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9/11/2004

Il dopo Bush e la sinistra italiana

Tommaso Merlo, ore 10:49 pm

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La vittoria del centrosinistra nelle elezioni politiche del 2006 non ? affatto scontata. Il rischio viene da un redivivo berlusconismo rivisto in chiave statunitense. Il tentativo cio? della destra di superare il suo fallimento politico, strumentalizzando l’incertezza e la paura frutto del progresso scientifico, dell’evoluzione sociale e del contesto internazionale. E’ un rischio reale. Bush ha vinto per una regola difficile da digerire ma sacrosanta: la politica ? passione, e i giudizi morali sono asserviti a tali passioni. La politica ha a che fare con i sentimenti, e le preferenze per un leader non si basano sulla conoscenza dei fatti. La vicenda Bush dimostra come la razionalit? non paga in politica, e questo soprattutto oggi. Ecco perche’, per vincere le elezioni, alla sinistra non baster? fare l’elenco delle malefatte del governo Berlusconi o delle mancate promesse. Oltre ad inchiodare Berlusconi alle sue responsabilit?, la sinistra dovr? essere in grado di rispondere alle nuove tensioni che attraversano la societ?, e smorzare l’integralismo, dando alla societ? il coraggio e la fiducia di ricominciare a credere in se stessa.

La societ? vive oggi nell’incertezza e nella paura. L’incertezza deriva dalle nuove frontiere della scienza, e dall’evoluzione sociale che hanno spostato in avanti i limiti tradizionali e aperto nuovi interrogativi etico-morali. Inoltre, una societ? scioccata dalla violenta modernizzazione e dagli inconvenienti di una realt? multietnica in formazione, non sembra pi? in grado di gestire il vuoto di valori provocato dal crollo delle ideologie e dal conseguente trionfo della societ? di mercato. Tale incertezza, ha favorito l’ondata dei neo integralismi che cercano i valori perduti nella religione, e propongono in nome di questi il rifiuto aprioristico a ogni cambiamento. La paura ? invece figlia dell’ondata di terrorismo internazionale di cui non si intravede la fine. La strategia della guerra preventiva scardinando il diritto internazionale, ha aperto scenari inediti; e fallendo, non lascia intravedere soluzioni a breve termine. Lo sfregio statunitense alle istituzioni internazionali e la spaccatura occidentale sull’intervento in Iraq, ha aggravato il senso di impotenza di fronte alle barbarie terroristiche che entrano ogni giorno nelle case dei cittadini.

La risposta ad incertezza e paura della destra americana ha avuto successo. I Repubblicani hanno offerto una leadership forte e un messaggio politico netto e comprensibile, avvallato dalla chiesa. Al vuoto di valori, figlio proprio del liberismo estremo, la destra americana ha esasperato il pericoloso connubio tra politica e religione, gi? presente nella cultura americana. Bush ha portato ai vertici delle istituzioni, l’onda del neo integralismo bigotto e conservatore. Un’onda che giustifica egoismo e spregiudicatezza politica, con la presunzione di avere un rapporto privilegiato con Dio. Una linea politica appoggiata dal contadino dell’Ohio, dall’immigrato portoricano e dal finanziere di New York. Un consenso trasversale che conferma ancora una volta il superamento della tradizionale suddivisione tra destra e sinistra, e che ribadisce come la parcellizzazione sociale, di fronte alle nuove sfide della globalizzazione, premia il mero populismo. Una politica dominata dalla figura del leader carismatico, della prevalenza della fede sul ragionamento, della propaganda sulla discussione, dell’esigenza psicologica su quella ideale, della paura sulla speranza.

Per vincere le elezioni 2006, il centrosinistra dovr? fare i conti con il contesto che stiamo vivendo, e trovare una credibile risposta all’incertezza e alla paura, senza rinnegare se stesso. Per rispondere alla paura dovuta al contesto internazionale, il centrosinistra dovr? rilanciare l’Europa politica. Dovr? schierare l’Italia nettamente da parte di Germania, Francia e Spagna ritirando immediatamente le truppe dall’Iraq. Dovr? proporre l’Europa come lo spazio politico naturale al quale ? legato il destino del Paese, la sua sicurezza e prosperit? economica. L’Italia deve tornare europeista e puntare a costituire il quarto pilastro dell’Unione. Il centrosinistra deve abbandonare il miraggio americano, e proporre l’Europa come unica strada per ristabilire l’ordine internazionale attraverso il rispetto del diritto e delle istituzioni internazionali.

L’Europa deve essere capita come opportunit? politica concreta che garantisce uno sviluppo economico e sociale coerente con la nostra storia. Un’Europa non antiamericana ma orgogliosamente alternativa alla deriva integralista di Bush, e determinata a riconquistare la leadership mondiale. Una leadership saggia, moderata e quindi garanzia di pace ed equilibrio internazionale.

Per rispondere all’incertezza dovuta al vuoto di valori e al “disordine sociale", il centrosinistra dovr? evitare la trappola in cui ? caduto Kerry. Pur essendoci in Italia un contesto molto diverso dagli USA, nel dibattito su ricerca scientifica e famiglie atipiche, la destra cercher? di farsi passare come paladina dei valori, contro la giungla della sinistra. Il problema del centrosinistra ? che, su tali questioni, difficilmente pu? esprimere una posizione unitaria.

Per non lacerarsi, il centrosinistra deve innanzitutto rivendicare l’indipendenza della politica dalla religione, togliendo il monopolio etico-religioso alla destra, e dando voce alla sua componente cattolica. In secondo luogo, il centrosinistra deve svuotare la demagogia di destra, puntando sull’informazione e sull’educazione dei cittadini, permettendogli di superare la paura con la conoscenza. Si tratta di permettere ai cittadini di maturare una posizione razionale, consapevole, e non manipolabile. A questo punto, la strutturale divergenza tra visione cattolica e laica, potr? essere superata con un ordinario confronto democratico, e attraverso una ponderata intermediazione delle istituzioni.

In sostanza per vincere le politiche del 2006, inchiodare Berlusconi come principale responsabile della deriva non solo morale dell’Italia, pu? non bastare. Sul piatto oggi ci sono due nuovi fattori che hanno determinato il risultato delle elezioni statunitensi. Contro la paura dovuta al contesto internazionale, il centrosinistra deve abbandonare l’America e schierarsi apertamente con l’asse franco-tedesco per una politica estera europea.

Contro l’incertezza dovuta ai progressi della scienza e delle evoluzioni sociali, la sinistra non deve attaccare frontalmente i neo integralismi e predicare il libero arbitrio. Ma deve rassicurare i cittadini promuovendo una politica indipendente dalla religione, ma moderata e responsabile, che dia voce ad un dibattito approfondito e rispettoso anche dei valori cattolici. Il centrosinistra deve infine puntare su una coesione forte intono all’unico leader, Prodi. Deve riuscire a convincere i cittadini che l’epoca dei litigi ? alle spalle, e che di fronte a nuove sfide e paure, la coalizione di centrosinistra ? affidabile e in grado di decidere. Per vincere conter? la capacit? di rispondere con un coraggio tutto umano, alla paura e all’incertezza.

Conter? la capacit? di trasmettere la voglia di ricominciare a credere nella politica, nella societ?, in noi stessi.

2 Comments


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    Daccordissimo, speriamo che comincino ad ascoltare invece di ripetere gli errori di Rutelli nel 2001.


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    Giorgi Manuel — 11/11/2004 @ 10:28 pm


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    Credo che sarebbe un errore andare a cercare negli Usa una chiave di lettura per la politica italiana. Un grave errore. Una delle interpretazioni ai risultati Usa ? che nelle ultime rielelezioni tende a vincere il presdidente in carica. Se nel 2000 Clinton avesse potuto presentarsi alle elezioni, avrebbe stravinto. Gore con lo stesso programma ha perso (in realt? senza Nader avrebbe vinto probabilmente, ma questo ? un altro discorso). Forse 4 anni sono un intervallo troppo breve per chiudere un capitolo.
    Il problema, secondo me, ? pi? di metodo che di contenuti. L’elettore americano delle “praterie” fa fatica a capire il mondo moderno, lo sente alla deriva e nella chiesa trova un senso di radicamento ai volori tradizionali che lo tranquillizzano. Per assurdo dovrebbe essere molto pi? preoccupato il cittadino new yorchese che ? esposto a terrorismo, immigrazione, rapidit? estrema di normalizzazione di nuove pratiche sociali, ma lui questi sviluppi li vive tutti i giorni e ha le chiavi di lettura. Per gli altri il credo religioso, probabilmente, ha fatto da collante. La chiesa ? ridiventata attore di mediazione tra politica e cittadini, forse si. Si torna, quindi, ad una politica ?grassroots?? Forse! Soprattutto con l?elettorato semplice, pochi concetti ma un leader vicino anche fisicamente. Non direttamente ma anche attraverso mediatori.
    In Italia? Perch? i partiti si allontanano dai cittadini? Berlusconi riesce, invece, tramite le sue televisioni, le sue fiction, le sue news a porsi vicino al cittadino. Non potr? influenzare la scelta di voto delle persone, ma ne influenza sicuramente la visione del mondo e gli strumenti interpretativi.

    La sinistra che dovrebbe fare? Sono d?accordo con l?articolo di Tommaso Merlo, ma non credo sia sufficiente.


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    Leonas — 14/11/2004 @ 11:07 am

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