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Il terremoto in Abruzzo su GlobalVoice

Su GlobalVoice un reportage sul Terremoto in Abruzzo con riferimenti alla solidarietà in rete.
A commento, una riflessione al volo. Per la prima volta, ho come l’impressione che la storia si sia svolta altrove che nella real life. Per la prima volta, la rete mi è sembrata avere una valenza più forte di ogni media mainstream. Questi ultimi mi sono sembrati incapaci di raccontare e – forse – anche di trasmettere un’emozione. Hanno cercato spasmodicamente una notizia eclatante – più eclatante di un terremoto? si certo, magari il rantolo di un bambino morente sotto le pietre, un’anziana donna da salvare all’ultimo secondo – una corsa all’ospedale. Ma ci sono luoghi e situazioni che mal si prestano a questo genere di storie.
Il terremoto per chi lo ha vissuto congela il tempo e la storia in un attimo senza fine, realizza un dramma inconcepibile, innaturale per la sua portata, insopportabile per la sua irrazionalità. Per la prima volta mi è capitato di pensare che la televisione come i giornali online non avessero colto nulla, non avessero avuto la notizia. Abituati a cavalcare l’orrore dei nostri tempi – dal terrorismo alle stragi di bambini nelle scuole – anche la percezione mi è sembrata un pò narcotizzata. Mentre forse sui social network, nelle pieghe delle mailing list, nei mille rivoli della socialità online, ha trovato posto la solidarietà trasmettendo la concretezza del fare piuttosto che la retorica del dramma.
E’ il caso dell’appello del Rettore della Federico II rivolto al personale dell’università per la raccolta di fondi (scrivendo a: terremotoabruzzo@unina.it e chiedendo di devolvere la retribuzione di alcune ore o di un intero giorno lavorativo a favore dell’Abbruzzo).
Se funziona, per la solidarietà in rete si apriranno nuove prospettive…nella speranza di non averne troppo bisogno.

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1 commento

  1. Salvatore Esposito ha detto:

    Anche il terremoto in Abruzzo è diventato un evento mediatico, ma questa volta è interessante riflettere sulla diversa copertura offerta dai diversi tipi di mass media.
    Sul Web e in particolare in molti social network in queste ore oltre alla diffusione di proposte concrete (e non virtuali) su come dimostrare solidarietà ai tanti sfollati sono in circolazione diversi spunti di rilessione e gruppi di mobilitazione che discutono sull’inadeguatezza dei media tradizionali e in particolare sul cinismo dei programmi e dei Tg occupati, anche in questi momenti difficili, alla estenuante corsa ad un punto in più di share. In queste ore credo che la rete si stia domostrando più reale e concreta di altri media.

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