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1/10/2004

Presidenziali americane: l’ultimo round

Fabio De Nardis, ore 9:00 am

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Tra poche ore l’America si recher? alle urne per decidere il nuovo presidente degli Stati Uniti e il suo vice. In realt? centinaia di migliaia di elettori si sono gi? recati alle urne secondo una clausola normativa che consente un’anticipazione di voto (tutt’altro che trasparente) per evitare il formarsi di code chilometriche alle urne. Questo lascia intendere che probabilmente ci troveremo di fronte alle elezioni pi? partecipate nella storia di un paese che i politologi hanno da tempo classificato come democrazia “spoliticizzata” anche e soprattutto per indicare la scarsa partecipazione popolare alla vita politico-istituzionale.
I due candidati concentrano le loro energie sugli otto Stati che ancora sembrano “swing”, incerti. Dall’ultimo sondaggio commissionato dalla University of New Hampshire pare che Bush conduca di 5 punti percentuali in Nevada, di sei punti in New Mexico, di un punto in Florida (lo Stato di gran lunga pi? controverso), mentre lo sfidante democratico sarebbe in vantaggio di un punto in Iowa, di tre punti nel Wisconsin, di tre punti in Ohio e di quattro punti nel New Hampshire, mentre in Pennsylvania, l’ultimo degli Swing States, la situazione sembrerebbe paritaria.
In realt? i giochi si decideranno all’ultimo minuto. Secondo le dichiarazioni di voto che gli americani sono tenuti a fare al momento della registrazione nelle liste elettorali risulta che nessuno dei due candidati sarebbe al momento nelle condizioni di poter vantare il quorum di 270 voti dei grandi elettori, 538 in tutto, che eleggeranno materialmente il nuovo presidente. Le ultime proiezioni aggiudicano 181 voti elettorali a Bush e 168 a Kerry, con una mole di ben 189 voti incerti.
Intanto la campagna elettorale dei due si fa calzante e da ambo i lati si pressano gli esperti di marketing pagati profumatamente per individuare le migliori strategie comunicative per raccattare il voto di un elettorato difficile.
In Florida (27 voti elettorali), dove ancora si discute su chi avrebbe veramente vinto quattro anni fa, gi? un milione di elettori si sono recati alle urne, e la cosa dovrebbe favorire il candidato democratico che rappresenta, almeno nell’immaginario collettivo, l’uomo della svolta. Nel Wisconsin (10 voti elettorali), Stato agricolo, Bush potrebbe avere serie difficolt? dopo che la Camera dei rappresentanti a maggioranza repubblicana si ? opposta ai sussidi in favore degli allevatori. In Iowa (7 voti elettorali), la “borghesit?” di Kerry potrebbe metterlo in difficolt? in uno Stato di agricoltori che per questo potrebbero preferire la rudezza intellettuale del presidente in carica. Nel New Mexico (5 voti elettorali) vince chi si accaparra il voto ispanico che rappresenta il 42% dell’elettorato, e questo dovrebbe favorire i democratici cos? come avvenne nel 2000, quando Gore prevalse seppur con un risicato +0,6%. In Pennsylvania (21 voti elettorali), ci si aspetta un confronto durissimo essendo di gran lunga il pi? “swing” tra gli Stati incerti. Alla lista si potrebbero aggiungere anche le Hawaii, l’Oregon e il Michigan dove l’orientamento elettorale ? tutt’altro che definito.
Insomma, le ultime ore di campagna saranno rilevantissime e molto dipender? dalla capacit? dei due candidati di catalizzare l’attenzione popolare e di far propri gli interessi dei pi? svariate settori sociali. I due nodi, oltre al machismo o meno dei candidati che pare affascinare molto i commentatori politici americani, sono l’economia, punto su cui preme maggiormente il candidato democratico, sfruttando i risultati altalenanti delle politiche repubblicane a riguardo, e la politica estera, che invece potrebbe favorire il presidente in carica, che sembra aver egregiamente fatto dimenticare agli americani i limite della sua politica unilaterale e di gestione della guerra in Iraq. E poi va aggiunto il ruolo che potrebbe assumere il recente video di Osama bin Laden che sull’emittente araba Al Jazeera invita gli americani a non votare Bush. Che tipo di influenza potr? avere su un popolo che non disdegna la politica di violenza ma che forse ? stufo di una guerra che si ? rilevata pi? costosa, in termini economici e di vite umane, di quanto ci si aspettasse? Prevarr? l’orgoglio dei guerrieri o la paura di nuovi attacchi? Lo sapremo tra poche ore.

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    Genrilissimi sto eseguendo un lavoro di scienza politica e devo analizzare la donna in ambito politico.. Potete inviarmi del materiale si Hillary Clinton, Alessandra Mussolini, e qualche prima donna francese.

    Cordialit?,
    Annalisa Colavito

    p.s. all’indirizzo lisalaisa@katamail.com


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    Annalisa Colavito — 19/11/2004 @ 11:28 am

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