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29/10/2004

“America Oggi": Scegliamo Kerry, ecco perch

Redazionale, ore 9:05 pm

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Questo l’editoriale di Andrea Mantineo, direttore di America Oggi

Forse mai nella storia recente le piattaforme programmatiche e le personalit? dei due candidati alla Casa Bianca sono state cos? diametralmente opposte. Le elezioni del 2 novembre prossimo pongono quindi gli americani davanti a una scelta di fondamentale importanza per il loro futuro. America Oggi sceglie John Kerry. Ecco perch?.
Il presidente Bush, andato al potere dopo una elezione non certo plebiscitaria (la contestazione in Florida, il mezzo milione di voti popolari in pi? per Al Gore), ha attuato in questi quattro anni una politica neo-conservatrice. Pur essendosi autodefinito “a uniter, not a divider", non ha mai cercato il dialogo con le varie componenti sociali. Di conseguenza la Nazione non ? mai stata cos? divisa come in questo momento.

Certo, l’America ha vissuto giorni tremendi: l’attacco terroristico dell’11 settembre ha scioccato la nazione e contribuito ad aggravare la recessione economica. Contro il terrorismo la risposta di Bush ? stata pronta e condivisibile.
La guerra in Afghanistan a Osama bin Laden e ai talebani ha avuto l’appoggio incondizionato degli americani. Purtroppo, per?, quello che doveva essere l’obiettivo primario ? stato messo da parte e l’attenzione ? stata dirottata su Saddam Hussein, il quale non aveva alcun collegamento con al Qaeda.

L’invasione dell’Iraq, programmata - si ? saputo poi - prima dell’attacco alle Torri Gemelle e lanciata senza aver prima esaurito ogni altra via diplomatica o aver cercato un ampio consenso da parte delle nazioni alleate, ? stata totalmente ingiustificata (considerata l’assoluta inesistenza delle asserite armi di distruzione di massa) e dalle conseguenze disastrose. Ma soprattutto la dottrina dell’attacco preventivo, ha costituito un pericoloso precedente per la politica americana e per le relazioni con gli altri Paesi.

Ci troviamo ora impelagati, in una “no win situation", in un Paese in preda al caos e stiamo pagando un altissimo prezzo di sangue (le vittime americane sono finora oltre 1100) ed economico (si parla di oltre 200 miliardi di dollari).
Quello che ? grave ? che Bush, atteggiandosi a “unto dal Signore", continua a difendere questa sua politica fallimentare e, se rieletto, continuer? sulla stessa rotta per altri quattro anni. L’America non pu? permetterselo. Come non pu? permettersi la dissennata politica di sgravi fiscali ai ricchi che ha contribuito a far evaporare il surplus di bilancio di 250 miliardi dell’ultimo anno dell’Amministrazione Clinton e a sostituirlo con un deficit che nel corrente anno fiscale supera i 430 miliardi.

Ma non sono soltanto la guerra in Iraq e il buco nei conti federali. Ci sono altre questioni di carattere sociale e per certi aspetti morale, per non parlare delle libert? individuali e dei diritti civili, che ci spingono a preferire Kerry a Bush.
Noi siamo dell’avviso che, anche e soprattutto in questi tempi di liberismo e globalizzazione selvaggia, una Nazione moderna abbia dei doveri nei confronti dei suoi cittadini. E questi doveri non si limitano alla difesa e alla sicurezza.

Riguardano anche il lavoro e le pari opportunit?, la scuola, la salute, la previdenza sociale. Doveri questi ai quali i repubblicani, e Bush in particolare, vogliono rinunciare all’insegna della filosofia del “tanto meno, tanto meglio".
Per quanto riguarda il lavoro, riteniamo che lo Stato debba non soltanto impegnarsi a creare nuovi posti, ma anche a garantire che chi lavora abbia la possibilit? di condurre una vita decente. Per questo siamo favorevoli a un aumento del salario minimo che ? attualmente sotto i limiti di sussistenza.
Per quanto riguarda la scuola, riteniamo che debbano essere stabiliti standard uniformi a livello federale che diano la reale possibilit? a tutti gli studenti di avere lo stesso tipo di istruzione, indipendentemente dal luogo in cui abitano e dalla loro disponibilit? economica.

La salute ? un altro dei servizi fondamentali che lo Stato deve garantire. Siamo quindi favorevoli a un piano sanitario nazionale perch? ? inconcepibile che la pi? grande potenza del mondo non offra ai suoi cittadini ci? che il Canada e gli altri Paesi dell’Europa occidentale offrono da decenni. Certo, tutto ha un costo. Ma se questo costo fosse distribuito fra tutti in modo equo, tutti saremmo in grado di sostenerlo.

Infine la previdenza. Invece di smantellare la Social Security bisogna potenziarla. Se necessario, aumentando i contributi a carico dei lavoratori e delle aziende ed alzando il loro “tetto” che attualmente ? troppo basso. I piani pensione privati vanno bene; ma sono un di pi? che possono permettersi soltanto coloro che hanno redditi medio-alti. Inoltre, come stiamo sperimentando in questi anni di crisi in Borsa, sono anche rischiosi e non possono certo sostituirsi alla pensione federale.

Su tutti questi punti, la posizione di Kerry ? pi? vicina alla nostra - e riteniamo a quella della maggioranza dei cittadini - di quanto lo sia quella di Bush. E’ per questo che ci auguriamo che il candidato democratico venga eletto alla Casa Bianca.

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