Presentazione del libro di Giuseppe Vitiello, Il libro contemporaneo, Editrice Bibliografica, 2009
La mia presentazione si articolerà in due parti. La prima – semiseria – potrei definirla una “analisi percettiva del libro“ che inizia il giorno in cui mi sono ritrovata il libro fra le mani e finisce quando mi sono ritrovata al suo posto un altro tipo di supporto.
La seconda parte, meno personale, nasce da un punto di domanda sul futuro del libro in questa fase di transizione al digitale.
Veniamo al primo punto. Ho aderito volentieri all’invito del preside a presentare il libro di Giuseppe Vitiello. Il titolo evocava in me molte suggestioni di cui dopo dirò più approfonditamente.
Sono passata a ritirare la copia dall’ufficio del preside e la prima cosa a cui ho pensato – ad alta voce – nel vederlo è che mi sembrava un libro impegnativo che meritava una lettura attenta e che quindi avrebbe richiesto più tempo di quel che avevo a disposizione per leggerlo. Da subito mi è sembrato un libro importante, prezioso: rilegatura in brossura, carta pregiata, profumo di inchiostro fresco, un libro di peso e spessore. Il libro nella sua qualità di supporto – con tutte le sue caratteristiche – mi trasmetteva autorevolezza e rispetto. Ed anche un senso di responsabilità verso un dono così ricercato. Rifletto dunque sul rapporto fra autore e lettore, e sulla natura del legame che li tiene insieme: il primo immagina il lettore che sarà: ne interpreta le aspettative, i bisogni, i gusti. Il secondo immagina l’autore che è stato: la sua capacità di immedesimarsi nel lettore, di interpretarne le aspettative, di soddisfarne i bisogni ed i gusti. Ogni libro è in realtà una storia doppia, e, forse, anche tripla, quando il lettore è anche il critico che ne dovrà parlare.
Strada facendo mi chiedo da quanti anni non vedevo più un libro così. In autobus, prendo a sfogliarlo, ad osservarne le diverse parti: indice esaustivo e ben organizzato, apparati, bibliografia nutrita e stimolante, perfino l’indice analitico ha questo libro! Un lusso.
Inizio a leggere e mi sorprendo nel constatare che il libro nella sua qualità di opera, non tradisce le aspettative anzi, non solo le conferma, ma mi colpisce l’approccio olistico utilizzato che non si limita all’analisi del libro ma di ogni aspetto del suo ciclo di produzione, mostrando quanto il libro sia un oggetto culturale dotato di un certo grado di resilienza: resiste agli urti, all’usura e si adatta alle diverse condizioni d’uso, nel corso dei secoli.
L’opera è stata dunque scritta pensando ad almeno tre tipi di lettori:
• l’erudito, per cui l’opera è una storia culturale del libro
• lo specialista, per cui l’opera è un’analisi politico-economica di un comparto industriale in profonda trasformazione. Infine,
• l’operatore, per cui l’opera si configura come un vero e proprio manuale di studio ed approfondimento disciplinare.
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