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Teleottimisti e crisi economica: le strategie comunicative e simboliche del governo Berlusconi

Molte società demoscopiche rilevano ancora una percentuale abbastanza elevata di fiducia degli italiani nei confronti del governo Berlusconi IV. Silvio Berlusconi, con piglio decisionista e risolutore sembrerebbe essere, per molti notisti e commentatori politici, l’unico leader capace di rimettere in carreggiata il nostro Paese dopo due anni di “malgoverno“ del passato governo di centro-sinistra. La cosa che più mi sorprende è che chi sostiene l’operato di questo governo sembra dimenticarne altri provvedimenti che ne sottolineano la propensione versoe atteggiamenti illiberali ed antidemocratici. Chi declama i provvedimenti del governo per ripristinare la sicurezza nelle nostre città prese d’assalto da orde di Rom, chi elogia questo governo che tanto si impegna a combattere i lavoratori fannulloni della pubblica amministrazione e che ora ha pure deciso di porre pesanti limiti al diritto costituzionalmente sancito dello sciopero sembra che non sia a conoscenza che uno dei primi provvedimenti delle legislatura è stato il Lodo Alfano, ossia il provvedimento del governo che garantisce l’impunità alle quattro più alte cariche del nostro Paese concedendo loro il diritto di non essere processati durante il periodo in cui ricoprono la loro carica istituzionale. A questo punto la questione va declinata in questi termini: i cittadini italiani sono poco attenti o su loro agiscono logiche simboliche e comunicative che determinano una bassa sensibilità a tematiche di questo tipo?

La strategia comunicativa e simbolica del governo Berlusconi fa presa sui cittadini imponendo temi ed argomenti di discussione e riflessione che relegano a zone di marginalità altre questioni. L’agenda dei temi e degli argomenti di discussione sono imposti da una campagna elettorale permanente del governo e soprattutto di Berlusconi, ciò è stato reso evidente anche di recente con riferimento a quanto accaduto nei giorni che hanno preceduto il voto amministrativo in Sardegna con la telepresenza ossessiva del Cavaliere ed il conseguente spegnimento dei riflettori su Soru, principale competitor di Berlusconacci (Benigni docet). La politica fatta di provvedimenti annunciati e mai realizzati, come la leggendaria Robin Hood tax poi sostituita dagli incentivi alle banche (in gergo giornalistico Tremendi Bond), e di annunci e spot come la guerra ai fannulloni, i militari nelle città e i provvedimenti contro le prostitute spostano l’attenzione degli italiani su questioni che hanno un forte impatto mediatico e poca concretezza reale. Non sono passati molti mesi eppure la situazione economica italiana viene raccontata in maniera differente da come veniva raccontata durante il governo Prodi, sembra che la nostra Italia si sia davvero rialzata dopo il voto politico di aprile; infatti dai principali telegiornali sono sparite sia le casalinghe di Voghera che a causa delle politiche economiche del centro sinistra non riuscivano a fare la spesa e soprattutto sono spariti tutti quei piccoli e medi imprenditori aggrediti da Dracula Visco.

Oggi la crisi viene raccontata in modo marginale, le prime pagine e le prime notizie dei telegiornali in questi giorni sembrano occuparsi esclusivamente di altri temi come la recente questione degli stupri nelle nostre città, eppure la crisi c’è ed è reale. Ieri i dati economici hanno segnalato un crollo del Pil degli Stati Uniti d’America, fatto che avrà non poche ripercussioni sulla nostra economia e nonostante questo il governo e il suo leader maximo non perde occasione per ricordarci quanto sia necessario essere ottimisti (come nel famoso spot) perché solo così la nostra economia torna a girare. Nonostante il torpore mediatico iniziano a porsi, in modo drammatico, all’attenzione del cittadino-telespettatore anche facce e realtà nuove come quelle degli operai della Fiat di Pomigliano D’Arco o degli operatori del distretto tessile di Prato sempre più morsi da una crisi economica di drammatiche proporzioni. La crisi avanza ed è quasi impossibile immaginare quale sarà la reazione degli italiani che si ritroveranno a fare i conti con una realtà sbattuta loro in faccia senza la delicatezza ovattata dei mezzi di comunicazione di massa ancora oggi convintamente allineati alle politiche spot del governo Berlusconi.

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2 commenti

  1. Antonio Rossano ha detto:

    Caro Salvatore, trabocca dalla tua analisi la convinzione, (.. condivido pienamente), che ad un mondo ed una realtà “effettivi” venga sistematicamente sovrapposto uno schermo “virtuale”, di eventi e significati poco attinenti ciò che viene coperto.
    E questo perchè, come diceva Rosanna pcohe righe più sotto, siamo in un Regime e l’unica informazione possibile è la propaganda.
    Un pò come i cinegiornali dell’ Istituto Luce che, man mano che la guerra andava perduta (la seconda mondiale..) proponevano e propinavano la storia della “mondina” che lavorava dodici ore al giorno, il fabbro “eroe” dell’ incudine…. etc…. personaggi virtuali che nascondevano la grande tragedia che in quei momenti si verificava.

  2. Salvatore Esposito ha detto:

    L’esperinza della seconda guerra mondiale divenne evento non più mediato nel momento in cui anche sulle nostre città iniziarono a cadere bombe (americane e naziste). Nonostante i cinegiornali una parte d’Italia iniziò a ribellarsi, Napoli se non errro fu la prima città d’Europa ad insorgere contro gli occupanti nazifascisti. Forse l’Italia di oggi non ha nè la voglia nè la caratura morale per voltare definitivamente pagina.

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