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4/10/2004

Il potere dei media: inarrestabile come sempre?

Fabio De Nardis, ore 9:23 pm

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Finalmente si sono incontrati. Bush e Kerry, i due lottatori che si contendono il trono pi? importante del mondo. L?uno per difenderlo, l?altro per conquistarlo. ? successo pochi giorni fa in una trasmissione televisiva girata nell?aula magna dell?Universit? di Miami (Florida). A gestire il duello, Jim Leher, arbitro d?eccezione, noto anchorman di NewsHour del canale pubblico PBS. Il dibattito ? stato pacato, anche se non sono mancate le stangate da parte dello sfidante che stando al giudizio dei giornali americani si sarebbe aggiudicato l?incontro ai punti.

Secondo il sondaggio Gallup commissionato dalla CNN, il 47% degli ascoltatori attribuiscono la vittoria a Kerry contro il 37% che sono invece soddisfatti della prestazione del War President; Anche dall?inchiesta della CBS effettuata su 200 elettori emerge che il 44% degli americani attribuisce il primo round al Senatore democratico mentre solo il 26% protenderebbe per Bush; sulla stessa linea il sondaggio ABC effettuato su 531 intervistati che dichiarano a maggioranza (45%) la loro opinione a favore di Kerry contro Bush (36%).

Ed ecco che riparte la corsa ai sondaggi nazionali. Dopo un periodo di difficolt? Kerry torna in vantaggio. Sarebbero bastati 90 minuti di conversazione assai poco conflittuale per cambiare l?orientamento elettorale dei cittadini americani? Ebbene si. Questo ? ci? che accade in un paese dove l?opinione conta pi? della cultura politica e l?immagine pi? del progetto. L?azione politica passa in secondo piano e i due contendenti, truccati ad arte, si presentano al “popolo", trasformato per l?occorrenza in “pubblico", come due ipostasi, totalmente decontestualizzati. Il mondo ? lontano. La crisi economica, la guerra in Iraq, i bambini che muoiono, la disoccupazione rampante, i pozzi di petrolio che bruciano; tutto ci? che ? al di fuori diventa accessorio.

Una sorta di sovrastruttura che serve a decorare i contorni di una politica che da tempo si esaurisce in comunicazione politica. Basta una gaffe, una Convention di partito (anch?essa mediatizzata fino all?assurdo), una battuta simpatica oppure poco felice, per trasformare le sorti politiche del paese pi? ricco e militarmente pi? forte del mondo. Gioiscano poco i democratici americani di questa vittoria di Pirro. Le sorti delle elezioni si decideranno le ultime ore e a quel punto baster? un occhiolino di Bush trasmesso via tubo catodico per stravolgere il futuro geopolitico del mondo.

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