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31/10/2004

“Polls” pre-elettorali: croce e delizia dei sondaggisti..

Valentina Reda, ore 9:20 am

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Ancora le cifre dei sondaggi sembrano correre sul posto: cambiano ogni giorno per decretare una sostanziale assenza di cambiamento. Ancora non si pu? dire nulla di certo, n? potr? essere detto fino al giorno successivo alle elezioni. Sperando che almeno questa volta sia cos?…
In un’elezione in cui si deve avere paura che lo stesso risultato dello spoglio non sia affidabile, ? inevitabile temere di aver fiducia negli exit polls. Ed ? impossibile riuscire a credere al torrente in piena dei sondaggi che stanno precedendo questa consultazione elettorale.

Nel 1953 George Gallup, nome che ? sinonimo dello strumento pi? famoso delle attuali campagne elettorali, in un articolo dal titolo L’avvenire dei sondaggi d’opinione, faceva riferimento ad un quesito all’epoca gi? frequente: “Molti studiosi di scienze sociali si chiedono: Ma a che cosa servono i sondaggi elettorali? la mia risposta, condivisa credo dalla maggior parte degli studiosi di opinione pubblica in America e certamente in Italia, dal Direttore della Doxa, ? che da una punto di vista sociale non servono.” Alla vigilia delle elezioni politiche che si tennero lo stesso anno, Luzzatto Fegiz, Direttore dell’Istituto italiano, infatti, aveva pubblicato un articolo in cui esprimeva delle perplessit? scientifiche sul sondaggio pre-elettorale, che riteneva necessario premettere alla diffusione dei risultati della rilevazione: “… noi siamo in linea di massima contrari alla pubblicazione di previsioni elettorali, non perch? chi le fa ? soggetto a sbagliare, ma perch? per esse ? impossibile di dare una misura “a priori” dell’errore”.

Ci sar? un motivo se i pionieri del sondaggio si sono sentiti in dovere – anche in altre occasioni - di pronunciarsi in relazione al sondaggio pre-elettorale: gi? negli anni ’50 si erano resi conto che questa pratica, che pi? di qualunque altra era in grado di dare credibilit? e fama ad un Istituto di sondaggio, era contemporaneamente la pi? rischiosa e la meno interessante dal punto di vista dell’analisi politico-sociale. Ci? che li preoccupava era il fatto che il sondaggio pre-elettorale fosse l’unico prodotto in ambito politico che si riuscisse a vendere bene, pur essendo scientificamente inaffidabile.
N? Gallup, n? Luzzatto Fegiz, come neanche i sondaggisti di oggi, hanno mai espresso una reale preoccupazione nei confronti dei possibili effetti di condizionamento sul pubblico, tra cui i famosi effetti chiamati underdog e bandwagon, se non in una misura talmente limitata da non risultare rilevante in relazione ai risultati degli scrutini. Il problema non ? quello che il sondaggio fa, ma quello che potrebbe fare e invece non fa. In questo senso, la conseguenza pi? grave di questo uso del sondaggio sarebbe nella superficialit? con cui si guarda ai risultati prodotti dalle rilevazioni. Basta dire che raramente si pubblicano dati che vadano oltre il secco, ipotetico, risultato della horserace. E nel 2004 ci rendiamo conto che non molto ? cambiato.

Come se non bastasse, ritornando alla consultazione elettorale americana di marted? prossimo, si ricominciano a leggere dichiarazioni da parte di politici che si schierano dalla parte del “mondo politico che non esiste”: sostengono di non leggere i sondaggi e di non fare alcun caso ai loro risultati, in quanto non vi ? ragione di crederci. ? assurdo rendersi conto che tutti i sistemi politici occidentali accettano senza alcuna reazione (che non sia quella dell’ostentazione di superiorit?) che la competizione elettorale sia dominata dall’utilizzo senza freni di uno strumento che non solo non viene usato correttamente, ma cui, oltretutto, la maggior parte dei politici sostiene continuamente di non darvi credito.

Ci si deve, dunque, rassegnare al fatto che la notizia pi? comprensibile, pi? diffusa, e pi? valorizzata della comunicazione elettorale, sia in realt? semplicemente “un oroscopo elettorale” che aiuta a gestire meglio l’attesa?

Riferimenti bibliografici:

Gorge Gallup, L’avvenire dei sondaggi d’opinione, “Bollettino Doxa”, 7 (1953), XVII
Luzzatto Fegiz, Lo schieramento dei partiti, “Bollettino Doxa”, 7 (1953), IV

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