVRANNO FARE senza che qualcuno all’interno “remi contro”

    Saluti

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