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Evviva il populismo e la libertà

All’insegna dell’inciucio e del disgelo vanno lentamente chiudendosi le attività politiche del 2009. Il perdono a Tartaglia e la telefonata al Presidente della Repubblica dominano la scena della cronaca politica di questi ultimi giorni, almeno per quanto riguarda l’agenda setting dei quotidiani nazionali. Ma basta fare una piccola ricerca che sovrappone dichiarazioni, mozioni e sondaggi ed ecco che appare sullo sfondo di questo dialogo politico di fine anno una complessa quanto mai celata situazione da “nastro di partenza” di una battaglia politica feroce che si scaneterà nel 2010.
In particolare, vorrei ragionare su tre questioni politiche. La prima locale e che riguarda la mozione di sfiducia del sindaco Iervolino, passata mediaticamente in sordina. La seconda regionale e vede in Emiliano e Vendola i protagonisti della soap politica “Questione Puglia”. La terza si posa su Ferrero e le dichiarazioni di chiusura 2009 rivolte alla coalizione di centro sinistra e in particolare all’UDC di Casini.
Cominciamo con quello che è accaduto al comune di Napoli qualche giorno fa.
La cronaca: Franco Moxedano, cresciuto politicamente nei Ds poi nel Pd e infine passato con Italia dei valori aveva affermato qualche mese fa che non avrebbe mai firmato nulla con il centrodestra e invece qualche giorno fa dopo le dimissioni dell’assessore Realfonzo è scoppiato (o riscoppiato se volete) il caso Iervolino. Italia dei valori vota con l’opposizione e via alla mozione di sfiducia. Grazie a consiglieri comunali UDC e Udeur (e si al comune di Napoli c’è ancora l’Udeur) e all’assenza di ben 7 consiglieri del PD sono arrivate le 25 firme che bastavano affinchè si procedesse alla mozione. Il 20 di Gennaio il voto.
Nella regione Puglia la faccenda è più chiara mediaticamente ma ancora più contorta politicamente.
Brevemente: Michele Emiliano, eletto sindaco nemmeno otto mesi fa, vede davanti a sé la possibilità di poter candidarsi come Governatore della Regione Puglia. Niki Vendola, attualmente in carica, vede dunque insediata la sua rielezione. Da amici e “compari” i due si sono ritrovati in un giro di battute e offese. Mentre gli attuali alleati del PD in Puglia (UDC e IDV) non vogliono in nessun modo la rielezione di Vendola. Sinistra Ecologia e Libertà prova a tendere la mano proponendo le primarie. E’ noto però che in caso di vittoria delle primarie dell’attuale governatore difficilmente l’UDC appoggerebbe la sua candidatura aprendo così ad un accordo con il PDL. Che fare dunque?
Emiliano, in coerenza con il modello Berlusconiano e solcato da Brunetta per la sua candidatura a Sindaco di Venezia, prepara una leggina ad hoc o, seguendo pedissequamente il linguaggio politico contemporaneo, ad personam che in caso di vittoria darebbe modo al sindaco di Bari di tenersi anche la poltrona di Governatore sfuggendo all’incompatibilità, ormai diventato solo un puro strumento retorico per contestare i doppi ruoli ma che nella fattispecie si salta a mezzo di leggi e accordi politici.
Infine, siamo al caso Ferrero e alle sue recenti dichiarazioni.
E’ dal mese di settembre che il segretario di RifCom Ferrero continua ad aprire sul piano nazionale ad un potenziale fronte anti-premier che va dall’UDC fino al suo partito. Dopo il rilancio di Casini fatto a mezzo di dichiarazione qualche ora prima dell’aggressione al premier, Ferrero ha aspettato che si calmassero le acque ed ha rilanciato nuovamente aprendosi al progetto addirittura proponendo Casini come premier. Imbarazzo e sconcerto tra i militanti che avevano sorretto il progetto Ferrero litigando fino alla scissione con la corrente Vendola. Intanto Ferrero continua a veleggiare sfruttando questo soffio di vento non accorgendosi che gli ultimi sondaggi lo vedono in calo e in più recentemente si è rafforzato il fronte che vede nell’IDV il partito verso il quale migrare rafforzando nello stesso tempo il ruolo di interlocutore politico dei Di Pietristi con i movimenti sociali, scippando così il bacino elettorale dal quale RifCom ha da sempre attinto voti.

Da questi tre casi, marginali mediaticamente ma centrali sotto il profilo della riorganizzazione dei modi di fare coalizione in Italia, si possono dedurre più conclusioni circa il rapporto che intercorre tra leader, partiti e il proprio elettorato.
Non è una novità che l’IDV e l’UDC sul piano locale agiscono senza considerare la composizione nazionale, è infatti sempre più frequente l’affermazione dei rispettivi portavoce ed uffici stampa che entrambi i partiti sotto il profilo locale e regionale ragioneranno e prenderanno decisioni “caso per caso”.
Sul caso del comune di Napoli Di Pietro ha già richiamato i suoi all’ordine, ma nello stesso tempo attraverso De Magistris organizza incontri con il Movimento a 5 Stelle di Grillo, continua a criticare aspramente l’operato del PD in Campania e si pone come unica lista capace di contrapporsi alla mala amministrazione Bassoliniana che vede in De Luca (o Cascetta) la sua espressione futura. Di Pietro sul piano nazionale va dunque avanti con la sua pastura di populismo e territorio rubando continuamente al PD, a Sinistra Ecologia e Libertà e a RifCom assessori, consiglieri e membri di partito della provincia partenopea. Si apre però nello stesso tempo un precedente di spersonalizzazione nell’IDV che intercetta in De Magistris la figura fondamentale in Campania capace di favorire questo processo.
Sulla questione Puglia a chiarire bene quale siano i toni è il coordinatore regionale IDV Pierfelice Zazzera: “la regione Puglia risulta avere il Presidente più pagato d’Italia, con il numero più alto di consiglieri regionali e un numero senza precendenti di assessori esterni, tutto a carico dei pugliesi. Al Presidente Vendola chiediamo pertanto maggiore senso di responsabilità e coerenza. Non si può fare i rivoluzionari in campagna elettorale indossando il maglioncino girocollo e comportarsi da perfetto doroteo in cachemire quando si governa. Qualcuno sta pericolosamente soffiando sul fuoco “del tanto peggio tanto meglio” assumendosi la responsabilità dello sfascio definitivo della nostra regione”.
Le dichiarazioni di Zazzera attingono dall’armamentario concettuale politico – anzi anti-politico – tanto caro al movimento di Grillo e che paradossalmente va a legittimare e a rafforzare la candidatura e l’ad personam invocata dal PD e da Emiliano.
Infine, appare chiaro che Ferrero stia passeggiando su un pericolosissimo crinale, fatto di contraddizioni, personalismi e strategie errate sotto il profilo elettorale in quanto è ancora vivo il ricordo di molti elettori di RifCom di come la tornata biennale dell’esecutivo Prodi abbia visto proprio in questo accordo con i centristi (nello specifico Mastella) la vera mannaia che ha contribuito a sbatterli fuori dal parlamento. In più, l’idea dell’andare tutti insieme per battere Berlusconi non attecchisce più sia tra i militanti che tra gli amministratori in carica di RifCom aprendo così un conflitto tra la membership locale e la leadership nazionale e, come nel caso campano e non solo, meglio trovare asilo in quel partito che a furor di strepiti del tipo “In galera” o “Mafioso” e pochi punti di programma continua a salire nei sondaggi (basta vedere il travaso di voti e iscritti avvenuto negli ultimi anni in Puglia, Campania e Calabria).

Di Pietro dunque continua a succhiare i voti del centro-sinistra (più sinistra che centro) scrivendo lettere di Natale e tirando (o ritirando) in mezzo il diavolo e, come ho già scritto in un precedente intervento, la mia perplessità è rivolta a questo punto se vale la pena chiedersi quanto il termine populismo abbia davvero perso il suo significato e se realmente stia lentamente dissociandosi dal suo valore storico, quello che lo legava ai regimi come quello di Peron o Mussolini.
All’urlo di “E che cià’ azzecca” non mi resta che riconsiderare il populismo sotto il profilo elettorale, sottolineando che in Italia premia (vedi anche la Lega) e fa incassare voti. Non mi resta che salutare i “compagni” dotati di senso ironico suggerendo che, vista la portata populista e il carico di voti dell’IDV, di riflettere sulla strategia politica e comunicazionale.

L’unico vero slogan vincente per la prossima campagna elettorale che non tradisca la loro tradizione sembra, ahimè, essere:
“Evviva il populismo e la libertà”.

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