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18/10/2004

Il dialogo USA - Europa

Tommaso Merlo, ore 12:45 pm

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L’antiamericanismo ha mutato radicalmente pelle in quest’epoca di profonde trasformazioni. Sono tre le ondate antiamericane che hanno attraversato la recente storia continentale. Erano antiamericani i regimi totalitari d’inizio novecento che rifiutavano i valori della democrazia americana. In primis, libert? politica ed economica e Stato “leggero”. Con l’avvento della Guerra Fredda fu la volta dell’antiamericanismo di matrice comunista. Una contrapposizione ideologica verso il capitalismo e le sue velleit? imperiali. L’ultimo ? l’antiamericanismo odierno, articolato in due sfumature. Da una parte, l’antiamericanismo terzomondista, rappresentato dal movimento no-global. Qui gli Stati Uniti sono accusati di essere il motore della globalizzazione e delle logiche neoliberiste che minaccerebbero il pianeta. Dall’altra parte, un antiamericanismo meno ideologico, che rifiuta la leadership americana rivendicando il multipolarismo. Qui si tratta semplicemente di rifiuto del potere dominante, in nome di anacronistici teatri politici internazionali. In Francia, Germania ma anche in Inghilterra e altri paesi europei, vi sono tracce di tali sentimenti.

Tralasciando l’antiamericanismo d’altri tempi o figlio di visioni antistoriche. Il rapporto travagliato tra Europa e Stati Uniti si ? di recente arricchito di due elementi, forse non innovativi, ma che dimostrano una certa maturit? politica, progresso. Il primo, distingue l’antiamericanismo in senso lato, dalla cronaca politica. Il sentimento di fastidio verso l’America deriva dall’osservazione della politica concreta che ha contraddistinto i quattro anni di Bush alla Casa Bianca. La contrariet? verso la politica dell’Amministrazione Bush ispirata dai neo-conservatori. Il rifiuto dell’unilateralismo, della guerra preventiva, dei no al protocollo di Kyoto e al Tribunale internazionale sui crimini di guerra. E la seconda guerra irachena, osteggiata sia nei fini che nelle modalit?, ritenute una minaccia al diritto e alle istituzioni internazionali erette dal 1945. Salvo le solite strumentalizzazioni, il risentimento non ? quindi verso l’America in senso lato, ma verso la politica dell’Amministrazione Bush. Si tratta di considerazioni non ideologiche e temporanee, legate alla legislatura.

Il secondo elemento che, se pur agli albori, comincia ad animare il sentimento antiamericano ? l’europeismo. La crescente interdipendenza economica tra le due sponde dell’Atlantico, sta riaccendendo lo scontro tra i fautori dei due modelli sociali. Il cuore della questione ? lo stato sociale. Mentre in Europa continentale vige lo stato sociale, punto di equilibrio tra Stato e mercato e strumento di distribuzione della ricchezza. Uno stato sociale che con diverse sfumature tra paesi, si occupa anche di assistenza sanitaria, lavoro, pensioni e educazione. Gli Stati Uniti hanno sviluppato un modello pi? liberista, centrato sulla libert? di mercato e nel quale lo Stato svolge un ruolo marginale. Negli Stati Uniti si ritiene che il mercato sia in grado di garantire sviluppo e distribuire equamente le risorse senza significativi interventi pubblici. Le esigenze di competitivit?, esasperate dalla globalizzazione, esercitano crescenti pressioni sul modello europeo. E mentre tra i sostenitori del modello europeo, le popolazioni non disposte a perdere diritti ormai acquisiti, emergono sentimenti antiamericani. Tra i fautori del modello statunitense in Europa dilaga l’americanismo.

Il punto ? che, qualunque ne sia la natura, antiamericanismo e americanismo, sono etichette inutili e dannose. Da una parte, il rifiuto a priori dell’input americano, priva l’Europa di stimoli al progresso. Dall’altra, l’accettazione acritica del modello statunitense, porta l’Europa a rinunciare allo sviluppo di un progetto politico originale e coerente. In altre parole, mentre l’antiamericanismo impedisce un dialogo produttivo con l’America, l’americanismo blocca la produzione di idee e soluzioni europee. Le etichette danneggiano anche gli Stati Uniti: con l’accettazione acritica, l’America perde un contrappeso utile a stimolare l’evoluzione del proprio modello. Mentre l’astio dell’antiamericanismo, isola gli Stati Uniti che tendono ad esasperare le lacune del loro sistema. Mai come in questo periodo di guerra e follia terrorista, la contrapposizione tra Europa e Stati Uniti appare in tutta la sua insensatezza. Le affinit? che uniscono le sponde dell’Atlantico superano di gran lunga le diversit?. E le divergenze, sia che riguardino la politica estera o interna, devono essere oggetto di un confronto politico aperto e vero. Il dialogo tra pari ? il futuro, le etichette il passato.

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    Sull’argomento ti segnalo un bell’articolo di Joseph S. Nye apparso sull’Unit? del 19.9.2004 con il titolo “Le Ragioni di un Declino". Ti ricordo inoltre di dare un’occhiata alla recensione di Rita di Leo, e all’articolo di Fortunato Musella sull’argomento. Entrambi sembrano essere interpretazioni ch convergono con la tua.


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    shine — 18/10/2004 @ 6:00 pm

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