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4/10/2004

Primo… dibattito? Quale dibattito?

Bernardo Parrella, ore 11:40 pm

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?Il cosiddetto dibattito. Mi pare roba miserabile. Sia Kerry che Bush hanno completamente mancato il punto [sull?Iraq]. Credo che se non ? qualcosa che fanno apposta, vuol dire che stanno sicuramente fuorviando gli americani che hanno ascoltato quanto avevano da dire.? Questa l?opinione di un veterano del giornalismo indipendente, l?inglese Robert Fisk, all?indomani del primo ?dibattito? presidenziale in Florida. D?obbligo le virgolette, vista l?inconsistenza di un evento pianificato da tempo e sostanzialmente inutile. Meglio: conta pi? l?immagine, soprattutto in prima serata TV, no? E meglio proiettarne una rassicurante e conciliante allora, da entrambe le parti: siamo qui per convincere i moderati, gli ?swing voters?… non certo per fare politica seria e avere un confronto reali su questioni reale. Questo il succo del primo faccia a faccia Bush-Kerry: se ne ? forse accorto qualcuno?

Certo, i pundit di turno si affannano a dare i numeri, come sempre: secondo l?immediato poll curato da Gallup vince Kerry a mani basse (53% contro 37%). Attenzione, per?, aggiunge rapida la stessa agenzia: se i telespettatori sono pi? favorevoli a Kerry, le ?opinioni sull?Iraq e la leadership militare favoriscono ancora Bush.? Ottima battuta per ?spiegare? quelle percentuali, giusto? In altri termini: meglio insistere con il solito blob e l?obbligatoria ?neutralit?? che da sempre vanno forte tra i Big Media. Per chi non volesse crederci, basta scorrere rapidamente la rassegna-stampa organizzata da News24.com sotto una titolazione pi? che salomonica: US press: Debate was a tie (Stampa USA: dibattito in parit?).

Anche in ambito progressive, si sostiene che ?Kerry mantiene vive le speranze? pur se in fondo in fondo questi 90 minuti non hanno fatto che ?rinforzare le idee fondamentali? dei due candidati. Un nulla di fatto, insomma, come si deduce da un blog legato al settimanale The Nation. Un po? pi? sparati i cyber-attivisti di MoveOn PAC, convinti che ?il verdetto ? stato emesso: con confidenza e convinzione, Kerry ha messo a nudo la disastrosa politica estera di Bush – e Bush non ? riuscito a parare il colpo.? Gli risponde per le rime un post sul blog conservatore Freerepublic.com: ?Kyoto Flip-Flopper (Kerry)?, sottolineando l?ennesimo voltafaccia del rappresentante democratico che al Senato aveva votato contro la ratifica del trattato ai tempi di Clinton e oggi rinfaccia a Bush di averlo respinto pubblicamente.

Ma al di l? di tutto, chi ha seguito anche superficialmente il dibattito in TV avr? notato la mancanza di verve, di interruzioni, di confronti concreti. Tutto programmato a puntino, come gi? accade per le Convention dei partiti e la politica pubblica in generale. Grazie alla condiscendenza dei giornalisti, in questo caso il noto Jim Lerher della PBS, con domande terra terra e nulla di incisivo. Non vi sembra cos?? Diamo allora un?occhiata a cosa dice George Farah, autore del volume ?No Debate: How the Republican and Democratic Candidates Secretly Control the Presidential Debates?, intervistato giorni fa da Amy Goodman sull?imperdibile show radiofonico giornaliero Democracy Now!: ?…questi negoziatori si riuniscono a porte chiuse a Washington, stabiliscono e firmano un contratto segreto chiamato Memorandum of Understanding che impone le regole precise su come va strutturato il dibattito… chi parteciper?, chi far? le domande…fino all?angolo di ripresa della telecamera.? E che dire della tradizionale esclusione dei cosiddetti candidati minori? Una delle norme ?pi? discriminatorie al mondo,? soprattutto perch? costoro sono gli unici che possono sbattere sul teleschermo questioni bollenti e reali – cosa che la ?bipartisan conspiracy of silence? non vuole assolutamente. Come accaduto a Ross Perot nel 1996: nonostante avesse raccolto 29 milioni di dollari e tre quarti degli statunitensi volessero vederlo dibattere, Clinton e Dole si sono accordati per impedirglielo.

Niente paura, comunque. Siamo appena al primo dibattito. Sicuramente nel prossimo a Saint Louis, le cravatte di Kerry e Bush saranno di colore diverso, anche se pur sempre contrastante e ?telegenico? – unica differenza tangibile in un confronto pre-elezioni che si preannuncia, purtroppo, alquanto soporifero.

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