Menu Principale

 Home-Page
 Osservatorio
 Epistemologia della Rete
 Culture Digitali
 Segnalazioni
 Risorse

Accedi

Visitatori collegati


Warning: mysql_query(): Can't connect to local MySQL server through socket '/var/lib/mysql/mysql.sock' (2) in /web/htdocs/www.politicaonline.it/home/wp-content/themes/pol/functions.php on line 12

Warning: mysql_query(): A link to the server could not be established in /web/htdocs/www.politicaonline.it/home/wp-content/themes/pol/functions.php on line 12

Warning: mysql_fetch_array() expects parameter 1 to be resource, boolean given in /web/htdocs/www.politicaonline.it/home/wp-content/themes/pol/functions.php on line 13

Warning: mysql_query(): Can't connect to local MySQL server through socket '/var/lib/mysql/mysql.sock' (2) in /web/htdocs/www.politicaonline.it/home/wp-content/themes/pol/functions.php on line 23

Warning: mysql_query(): A link to the server could not be established in /web/htdocs/www.politicaonline.it/home/wp-content/themes/pol/functions.php on line 23
Registrati:
Warning: mysql_query(): Can't connect to local MySQL server through socket '/var/lib/mysql/mysql.sock' (2) in /web/htdocs/www.politicaonline.it/home/wp-content/themes/pol/functions.php on line 29

Warning: mysql_query(): A link to the server could not be established in /web/htdocs/www.politicaonline.it/home/wp-content/themes/pol/functions.php on line 29

Warning: mysql_num_rows() expects parameter 1 to be resource, boolean given in /web/htdocs/www.politicaonline.it/home/wp-content/themes/pol/functions.php on line 30
Non registrati:

Cerca nel blog


Archivio

Blog-rolling

Syndicate

W3C Validator

Valid XHTML 1.0!

Valid CSS!

Il Grande Fratello entra a Palazzo

http://www.youtube.com/watch?v=HZqMGVxv828

Da qualunque lato la si prenda la vicenda dello sciacallaggio mediatico nei confronti del giudice Raimondo Mesiano, filmato dalle telecamere di Mattino 5 per confezionare un servizio che definire giornalistico sarebbe offensivo nei confronti del giornalismo, è la punta di un iceberg. E’ il culmine dello scontro politico in atto, l’apoteosi dello schieramento militare delle truppe del premier. Ma è anche la massima espressione di quel conflitto di interessi che molti si ostinano ancora a non vedere, e molti altri a sottovalutare. Porta in dote, pur nelle tante sfaccettature polemiche di queste ore (in cui il premier sfida apertamente la Carta Costituzionale, oltre a calpestare il buon senso e la buona educazione nelle sue uscite pubbliche) il messaggio forte e chiaro di uno stato in possesso di una sola persona, che non ammette critiche e non si cura degli esiti del suo incedere. Procede a testa bassa solo avendo davanti solo sé stesso, i suoi problemi, le sue esigenze. E ha con sé una squadra di fedeli e subalterni che scattano sull’attenti e si mettono all’opera al primo richiamo, secondo una gerarchia piramidale di cui si intuiscono le dinamiche le seguendo il via vai delle convocazioni a Palazzo Grazioli. Ma al contempo è la spia di un malessere generale che parte dalle dispute sul Lodo Alfano e arriva al nuovo editto bulgaro, passando per segnali come la crescente omofobia delle città italiane, e le polemiche sulla scorta a Roberto Saviano. Tutti indizi di una deriva crescente.

Oggi emerge nuovamente una sottile (neanche tanto) strategia dell’intimidazione, che si può leggere, suo malgrado, anche nelle parole di Claudio Brachino, direttore di Videonews e diretto responsabile del “fattaccio”. “Volevamo far conoscere alla gente un personaggio di cui si è parlato”. Senza volerlo, Brachino, a lungo conduttore di quello Studio Aperto che già anni fa era il ponte tra l’informazione più urlata e l’intrattenimento più volgare, sottoscrive il sospetto (che è assai più di un sospetto, in verità) che si sia trattato di un vero e proprio linciaggio per indicare la prossima vittima, il bersaglio delle future campagne di diffamazione e intimidazione, come lo è stato Dino Boffo, ex direttore dell’Avvenire, meno di due mesi fa. Ma non si tratta soltanto dell’ennesimo nome da mettere in quelle liste di prescrizione diventate oramai lunghi elenchi di dissidenti e dissociati. E’ una maniera squadrista, sempre più spavalda, sempre meno soffusa di rimarcare l’allineamento non soltanto politico, ma militare, militante nei confronti del leader, del “primus sopra pares”, per dirla con uno dei suoi avvocati. E’ oramai un concetto che va oltre la fedeltà al capo, oltre il carisma di stampo weberiano; è un vassallaggio formale e automatico sempre più sfrontato, incurante delle regole, e ora anche del pudore. Almeno una volta, questa è la sensazione, ci si sforzava di addolcire le polemiche, di mascherare le operazioni partigiane pro-premier in semplici commenti di parte, in atti dovuti, nel garantismo verso gli imputati o nelle esigenze di una macchina della giustizia funzionale. Adesso, pur tralasciando la questione se una riforma della giustizia sia o non sia la principale esigenza del paese (e non lo è per la gran parte degli osservatori), ci si trova a fare i conti con un manicheismo inevitabile, in cui non è più possibile restare neutrali, e che inghiotte nel vortice anche chi ha sempre avuto un pensiero moderato, di larghe vedute e davvero imparziale. O di qua o di là, e chi non si allinea viene minacciato senza troppi giri di parole, in piazza il suo privato. Ma c’è una bella differenza con il “privato” di cui deve rispondere il premier in qualità di capo del governo, con le passeggiate mattutine di un cittadino che fa il magistrato. Invece no, il “Grande Fratello” diventa l’occhio del potere che vigila e bacchetta, a furia di dossier fasulli, di titoli infamanti a nove colonne, adesso pedinamenti. Il tutto grazie anche a quei mezzi di informazione “casalinghi” che il premier ha sempre sfruttato, che mostrano, se ancora ce ne fosse bisogno, le diaboliche potenzialità di un macroscopico conflitto di interessi, nel giorno in cui, per altro, il premier sembra cavalcare lo sciopero del canone di cui si sono fatti portabandiera due giornali del suo gruppo (quindi di fatto invitando a evadere una tassa).

La vicenda Meisano è ancor più eclatante anche per quel che di grottesco che si porta dietro. Si fosse stanato un giudice corrotto che passa i suoi sabati a spacciare droga o a metter su un giro di prostituzione, si sarebbe giustamente plaudito allo scoop dei valorosi giornalisti di Mattino 5. Ma a risentire il (noiosissimo) servizio viene quasi da ridere nel tentativo goffo di costruire un personaggio mediatico a cui appiccicare addosso le etichette di sovversivo o di eccentrico, soltanto per qualche sigaretta o per gli “stravaganti” calzini turchesi. E’ un’operazione che sembrerebbe rischiare di diventare un boomerang anche perché confezionata con evidente grossolanità. Ma che al contrario sottolinea, proprio nel suo essere improbabile, che il fulcro del problema non sono le ragioni per cui Mesiano oggi è pedinato, ma il fatto che sia possibile e ammissibile pedinare un cittadino, o ricattarlo come è successo per Boffo, camuffando da notizia una intimidazione. Non è importante il motivo del servizio, ma capire che fino a questo punto si è arrivati. Non si critica il merito di una sentenza, ma si mette in discussione la sua genesi partendo dalle stravaganze di chi l’ha promulgata. E’ anche una debolezza argomentativa, in qualche modo, su cui Mediaset (e chi per lei) si fa trovare scoperta. Il tutto, a pochi giorni dalle pubbliche dichiarazioni del premier che disse che “su quel magistrato” “ne sentirete delle belle”. Quindi Berlusconi sapeva che all’interno dei suoi organi di informazione si lavorava per setacciare l’armadio di Mesiano, alla ricerca di scheletri da vendere alla opinione pubblica, per “sputtanarlo”, come ama dire il premier, magari vendendo come “premio” una semplice promozione maturata per carriera (e votata all’unanimità dal Csm a marzo scorso, su proposta del consigliere Michele Saponara, del Pdl). Con l’evidente paracadute di avere poi sempre la possibilità di far passare tutto per una burla, e col rischio che in pochi giorni tutto venga ridotto al “servizio demenziale” per il quale pagheranno un redattore o due. Senza rendersi conto di essere invece come chi, scrive oggi Michele Serra, “padroneggia malamente un’arma e credendo di sparare a salve esplode pallottole vere”.

Oramai non è più neanche questione di lotta politica, non è questo il terreno di confronto, né l’oggetto della discussione. Non si sta più parlando neanche di libertà di stampa, o di informazione schierata, quella fatta da professionisti magari antipatici, che dicono apertamente da che parte stanno e confezionano prodotti che possono piacere o meno, e che si possono tacciare di partigianeria ma non certo di disinformazione. Non conta più il peso da dare ai fatti, l’agenda mediatica, l’opportunità che un telegiornale si occupi di notizie frivole a scapito di inchieste, fatti di cronaca, approfondimenti. Sembrano superata perfino la discussione sulla linea editoriale palesemente asservita del direttore del Tg1. Stiamo di fronte alla telecamera usata come arma, alla ricattabilità collettiva, all’intrusione bella e buona nella vita di chiunque, allo “schiaffo su commissione”, per dirla con Enrico Mentana. L’obiettivo è il sempre più marcato affrancamento di ognuno, il tesseramento più o meno consapevole che ci fa essere soltanto favorevoli o contrari e non più persone. Ogni questione diventa referendum pro o contro Berlusconi, al Parlamento come nelle chiacchiere da bar. Nell’attacco diretto al Capo dello Stato, all’indomani del Lodo Alfano, Berlusconi sosteneva di Giorgio Napolitano che “si sta da che parte sta, basta vedere il suo passato”. Ebbene, non si può certo negare che Napolitano sia stato per decenni un importante dirigente comunista e un influente uomo politico. Ma la mancanza di rispetto nei confronti dell’istituzione che rappresenta sta proprio nel non ammettere che assurgendo a certi ruoli si possa (e si debba) spogliarsi dei panni del militante, e indossare quelli dell’uomo di Stato, fatti di equilibrio, lealtà, correttezza, obiettività. E’ così per Napolitano, per Fini e Schifani, da tempo molto meno “engagé” di prima e ligi ai loro compiti istituzionali. E lo è per i magistrati, che possono ancora oggi, negli anni del Berlusconismo (o del berlusconesimo) essere obiettivi, onesti, imparziali. Giusti. Pensare che in Italia non si possa più essere obiettivi e leali e si sia tutti guidati solo da odio o conformità verso il premier è un attentato all’intelligenza degli italiani e un delitto alla loro buona educazione, un’offesa alla cultura democratica dell’intero Paese. Forse da “primus sopra pares” un discorso del genere non è facile da capire, ancor più in un paese dove si sospetta dell’arbitro anche nell’ultima partita da parrocchia. Ma va tutelato il diritto di tutti di ambire all’indipendenza di giudizio, di essere capaci di vivere con la cultura democratica come guida, di sapere (magari soffrendo) dar ragione all’avversario perché ha ragione, di conservare la dialettica e battersi per la libertà d’espressione altrui. Anche per questo si era in piazza, due settimana fa, quindi di fatto, tutto torna. Altrove si chiama democrazia.

Share!
  • Facebook
  • LinkedIn

3 commenti

  1. ros ha detto:

    Su Repubblica c’è anche la Parodia messa a punto da Tommaso e pubblicata su YouTube. Tipo stravagante questo Tommaso che magari dolcifica il caffè con lo zucchero di Canna…e non porta i calzini, ma a differenza di Mesiano può ancora andarsene in giro senza doversi guardare allo specchio tutte le mattine per vedere se ha i calzini “giusti” per un processo contro Berlusconi. Dovrebbe intervenire la Gelmini e stabilire una bella divisa per tutti i magistrati…

  2. Tommaso Ederoclite ha detto:

    Per chi volesse vederlo:
    Video Parodia

    P.S. trovo molto più utile la parodia che i due minuti di Mattino 5 dedicati a Mesiano…

  3. CATERINA IORIO ha detto:

    NON TROVO FRASE MIGLIORE CHE QUELLA ESCLAMATA DA TOTò IN UN SUO FILM :”IN QUESTO MANICOMIO SUCCEDONO COSE DA PAZZI”. LA RAZIONALITà CEDE IL POSTO ALLA PAZZIA, IL VECCHIO AGORà CEDE IL POSTO A UN TEATRO DI MARIONETTE MOSSE DA UN SOLO GRANDE REGISTA IL CUI SCOPO è QUELLO DI RIDERE E DI FAR RIDERE , SCEGLIENDO PERò IL MODO PEGGIORE: RIDERE DELLE DISGRAZIE DEGLI ALTRI, RIDERE DEL PIù DEBOLE, OFFENDERE IL DIVERSO, UMILIARE CHI HA IL CORAGGIO DI OPPORSI ECC ECC… NOI SEDUTI IN PLATEA NON RESTA CHE SCEGLIERE O APPLAUDIRE O LANCIARE VERDURA MARCIA.

Ultimi Commenti

arrow Rosanna De Rosa (Con Emma, innoviamo la didattica e facciamo crescere l’Italia in Europa): Sarebbe bello se qualche insegnante di cucina, magari di qualche buon istituto alberghiero, si cimentasse ...
arrow Rosanna De Rosa (Con Emma, innoviamo la didattica e facciamo crescere l’Italia in Europa): Il progetto prevede il lancio di ulteriori MOOC a febbraio. Alcuni davvero professionalizzanti e molto ...
arrow paolo (Con Emma, innoviamo la didattica e facciamo crescere l’Italia in Europa): Ce ne saranno anche altri in futuro, o sono solo questi? ...

Da non perdere

arrow Berlusconi: operazione verità. Si salvi chi può
arrow Caterina va a votare
arrow Di quando la politica diviene un incubo
arrow Game Over
arrow I frames di queste elezioni
arrow Il calciomercato di plastica
arrow La politica delle bocce ferme
arrow La regionalizzazione della ragione
arrow Le “parole in libertà” del Signor B.
arrow PoliticaOnline uno dei “Best of the Web for Social Science”
arrow Prodi, i media e la società italiana
arrow Quel pasticciaccio brutto del sistema elettorale campano
arrow Rivoluzioni silenziose
arrow The Anticipatory Campaign: una parabola
arrow Tutto ciò che non è formalmente illegale è legale…
arrow Un dibattito senza
arrow United 93: il primo film sull’11 settembre
arrow USA: turbolenta vigilia per il quinto anniversario dell’11/9
arrow “Non pensiamo all’elefante”

Newsletter

Iscriviti alla newsletter di Politicaonline.it.

E-mail

Perché questo sito?

La cultura politica odierna è affetta da un virus malevolo: mancanza di dibattito e partecipazione. Il processo democratico si è (meglio: è stato) sostanzialmente ridotto a dare deleghe in bianco, a tapparsi il naso nell'urna elettorale, o ancor peggio a far finta di nulla.
In maniera indipendente da strutture o entità di qualsiasi tipo, questo spazio vuole sfruttare l'interazione del blog per avviare un esperimento di comunicazione a più voci. Una sorta di finestra aperta sulle potenzialità odierne insite nella riappropriazione del discorso culturale politico, dentro e fuori internet - onde impedire l'ulteriore propagazione di un virus che ci ha già strappato buona parte del processo democratico.

indent Editorial Board

indent Collaboratori

Per collaborare

Proposte (serie) di collaborazione vanno inoltrate alla redazione.

Copyright e licenze

I testi di questo sito sono responsabilità e copyright dei rispettivi autori e sono coperti dalla licenza Creative Commons Attribution - NoDerivs - NonCommercial

Creative Commons Logo