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14/10/2004

Il cuore della campagna: la politica interna

Evelina Bruno, ore 10:36 am

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Rispetto alle battute iniziali della campagna elettorale, completamente contraddistinte dalla questione anti-terrorismo e dalle scelte di politica estera, le battute finali di queste presidenziali riportano l’attenzione sulle issues di politica interna. Successivamente alla posizione di ritirare al pi? presto le truppe dall’Iraq, condivisa ormai da entrambi i candidati, la questione della sicurezza americana scivola in secondo piano, a netto vantaggio delle issue pi? tradizionali: economia, scelte etiche, appoggi politici. Il clima continua ad essere teso, dal momento che i sondaggi danno ancora lieve lo scarto fra i due candidati, e che alla sfida vera tra i due - quella del 2 novembre -mancano solo poche settimane. Bush e Kerry sembrano d’accordo su un topic: la sicurezza interna degli Stati Uniti comincia (o ricomincia) dalla loro stabilit? economica. Cos? per i due candidati ? (finalmente) tempo di programmi e temi scottanti: dalle decisioni pro o contro aborto, ai temi della previdenza sociale.

Anche i siti ufficiali dei candidati riflettono, fin dalla home page, i sostanziali cambiamenti dall’agenda campaign: niente pi? foto di caccia e di soldati come qualche settimana fa sul sito ufficiale di George Bush , niente pi? racconti sul Vietnam e sul passato di reduce sul sito di Kerry sostituiti dal video “The truth of taxes”: un discorso accorato in cui il candidato ribadisce quanto negativa sia stata la gestione Bush delle finanze pubbliche e come pensa invece di riorganizzarla. La home page ? tutta incentrata sull’ultimo dibattito: evidentemente nello staff di Kerry si inizia a respira un’aria pi? fiduciosa circa l’esito delle elezioni. Al contrario, il sito di Bush, persa la retorica militarista, riempie le sue finestre unicamente di attacchi all’avversario: da quelli pi? diretti e aspri a quelli satirici, come il gioco “John Kerry flip flop olimpic”, che evidenzia i dubbi e le indecisioni del candidato democratico. Il tema portante della contestazione a Kerry ? il suo modo di essere liberal, con il suo passato ventennale di senatore segnato dall’incoerenza delle sue scelte che sembrano perci? dettate da opportunismo e confusione. La campagna dei repubblicani via web, continua a basarsi su un semplice, fino ad ora utile, sillogismo: Kerry ? sempre stato un codardo, e un pessimo soldato, quindi non ? la persona in grado di difendere la sicurezza degli Stati Uniti. Adesso per? che i temi della campagna sono cambiati, il sillogismo repubblicano non funziona pi?, e a catturare il consenso degli elettori – come gi? rilevano i sondaggi post-dibattito -non potr? che essere colui che sapr? parlare alle tasche degli americani.

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