Saviano, l’appello e la Mondadori

Paese strano il nostro. Se volessimo elencarne i difetti non basterebbero mesi, anni. Dal sistema elettorale ai servizi deviati, dallo svilimento della rappresentatività dei sindacati a quella del parlamento, dalla credibilità dei politici alla criminalità organizzata. Si, la criminalità organizzata. Per me che sono campano, napoletano, è quasi una ossessione. Come lo è stata per Roberto Saviano, giovane scrittore ormai noto alla cronache, che con Gomorra, libro sul potere economico del gruppo camorristico casalese, ha fatto sì che si accendessero luci nuove sulla situazione campana e che anche la casalinga di Voghera e il morettiano pastore abruzzese conoscessero come funziona il sistema culturale ed economico del feroce gruppo criminale casertano. Per questo libro Saviano ha avuto minacce di morte e ora, come in molti sanno, vive sotto scorta. Saviano ha la mia età e vivere a trent’anni con l’ombra della morte è terribile. Saviano ha tutto il mio appoggio, anche non condividendone l’approccio ed essendo critico verso alcuni suoi articoli apparsi su Repubblica, posso però dire di essere solidale verso la sua personale guerra civile. Saviano ha oggi un ruolo culturale e civile importante e che grava sulla sua persona e al quale, purtroppo, ogni giorno deve dare credito. Saviano ha pubblicato il suo testo in più di venti lingue diverse, venduto milioni di copie. Molti nobel si sono mossi per difendere la libertà di parola in Italia e affinché il giovane scrittore venisse protetto adeguatamente dalle minacce di morte ricevute.
Ma oggi aprendo Repubblica ho letto un titolo “Saviano, appello al premier” e il testo dell’appello recitava così:
SIGNOR Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul “processo breve” e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei.
La vicenda dei “processi brevi” (vedi testo) è nota quanto almeno lo è Saviano. Si vuole – con un forte maggioranza parlamentare – porre la fiducia su un disegno di legge che introduce norme che abbreviano - e di molto - una buona parte dei processi penali in corso. Tra i quali quelli che, inevitabilmente, coinvolgono direttamente il premier Silvio Berlusconi. Dopo l’incostituzionale lodo Alfano e la manifestata volontà di reintrodurre l’immunità per i deputati, con un colpo di spugna parlamentare si vuole “salvaguardare” il premier dalle sue vicende giudiziarie, tra le quali il processo Mills e quello relativo ai diritti tv Mediaset.
Bravo Saviano, io l’appello lo firmo. Ma un sillogismo e un dubbio ora inevitabilmente serpeggiano in me. Saviano ha pubblicato Gomorra per il gruppo editoriale Mondadori che fa direttamente capo alla famiglia del presidente del consiglio. Ora, lontana da me l’accusa di voler affermare che lo scrittore Saviano è sotto contratto con la Mondadori per puri interessi economici. Sarebbe una mossa banale, ma mi chiedo e chiedo al mio sensibile conterraneo perchè Saviano continuare a pubblicare i suoi testi per la Mondadori? Per di più, dopo che qualche mese fa in sede civile il martoriato Mesiano ha condannato il gruppo Mondadori a risarcire di circa 750 milioni di euro alla CIR di De Benedetti per danno patrimoniale da «perdita di chance».
Ora, ribadendo che su Roberto Saviano gravano responsabilità culturali e civili e che da parte mia c’è il massimo rispetto per il suo impegno civico, ritengo che sia arrivato il momento giusto affinchè l’autore di Gomorra dia un forte segnale politico e alla classe dirigente che da mesi cerca (per fortuna fino ad ora invano) di salvare la fedina penale del suo leader e presidente di partito.
Quindi lancio un invito (e attenzione non un contrappello) al giovane scrittore partenopeo.
Se vuoi che le tue attività civili e letterarie non abbiano ombra, caro Roberto, smettila di farti pubblicare e recidi il tuo contratto con il gruppo editorale Mondadori. E’ un controsenso fare appelli e promuovere petizioni contro le “leggi brevi” e poi continuare a scrivere per un gruppo che, insieme al suo proprietario, è già stato condannato a risarcire il gruppo l’espresso/Repubblica.
Caro Saviano, da te come cittadino italiano, osservatore della situazione politica italiana e come lettore mi aspetto che tu recida il contratto con il gruppo editoriale che fa capo al premier. Hai dato molto alla causa civile, ma è giunto il momento che tu dia un serio contributo alla causa democratica del nostro paese.


Tommaso Ederoclite 
Chiamala critica…io ritengo sia una osservazione legittima. Inoltre credo di essere stato chiaro per tutto l’articolo ecco perchè mi chiedo se venga letto attentamente.
So bene che l’equazione Saviano/Mondadori fa scattare dalla sedia….ma mi dispiace caro Carlo….questo è un fatto e le mie sono legittime domande.
…ci mancherebbe che non fossero legittime le tue domande: qui, tra l’altro, l’ospite sono io, non tu. Però, più che chiederti se venga letto attentamente il tuo articolo, faresti bene anche a domandarti se è scritto in modo tale da non offrire il destro a delle scritiche. Se poi tu ci vedi delle semplici osservazioni e io delle critiche, be’ ti faccio osservare che questo è questione di punti di vista: il saper leggere non c’entra un emerito fico secco.
ma dove sono finiti i 52 commenti di cui sopra?
beh comunque segnalo questo post di Massimo Mantellini che, a mio avviso ha radici comuni con l’ idea di Tommaso.
http://www.mantellini.it/?p=7373
Nel suo intervento su Repubblica.tv stamattina, Saviano ha parlato anche della questione Mondadori. Sul sito se ne può riascoltare l’intervento.
Io credo che questi discorsi non abbiano senso. Ciò che dice e ciò che fa è ben più importante di quale sia la sua casa editrice. Penso che spendere tempo per cercare ombre mi sembra solo un modo per screditare e delegittimare. Ad una lettura attenta risulta che il tono in cui è scritto, il lessico scelto sono tutti elementi che rendono il testo chiaramente non neutro. Non è una semplice osservazione, ma una critica.
Anche se un pò OT, vorrei segnalare l’apertura del sito “Biblioteca digitale sulla camorra” a cura della Federico II. Forse chi frequenta questo blog ne sarà già a conoscenza, comunque per chi non lo sapesse ecco il sito:
http://www.bibliocamorra.altervista.org
@Maria
Grazie per l’analisi lessicale, ma posso assicurarti che io non nulla contro Saviano. Del resto è un ruolo scomodo che riconosce anche lui, visto che ad ogni uscita pubblica menziona questa contraddizione.
La mia non è una posizione politica ma un appunto…direi quasi da amico e coetano.
…caro Tommaso, ritorno a commentarti, e non per polemizzare con te: ti sento buono e aperto al dialogo. Però tu parlavi di leggere attentamente l’articolo: e mi sa che non solo io ho letto “attentamente”, c’è qualcun altro che lo ha recepito come me. Tu non hai nulla contro Saviano, ok. Il punto è che un lettore come me, uno abituato a leggere (come piace a te), si chiede il motivo di questa tua tiritera Mondadori. E chiedendoselo, arrivano certe risposte (chiamale risposte del lettore). La tua non è una posizione politica, e io non lo metto in dubbio. Ma di questi tempi chi scrive contro la malavita (e io so quanto coraggio ci vuole) è un uomo da ammirare: sempre. Quindi tu scrivi di Mondadori… e usi un certo tono: perché la scrittura ha un ritmo e un tono, e uno capisce in base a ciò che legge.
Sorrido pensando al termine “tiritera”….lo uso molto anch’io.
Stamattina leggevo un articolo di Rodotà su Micromega…il buon ex-garante spiega come e perchè con Silvio Berlusconi non ci debba più essere dialogo…deve essere isolato. Dalla sua analisi emerge che l’isolamento deve venire non solo dal rifiuto della discussione parlamentare ma anche (usando un termine caro a mio padre) togliendogli la sedia da sotto al sedere. Il miglior metodo per farlo è evidenziare il confltitto di interessi dell’attuale presidente del consigli.
Saviano dal canto suo (oltre al fatto che ormai pontifica praticamente su tutto…non c’è un argomento sul quale non viene interpellato e questo presenta ulteriori anomalie del nostro sistema culturale) potrebbe farlo più e meglio di tutti…dicendo molto semplicemente che lui dopo aver avuto l’opportunità di diventare una icona culturale grazie alla mondadori non scriverà più perchè non condivide la gestione e la proprietà perchè inficiata politicamente verso interessi particolaristici.
Francamente caro Carlo io non ci vedo nulla di così distorto. Il caro Roberto può continuare a lavorare con chi crede ma questo implica che ci siano rapporti editoriali distorti (ovviamente non voluti da lui) con i quali deve fare i conti.
Ripeto…Bravo Roberto…ma ora è il momento di guardarsi intorno con maggiore spessore e meno attenzione ai media.
P.S. si dice (per chi come me legge anch Libero e il Giornale di Feltri) che il suo secondo libro della Mondadori stia andando una schifezza…ecco perchè della prima serata di ratire e dell’appello…se Saviano non vuole che, parafrasando Castelli, lo mandino a “Ciapà i rat” si dia una controllata sugli interessi che lo circondano a partire dalla Mondadori (troppo attento per cadere in questo errore) e che se tiene al suo ruolo culturale di farsene una ragione e dedicarsi alla causa che soppesa totalemente…senza se e se Mondadori…
Riguardo a Mondadori, penso al penultimo premio Strega (La solitudine dei numeri primi) e ai soldi sprecati da me per acquistare un libro scritto da un giovane la cui scrittura è più antica del mio bisnonno. Mi sta sulle scatole non solo Mondadori: ma tutto il comitato di lettura, al completo.
Mi piacerebbe sapere quale provider usi caro Tommaso..quale marca di scarpe…che marca di caffè,sapone treno aereo usi… Ma oltre tutto mi piacerebbe sapere se prima di usarli fai una indagine del consiglio di amministrazione di ogni azienda che usi..per appurare che al suo interno..siano tutti in linea con le tue idee …. Heheh i mezzi che usi x esprimere te stesso non esprimono cio che sei mai…!!!!
Caro Francesco,
a distanza di mesi questo mio post suona ancora più inverosimile sulla figura di Roberto. Proprio lui stamattina ha dichiarato che la Mondadori non fa più per lui. Il problema non è né ideologico e né di coerenza ma semplicemente politico. Dopo la boutade di ieri del presidente del consiglio e le dichiarazioni forti di Luisa Bossa di stamattina (la quale stimo come parlamentare più di chiunque altro) credo che anche il nostro scrittore più influente (ridotto a martire) abbia capito con quale malaffare si sia andato a ficcare.
La Mondadori è costruita su soldi sporchi…il fatto che io compro Apple o scarpe adidas non mi mette nella stessa posizione di Roberto.
Uscendo fuori dall’equivoco “etico” del pubblicare o meno con Mondadori (per decenza o per non sollevare ombre di sorta), io aggiungerei un altro dato e cioè il forte dubbio che -così com’è oggi- la Mondadori stessa potrebbe avere capitali oscuri… Un bel conflitto di interessi che magari la direzione editoriale ha usato come “esorcismo su carta” di sangue su asfalto.
Non sono d’accordo con chi non da il giusto peso ad una scelta come quella di Saviano, bisogna recidere ogni struscio, ogni sfioramento con quello che c’è di oscuro, a maggior ragione se si scrive sull’oscurità.
Non c’è bisogno di citare il caso Saramago/Einaudi per capire come questo gruppo editoriale intende la questione; qualcuno avrà subodorato il business Gomorra e confezionato il battage all’interno di Mondadori.
Quello che non capisco è come mai Roberto, che non è un Moccia qualsiasi, sia così scevro da preoccupazioni su conflitti d’interessi che lui stesso sottolinea più volte a carico del nostro laido premier.
Bisogna che tu, Roberto, sciolga questo contratto editoriale. Non ci sono interpretazioni o aggiustamenti possibili, ma solo strumentalizzazioni. Liberatene! E poi, dopo gli incassi di Gomorra, era proprio necessario ripubblicare con quelli? O c’era qualche opzione su un secondo volume?
sull’ultima questione sono d’accordo con Tommaso, non è certo la stessa cosa acquistare da multinazionali criminali e invece fare un contratto giuridico editoriale con esse: c’è la stessa differenza (come diceva Gaber) tra l’avere il senso del comico ed essere ridicoli!