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Per Berlusconi l’opinione pubblica esiste, almeno in rete

Pierre Bourdieu, – qualche anno fa – in polemica con quanti le davano troppo valore concettuale, non esitò a dichiarare e a dimostrare che, almeno nel suo stretto rapporto con i sondaggi, l’opinione pubblica non esiste.

Secondo il sociologo francese andava rimodulato l’interesse – soprattutto in rapporto alla crescente pervasività dell’informazione – che alcuni studiosi in quel periodo stavano riversando sul tema. Certo è che – rileggendo Bourdieu con il senno di poi – con l’eccessiva pubblicizzazione e la sempre meno credibilità dei sondaggi nella comunicazione politica (ognuno ormai se li cucina come vuole) le conclusioni di Bourdieu appaiono terribilmente veritiere, almeno sul piano epistemologico.
Non meno di 48 ore fa però il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, a G8 conclusosi e in viaggio verso il Brasile, si è espresso nuovamente nei confronti della stampa italiana, che nelle ultime settimane ha letteralmente assediato giornalisticamente il DDL intercettazioni (ribattezzata con molta fantasia come “Legge Bavaglio”).
La boutade – perchè in fondo di tale si tratta – faceva più o meno così: “Bisognerebbe fare uno sciopero dei lettori per insegnare ai giornali a non prenderli sul serio”.
Sciopero dei lettori?
La prima cosa che mi è balzata in mente è che il presidente del consiglio ha una stima incondizionata per gli italiani. Il presidente forse non conosce le percentuali delle persone che comprano un quotidiano, o almeno una rivista.
Così cosa ho fatto? Sono andato a cercarmeli:

La lettura dei giornali a stampa non è tra le principali abitudini quotidiane degli italiani. Nel 2009, infatti, circa un italiano su due ha dichiarato di non leggere i quotidiani o di sfogliarli solo occasionalmente; la quota di persone che possono essere considerate “lettori” perché hanno dichiarato di leggere il giornale almeno una volta alla settimana è pari al 56,2 per cento della popolazione. Tra questi i lettori assidui, ovvero coloro che leggono il giornale almeno cinque giorni su sette, sono solo il 40,5 per cento. (Fonte: Istat)

Ipotizziamo per assurdo che sul 40% circa la metà, il 20% (anche se come divisione andrebbe rivista al ribasso per diversi motivi…chi legge solo sport, chi cinema etc etc), legge almeno uno dei quotidiani ai quali faceva riferimento il presidente del consiglio. Ora, che senso ha parlare di sciopero dei elettori su una percentuale minima di persone che nella fattispecie non sarebbero nemmeno suoi potenziali elettori? Soprattutto per lui che da editore ha diversi interessi su quotidiani e riviste? Possibile che il presidente del consiglio ha paura di un ipotetico 20%?
Quindi sconsolato in quanto senza soluzione di continuità al mio ragionamento mi son detto e ripetuto che l’uscita di Berlusconi aveva poco senso. E’ troppo facile spiegare il tutto sostenendo che il presidente del consiglio faceva riferimento a quei pochi quotidiani particolarmente “politicizzati”, ma per carattere solitamente non mi fermo alla “qualunque” e ho spostato la mia riflessione dalle percentuali ai numeri assoluti.
Così l’unica cosa che restava da fare era prendere i dati di vendita dei quotidiani nazionali:

Immagine 1

(Fonte: Istat 2009/Wikipedia)

Calcolatrice alla mano, pare che il numero delle persone alle quali il presidente del consiglio facesse riferimento oscillerebbe tra i 700 mila  ed il milione e mezzo (ovviamente il calcolo è fatto per puro trastullo intellettuale e non ha meri criteri statistici). Nulla da fare, nemmeno i numeri assoluti mi spiegano questa voglia di delegittimare i giornali nel loro operato.
Poi finalmente una mela mi è cascata sulla testa.
Il ragionamento che fa il presidente del consiglio supera di gran lunga il mio. Il presidente del consiglio quando parla di sciopero dei lettori non faceva riferimento solo al cartaceo, come siamo abituati a ragionare noi poveri modernisti dediti alla critica televisiva e giornalistica broadcast. Il presidente del consiglio ha in mano altri dati.

Repubblica.It a gennaio ha avuto ben 1.416.000 visitatori unici al giorno e 21.007.000 pagine visualizzate (sempre al giorno), classificandosi come il quotidiano online più seguito. Al secondo posto troviamo Corriere.It, la versione online del Corriere della Sera, con 1.250.000 visitatori unici e 11.323.000 pagine visualizzate (quasi 10 milioni in meno di Repubblica.It). Al terzo posto, la Gazzetta dello Sport: 851mila visitatori unici e 11.638.000 pagine visualizzate. A debita distanza dai primi due quotidiani online, troviamo Libero News con 571.000 visitatori unici e 10.642.000 pagine visualizzate. Seguono, TgCom (465mila visitatori unici), IlSole24Ore.Com (292.000), Corrieredellosport.it (277mila), LaStampa.It (255mila), TuttoSport.It (190mila) e IlGiornale.It (130mila). (Fonte: Nielsen)

La spiegazione di questo crescente flusso verso i quotidiani online non possiamo ovviamente fornirla in questo post. Ciò che preme sottolineare è che il politico più mediatizzato in Italia abbia indirettamente legittimato la diffusione delle notizie online. Altra prova è data dal crescente interesse e dalla continua presenza di Berlusconi verso la rete, a partire dal sito del PDL fino all’account Facebook aperto recentemente.
Quindi l’opinione pubblica non è più legata ai sondaggi come criticava Bourdieu a suo tempo.
L’opinione pubblica c’è, è in rete ed è anche piuttosto rumorosa. Si veda la manifestazione di oggi a Roma contro il DDL interecettazioni, ripreso via webtv, ripassato sui social network e discusso sui blog più attivi.
L’opinione pubblica esiste e a quanto pare anche l’editore più importante in Italia ne ha paura.

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