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4/10/2004

Nella sfida elettorale a vincere ? la media logic – almeno cos? pare…

Valentina Castellano, ore 9:28 pm

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L’aria che respiriamo nei giorni seguenti al primo dei tre dibattiti che aprono la corsa per la Casa Bianca, ? un’aria da post incontro sportivo. Una sorta di grande partita ? stata giocata, su un terreno impervio come quello della politica estera, o pi? precisamente come quello dell’Iraq, che ci porta oggi fondamentalmente a farci una domanda: chi ha vinto il primo round?
Come da copione, in quest’era fortemente mediatica in cui la media logic sostituisce la party logic, l’attenzione si sposta dalle issues ai volti, alle immagini, ai messaggi non verbali che possono modificare l’andamento della “gara".

La stampa italiana si concentra sulle modalit? mediatiche e tecniche con cui l’incontro ha avuto luogo: tempi di discussione, il numero di domande, la temperatura della sala ed ovviamente lo share. L’attenzione cade anche sulla polemica dei divieti: una regola stabilita dagli organizzatori che vieta alle telecamere di inquadrare un candidato mentre parla l’altro, ha fatto infuriare i network televisivi che accusano di intaccare la libert? di stampa. Da questo tipo di analisi viene fuori che secondo C-Span, stazione radio-TV che copre per 24 ore al giorno l’attivit? parlamentare, l’ascolto esclusivamente sonoro dei novanta minuti del dibattito ha portato ad un pi? Kerry, ma tale “vittoria” viene offuscata dalla scarsa “telegenia” dello sfidante che sul piccolo schermo, pur giocando nel ruolo di attaccante, ha vinto con uno scarto davvero minimo.

Siamo quindi di fronte ad un sistema dei media che diventa il contesto stesso della comunicazione, ? tutto lo spazio mediatico che si trasforma in sfera pubblica, e da qui prendono il via fenomeni come la spettacolarizzazione e la personalizzazione della politica – qualcosa che in Italia dalla discesa in campo di Berlusconi conosciamo bene, ma che non abbiamo mai visto mettere in atto in un contraddittorio vero e proprio. Negli Stati Uniti la situazione ? diversa: sono gli anni sessanta, ed esattamente il 26 settembre del 1960, quando le televisioni trasmettono il primo dibattito mediatico della storia, quello tra Kennedy e Nixon, che con 70 milioni di telespettatori, segna il passaggio verso un rapporto nuovo tra leadership ed elettori mediato dalle tecnologie di massa.

La vittoria mediatica, quindi, sar? nelle mani di chi per primo riuscir? a gestire al meglio i segreti della comunicazione, di chi con fare sicuro, con il volto che “buca” il video, riuscir? nella sua opera persuasoria: convincere gli spettatori di essere l’uomo giusto per la guida di un paese che ha nelle mani le sorti dell’equilibrio mondiale. Stavolta sar? forse Kerry – che tenta di abbattere il muro della propaganda di guerra alla ricerca di un consenso globale? Oppure sar? Bush – che fa leva sull’orgoglio e sul sentimento di forza degli americani?

Noi fiduciosi continueremo ad osservare, a cercare di leggere tra le righe di una politica sempre pi? complessa, sempre pi? strategica – eppure mai come adesso sempre pi? vicina.

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