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Berlusconi o Santoro? Ma davvero davvero?

Sì l’ho visto anche io, impendendo a mia figlia di monopolizzare per una sera la TV con le sue scelte da bambina spensierata. Mi sono sintonizzata su La 7 sperando nella clemenza del digitale terreste (verso il quale nutro un odio profondissimo) sorbendo l’ultimo quarto d’ora di Lilly Gruber con uno (posso dirlo?) splendido D’Alema e un altrettanto godibilissimo Stefano Folli. Guardandoli ed osservandoli pensavo alla “tempra politica”, a quella speciale  resistenza ottenuta attraverso un rodaggio costante e duro negli ambienti politici e istituzionali più vari, spesso  avversi. Nutro una profonda ammirazione per coloro che l’acquisiscono e che riescono a passare nel fuoco come salamandre. Poi la pubblicità ed infine la sigla. Granada? Ma perchè Santoro attacca così? Mia figlia protesta al primo accenno di sigla, non coglie la metafora, ma si illumina quando le ricordo la visita a Placa de Toros e la storia di Manolete, il torero che perse la vita pur di finire il toro e non perdere l’onore nell’arena.  Due secondi di perplessità. Poi è tutto chiaro: il messaggio è “Signori oggi  ci divertiamo, questa è una trasmissione semiseria, #sapevatelo!”

E’ dunque questo il registro scelto da Santoro? trattare Berlusconi come un fenomeno da barraccone trasformando ServizioPubblico in un momento di avanspettacolo? Scelta forse discutibile, mi dico, ma per certi aspetti comprensibile. Santoro crede che mettendolo in ridicolo non  consentirà ad un illusionista della comunicazione  di utilizzare la sua trasmissione come predellino politico-elettorale. E’ questo il suo timore. Incorniciando tutta la trasmissione come trasmissione semiseria (sigla,  posizionamento sedia…) non c’è il rischio che gli argomenti di Berlusconi vengano poi recepiti e interpretati come argomenti o contro-argomenti corretti. In altri termini, Santoro ha giocato molto – e forse soltanto –  sulla sua possibilità di determinare il contesto di riferimento, fornendo agli spettatori una precisa cornice di senso: signori, stasera  ospitiamo un buffone, un uomo che non merita la nostra attenzione, qualunque cosa egli dirà prendetela come una boutade.

D’altraparte – rifletto – con quale spirito ho deciso di seguire la trasmissione? perchè mi sono  rifiutata di seguire Berlusconi da Vespa mentre mi aggrada seguirlo da Santoro? Sarà forse che mi aspetto una lucida analisi politica dell’agenda dei cittadini (sempre assente nel dibattito elettorale), o un puntuale contraddittorio sul  suo (mal)governo? mi aspetto forse un nuovo sagace attacco su guai e scandali di casa Berlusconi, presentati ormai in tutte le salse come in una trasmissione del tipo Cotto e Stracotto? O forse mi aspetto un sadico divertimento nella messa in scena di un Berlusconi sulla graticola, infilzato ed arrostito a fuoco lento come uno scorpione cinese? Mi aspetto di divertirmi, questo sì, lo so io, lo sanno anche gli otto milioni di italiani che sono stati incollati alla tv. Il divertimento che mi aspetto non ha nulla a che fare con il dibattito in sé, con i temi e le argomentazioni, con la capacità di Santoro di pungolare Berlusconi e con quella di Berlusconi di svicolare, mentire, inveire etc. Il divertimento che mi aspetto è di tipo metacomunicativo, ha a che fare con gli schemi di gioco e le strategie che ciascuno degli attori deciderà di mettere in campo.

Consapevole di questo mio stato d’animo (credo comune alla gran parte degli spettatori della trasmissione), osservo Berlusconi. Il suo aspetto teso e rigido sulla sedia. Attendo una sua battuta su Granada che però non viene. Possibile che uno attentissimo come lui ai particolari non attacchi Santoro per il tipo di scelta, non se ne senta offeso? Sta al gioco. Ha già capito qual è il terreno su cui si svolgerà l’incontro ed ha già realizzato che può volgere a suo favore la trasmissione. E’ o non è lui il capocomico, l’uomo dalla battuta pronta e dal sorriso sardonico? Si rilassa e prende in mano la situazione.

Grave errore Santoro, trasformare un diavolo in una macchietta. Ma non lo hai letto il Nome della Rosa, mannaggia a te? I diavoli vanno temuti, non irrisi, prenderli in giro li rende simpatici ed accettabili. E il video della Merkel? Nooooo, che scostumato bambino è quel bischero lì.

A questo punto è evidente che Santoro non venderà cara la pelle sul campo come Manoleta, e non ammazzerà il toro. Il toro non ha nulla da temere, perchè ha capito che il matador vuole solo arrivare  alla fine della trasmissione (non alla fine del mese, come molta altra gente!). Lo dimostra il colpo di teatro finale, rigorosamente speso in coda alla trasmissione. Mi sono divertito, ha detto. Anche io, lo ammetto.

Mi aspettavo altro? no, di certo. Ho avuto ciò che volevo e ciò che sapevo avrei ricevuto.

Questa trasmissione resterà negli annali della storia televisiva? forse, ma sarà ricordata non per la leggerezza con la quale i meccanismi delicati e complessi della comunicazione sono stati manovrati per determinarne l’esito (salvo realizzare effetti perversi), né per l’epic fail che ha rappresentato per il suo matador, ma per la dimostrazione provata che tali meccanismi sono ormai carta conosciuta e forse anche  patrimonio comune. Per anni si è discusso di media e information  literacy senza davvero cogliere il senso e la direzione di processi di apprendimento che restavano determinati in larga parte dalla massiccia fruizione di contenuti mediali, dalle trasmissioni di edutainment alle soap opera, dai talk show alla pubblicità commerciale. Ricordo il titolo di un libro di Steven Berlin Johnson – Everything Bad Is Good for You: How Today’s Popular Culture Is Actually Making Us Smarter – che sosteneva che la Tv spazzatura alla fin fine faceva bene perchè contribuiva a creare gli anticorpi per diferdersi dai messaggi trash e le condizioni per la desiderabilità di prodotti culturali di qualità. Per anni  abbiamo anche discettato della incredibile (e diabolica) capacità delle tv di Berlusconi di creare contesti culturali favorevoli alla sua ascesa in campo, di cambiare il codice genetico della società italiana, scoprendo un popolo fragile nel suo bagaglio valoriale, debole  nella sua volontà politica e dalla memoria incredibilmente corta. Oggi, ma sì diciamolo anche grazie ai social media, la politica, l’informazione, lo spettacolo sono continuamente decodificati svelando quella grammatica rimasta per troppo tempo appannaggio di (pochi) commentatori scelti. Come hanno dimostrato le reazioni indignate che contestualmente provenivano da Twitter. Insomma, questa puntata di Servizio Pubblico sarà ricordata come quella nella quale i Fratelli Cortelli  (come titola oggi Aldo Grasso sul Corriere) hanno svelato entrambi il trucco. L’interesse collettivo? Affrancarsi. Ora si può.

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7 commenti

  1. eve ha detto:

    non c’è nulla da commentare perchè la tua analisi è ominicomprensiva, geniale, articolata, vera e ci affrancheremo fin quando qualcuno non imparerà a gestire le reti sociali così bene da intrappolarci (e i grillini ci provano da anni…senza riuscirci…)

  2. antonio ha detto:

    Concordo; semplicemente magistrale, anche se ” unfortunately ” un po’ troppo per gli addetti ai lavori l’articolo della D.ssa De Rosa; emerge uno spessore di conoscenza del tema, di lucida e capacita’ di analisi ed ampiezza di tematiche rilevate e sviluppate che a me ha dato l’impressione di una intera batteria di contro-area capace di fare fronte a qualsiasi offensiva nemica.
    Mi chiedo perche’ una tale ricchezza di preparazione professionale e dialettica sopraffine non sia presa in esame da chi ne avrebbe tanto, ma veramente tanto, bisogno. Un grazie alla gentile autrice.

  3. flora ha detto:

    Si, un articolo lucido e ben scritto. Ma sorge una domanda spontanea: cosa avrebbe dovuto fare Santoro allora? A mio avviso, un’analisi senza l’alternativa non è completa, rischia di rimanere sterile.

  4. Rosanna De Rosa ha detto:

    Hai ragione. Santoro avrebbe dovuto portare Berlusconi su un territorio nuovo, ponendo domande che non si sarebbe aspettato di sentire. Perchè fa la campagna per interposta persona, dov’è Alfano? lo giudica forse impresentabile? Se è lui il candidato premiere la gente deve potere ascoltare il suo pensiero. Perchè pur avendo tutti gli strumenti analitici per prevedere l’arrivo della crisi non li ha usati per trovare soluzioni in tempo. E come pensa di farlo adesso e con successo? Come può pensare di tornare al governo con Tremonti e la Lega, come mai adotta le proposte del M5S ma riservandole al futuro, come pensa di porre un argine alla corruzione? Etc.
    Soprattutto avrebbe dovuto evitare di incorniciare la trasmissione come una generale gag, salvaguardando proprio quello spirito di civiltà che ha poi rivendicato.

  5. flora ha detto:

    Non voglio banalizzare ma credo che qualunque cosa avesse fatto Santoro avrebbe ottenuto un effetto contrariamente alle intenzioni. Proprio perchè Berlusconi, come lei stessa afferma in questo breve articolo, è un diavolo dellla comunicazione, se siamo veramente convinti di questa tesi, allora Santoro automaticamente è salvo da qualsiasi critica o responsabilità.
    Io penso piuttosto che la discussione di questo tipo non trova fondamento. Santoro ha mantenuto il suo ruolo di conduttore di una trasmissione televisiva. Se poi l’aspettativa che si è costruiti a monte non corrisponde con la desiderabilità dei comportamenti, credo che questa delusioni trovi fondamento in un processo inconspevole di idealizzazione personale.
    Infine credo fortemente che se continuiamo ad assecondare semplificazioni di pensiero di questo tipo non si fa altro che alimentare il berlusconismo.
    Dire che grazie a Santoro il presidente ha recuperato qualche consenso equivale a dire che il popolo è chiamato a scegliere il suo premier. E’ roba da Berlusconi, mi creda.

  6. antonio ha detto:

    Cara Flora, scusa l’impertinenza di basso livello e da povero servo della gleba, ma sarebbe stato sufficiente soffermarsi piu’ a lungo con le telecamere sul consistente e nutrito strato di cerone depositato sul viso del cavaliere del nulla per raggiungere migliori risultati.
    ( dove per migliori risultati il sottoscritto intende la messa a nudo del Re nudo, tanto per intenderci )
    In fondo in fondo cara Flora, Lei mi insegna che la comunicazione verbale rappresenta solo il 15-20% della comunicazione stessa e Le posso assicurare che, senza nulla togliere alla professionalita’ del conduttore e suoi collaboratori, credo che sotto questo aspetto un riflessione profonda lo stesso Michele Santoro la debba fare.

  7. Rosanna De Rosa ha detto:

    Flora, non ho mai sostenuto che Santoro abbia fatto recuperare consensi a Berlusconi. Questi automatismi tipici da campagna elettorale all’americana mal si addicono al contesto italiano. Non basta cambiare una cravatta o baciare la moglie in pubblico per far cambiare una scelta elettorale. Anche se promettere di togliere l’ICI ha aiutato molto Berlusconi nel passato. Il punto, ripeto, è criticare una scelta a monte (l’incorniciamento di tutta la trasmissione come cosa semiseria) che ha consentito ad entrambi di salvare la pelle televisiva. Quindi Santoro ha abdicato al proprio ruolo di conduttore e di giornalista (a prescindere da quale risultato abbia ottenuto). La metafora dell’arena da lui scelta ahimé era ingannevole, si è visto un toro e un torero giocare al fioretto, con gag e stoccate leggere. Mi sono divertita molto, non c’è dubbio. Ma forse bisogna riflettere su quali e quante aspettative sono state create dallo stesso Santoro. O forse dovremmo ritenere che milioni di cittadini si creino delle aspettative “immaginarie”?

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