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Surveying the net: fra ricerca e metafora

Sono ormai in molti a considerare Internet una tecnologia matura. Eppure essa resta ancora oggi per la ricerca scientifica un territorio difficile da analizzare. Anche se non tutti la pensano così. Per lo scienziato sociale Steven Jones (p.xxiv), infatti, fare ricerca su cose difficili da comprendere, difficili da definire ed in rapido cambiamento è forse uno degli stimoli più intensi per il ricercatore. A cominciare da quel vero e proprio paradosso costituito dalla esplosione delle informazioni e, al tempo stesso dalla loro volatilità (the web as a changing medium). In rete, infatti, le prove empiriche si cancellano con la stessa rapidità con cui si creano. Ciò che poi ha un senso un giorno, lo perde il giorno dopo (the web as an ephemeral medium). In particolare in politica dove molti siti web vivono in funzione delle tornate elettorali per essere abbandonati al proprio destino ad elezioni concluse, vanificando così l’opportunità di passare dalla campagna intermittente alla comunicazione permanente. E con essa svanisce anche l’occasione di comparare le strategie comunicative dei candidati in corsa.
Fotografare e spiegare dunque fenomeni così fluidi e dinamici (the web as a state of flux) può risultare molto complicato a meno di non rimanere ad un alto livello di astrazione (the web as a methaphor) o, al contrario, avanzare teorie di medio raggio circoscrivendo ad universi ridotti in scala o ad analisi di casi, i propri studi. In tal caso, occorre sapere da dove iniziare.

Ad una prima lettura della letteratura di ricerca si può evidenziare l’esistenza di tre tipi di approcci analitici:

l’approccio strutturale
l’approccio retorico
l’approccio socio-culturale

Per l’approccio strutturale l’enfasi va posta sulle caratteristiche delle pagine web in virtù del loro potere di condizionamento dell’azione e del comportamento dell’utente. In tal senso dunque vanno valutate la navigabilità, l’interattività e la personalizzazione del sito rilevate attraverso l’analisi particolareggiata della sua organizzazione: gerarchia degli items, numero di pagine, quantità di unità informative, velocità di downloading, presenza di tecnologie interattive, etc.

Per l’approccio retorico ciò che diventa importante è cosa si comunica e soprattutto come lo si comunica. Il contenuto del sito diventa dunque la vera e propria unità d’analisi: se ne analizza lo stile, la forma, l’immagine, il significato, l’appeal, il linguaggio, i temi.

Per l’approccio socio-culturale, infine, il sito web è considerato come un elemento di un più complesso processo sociale di cui fa parte imprescindibile. Le caratteristiche di contesto sono importanti quanto il fenomeno stesso. La dimensione valutata è perciò quella dentro-fuori il ciberspazio, senza soluzione di continuità. Parallelamente all’osservazione della campagna on line di un partito politico si analizzeranno, dunque, anche le sue basi elettorali, il livello di competizione della tornata elettorale, l’atteggiamento della stampa etc.

Un’ultima considerazione concerne, infine, il reperimento dei dati. In tal senso possiamo distinguere fra approcci site-centric ed approcci user-centric. Nella modalità site-centric, i dati fanno perno sulle informazioni provenienti dai server che ospitano il sito (analisi dei log, delle statistiche web etc.); nella modalità user-centric, l’analisi tende a seguire le rotte degli utenti con la somministrazione di questionari e richieste di feedback.

Fin qui risulta evidente quanto gli internet studies abbiano mutuato dalle metodologie della ricerca tradizionale adattandone il linguaggio e gli skills. Essi infatti fanno riferimento a paradigmi disciplinari, distinzioni tecnologiche ed approcci di valutazione che avevano già una propria collocazione disciplinare. L’estensione dei metodi di ricerca esistenti ad Internet, tuttavia, non è avvenuta senza conseguenze. Internet ne ha ampliato il raggio di azione, ne ha sconvolto i paradigmi e le definizioni, ne ha complicato il linguaggio, ne ha stravolto infine i criteri e le modalità di valutazione. Qui infatti, più che altrove, la consapevolezza dei limiti della ricerca si è fatta subito forte ed il bisogno di far convergere ed integrare approcci fin ad ora considerati alternativi sta guidando le nuove linee di condotta verso la cosiddetta triangolazione: “The new media need to be included in traditional communication research, but we need to look at those traditional theories untraditionally” (Rice, p.55). Un processo che, paradossalmente, è la rete stessa a rendere più facile grazie alle sue proprietà di interconnessione. La rete delle reti non potrà, in un prossimo futuro, essere studiata che con un approccio olistico ed interdisciplinare (come da qualche anno sta tentando di fare l’Associazione dei Ricercatori di Internet – Aoir), magari da reti di ricerca.

Riferimenti bibliografici:

Jones, Steven, Doing Internet Research, Sage, 1999.

Rice and Williams (1984) citato in Jones (1999), cfr.

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