No B-Day. Dall’antipartitismo digitale alle piazze con i partiti
Il No B-Day. La prima manifestazione interamente coordinata ed organizzata in rete, almeno sulla carta. Più di 350.000 persone “tinte” di viola si sono riversate sulle strade di Roma. Da Piazza della Repubblica a Piazza S. Giovanni una fiumata di donne, uomini e carri allegorici chiedono le dimissioni del Presidente del Consiglio. Ma qualche domanda sulle origini e le finalità del movimento (se così lo si può definire) vale la pena porsela.
Innanzitutto, chi sono i No B-Day?
Possiamo dire che il movimento del No B-Day è un po’ di tutto. Il movimento nato ufficialmente oggi, 5 Dicembre, ha in sé diversi strati del sistema sociale ed economico italiano. Vi sono liceali e studenti universitari reduci delle manifestazioni del No alla Gelmini, militanti di Rifondazione, di Italia dei Valori, del PD, spezzoni distaccati dei sindacati, impiegati e operai, medici e infermieri, ricercatori universitari e professori ordinari, precari, casalighe, grillini, girotondini e firmatari dell’appello di Roberto Saviano. Insomma, un pot-pourri ben organizzato.
Cosa vogliono con il No B-Day?
Facile. Loro hanno un solo ed unico nemico. Il Cavaliere e Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Infatti, la manifestazione non è un NO-PDL Day e nemmeno un No al governo di centro-destra. No, la manifestazione è una prima e singolare occupazione delle piazze contro un solo uomo, una sola persona.
Come sono organizzati?
Non hanno apparati organizzativi come i partiti e le rispettive burocrazie. Loro si definiscono come un movimento della gente e non vogliono i partiti nel suo seno. Anzi, negano a priori qualsiasi coinvolgimento delle strutture di partito nella loro organizzazione. Il loro auto-organizzarsi è dovuto proprio al disincanto verso i partiti e la situazione dell’opposizione politica in Italia.
Un movimento civile dunque, non politico e lontano dalle “strumentalizzazioni di partito”.
La loro principale caratteristica organizzativa sta nella rete. Il web ha fatto da supporto organizzativo sin dai suoi primi passi. A partire da un gruppo su Facebook, che conta ormai oltre 350.000 utenti, si è scatenato quel meccanismo di aggregazione, misteriosamente virale, che caratterizza il web nella sua interezza e che lo rende tanto straordinario quanto pericoloso nei suoi effetti. Il No B-Day conta oggi siti web, blog, radioweb, e centinaia di gruppi sui social media più disparati.
Un buon punto di partenza direbbe qualcuno. Prima o poi doveva succedere che un semplice borbottio cominciato in chat, passasse per i social network fino a diventare migliaia di persone in piazza. Ma come tradizione e luogo comune vuole, non è tutt’oro quello che luccica, anzi, non è tutto “viola” quello che circola nel movimento.
L’impegno profuso da Italia dei Valori e da Rifondazione per l’organizzazione ha avuto un suo ruolo, sia mediaticamente che in termini di gestione dell’intero apparato organizzativo. Non è un caso che entrambi i partiti litighino da settimane su chi deve mettere il cappello alla giornata viola. E non è un caso che sulle reti nazionali (in verità solo Raitre e La7) quando si parla di No B-Day ci siano spesso esponenti dei due partiti a fare da megafono televisivo.
Il PD invece ha arrancato e ha balbettato qualcosa sulla manifestazione attraverso Franceschini e la Melandri. Ha arrancato anche per non ripetere l’effetto e l’errore commesso da Veltroni sul V-Day di Grillo, dando prima appoggio e poi dopo essersi resi conto del “guado” mediatico nel quale si erano infilati si sono tirati indietro.
Alla fine sul No B-day il PD ha poi concesso la diretta via youdem visibile anche sul sito de La Repubblica.
In effetti, per il PD questa manifestazione è, per dirla in maniera semplice, tutto grasso che cola.
L’onda viola che stamattina si è riversata sulle strade non può dunque non risentire della forza d’urto dei partiti. I partiti ci sono, si sono fatti sentire e soprattutto vedere.
Quello che sfugge ai cittadini che stamattina manifestano non sfuggirà dunque alla politica, e soprattutto non sfuggirà ai partiti e ai diversi leader. Le 350.000 persone tinte di viola di stamattina si sommeranno sicuramente alla sequenza di colpi ai fianchi subiti da Berlusconi e portati avanti da Fini e Spatuzza, Mesiano e Cir l’Espresso ma certo non serviranno a far vacillare il governo, forse non scricchiolerà nemmeno.
Basta fare un giro e spulciare qualche sondaggio per vedere che l’attuale governo ha dalla sua quel 38/40% di consenso elettorale anche dopo che il suo presidente è stato additato come mafioso e mandante di stragi, figuriamoci dopo l’ennesima manifestazione contro.
Il No B-Day può certamente essere annoverato come una bella giornata di protesta civile e sociale, colorata e innovativa ma che non ha né le caratteristiche e né le ambizioni paventate. Non si può portare avanti un movimento senza un confronto politico con la sfera rappresentativa che di fatto risiede nei partiti e nel parlamento. È arrivato il momento che in Italia si ristabilisca un rapporto “sano” tra movimenti e partiti e non di reciproca diffidenza. Questa autoreferenzialità, questo “noi facciamo da soli” del movimento No B-Day (tratto tipico di chi popola la rete) deve essere assolutamente rimesso in discussione per trovare un riferimento politico ed istituzionale forte con il quale condividere battaglie e, perché no, valori ed idee.
Una bella giornata viola si, ma forse solo un po’ sfuocato.


Tommaso Ederoclite 
Grandissimo articolo!
Tommaso, nel tuo affermare che il PD “ha concesso la diretta” è insita una visione distorta del rapporto politico basato sulla rappresentanza: come se fosse la finestra sul mondo, anzi, il buco dalla serratura attraverso cui guardare l’evento. Il popolo era in piazza, se si voleva e si poteva si andava a partecipare di persona, altrimenti erano a disposizione altri canali non di partito: se il PD non l’avesse concessa, tanto peggio per un partito e un segretario la cui distanza dalle istanze dal basso credo mai sia stata tanto grande (guardate che pur se preso con tutti i crismi qualcosa vorrà dire.)
La diretta, tra l’altro, era visibile sul sito di Rainews24, forse l’unico vessillo dell’informazione professionale libera sulle reti di Stato, che per la sua scelta ha ricevuto aspre ed ovvie critiche dalla maggioranza (e lasciamo perdere il discorso della notiziabilità o meno di questo evento).
E partendo da questa osservazione iniziale di una distorsione sostanziale tra le istanze della società civile che si è autoorganizzata sul web e la capacità del più grande partito della sinistra di sapersene fare rappresentante (ha detto Bersani: “Giusto non andare ma il Pd aggreghi queste energie nuove”: mi sembra una strategia a metà strada tra il dinosauro e l’avvoltoio) mi sono domandato anch’io se e come si possa rinnovare il legame tra cittadinanza e partiti, che d’altra parte come tu giustamente dici erano ben presenti sabato, seppur a diverso titolo; problema che evidentemente non si pone – non ancora, almeno – per quel 40% di italiani che simpatizzano per Berlusconi. Auguriamoci almeno che a una destra populista non succeda una sinistra populista, e stiamo a vedere quale sarà il primo partito a colorare di viola il suo simbolo.
Credo che Bersani nell’intervista nella trasmissione “In mezz’ora” sia stato chiaro. Oltre all’affermazione correttamente riportata da te vi è però da aggiungere che da parte sua e della dirigenza del PD vi era la volontà “di non mettere il cappello ad una manifestazione che partiva dal popolo”.
Si..ha usato proprio il termine che avevo riportato nell’articolo…mettere il cappello.
Mi sembra che sia una posizione ragionevaole e che apra al confronto con la piazza che sabato ha manifestato.
Quello che però tentavo di dire nel post non è la posizione del PD sulla manifestazione bensì il rapporto viziato che c’è tra i movimenti e i partiti negli ultimi 10 anni. Proprio stamattina parlavo con un esponente provinciale di RifCom il quale sosteneva che il 60% dei partecipanti di sabato erano gente di RifCom…e a sentire Italia dei Valori i ragazzi del corteo sono la base movimentista del loro partito.
Quindi traggo due conclusioni…la prima è che il PD ha avuto una sua ragionevole posizione che a leggere i blog e i gruppi del No B-Day è stata ampiamente fraintesa e squassata nei contenuti (si continua a sostenere che il PD sia lontano dalle piazze…cosa che ad una semplice visione dell’ansa del PD si capisce che sia una lettura sibillina della dichiarazione)…la seconda riguarda il movimento stesso che è partito come un gruppo che non voleva rapporti con i partiti ed invece pare che sia finanziariamente che nell’organizzazione la burocrazia dei partiti ha avuto una sua forte funzione.
Non credo assolutamente che le migliaia di persone siano montate solo con un tam tam in rete…sarebbe una conclusione a parer mio affrettata e sciocchina.
Posso comunque essere d’accordo che in questo caso la rete (in particolare Facebook) abbia avuto un suo ruolo attivo….però non molto differente a quello del V-Day e nemmeno dei forum e dei google groups del G8 di genova al quale partecipai e sul quale posso assicurarti che una piattaforma dialettica con i partiti aveva…ahimè finita male per via della totale dissoluzione dei contenuti di molti dei partiti che sostenevano quel movimento.
Resta comunque da ribadire il mio totale appoggio alla piazza e alla loro unica richiesta (dimissioni del premier) ma resto fermamente convinto che il blocco sociale (cit. Fisichella) creato da Berlusconi non potrà essere scalzato con le piazze…serve il parlamento, servono i partiti, sevono le istituzioni, serve il consenso elettoralee
Concordo sulla necessità di ricostituire un’opposizione fondata nell’azione e nel ruolo dei partiti. Il fenomeno Berlusconi è emerso anche in relazione all’indebolimento della forma partito, dopo la crisi dei partiti tradizionali, ma questo è un tema troppo grosso da affrontare in un commento. C’è poi il rapporto tra partiti e movimento che a sinistra non è nuovo, anzi… la mia idea è che ben vengano i movimenti di questa matrice politica; poco conta su chi ci mette o tenta di metterci il cappello; molto più importante è ragionare su cosa devono essere i partiti.
Tommaso ha colte benissimo un punto molto importante per comprendere l’involuzione della proposta politica alternativa al governo Berlusconi e ai governi di centro destra: il rapporto di diffidenza tra movimenti, società civile e organizzazioni partitiche. La soluzione proposta da Tommaso è lucida e concreta, e se non faccio confusione dovrebbe essere questa: il movimento e il partito mettano da parte quella patologica autoreferenzialità che li condiziona. Così facendo uno – il moviomento -potrebbe trovare momenti di rappresentanza istituzionale, e l’altro – il partito – ritroverebbe quelle antenne, ormai perse, capaci di captare le istanze dei territori e della propria base elettorale. In una battuta: un matrimonio che con viene a tutti, partiti e società civile, matrimonio che potrebbe cambiare segno all’involuzione democratica che il nostro paese vive. Forse qualche cosa con il 5 dicembre si è messo in moto. A tal proposito vi segnalo l’intervista fatta da una giornalista di Sky Tg 24 a Anna, una responsabile della manifestazione del “popolo viola”. Ascoltate bene come Anna risponde alla domanda su come si coprono i costi della manifestazione. Intevista