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Through the looking glass

Tutto quello che non si comunica non esiste, ma non tutto ci? che si comunica esiste. E' il paradosso della comunicazione, oltre il quale proveremo a guardare.

11/11/2004

Il risultato delle urne: il sollievo elettorale

Alessandro Chiappetta, ore 12:48 am

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Storicamente i presidenti americani hanno sempre sfruttato i primi quattro anni per aumentare consenso e popolarit?, come se l’obiettivo primario fosse da subito quello della rielezione. E’ invece nel secondo mandato che hanno dato corpo alle loro principali iniziative politiche. Lo ha fatto Clinton con la riforma sanitaria e la sottoscrizione del protocollo di Kyoto. Lo far? Bush, come sostiene anche l’editorialista di Le Figaro Pierre Rousselin, ancor pi? con la sua forte legittimazione popolare e con l’appoggio del Congresso.
Sar? anche per questo che da pi? parti affiora la sensazione che il Bush-bis sar? pi? soft del primo mandato. Meno guerrafondaio, forse anche pi? solido politicamente. (continua…)

9/11/2004

Il dopo Bush e la sinistra italiana

Tommaso Merlo, ore 10:49 pm

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La vittoria del centrosinistra nelle elezioni politiche del 2006 non ? affatto scontata. Il rischio viene da un redivivo berlusconismo rivisto in chiave statunitense. Il tentativo cio? della destra di superare il suo fallimento politico, strumentalizzando l’incertezza e la paura frutto del progresso scientifico, dell’evoluzione sociale e del contesto internazionale. E’ un rischio reale. Bush ha vinto per una regola difficile da digerire ma sacrosanta: la politica ? passione, e i giudizi morali sono asserviti a tali passioni. La politica ha a che fare con i sentimenti, e le preferenze per un leader non si basano sulla conoscenza dei fatti. La vicenda Bush dimostra come la razionalit? non paga in politica, e questo soprattutto oggi. Ecco perche’, per vincere le elezioni, alla sinistra non baster? fare l’elenco delle malefatte del governo Berlusconi o delle mancate promesse. Oltre ad inchiodare Berlusconi alle sue responsabilit?, la sinistra dovr? essere in grado di rispondere alle nuove tensioni che attraversano la societ?, e smorzare l’integralismo, dando alla societ? il coraggio e la fiducia di ricominciare a credere in se stessa. (continua…)

8/11/2004

Un’ultima considerazione sugli exit polls…

Valentina Reda, ore 6:05 pm

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L’esito di queste elezioni ha dunque confermato la fallacia dei sondaggi? Gli exit polls hanno ribadito la loro incapacit? di prevedere correttamente il risultato dello scrutinio? Di nuovo le agenzie di sondaggio hanno dimostrano la poca professionalit? con cui gestiscono la produzione e la diffusione dei dati relativi alle preferenze di voto?
La certezza di una risposta affermativa a questi interrogativi ? tale che stavolta non ? neanche scoppiato lo scandalo.
Ormai l’osservazione dei sondaggi viene liquidata con l’atteggiamento supponente di chi non intende pi? lasciarsi ingannare dalle invenzioni della nuova politica. Oggi tutti pensano che i sondaggi sono una truffa, uno strumento della manipolazione informativa, un nuovo modo con cui la politica cerca di attirare l’attenzione dei cittadini, o distoglierla. (continua…)

Ha vinto la religione e la famiglia, altro che Iraq o Osama

Bernardo Parrella, ore 5:10 am

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I risultati e le analisi di queste presidenziali servono a sfatare l?ennesima idea romantica (o quantomeno romanticizzata) con cui vengono visti i cittadini statunitensi da buona parte del pianeta. Ovvero quella secondo cui costoro considerassero queste elezioni ?una scelta storica in grado di influenzare il destino del mondo.? Sorry: nulla di pi? lontano dalla realt?. Dati alla mano, a far vincere Bush sono stati i valori tradizionali, la chiesa evangelica, l?intoccabilit? della ‘famiglia’. L?impatto dello spot di Osama ? stato scarso o nullo, assai ridotto perfino quello della ?war on terror? o della rampante ?dead-end? dell?Iraq. Ci? a conferma dell?abisso che separa la visione del mondo, e della vita, se considerata da dentro o da fuori gli States. (continua…)

6/11/2004

Il “mulino bianco” della politica

Eugenio Viceconte, ore 8:29 am

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Le elezioni statunitensi ci hanno reso ancor pi? consapevoli che i meccanismi della politica vanno sempre pi? identificandosi in quelli beceri ma inflessibili del marketing. Da una parte l’elettorato identificabile ed identificato in target ben definiti dal punto di vista sociografico; dall’altra un’offerta politica presentata non pi? in termini di contenuto ma solo di omogenit? al target.
L’America di Abu Ghraib come i biscotti del Mulino Bianco. Non ? del prodotto che si parla ma del suo grado di aderenza ai valori della tradizione, della famiglia, della sicurezza, i valori del target pi? numeroso, quello che - se opportunamente mobilitato - far? la differenza al momento dell’acquisto (del voto, appunto). (continua…)

3/11/2004

Comunque vada, serviranno a qualcosa queste elezioni?

Bernardo Parrella, ore 6:56 am

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Chiuse le presidenziali USA 2004. In non pochi casi ci sono state lunghe file di votanti per tutto il giorno, protattesi poi anche fino a due-tre ore dopo la chiusura ufficiale dei seggi per via dell’alto afflusso e delle poche macchine disponibili. E’ vero, si prevede un afflusso record: oltre 120 milioni di persone. Ma e’ “record” solo rispetto all’assenteismo degli ultimi 30 anni, e il ricorso al voto soprattutto come referendum sull’operato di Bush non offre poi grandi prospettive. I commentatori mainstream insistono per ora su simili aspetti da “record", ma stavolta non si sbilanciano troppo presto e sostanzialmente aspettano che arrivino dati certi (anche se ABC ha appena previsto vincitore Bush e le prime proiezioni confermano, soprattutto grazie agli stati del Sud). I quali dati, mettono in guardia esperti e critici, non saranno poi cosi’ certi per qualche giorno, visti i molti problemi evidenziatesi. I meno allineati, tipo Pacifica Networks e le radio locali pubbliche, insistono intanto sulla necessita’ di riformare l’intero sistema elettorale: non esiste il diritto costituzionale al voto, ne’ una normativa federale, ne’ standard applicati a livello nazionale. Con il risultato che non si contano discrepanze, esclusioni ed equivoci. Anche se questi vengono e verranno per lo piu’ taciuti per quieto vivere, come pure altri dettagli storici sulle discriminazioni elettorali delle minoranze (solo nel 1960 venne concesso agli Indian Americans di votare, ad esempio) che si riflettono e ripetono ancora oggi. Basta seguire Democracy Now! per accertarsi dei troppi problemi che gli eletti passati (e futuri) fanno presto a dimenticare. Un quadro complesso e per nulla semplificabile alle solite contrapposizioni di valori o a scelte perentorie. E’ un po’ questo il messaggio che il “movimento” USA cerca di far passare soprattutto in queste ore in cui quasi tutti paiono concentrati unicament sul risultato elettoriale: le presidenziali sono un momento importante ma ancora piu’ vitale e’ continuare sulla nostra strada verso il cambiamento, anziche’ essere co-optati dal potere per scegliere tra Bush e Kerry. Bisogna costringere chiunque vincera’ a ritirarsi dall’Iraq, a cambiare politica estera. Cosi’ la pensano nomi quali Noam Chomsky, Howard Zinn e Arhundati Roy. E a cui si associano molte persone di ogni provenienza, certi che sia comunque impossibile cambiare le politiche USA nel giro di un’elezione…

Il ciclone arabo

Gianluca Baccanico, ore 12:15 am

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Youssef M. Ibrahim, ex corrispondente per il NYT e per il Wall Street Journal, lancia una visionaria e tragica previsione sulle elezioni presidenziali statunitensi.
In breve quello che ha scritto:
Chiunque vinca dar? il via libera al ciclone che si ? addensato sul medio oriente negli ultimi tre anni.
L’anno che Bush e Kerry hanno affrontato in punta di forchetta per evitare scossoni all’elettorato, ha lasciato la nostra regione vicina a maturare cambiamenti epocali.
L’Iraq ? e sar? instabile per almeno una decade, l’Iran ? pronta per l’atomica, Israele ? sempre pi? in bilico tra il bisogno di sicurezza e il lancio oltre il baratro di una guerra totale contro i paesi arabi, la Siria deve ridimensionare la propria influenza su un Libano che sembra essersi ripreso dagli anni ottanta e l’Egitto sembra non essere pi? in grado di ignorare le spinte riformiste che provengono dal suo interno.
Quattro anni a mani libere, per Bush o Kerry poco importa si potrebbe dire, vuol dire una politica estera spigliata, senza timidezze elettorali. E gli Stati Uniti non sembrano pi? sopportare un rapporto alla pari, seppure formale, con i paesi dell’area. L’Europa sembra riprendersi dalla vicenda Iraq e pronta a ricompattarsi ad ovest oltre l’Atlantico. La Francia stessa non potr? difendere ad oltranza i paesi arabi, se le turbolenze della regione inizieranno a minacciare l’Europa tutta.
Quindi il vizio vittimista dei paesi arabi sembra trovare le peggiori conferme, con Israele e l’Iran a puntarsi l’atomica e i 19 paesi della lingua del Corano ancora lontani da una solidariet? in grado di farli agire per la sicurezza comune.

1/11/2004

Fattore Europa

Alessandro Chiappetta, ore 9:00 am

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Esiste un fattore Europa nelle elezioni americane? Se s?, quanto pu? condizionare i programmi e gli atteggiamenti del nuovo presidente? In questo ultimo scorcio di campagna elettorale, sembra essere tornato di grande attualit? quello che Jeremy Rifkin ha definito il “sogno europeo”. Nel suo ultimo lavoro l’economista statunitense si ? dichiarato infatti convinto che “l’Europa ha creato una nuova visione del futuro che sta lentamente eclissando il sogno americano”.
Il suo pensiero ? stato ripreso in queste ore dalla stampa italiana in occasione del varo della Costituzione Europea. Cos? Rifkin, chiamato da Repubblica a tenere una sorta di diario di bordo delle ultime ore di campagna elettorale, sottolinea le nascenti responsabilit? dell’Europa, denuncia il pericolo delle irregolarit?, tasta il polso al nervosismo americano, incalzato a suo dire dalla analisi attenta ed interessata dell’Europa. (continua…)

31/10/2004

“Polls” pre-elettorali: croce e delizia dei sondaggisti..

Valentina Reda, ore 9:20 am

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Ancora le cifre dei sondaggi sembrano correre sul posto: cambiano ogni giorno per decretare una sostanziale assenza di cambiamento. Ancora non si pu? dire nulla di certo, n? potr? essere detto fino al giorno successivo alle elezioni. Sperando che almeno questa volta sia cos?…
In un’elezione in cui si deve avere paura che lo stesso risultato dello spoglio non sia affidabile, ? inevitabile temere di aver fiducia negli exit polls. Ed ? impossibile riuscire a credere al torrente in piena dei sondaggi che stanno precedendo questa consultazione elettorale. (continua…)

29/10/2004

Ipotesi: dopo la vittoria di Kerry

Tommaso Merlo, ore 10:10 am

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Finalmente si vota. E il vincitore ?… John Kerry, anche se per un pugno di voti. Qual ? lo scenario che il vincitore Democratico si trover? ad affrontare una volta al potere? Da dove comincer? per rimettere insieme le macerie lasciate dal suo predecessore? Di sicuro, a Kerry non mancher? il lavoro, sia in casa che fuori. Dovr? riappacificare l’America, mai prima d’ora cosi aspramente divisa su tutto. Al suo interno, divisa dalla spregiudicata politica sociale dell’Amministrazione Bush. Tagli alle tasse che non hanno portato alla sperata ripresa economica, ancora bloccata dal trauma irrisolto dell’11 settembre. Una politica fiscale che non ha prodotto posti di lavoro, e che ha aumentato il numero di poveri, portando a 45 milioni il numero di americani senza assistenza medica. E ancora… (continua…)

26/10/2004

Presidenziali tra lobby economiche e trasparenza

Anna Spera, ore 9:39 pm

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Aspetto cruciale delle campagne elettorali ? quello economico – che per? spesso finisce sotto il radar dell’informazione mainstream. Riconoscendo l’importanza di tale fattore (anche) in questo contesto, da diversi anni negli Stati Uniti sono stati istituiti una serie di appositi organi di controllo, non solo governativi. Grazie alla loro attivit?, ? cos? possibile “scoprire” la provenienza dei flussi di denaro (non di rado decisamente cospicui) che permettono ai candidati di portare a termine le campagne elettorali nel migliore dei modi possibili. Non a caso oggi ? il denaro l?unica vera risorsa che fa la differenza tra i partiti in corsa: lo confermano le attuali presidenziali. (continua…)

21/10/2004

Dalla conquista dell’audience alla conquista della realt

Redazionale, ore 10:06 pm

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Riprendiamo un intervento di Stefano Minguzzi su NewBrainframes.org

L’invasione della mente continua. Le prossime elezioni americane ci danno un saggio di come ormai il campo di battaglia politico-economico si sia spostato dalla conquista dell’audience alla conquista della realta’.
Si avvicinano le elezioni americane ed il mediascape USA subisce la forza dell’impatto della propaganda politica dei due competitors. Al di la’ dei prevedibili schieramente all’interno del quarto potere proBush o proKerry i linguaggi sottostanti la comunicazione mediatica si stanno increspando. (continua…)

Auspicabile un duello TV anche in Italia?

Alessandro Chiappetta, ore 1:01 am

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Repubblica lancia l’idea, non nuova, anzi, periodicamente ripescata dai dibattiti dello spazio pubblico. E, a ben ricordare, una cosa del genere ? gi? successa. Nel 1994 Berlusconi e Occhetto si confrontarono a viso aperto da Mentana, nel 1996 fu Lucia Annunziata a fare da arbitro nell’incontro tra Berlusconi e Prodi. Poi “l’esperimento” fu accantonato, e il Cavaliere rifiut? la sfida televisiva con Rutelli nel 2001. Ma la politica italiana ? pronta per queste forme di campagna elettorale? E i media lo sono? O comunque, si pu? davvero replicare il modello americano, sostituendo a Bush e Kerry i nostri Berlusconi e Prodi?
Proviamo a ragionarci un po’ su, senza entrare nel merito delle dinamiche politiche, che pure susciterebbero molto interesse e meriterebbero lunghe riflessioni, ma mantenendoci in un’ottica di pura comunicazione politica. (continua…)

17/10/2004

Marketing e discorso elettorale: dove non arrivano gli spin doctors

Fortunato Musella, ore 9:22 am

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Le decisioni di voto si reggono sull’identificazione ideologica e sull’attenta ponderazione degli interessi, o si basano piuttosto sulle cangianti emozioni di un elettorato influenzato dal potere dell’immagine? Per vincere le elezioni ? sufficiente fornire delle buone ragioni od occorre dare agli elettori delle buone ragioni per ritenerle giuste ed appetibili, cos? come si interrogava Ilvo Diamanti (1994)?
La questione della comprensione dei fattori che determinano la scelta elettorale, se cio? in ultima analisi prevalgano le ragioni dell’appartenenza o quelle dell’apparenza, risulta complessa ed ancora aperta. Difficile misurare, infatti, qual ? il peso sul voto della lealt? verso una parte politica, o della valutazione razionale delle piattaforme programmatiche e delle metodologie di governo, e quanto invece ? legato all’arte del confezionamento del prodotto politico, vale a dire a come questo viene presentato e pubblicizzato. (continua…)

13/10/2004

Stando ai dati di sondaggio, gli americani sono impazziti…

Valentina Reda, ore 9:12 pm

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Chiunque stia seguendo le vicende relative alle prossime elezioni presidenziali negli Stati Uniti si deve confrontare ogni giorno con evidenti, quanto sconcertanti, cambi di fronte da parte dell’elettorato americano. Almeno ? quello che appare se si osservano le cifre dei sondaggi pubblicati nell’ultimo periodo. Se si vuole fare riferimento solo ad alcuni dei risultati resi pubblici nell’ultima settimana si nota infatti che se l’istituto AP/Ipsos vede Kerry in notevole vantaggio su Bush (50% contro 46%) il 6 ottobre, gi? l’11 ottobre, l’istituto Zogby prevede la parit? dei due candidati (al 45%). Lo stesso giorno, la CBS riporta Bush al 48% contro un 45% di preferenze espresse per Kerry; la Abc (dati Tns) rileva uno stesso scarto tra i due candidati, ma con una percentuale del 50 contro il 46%, sempre a vantaggio di Bush. Infine, l’istituto Gallup, in seguito ad un’inchiesta compiuta il 10 ottobre, riporta Bush al 48% e Kerry al 49%: una sostanziale parit? che conferma i dati precedentemente diffusi dallo stesso istituto. (continua…)

11/10/2004

La stampa italiana nella spirale del silenzio?

Alessandro Chiappetta, ore 10:49 pm

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C’? qualcosa che non quadra nel modo con cui la stampa italiana sta trattando le presidenziali americane. Si sta privilegiando un’informazione per immagini, spoglia di contenuti, un giornalismo didascalico e povero di analisi. E’ un dato sostanzialmente oggettivo di fronte al quale ci si imbatte in questi giorni leggendo i maggiori quotidiani italiani.
Per comprendere meglio questo fenomeno pu? convenire tornare indietro di quattro anni.
Era il 2000 e in Italia andavano per la maggiore le vicende della mucca pazza e le maxi vincite al superenalotto. Per le presidenziali americane la stampa italiana aveva effettivamente un occhio di riguardo, seguendo le vicende elettorali sin dalle prime battute. Le presidenziali ebbero infatti un enorme seguito popolare: “Repubblica” destin? un osservatorio permanente al quale contribuirono oltre agli inviati storici anche numerosi notisti politici e intellettuali. (continua…)

10/10/2004

Di dibattito in dibattito: se, quanto e perch? cambia l’opinione pubblica

Valentina Reda, ore 3:41 pm

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Dopo il primo dibattito presidenziale, l’euforia internazionalmente esplosa a seguito del grande successo di Kerry ? stata ridimensionata dai dati dei sondaggi, che ancora vedevano Bush in vantaggio (Bush 49%, Kerry 44% tra gli elettori registrati, il 6/10, secondo The Pew Reserch Center). Dopo il secondo confronto, di nuovo, si registrano entusiastiche reazioni dell’opinione pubblica che riporta ad una sostanziale parit? tra i due candidati (49%, secondo i dati dell’istituto Gallup). In ogni caso, si continua a rilevare una continua variazione di questo dato a seconda del giorno, e dell’istituto di sondaggi cui si fa riferimento.
Soprattutto, non si pu? evitare di osservare che i questionari, realizzati in relazione ai dibattiti, ancora privilegiano l’aspetto emozionale, cercando di far emergere principalmente l’efficacia dell’apparizione televisiva dei candidati, e quindi elementi come: la determinazione, la decisione, il nervosismo (quale di questi sia parso pi? forte, pi? deciso, o meno nervoso). Un questionario cos? strutturato esplicita la convinzione che siano questi gli elementi che giustificano la risposta dei soggetti intervistati alla prima e pi? importante domanda che viene loro posta: la preferenza di voto. (continua…)

6/10/2004

Cheney-Edwards: bene, grazie… ma passiamo oltre, please

Bernardo Parrella, ore 10:39 pm

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“I dibattiti tra candidati alla vicepresidenza non hanno mai contato granch?. Lo stesso stavolta. Dick Cheney e John Edwards hanno ben argomentato a favore del rispettivo capo, probabilmente meglio di quanto abbiano fatto George W. Bush e John Kerry per se stessi cinque sere fa.” Questa l’istantanea pi? azzeccata del dibattito svoltosi ieri sera alla Case Western Reserve University di Cleveland, Ohio. Ce la offre David Corn, giornalista del progressivo The Nation, in un articolo significativamente intitolato Low impact collision ripreso da AlterNet. In effetti il faccia a faccia ? risultato spesso acuminato, anche ricco di battute pesanti, ma pur sempre caratterizzato dall’impressione di non voler mai affondare i colpi, di rimanere sul tono “civile” pur di non disturbare eccessivamente i moderati o gli indecisi all’ascolto. Meglio passare oltre, insomma. (continua…)

4/10/2004

“Public Opinion Polls”, strumento di democrazia e di controllo sociale

Valentina Reda, ore 11:00 pm

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Nel guardare alle elezioni negli Stati Uniti ? fondamentale dedicare spazio all’osservazione della produzione e pubblicazione di sondaggi che le accompagna. La tecnica del sondaggio, d’altra parte, ? nata e si ? sviluppata proprio in questo Paese, dove si ? imposta per le sue potenzialit? d’utilizzo nel campo della propaganda elettorale; laddove in Italia, per esempio, la sua applicazione effettiva in ambito politico risale soltanto agli anni ’80. (continua…)

Campaign Framing: come creare l’effetto stampa

Riccardo Gabriele, ore 10:30 pm

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Effetto Stampa – I media americani e la guerra. Questo il titolo di un articolo scritto da Maurizio Ricci sulla Rivista Problemi dell’Informazione e edita da il Mulino. Si tratta di un contributo scritto lo scorso anno a marzo quando la situazione irachena stava per precipitare con l’invio delle truppe nella terra del Tigri e dell’Eufrate. Perch? parlare di un articolo a distanza di un anno? Per l’attualit? della guerra in Iraq e per la comprensione del rapporto tra la stampa americana ed i poteri forti. Due sono i punti nodali su cui conviene soffermarsi: l’utilizzo dei frames da parte del giornalismo e la possibilit? di creare a tavolino l’effetto stampa. (continua…)

Americani, elettori umorali

Alessandro Chiappetta, ore 10:00 pm

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Verrebbe da dire che la politica americana ? una politica basata sulla percettibilit? degli umori. Al di l? dei sondaggi e del lungo tour elettorale che dalle primarie in poi oramai ? quasi un anno che riempie gli Usa di parole e di proiezioni, si ha ancor di pi? l’impressione di come sono fatti gli elettori americani. A molti sembrano un popolo di indecisi e di astensionisti. Ed in parte lo sono. (continua…)

Nella sfida elettorale a vincere ? la media logic – almeno cos? pare…

Valentina Castellano, ore 9:28 pm

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L’aria che respiriamo nei giorni seguenti al primo dei tre dibattiti che aprono la corsa per la Casa Bianca, ? un’aria da post incontro sportivo. Una sorta di grande partita ? stata giocata, su un terreno impervio come quello della politica estera, o pi? precisamente come quello dell’Iraq, che ci porta oggi fondamentalmente a farci una domanda: chi ha vinto il primo round?
Come da copione, in quest’era fortemente mediatica in cui la media logic sostituisce la party logic, l’attenzione si sposta dalle issues ai volti, alle immagini, ai messaggi non verbali che possono modificare l’andamento della “gara". (continua…)

Il potere dei media: inarrestabile come sempre?

Fabio De Nardis, ore 9:23 pm

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Finalmente si sono incontrati. Bush e Kerry, i due lottatori che si contendono il trono pi? importante del mondo. L?uno per difenderlo, l?altro per conquistarlo. ? successo pochi giorni fa in una trasmissione televisiva girata nell?aula magna dell?Universit? di Miami (Florida). A gestire il duello, Jim Leher, arbitro d?eccezione, noto anchorman di NewsHour del canale pubblico PBS. Il dibattito ? stato pacato, anche se non sono mancate le stangate da parte dello sfidante che stando al giudizio dei giornali americani si sarebbe aggiudicato l?incontro ai punti. (continua…)

Il sogno imperialista degli intellettuali americani

Fortunato Musella, ore 8:55 pm

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La politica estera ha da sempre rievocato immagini di accordi segreti, di verit? sepolte sotto il fango della manipolazione, di cospirazioni, di azioni sotterranee compiute da poteri occulti. Tanto che quello delle relazioni internazionali ? stato spesso considerato come un campo in cui il cittadino smette di esercitare le sue gi? fragili prerogative, riducendosi al minimo le sue possibilit? di controllo. (continua…)

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