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Pillole: un’opinione al giorno…

Diventa quasi frustrante aprire i giornali, girare sui blog, leggere le note sui social network e non trovare la zuffa mediatica quotidiana. Oggi ad esempio, nessun nuovo caso alla Ruby, nessuna Nadia, né dichiarazioni contro gay, operai o extracomunitari. Di riflesso questioni come Terzigno o Giugliano, Sakineh o il fatto che mezza Italia sia sotto il fango mi appaiono anch’esse monche. Un calo di attenzione su la notizia principale comporta un calo di attenzione anche su quelle “subordinate”. Se la baruffa su Ruby cala, cala anche la solidarietà a Sakineh. Se oggi vi è un attacco omofobo da parte delle istituzioni, di conseguenza scatta la mobilitazione, il cartello indignato fuori Palazzo Chigi, i gruppi su Facebook che nel giro di poche ore toccano partecipazioni che mediamente contano sui 50.000 partecipanti. Sembra quasi che l’attività cognitiva dell’opinione pubblica sia ormai quotidianamente in attesa che succeda qualcosa, che scatti la notizia spettacolare, che venga dato l’incipit per poter prendere posizione. Una sorta di forza centripeta che tende a polarizzare ma che dura al massimo 24 ore.
Del resto Lippmann ce lo aveva spiegato nel 1922. Lo stereotipo è l’anima dell’opinione pubblica e l’interpretazione moralizzata è ciò che costruisce i preconcetti, che influenza la nostra percezione della realtà. Forse Lippmann non poteva immaginare i tempi contemporanei e davanti alla velocità con la quale l’opinione pubblica divora oggi l’informazione avrebbe sicuramente esibito una smorfia di perplessità.
Del resto – e senza presunzione – non molto distante da quella che oggi mi ritrovo ad esibire io.

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5 commenti

  1. Ale ha detto:

    E’ vero, la sensazione è che certe volte vinca l’istinto di tirare il fiato per aspettare altri cicloni mediatici e notizie da divorare. Siamo costretti e abituati ad un saliscendi emotivo che toglie qualunque spazio alla riflessione che duri più di qualche ora. Potremmo ragionare e leggere pareri a freddo sulle vicende degli ultimi giorni, ma vedrai che, se non l’imprevedibilità della cronaca, almeno l’agenda mediatica ci distoglierà presto dalle valutazioni a bocce ferme. Giugliano ribolle, Fli arma le polveri (ma sarà vero?), e, quando tutto manca, la miccia l’accenderà stasera Santoro. E se volessimo qualche parere competente sulle elezioni Usa di Midterm, dovremo scavare (anche mediaticamente) oltre la spazzatura.

  2. Veronica ha detto:

    La quantità e la velocità di diffusione delle notizie, nonché l’attenzione selettiva che su di esse si pone, educano le opinioni ad una pigrizia ed ad un amaro sonnecchiare. Si crea un effetto carrozzone che tende a far discutere – in un improvviso fuoco di dibattiti e scambi di dettagli – sulla notizia “rumorosa” di turno e di cui tutti parlano. Questo accade sia sul piano della valutazione dei lettori che su quello dell’analisi da parte dei media (vecchi e nuovi).
    Il chiacchiericcio su una questione morale (perché è per lo più a questa che si fa riferimento) come quella del caso Ruby è più attraente (passatemi il termine) e più semplice da affrontare anche da chi non possiede particolari strumenti culturali. Discutere di Sakineh – e delle implicazioni politiche, sociali e religiose implicate – o di quello che accade a Terzigno richiede uno sforzo maggiore che la suddetta pigrizia (indotta?) fatica a compiere.

  3. Sancho ha detto:

    Da sempre l’essere umano ha dedicato una morbosa attenzione alle cose altrui; fenomeno dapprima molto diffuso nei nostri cortili, poi nei condomini e in ultimo nei social network Facebook e Twitter sopra tutti.

    E’ per questo motivo che i reality sono stati vincenti; con essi anche i rotocalchi cartacei e online che si occupano dei VIP.

    Purtroppo i reality da un po’ di tempo non funzionano più così tanto, perchè, anche la persona più sprovveduta ha capito che il tutto è basato su un fatto “finto”, ovvero della realtà viene fatta solo una rappresentazione mediamente fedele, centellinata settimana dopo settimana per attirare, in modo morboso, l’attenzione dello spettatore “consumatore”.

    Quindi cosa si è pensato di fare, utilizzare lo stesso format alla base stavolta su un fatto vero, presentato con sigle e stacchetti presi a prestito dai film gialli e condito di teorie continuamente commentate da criminologi, sociologi e psicologi, dove le notizie, come per i reality, vengono centellinate giorno dopo giorno per attirare, anche qui in modo morboso, l’attenzione dello spettatore “consumatore”.

    Oramai tutto ciò che avviene, avviene con i ritmi e le dinamiche del format che stanno alla base dei reality; basta prestare attenzione ad una delle tanti conversazioni non tante velate di ragazzi e di ragazzi per capire che anche la comunicazione che viene posta in essere tra loro, ha il sapore di qualcosa di già sentito. Se prendiamo ad esempio il caso della ragazza di Avetrana non ci vuole lo psicologo di turno per capire che i personaggi che lo hanno animato, si muovevano davanti alle telecamere con molta disinvoltura.

    Purtroppo i complottisti in questo vedono il un tentativo di creare un pensiero unico e per porre in essere un pensiero proprio di Lippman ovvero, “quando tutti pensano nella stessa maniera, allora nessuno pensa veramente”.

    Diversamente da complottisti penso che tutto ha un fine solo e “squisitamente” commerciale.

  4. ros ha detto:

    Ne accennavo proprio ieri a Valentina. In effetti siamo semplicemente drogati di spettacolarizzazione. Che brucia se stessa ed i suoi effetti ad una velocità sempre maggiore, ragion per cui per ottenere un effetto maggiore di stupore o di attenzione occorre esagerare un po’. Credo che ci sia stato anche un pò di questo ragionamento nell’omicidio di Sara. Come sono certa che ci sia nella testa di chi ci governa. La vulnerabilità di Berlusconi mi sconcerta e mi insospettisce. Mi fa pensare che questo stillicidio psico-sessuale orchestrato dai media sia voluto e costruito ad arte sia come strategia di disinformazione ed imbonimento delle masse. In fondo è come se stessimo tutti a guardare un bel film dell’orrore, che ti fa schifo, di opprime, di terrorizza, ma ti inchioda sulla sedia e ti impedisce ogni ragionamento sereno. Purtroppo, credo che questo livello di assuefazione possa essere interrotto solo da un evento spettacolare e drammatico, come uno schiaffo sul cervello..

  5. Tommaso Ederoclite ha detto:

    Con le parole del prof. Diamanti sulla tragedia veneta:

    “In fondo si tratta di una tragedia minore che si consuma in una provincia minore. Non merita un’inchiesta. Al massimo una cronaca. Minore.”

    Per chi volesse leggere l’articolo:

    http://www.repubblica.it/rubriche/bussole/2010/11/04/news/l_alluvione_a_vicenza_cronaca_di_una_tragedia_minore-8748755/?ref=HREC1-3

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