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1/11/2004

Fattore Europa

Alessandro Chiappetta, ore 9:00 am

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Esiste un fattore Europa nelle elezioni americane? Se s?, quanto pu? condizionare i programmi e gli atteggiamenti del nuovo presidente? In questo ultimo scorcio di campagna elettorale, sembra essere tornato di grande attualit? quello che Jeremy Rifkin ha definito il “sogno europeo”. Nel suo ultimo lavoro l’economista statunitense si ? dichiarato infatti convinto che “l’Europa ha creato una nuova visione del futuro che sta lentamente eclissando il sogno americano”.
Il suo pensiero ? stato ripreso in queste ore dalla stampa italiana in occasione del varo della Costituzione Europea. Cos? Rifkin, chiamato da Repubblica a tenere una sorta di diario di bordo delle ultime ore di campagna elettorale, sottolinea le nascenti responsabilit? dell’Europa, denuncia il pericolo delle irregolarit?, tasta il polso al nervosismo americano, incalzato a suo dire dalla analisi attenta ed interessata dell’Europa.

Nel suo lavoro intitolato Il sogno europeo parte dal rapporto tra mercato, Stato e propriet? (gi? anticipato in L’era dell’accesso) per mettere a confronto le due realt?. Ne esce fuori una America disillusa e dalla struttura economico-sociale irrimediabilmente vischiosa. L’Europa invece ? la figura nuova che va formandosi, senza la velleit? di uno stato territoriale, ma che pu? risultare, a suo dire, perfino pi? unita dei cinquanta stati americani. In tal senso era gi? stato molto chiaro e lucido il pensiero di Habermas che auspicava, per prima cosa, la necessit? d’una societ? civile europea, anche per contribuire alla costituzione di un’opinione pubblica europea che permeasse la creazione d’una cultura politica realmente condivisa da tutti i cittadini della UE.

Certo dire che l’identit? europea vada rafforzandosi proprio in virt? delle elezioni americane ? quantomeno azzardato e non confermato dai fatti. Ma la base politica sulla quale si forma, bench? per ora solo formalmente, pu? costringere la societ? civile europea a responsabilizzarsi e a risvegliare i sentimenti e gli intenti comuni di fronte ad un (auspicato) nuovo ordine internazionale.
Oltretutto sembra esserci anche una sorta di comune agenda mediatica, se ? vero che nei giorni delle polemiche europee sulla laicit? e sul velo francese si sono scatenate campagne di stampa sulle posizioni dei due sfidanti sui temi religiosi e sulla divisione dei voti rispetto al rapporto tra cultura e religione. Punto di partenza ? la maturit? americana nella gestione dei conflitti etnico-religiosi, per giungere a quella che il direttore di “Le Figaro” Jean de Belot ha chiamato “laicit? intelligente”.

Seguendo cos? il pensiero di Rifkin, la nuova Europa pu? stravolgere non solo l’andamento del voto ma soprattutto forgiare un nuovo modo di intendere la natura dello Stato, trasformato dalla struttura stessa del mercato mondiale in tempi di comunicazione globale.
Non si tratta di creare una sorta di contrapposizione manichea, tra crescita economica illimitata e sviluppo sostenibile, ricchezza individuale e integrazione sociale, difesa degli interessi privati e responsabilit? collettiva. Ma di dimensionare il peso crescente dell’Europa come elemento proattivo rispetto alla situazione internazionale, finora in balia delle decisioni del governo USA.

Pur non attribuendo alcun significato alla coincidenza delle elezioni americane negli stessi giorni della storica firma della costituzione europea, non si pu? tuttavia non concordare con Rifkin che la costituzione rappresenta “il primo documento ad elevarsi a un livello di consapevolezza globale, individuando diritti e responsabilit? che riguardano la totalit? degli esseri umani sulla terra”. Di qui, dunque occorre partire se si vuole provare a capire come il nuovo soggetto politico europeo va ad inserirsi in un contesto in cui gli americani sono inseguiti da quelli che la stampa italiana chiama “spettri” di ogni tipo, dalla paura del terrorismo al timore di nuovi brogli elettorali, all’inceppamento della macchina burocratico-amministrativa. Lo spettro pi? grande - per i neocons almeno - sembra essere proprio l’Europa. Che stavolta ? unita per vigilare, cominciando da marted? due novembre.

Riferimenti Bibliografici

Jeremy Rifkin, Il sogno europeo, Mondadori 2004
Jeremy Rifkin, E il sogno divent? europeo, in la Repubblica, 17-9-2004, in
Habermas Jurgen, L’Europa delle anime dopo quella delle monete, in la Repubblica, 29/6/2001
Habermas Jurgen, Storia e critica dell’ opinione pubblica , Bari, Laterza, 1990
Diamanti Ilvo, Il valore della questione cattolica, in la Repubblica, 14/12/2003,
de Belot Jean, Le risque d’un loi, in Le Figaro, 12/12/2003,

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