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Obama: Open for Questions

Nel sessantacinquesimo giorno della sua Presidenza, Obama ha stabilito il nuovo primato di avere attivato uno strumento di consultazione delle opinioni del pubblico che riprende la formula dei town meeting – già mutuata da Ross Perot con gli electronic town meeting, ma interpretata ora in chiave governativa. L’iniziativa cui si fa riferimento è denominata Open for Questions ed ha ricevuto il 26 marzo il varo ufficiale presso la Casa Bianca, a testimonianza dell’impegno profuso nella costruzione di un cammino di trasparenza e responsabilità dell’azione presidenziale nei confronti dei cittadini americani tutti.
L’incontro è stato seguito on-line da circa 67,000 utenti, secondo l’indicazione data dal portavoce della Casa Bianca Nick Shapiro, ed il webcast è stato anche trasmesso da diversi canali via cavo. Prima dell’evento, chiunque volesse porre una domanda al Presidente ha potuto iscriversi sul sito della Casa Bianca nella sezione Open for Questions perché le domande, raccolte in ordine di frequenza, fossero trasmesse al Presidente. L’entità del riscontro che l’iniziativa ha avuto è rintracciabile in alcuni numeri che Usa Today riporta come provenienti direttamente dalla Casa Bianca: 92,931 persone si sono iscritte e 104,103 sono le domande effettivamente poste e 3,606,286 sono i voti finalizzati a determinare le frequenze degli items sulla base delle quali si sarebbe decisa la priorità delle domande poste al presidente e quindi la probabilità che la domanda fosse effettivamente posta. La Cnn riporta che il Presidente ha risposto a sette domande poste attraverso il sito e ad altre poste dal pubblico presente nella East Room.
L’assemblea cittadina rappresenta negli Stati Uniti uno strumento di partecipazione alla decisione politica tanto evocativo quanto storicamente rilevante nell’esperienza fondativa della nazione. La pratica dei town meeting è comunemente interpretata come un punto di incontro tra la democrazia rappresentativa e la democrazia diretta, laddove dà ai cittadini la possibilità di essere coinvolti sulle decisioni che riguardano, in particolare, la gestione del territorio. Il modello fa riferimento a realtà contenute, le città appunto, e si vuole concepita come uno strumento decisionale vero e proprio. Di questo Obama ha mutuato essenzialmente l’aspirazione. Rileggendo il testo della sua introduzione al Town Hall è possibile individuare, a partire dalle prime battute, le parole chiave che definiscono il senso stesso dell’operazione messa in atto con l’Open for Questions. Prima di fare riferimento alle questioni cruciali legate alla attuale contingenza economica e politica – e, in particolare, alle iniziative in atto per rispondere alla crisi economica – il Presidente introduce l’iniziativa dicendo:

«When I was running for President, I promised to open up the White House to the American people. And this event, which is being streamed live over the Internet, marks an important step towards achieving that goal. And I’m looking forward to taking your questions and hearing your thoughts and concerns — because what matters to you and your families, and what people here in Washington are focused on, aren’t always one and the same thing.

 Here in Washington, politics all too often is treated like a game. There’s a lot of point scoring, a lot of talk about who’s up and who’s down, a lot of time and energy spent on whether the President is winning or losing on this particular day or this particular hour. But this isn’t about me. It’s about you. It’s about the folks whose letters I read every single day. And for the American people, what’s going on is not a game. What matters to you is how you’re going to find a new job when nobody seems to be hiring or how to pay medical bills after you get out of the hospital or how to put your children through college when the money you’d put away for their tuition is no longer there.

 That’s what matters to you. That’s what you expect your leaders to be focused on».

Il punto è immediatamente chiaro. L’obiettivo prioritario è quello di «aprire la Casa Bianca al popolo» perchè questo possa esprimere la propria opinione e trasmettere al Presidente le priorità della nazione. La ragione che c’è dietro questo è una presa di coscienza dell’abitudine consolidata a Washinghton di «trattare la politica come un gioco», determinando in questo modo uno scollamento tra i rappresentanti e coloro i cui interessi sono chiamati a rappresentare. La modalità attraverso cui tale apertura è portata avanti è la partecipazione e non già l’interrogazione del pubblico attraverso sondaggi, che sono, per giunta, spesso orientati a rilevare essenzialmente se «il Presidente sta vincendo o perdendo in quel particolare giorno o a quella particolare ora». E tutto ciò perchè il Presidente – dice Obama – sa che ciò che conta per la nazione in questa fase è di avere delle risposte chiare e concrete in merito alla crisi, tanto come perseguimento di una rinascita economica che come soluzioni immediate da presentare a questioni contingenti che riguardano la vita di milioni di Americani.
Il messaggio di Obama costituisce una indicazione chiara alla nazione: il Presidente c’è e non intende delegare la propria responsabilità. Ciò che ritiene necessario non è che la cittadinanza sia chiamata a decidere in merito a temi che sono al di là della sua competenza ma che questa sia resa consapevole ed informata di quanto la Presidenza decide di portare avanti. Non è questo un momento in cui il governo possa indulgere in trovate elettorali né a forme più o meno forti di followership, ed è proprio la necessità di rinsaldare la leadership e condurre il paese verso una nuova fase a riscrivere il modo di equilibrarsi della centralizzazione e della partecipazione popolare. Ancora una volta, nel sistema dei checks and balances il popolo riveste un ruolo che non si sovrappone a quelli del governo ma che ne costituisce l’argine e prende la forma di un contro-potere, le cui caratteristiche non si possono frettolosamente liquidare orientando la lettura alla dicotomia leadership/followership che, se accertata, semplificherebbe di molto la vita dell’analista.

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